LE MOSCHE COCCHIERE DI PORTO
ALEGRE
di Francesco Ricci
IL FORUM SOCIALE MONDIALE: UNA VIA PER L'UMANITÀ O PER IL CAPITALE?
Alla fine di gennaio si è tenuto a Porto Alegre, in Brasile, la riunione del Forum sociale mondiale (FSM) promosso da varie organizzazioni, tra le quali ATTAC (1) e organizzato dalla municipalità ospitante, retta da una giunta guidata dal Partido de los Trabajadores (PT). Rifondazione comunista è intervenuta con una delegazione guidata da Graziella Mascia.
Le conclusioni del FSM, sintetizzate nei tre ordini del giorno conclusivi (2), sono state esaltate dal PRC e da Liberazione che ha dedicato intere pagine all' "avvenimento". In realtà quella che è stata indicata come "una via per l'umanità" (3) ha prodotto solo una "Carta" con obiettivi che non vanno molto più in là di quelli indicati dalla rivoluzione francese del 1789. "Protezione dei diritti e delle libertà di tutta la cittadinanza", "una più giusta ridistribuzione delle risorse pubbliche", le città come "strumento regolatore della logica implacabile del mercato" (che essendo "implacabile" non viene messa in discussione) e -unica indicazione concreta- "meccanismi di controllo sociale sui flussi finanziari internazionali", cioè l'applicazione della "Tobin Tax".
LA TOBIN TAX: UNA LIMATINA ALLE UNGHIE DELLA TIGRE
L'ideatore di questa tassa (nel 1972) per limitare le transazioni finanziarie speculative internazionali, il professore di Yale Tobin, l'ha sempre concepita come un modo per contenere gli aspetti più selvaggi del "libero mercato" con lo scopo non tanto di "ridistribuire" risorse quanto di tutelare meglio i profitti. Tobin stesso ha di recente stimato che la sua tassa, se applicata perlomeno nei primi venti Paesi capitalisti, produrrebbe annualmente un introito di 300 miliardi di franchi (circa 1/6 del bilancio francese) cioè una somma sicuramente insufficiente per finanziare l'ambizioso programma ridistribuito di cui vaneggia ATTAC. In effetti la logica che sostiene le proposte di ATTAC, quella di una "economia plurale", secondo la definizione di Ramonet, cioè di una economia in cui un mercato "regolato" conviva con il "solidarismo" (terzo settore), non è altro che un modo per coprire le vergogne del capitalismo con una foglia di fico. Non c'è da stupirsi dunque se tra i sostenitori dell'utilizzo della "Tobin Tax" figurano pericolosi comunisti come… George Soros! Né appare strano che al FSM abbiano partecipato ministri del governo della "sinistra plurale" francese (Guy Hascot ha sottolineato la positività delle proposte lì avanzate): Jospin è da sempre interessato a ogni forma di illusionismo verbale utile a nascondere il nocciolo della questione (sua è la… geniale formula verbale che auspica una "economia di mercato al servizio degli uomini", una cosa concreta come l'Unicorno). Per deviare l'attenzione di larghe masse dalla barbarie capitalista (e dalla necessità di contrapporre ad essa una alternativa socialista) non c'è nulla di meglio di questo impasto di populismo e neokeynesismo a parole (la situazione attuale del capitalismo non è compatibile nemmeno con una reale espansione della spesa pubblica).
IL BILANCIO PARTECIPATO
Il FSM si teneva a Porto Alegre non casualmente. Questa città, che è la capitale dello Stato brasiliano di Rio Grande do Sul, è anche il simbolo di un "nuovo" modello di governo, quello del cosiddetto "budget partecipativo" o, per meglio dire nella nostra lingua, bilancio partecipato. Un modello che rischia di diventare la bandiera dell'"alternativa al neoliberismo".
Che cosa è secondo i suoi inventori questo modello? Carlos Henrique Arabe, principale dirigente della tendenza Democracia Socialista del PT, che è maggioritaria in questa parte del Brasile, sostiene che si tratta di "un nuovo tipo di istituzione con la partecipazione attiva dei cittadini." Come ha scritto entusiasticamente la Mascia in diversi articoli, il bilancio partecipato si traduce in assemblee aperte in cui gli incaricati del governo illustrano le linee direttrici del bilancio e poi aprono il dibattito tra i "cittadini"; nei quartieri vengono eletti delegati per le assemblee municipali e da qui per quelle regionali.
Un altro infatuato sostenitore di questa esperienza, Livio Maitan (Democracia Socialista è la tendenza del Segretariato Unificato nel PT di Lula) (4), ha raccontato di questo mondo incantato dove: "(…) delegati e delegate di quartiere discutono in dettaglio le voci del bilancio (…). Prima che il bilancio venga ufficialmente ratificato, il gabinetto per la pianificazione opera i necessari riaggiustamenti, sempre sotto il controllo dei delegati." (5) E ancora, sempre su Liberazione, Salvatore Cannavò (6) ha insistito nel precisare che è un dirigente brasiliano del Segretariato Unificato, Roul Pont, predecessore dell'attuale sindaco di Porto Alegre, Tarso Genro, ad "aver ideato il tema della democrazia partecipativa, una sorta di mix tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa, che ha rappresentato l'anima di questa città e in fondo anche del Forum."
Non è possibile soffermarsi qui sul fatto che, ahinoi, questa brillante invenzione del Segretariato Unificato maitaniano è già stata brevettata da tempo. E' da più di un secolo che socialdemocratici di ogni specie hanno avanzato proposte di "democrazia mista" da combinare con una "economia mista", proposte che da sempre hanno come unico scopo quello di indicare una "alternativa" non tanto al capitalismo quanto alla democrazia socialista (dittatura del proletariato) e all'economia collettivizzata e democraticamente pianificata realizzata dalla rivoluzione d'Ottobre (e poi rovesciata dallo stalinismo e dai suoi eredi). A dire il vero nelle versioni precedenti (si pensi all'austromarxismo di Otto Bauer) questa brillante idea era coniugata in forme anche più radicali di questa nuova variante brasiliana. E' necessario infatti precisare meglio in cosa consista questo "bilancio partecipato" una volta ripulito dai proclami dei suoi apologeti.
In primo luogo occorre ricordare che il candidato governatore del PT per lo stato del Rio Grande, Olivio Dutra, e il candidato vice-governatore, Miguel Rosseto (dirigente della corrente maitaniana del PT, Democracia Socialista) hanno vinto le elezioni del '98 solo al secondo turno e grazie al sostegno del partito borghese PDT di Brizola (Partido Democratico del Lavoro). Nell'accordo stretto col PDT per averne il sostegno hanno dichiarato che il "fronte popolare" (la definizione è loro, per sottolineare appunto la volontà di ricercare un'alleanza con tutte le forze, senza limiti di classe) si impegnava in caso di vittoria a governare lo Stato accettando i vincoli del bilancio federale brasiliano e l'inviolabilità della proprietà privata.
Avendo accettato il quadro di compatibilità del governo nazionale (e non ritenendo evidentemene attuali le indicazioni fondamentali del leninismo che vedono nella contrapposizione al governo centrale l'unica via laddove si consegua una vittoria in un municipio o nella parte di un Paese capitalistico (7), i governanti del PT hanno applicato lealmente le politiche di austerità del governo brasiliano dettate dal FMI, confermando e aumentando i sussidi al grande capitale varati dal governo precedente.
Per quanto poi riguarda il "coinvolgimento popolare" nel governo, avendo accettato il bilancio federale (la finanziaria, diremmo da noi) il margine su cui discutono queste assemblee popolari è grossomodo equivalente al 5% del bilancio complessivo. E pure su questa minima parte le assemblee si limitano ad esprimere un parere consultivo: il rappresentante del governo ha il potere di veto sulle proposte e, come se non bastasse, le deliberazioni spettano infine all'assemblea legislativa…
In questa cifra (5%), che per qualche strano motivo non compare mai negli articoli degli estimatori del "modello di Porto Alegre", sta l'essenza di questa "via per l'umanità". Detta in termini prosaici: in cambio della concessione di un potere consultivo sul 5% del bilancio, il potere vero (quello della borghesia e dell'imperialismo) guadagna l'assenza di un'opposizione di classe alle sue politiche. Si tratta di una politica che dà i suoi frutti (per la borghesia): l'anno scorso, secondo stime ufficiali, i profitti sono cresciuti nello Stato del Rio Grande il doppio della media brasiliana, mentre il tasso di disoccupazione a Porto Alegre è in crescita costante (17%). Questo serve forse a spiegare perché la Banca Mondiale ha riconosciuto che il bilancio partecipato è uno "strumento efficace di gestione pubblica" ed è la prima a adottare lo slogan festoso del FSM e di Liberazione, confermando che tutto questo…"se puede". (8)
Quando poi è capitato che questo "fronte popolare" -il cui scopo è come in ogni fronte popolare quello di prevenire e incanalare il conflitto di classe- non abbia funzionato appieno, come è successo con lo sciopero degli insegnanti nella primavera del 2000 che ha portato 15 mila insegnanti a pretendere aumenti salariali, i dirigenti del PT -e quelli di Democracia Socialista in prima fila- sono intervenuti attivamente per spiegare che il governo non aveva sufficienti fondi per pagare gli aumenti e che bisognava interrompere lo sciopero per non danneggiare il "governo amico". E quando nemmeno questo è stato sufficiente per convincere alcune frange scarsamente interessate alle compatibilità del sistema, il "fronte popolare" ha usato quello che da sempre è il più persuasivo degli argomenti: i manganelli della polizia (impiegati anche contro l'occupazione di edifici pubblici da parte del Movimento dei Sem Terra).
La maggioranza del gruppo dirigente del PRC, cogliendo appieno il senso di Porto Alegre, lo ha subito indicato come un modello da esportare. Graziella Mascia (v. opuscolo di Liberazione, nota 2) ha scritto che la "carta programmatica degli enti locali" varata dal FSM può essere utilizzata nelle prossime elezioni amministrative in Italia come base… per avviare "il confronto con i partiti del Centrosinistra". La segretaria della federazione romana, Patrizia Sentinelli, ha spiegato che nella trattativa per sostenere a Roma la candidatura a sindaco di Veltroni il PRC ha posto tra le altre "richieste", insieme al rifiuto delle privatizzazioni (peraltro già ampiamente attuate dalla giunta Rutelli in cui siedono assessori del PRC), anche questo "modello" di riferimento. Ci si può meravigliare se, alla proposta di provare anche a Roma a praticare il "bilancio partecipato", Veltroni si è dichiarato "molto interessato"?
UN ALTRO MONDO E' NECESSARIO: MA SI CHIAMA "SOCIALISMO"
Fin dai tempi (certo assai più eroici) del "socialismo utopistico", si sono succeduti vari tentativi "riformistici" tutti ascrivibili al tentativo di curare la malattia senza uccidere il paziente, il capitalismo. Le scuole mediche hanno cambiato spesso nome: proudhonismo, mutualismo, lassalismo, revisionismo bernsteiniano, kautskysmo, austromarxismo, new deal roosveltiano, keynesismo vecchio e nuovo, per arrivare a oggi con le ricette di ATTAC, Tobin Tax e terzo settore o il bilancio partecipato di Porto Alegre. Si tratta di teorie e proposte politiche che hanno utilizzato argomentazioni differenti ma convergenti nella rinuncia al progetto comunista, sintetizzato da Marx nella conquista del potere attraverso la rivoluzione proletaria e nella "distruzione della macchina statale borghese" per sostituire alla dittatura borghese quella proletaria. Questo progetto -che costituisce l'essenza del comunismo- è stato di volta in volta sostituito con la pretesa di "regolare", "controllare", "pianificare" il capitalismo, "ridistribuire la ricchezza (9).
Porto Alegre non è "la via per l'umanità" né la via per "un altro mondo più giusto e umano", ma solo l'ultimo di questi infiniti tentativi attuati dalla socialdemocrazia e dal centrismo per condurre il proletariato lontano dai suoi compiti rivoluzionari. Il "bilancio partecipato" così come i manifesti del Forum Sociale Mondiale costituiscono solo l'ennesima variante della rinuncia a guadagnare la maggioranza dei lavoratori a un programma rivoluzionario di rovesciamento del capitalismo, che passa necessariamente attraverso la conquista del potere (contrariamente a quanto sostiene Bertinotti in quel "ritorno a Marx" che Marx certo non saprebbe apprezzare appieno). E, siccome le stesse riforme sono conquistabili solo come "sottoprodotto di lotte rivoluzionarie" (la borghesia cede qualcosa quando ha paura di perdere molto), queste ricette tanto care a Ramonet e ad ATTAC costituiscono anche una rinuncia alle lotte per le stesse conquiste immediate, come si capisce dalla vicenda dello sciopero degli insegnanti brasiliani (col che si dimostra tra l'altro che i riformisti non possono essere nemmeno autentici riformisti).
Il "movimento di Seattle" che esprime oggettivamente l'esigenza di un'alternativa al capitalismo può dispiegarsi solo ricongiungendosi realmente col movimento operaio e può svilupparsi in senso rivoluzionario solo se i comunisti sapranno evitare di "imparare dai movimenti" (slogan caro a Paolo Ferrero (10), che poi vuol dire lasciare il movimento in mano ad altre direzioni, non comuniste) e si porranno viceversa il problema della rifondazione comunista a livello internazionale. Perché ciò di cui il proletariato ha bisogno non è una rifrittura di secolari ricette riformiste spacciate come "novità", non è un "forum sociale", non sono "mosche cocchiere" che, come quella di Fedro, "assisa su una quadriga diceva di sollevare la polvere", non è nemmeno quella "nuova Internazionale antiliberista" di cui parla Cannavò (v. nota 3). Quello di cui c'è bisogno per sottrarsi alla barbarie capitalista è un partito comunista mondiale, basato sugli insegnamenti dell'Ottobre e dell'opposizione "trotskista" alla sua degenerazione, cioè -come abbiamo argomentato in altri articoli su questa rivista (11)- quello che serve è una Quarta Internazionale rifondata.
NOTE
(1) ATTAC (Association pour la Taxation des Transactions financières pour l'Aide aux Citoyens, o, secondo l'acronimo originario, Action pour une Taxe Tobin d'Aide aux Citoyens) è l'associazione nata nel '98 per impulso di Le Monde Diplomatique e di un gruppo di intellettuali tra cui Ignacio Ramonet. Ad essa hanno in seguito aderito numerose altre associazioni ed è stata "esportata" oltre la Francia. Al primo posto del suo programma c'è il sostegno alla cosiddetta "Tassa Tobin", che prende il nome dal suo inventore, un economista americano, James Tobin, consigliere di J.F. Kennedy.
(2) Pubblicati anche da Liberazione nell'opuscolo "Da Seattle a Porto Alegre. Sì, se puede!" (febbraio 2001).
(3) Questo è il titolo di un articolo di Salvatore Cannavò, pubblicato nell'opuscolo di Liberazione (v. nota 2) e in Bandiera Rossa (febbraio 2001), la rivista del cosiddetto "Segretariato Unificato della Quarta Internazionale" di cui Cannavò fa parte e il cui più conosciuto dirigente italiano è Livio Maitan.
(4) Democrazia Socialista, la tendenza del Segretariato Unificato nel PT, dove ha preso circa il 10% nel congresso del novembre '99. V. su questo l'articolo di Peter Johnson, "Lessons of the brazilian workers party" in Labor Standard, gennaio 2001.
(5) In Liberazione del 18/2/01, "Quando il pubblico conviene più del privato".
(6) In Bandiera Rossa, cit. (nota 3).
(7) Nelle Tesi di Lenin per l'Internazionale Comunista ("Il partito comunista e il parlamentarismo", reperibili in I, II, III, IV Congresso dell'IC. Tesi, manifesti e risoluzioni, Samonà e Savelli 1970, si può leggere che laddove i comunisti vincano in una singola città (o parte dello Stato) devono "a) formare un'opposizione rivoluzionaria nei confronti del potere centrale della borghesia; (…) c) denunciare in ogni occasione l'ostacolo costituito dallo Stato borghese contro ogni riforma radicale; (…) e) sostituire, in certi casi, le giunte municipali coi soviet dei deputati operai." Altro che partecipare al bilancio dello Stato borghese!
(8) Come documentazione -e giudizio del tutto condivisibili su FSM e Porto Alegre si vedano gli articoli di Osvaldo Coggiola, "Forum Social Mundial: uma alternativa?"; "El PT y el SU 'de la IV Internacional' contra la classe obrera" in En Defensa del marxismo, maggio 2000; e anche Jorge Altamira: "Porto Alegre, una alternativa historica?" (Prensa Obrera, 22/2/01) e "Porto Alegre, un frepaso multinacional" (Prensa Obrera, 8/2/01).
(9) Per una analisi delle teorie revisioniste sullo Stato, dal riformismo di fine Ottocento a quello dei giorni nostri, rimandiamo al nostro "Il nocciolo della questione: riformisti e rivoluzionari di fronte allo Stato", saggio introduttivo ai Quaderni di Proposta, n. 1-2, 2000. Nonché al nostro articolo su "La Livorno di Bertinotti e quella di Gramsci" pubblicato in altre pagine di questo giornale.
(10) V l'articolo con questo titolo su Liberazione del 5/8/00.
(11) Sul movimento di Seattle e sulla rifondazione dell'Internazionale v. gli articoli pubblicati sul numero di gennaio 2001 di Progetto comunista: "One solution: revolution!" di Marco Ferrando e "L'attualità della prospettiva socialista internazionale", contributo di Ferrando e Grisolia.