SULL’INADEGUATEZZA DELLA CLASSICA E SETTARIA VISIONE VETERO
CRITICA AL DOCUMENTO DELLO SLAI COBAS MONALDI DI NAPOLI
Il documento dello Slai Cobas Monaldi di Napoli mi pare utile per sviluppare una discussione che ci serva a dare dei giudizi sulla natura di classe e le prospettive del movimento antiglobalizzazione o di Seattle. Io tenderei a collocare il documento in questione tra i portati dei relitti gloriosi che ancora ci attorniano. Non conosco la realtà sociale e politica da cui proviene il documento; pertanto le mie critiche si basano esclusivamente sulla mia comprensione del testo. Senza malevolenze per nessuno, il documento dimostra che c’è da fare ancora parecchia strada.
Si parte da un’analisi molto indistinta e imprecisa delle tendenze generali, dando comunque per buona una contraddizione principale tra istituzioni finanziarie internazionali e governi nazionali, restando cioè sul terreno della classica analisi antimperialista relativa alla situazione esistente al tempo della crisi e delle guerre che furono– di qui la mia definizione di relitto glorioso, come leggesi sotto ad alcuni cimeli della guerra 1915-18 esposti negli ossari pedemontani.
Quindi c’è un primo difetto fondamentale di individuazione di fase. Non siamo più al tempo della prima crisi generale (1900-1975). Prima o poi i compagni del Cobas Monaldi debbono arrivare a questa acquisizione teorica.
In secondo luogo partono da un’altrettanto fallace sicurezza: il movimento antiglobalizzazione è stato innescato dalla piccola borghesia. Altro errore, a mio avviso, fondamentale. Se intendono far notare la presenza importante di intellettuali piccolo borghesi alle origini del movimento, questo è pacifico. Ce ne sono sempre, basta che guardino alle origini dei Cobas. Ma se si giudica da un punto di vista strutturale, Seattle è stata determinata in maniera fondamentale dalle avanguardie operaie degli Usa. I metalmeccanici americani che hanno determinato Seattle sono classe operaia, proletari nel senso pieno, compiuto, politico e storico.Vero è che ci sono più classi in azione. Come sempre un’iniziativa d’avanguardia trascina una serie numerosa di ceti scontenti, Verissimo poi che ci sono contadini in azione. Sull’essenza di classe di molti di questi contadini sarei un po’ più cauto e meno sicuro dei compagni di Napoli nel definirli piccolo borghesi. Evidente poi che ci sia una rincorsa di forze istituzionali, quelle delegate al controllo esattamente.
Quanto poi ai movimenti puri, questi non sono mai assolutamente esistiti, tranne che nella testa di qualche teorico o di qualche settario.
Dalle osservazioni precedenti deriva che la cosa più giusta che possono fare quelli dello slai cobas di Pomigliano è di imbarcarsi nella nave del global forum in partenza da Napoli e cercare di aggiornare la loro analisi, di superare quindi nella pratica la loro organizzazione, di mettersi in azione in modo nuovo – se c’è stata una sconfitta saranno obsoleti e sbagliati anche molti vecchi strumenti teorici e pratici, o no?- c’è già un vasto movimento internazionale anticapitalista, è appunto il movimento antiglobalizzazione. Entrarci con pregiudizi o peggio restarci fuori è come starsene buoni ad aspettare in sommergibili rimasti in avaria sul fondo del mare. Non riemergeranno mai più. Bisogna uscire, riemergere, costruirsi nuovi strumenti di navigazione e d’attacco.
FRANCESCO