



Venerdì 20 luglio
sciopero
nazionale intera
giornata
"Signori,
il tempo della vita è breve; e, se viviamo, viviamo per calpestare i re"
(W. Shakespeare).
Dal 20 al 22 luglio prossimi si terrà a Genova il vertice
dei capi di governo e di stato dei Paesi aderenti al G8 (i sette Paesi più
ricchi del mondo: Usa, Giappone, Canada, Germania, Francia, Inghilterra,
Italia, più l'ex "nemico" russo).
Il G8 non è stato eletto da nessuno , però prende decisioni fondamentali
in materia di politica economica, sociale, militare e ambientale per tutto il
pianeta. Insieme ad altri organismi sovranazionali - l'Organizzazione Mondiale
del Commercio (WTO), la Banca Mondiale (BM), il Fondo Monetario Internazionale
(FMI) - la NATO costituisce una sorta di governo del mondo che decide sul
futuro dell'intera umanità, senza che questa abbia voce in capitolo.
I padroni del mondo fanno uso sempre più frequente
delle guerre e di altri mezzi spietati per imporre il loro predominio sui
viventi.
La
mercificazione e la ricerca del profitto investono ormai tutti gli ambiti della
vita, la natura, il cibo, l'aria e l'acqua, le idee e i sentimenti, provocando
miseria generalizzata, distruzione ambientale, avvelenamento alimentare,
insicurezza globale.
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C |
ambiano
le forme e le articolazioni sociali dei rapporti di produzione e di
sfruttamento, ma resta confermata e diviene sempre più pervasiva la
contraddizione tra capitale e lavoro.
Il divario di reddito tra il quinto più
povero e il quinto più ricco della popolazione mondiale è passato da 1: 30 nel
1960 a 1: 74 oggi. Le 225 famiglie più ricche della terra posseggono oltre
1.000 miliardi di dollari equivalenti al reddito del 45% della popolazione del
pianeta. Mentre ogni tre secondi un bambino muore di fame o stenti, ogni due
minuti nel mondo avviene un incidente mortale sul lavoro.
Negli
ultimi 20 anni in Italia la quota dei salari sul reddito nazionale complessivo
è passata dal 56,4% al 40%, quella dei profitti dal 21,3% al 28,6%; dall'89 al
'97 le retribuzioni medie di lavoratori/trici dipendenti sono diminuite
dell'8,7%; il 7% degli italiani detiene il 40% della ricchezza prodotta nel
Paese.
Il liberismo
capitalista opprime come non mai il lavoro subordinato, permettendo la rincorsa ai più
bassi livelli salariali e alle peggiori condizioni di lavoro. Molte aziende
italiane ed occidentali esternalizzano la produzione verso l'Est e il Sud del
mondo, Romania, Albania, Thailandia, Cina..., dove l'orario di lavoro oscilla
tra le 10 e le 15 ore giornaliere e la paga oraria tra i 13 e i 28 centesimi di
dollaro.
Se
i lavoratori e le lavoratrici del Sud e dell'Est del mondo vengono imprigionati
nella loro intollerabile miseria, quelli/e del Nord subiscono una continua
aggressione ai propri diritti.
Ormai
siamo alla legalizzazione di ogni tipo
di lavoro nero, caporalato, cottimismo, subappalto, lavoro a chiamata, forme di
neoschiavismo e sfruttamento minorile.
La precarizzazione, la massima flessibilità , il
sottosalario,gli incidenti sul lavoro, sono divenuti la norma.
Da
anni salari e stipendi aumentano meno dell'inflazione. I “working poor”, cioè
coloro che lavorano per un salario che li colloca al di sotto del livello di
povertà, stanno ingrossando le fila degli oltre sette milioni di poveri ufficialmente
censiti in Italia.
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L |
'attacco
violento a salari e diritti avviene anche tramite la privatizzazione e la
mercificazione di beni di pubblica utilità. Scuola, sanità, comunicazioni,
trasporti, acqua, energia, sono destinati a cadere in mani speculative: i
diritti diventano merci d’acquistare al supermarket della globalizzazione.
Vogliono
abolire il contratto nazionale per lasciarci soli di fronte allo strapotere
padronale e vogliono generalizzare il contratto a termine per poterci
licenziare quando gli pare.
Vogliono
ulteriormente limitare il diritto di sciopero,
estendendo divieti e ostruzioni per vanificare questo indispensabile
strumento di lotta del mondo del lavoro.
Il
pauroso arretramento dei lavoratori è stato reso possibile dal passaggio completo
del centrosinistra politico e sindacale dalla parte del capitalismo liberista.
I padroni di sempre hanno dapprima affidato a costoro la gestione del sistema
con lo
specifico
compito di addomesticare tanta parte
dei lavoratori. Ora Berlusconi con la
benedizione di Agnelli, Confindustria e Bankitalia, completa l'opera di cancellazione dei diritti e delle conquiste
degli anni ’70.
E'
perciò indispensabile un generale e
salutare risveglio, la riscoperta dell'antagonismo nei riguardi del capitale,
del liberismo, dei padroni, il rifiuto del vivere per lavorare, del dominio del profitto e del mercato, come
caratteristiche ineliminabili della società umana.
Per questo è
decisiva la massiccia presenza di lavoratori/trici del pubblico impiego , industria,
trasporti, servizi, del precariato, dei disoccupati nelle mobilitazioni di Genova contro i predatori
del G8.
A Genova troveremo i
prepotenti della terra, i signori della guerra, tra essi il capofila dell'imperialismo mondiale, il
reazionario presidente Usa, George Bush jr., che già nei primi mesi del suo mandato, ha dato prova di esprimere gli spiriti animali
più profondi del capitalismo yankee e internazionale, rilanciando il riarmo con
il progetto criminale dello scudo stellare, riesumando il nucleare, dando sfogo
agli appetiti di petrolieri e cementieri, sconfessando Kyoto per nuove
catastrofi ambientali, pianificando crociate contro l'aborto e a favore delle
scuole private e confessionali, accentuando le tendenze patibolari della
giustizia statunitense, tracciando un piano economico teso a tagliare le tasse
ai ricchi e a cancellare il welfare.
L'imposizione
e l'estensione planetaria del modello Usa, la mercificazione della vita, nuove
guerre e pestilenze per soggiogare l’Umanità, il controllo spionistico di
Echelon, sono gli argomenti del vertice G8 di Genova.
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M |
a
dalla fine del '99, da Seattle a Washington, da Osaka a Sidney, da Praga a
Davos, da Nizza a Napoli, da Quebec City a Göteborg e a Salisburgo, i padroni
del mondo stanno facendo i conti con la protesta antiglobalizzazione. Non sono bastate città blindate, frontiere
chiuse, treni bloccati, cariche selvagge dei teppisti in divisa, pestaggi ed
arresti, fino al gravissimo tentato omicidio
dalla polizia a Göteborg, a fermare un movimento di lotta, articolato e
plurale, ma dalle sempre più evidenti connotazioni anticapitalistiche, che vede
rafforzate le sue ragioni per accrescere il proprio seguito di massa.
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A |
Genova, in occasione del G8, saranno
schierati 18.000 unità tra poliziotti, carabinieri e finanzieri; 4.000 uomini
dei corpi scelti delle Forze Armate vigileranno sugli obiettivi "a
rischio"; migliaia di agenti segreti si affolleranno sotto la Lanterna;
saranno schierate navi, aerei e contraerea per garantire la sicurezza dei padroni
del mondo.
Una
serie di ordinanze prefettizie hanno
deciso il sequestro di Genova. Dal 18 al 22 luglio verrà chiusa la stazione ferroviaria di Porta Principe,
il porto, l'aeroporto, la sopraelevata , la metropolitana; hanno istituito una
zona rossa limitando la libera circolazione ai suoi legittimi abitanti,
vietando ai concittadini e a noi tutti di transitarvi; hanno vietato qualsiasi manifestazione nel
Ponente genovese: a difesa della zona rossa hanno creato una zona gialla in cui
per muoversi occorrerà comunicare preventivamente i propri spostamenti alla
polizia.
Il governo vuole
trasformare l'intera città di Genova in una piazza d'armi , una sorta di enorme caserma a
cielo aperto. Nel contempo è stato sospeso Schengen, ripristinando i controlli
alle frontiere di Ventimiglia; mentre s'intensificano le perquisizioni a Genova
e in tutta Italia le Questure cominciano a notificare a singoli militanti gli
odiosi provvedimenti di pubblica Sicurezza che vietano loro di
partecipare alle iniziative del controvertice.
Il
Corriere della Sera, il Giornale, la Repubblica, hanno ripreso veline fatte
circolare ad arte dai servizi segreti, in cui si blatera di attacchi al vertice
da parte dei contestatori con palloncini pieni di sangue infetto, aereoplanini teleguidati
con agenti chimici e biologici, poliziotti catturati e utilizzati dai
manifestanti come scudi umani per violare la zona rossa.
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M |
a
tale operazione di terrorismo psicologico, messa in atto come deterrente per tenere
lontano da Genova il movimento antiglobalizzazione e centinaia di migliaia di
persone è fallito, anzi si è
trasformata in un boomerang, poiché da ogni parte d'Italia, d'Europa e del
mondo le adesioni alle manifestazioni genovesi contro il G8 si moltiplicano man
mano che si avvicina la scadenza.
Piuttosto
, al di là delle etichette si è
verificata ancora una volta l’iniquo scambio tra centro destra e centro
sinistra, al voto parlamentare entrambi hanno potuto appropiare i loro
documenti di sostanziale consenso con il G8.
Dopo l’agressione decisa dalla polizia lo scorso 17 marzo a Napoli, dopo gli spari assassini di
Goteborg, il discorso sulle presunte violenze del movimento antiglobalizzazione
fa presa ormai soltanto sui circoli governativi e sull'opposizione di sua
maestà del centrosinistra.
Dopo Göteborg i
Cobas sostengono la necessità di
annullare il G8;
e comunque il divieto di dotazione delle armi da fuoco alle forze di polizia in
servizio di ordine pubblico a Genova.
I Cobas non accettano alcuna criminalizzazione del
movimento,dichiarano
apertamente al governo Berlusconi che
non si lasceranno intimidire dal massiccio schieramento di truppe , che sono
inflessibilmente intenzionati ad esercitare il
diritto di manifestare contro il vertice del G8, che intendono proteggere
lavoratori e lavoratrici, giovani e anziani, che sono assolutamente
indisponibili a subire passivamente le violenze poliziesche.
La Confederazione
Cobas, soprattutto
a partire dai vertici di Nizza e Davos, poi nel controvertice di Porto Alegre e
nella grande manifestazione napoletana dello scorso 17 marzo, ha dato un importante contributo alle mobilitazioni e
all'approfondimento del dibattito tra coloro che soffrono sulla propria pelle
gli effetti nefasti del neoliberismo e della globalizzazione capitalistica.
Il Forum di Porto
Alegre ha assunto Genova tra gli appuntamenti internazionali più importanti, con l’esplicito mandato di
sollevare e mettere a punto la contraddizione principale, quella tra Capitale e
Lavoro.
Con
le realtà dell'autorganizzazione e
dell'antagonismo sociale abbiamo costruito il Network per i diritti globali che ha cominciato a ragionare collettivamente sulla
costruzione di una piattaforma di lotta che rimetta al centro dei percorsi e
dell'immaginario collettivo del "popolo di Seattle" la contraddizione
capitale-lavoro, nelle dinamiche che essa assume all'interno del nuovo ciclo
capitalistico dell'accumulazione profittuale, del decentramento produttivo,
della precarizzazione del lavoro e dell’esistenza , e delle nuove forme di schiavitù.
E'
un discorso che a Genova avrà un primo momento di verifica pratica, ma che
continuerà oltre Genova a vivere nelle lotte anticapitaliste di questa fase.
Domenica 15 luglio, il Network per i
dritti globali organizza il Forum su “il conflitto Capitale-Lavoro nella
globalizzazione”
che vedrà la partecipazione di esponenti del movimento operaio e contadino, del
precariato e dell’immigrazione-europei, latinoamericani, asiatici-per
realizzare indispensabili momenti di conoscenza e socializzazione delle
difficoltà e dell’esperienze in diverse zone del mondo, e per contribuire
all’individuazione di obiettive e lotte
comuni.
Da lunedì 16 luglio in poi, saremo impegnati nei diversi Forum previsti
dal GSF, in particolare quelli sul lavoro, l’ambiente, l’immigrazione.
Martedì 17 luglio, nell’ambito del Forum sul
lavoro, che abbiamo contribuito a fare acquisire alla GSF, i Cobas si
confronteranno con le altre organizzazione del sindacalismo di base e
concertativi (FIOM, Sinistra GCIL)alla presenza di realtà tra le più
significative del movimento dei lavorati nel mondo.
Giovedì 19 luglio i Cobas e il Network per i
diritti globali parteciperanno al Forum sull’immigrazione e manifesteranno al fianco degli immigrati, per il permesso
di soggiorno per tutti/e, per la cancellazione dei centri lager di
detenzione, per la libera circolazione
planetaria di tutti gli esseri umani, per la parità di diritti tra italiani e
immigrati per lavoro, casa, scuola, salute, per respingere al mittente le
ultime farneticazioni della Lega di Bossi e dei soliti fascisti alla Gasparri.
Venerdì 20 luglio ci saranno i blocchi per
impedire, boicottare, rallentare lo svolgimento del vertice; proponiamo che
attorno a questi blocchi ci si strutturi, piuttosto che per affinità
politico/organizzative/comportamentali, per piazze tematiche (il lavoro,
l'immigrazione, l'ambiente, la guerra, il debito,...), e, in base a tali scelte
e aggregazioni, individuare obiettivi e occasioni di lotta; noi manifesteremo
attorno ad un obiettivo che ben simboleggia il conflitto capitale-lavoro.
Ma venerdì 20 luglio è anche e soprattutto il
giorno dello sciopero nazionale
dell'intera giornata indetto dalla Confederazione
Cobas e da altre organizzazioni del
sindacalismo di base,
uno
sciopero per consentire la massima partecipazione di lavoratori e lavoratrici
alla protesta contro i padroni del mondo; uno sciopero per riprendere a
rivendicare nei confronti del governo Berlusconi e della Confindustria
sostanziosi aumenti salariali (salari europei), la riduzione dell'orario di
lavoro, la garanzia del reddito per tutti/e; per rifiutare la privatizzazione
della scuola, della sanità e di tutti i servizi pubblici; per dire no alla
precarizzazione, alla flessibilità padronale, a cominciare dalla
generalizzazione dei contratti a termine, per reintrodurre garanzie per ogni
forma di lavoro; per bloccare qualsiasi ulteriore taglio delle pensioni, per
impedire il furto sulle liquidazioni, per difendere e ripristinare il diritto
di sciopero, per cancellare la vergogna del monopolio della rappresentanza
della forza lavoro da parte dei sindacati concertativi (CGIL-CISL-UIL e
sindacati autonomi), per la piena agibilità e tutela dell'esercizio dei diritti
sindacali.
Sabato 21 luglio si terrà a Genova la grande
manifestazione contro i padroni del mondo; su proposta dei Cobas il corteo sarà
aperto dagli operai in lotta della multinazionale francese Danone, che a colpi
di ristrutturazioni e licenziamenti mostra il vero volto della globalizzazione
capitalista.
Quel giorno saremo in tanti/e,
certamente più di 100.000 e Berlusconi
non riuscirà a fermarci!
Non accetteremo divieti, nè la
gabbia delle zone rosse e gialle, nè di essere rinchiusi in ghetti periferici.
Genova sarà una tappa significativa per il
movimento antiglobalizzazione, per i Cobas, per l'autorganizzazione sindacale e
sociale, per i lavoratori e le lavoratrici.
La sfida che i padroni del mondo ci impongono è
impegnativa, dobbiamo esserne all'altezza, a Genova e oltre Genova.
UN ALTRO MONDO E' POSSIBILE!