SUL MOVIMENTO
----- Original Message -----
From: karletto <karlettom@libero.it>
MM
a tutt'oggi, le "cose" cui io guardo con maggior interesse, di fatto,
si presentano come le uniche
esperienze di qualche effettivo impatto operativo: e mi riferisco qui,
evidentemente,
a quell'area dell'autogestione/autorganizzazione d'impronta
"antagonistica"
che, pur con tutti i suoi limiti ed errori, ha oggettivamente
costituito, per esempio, l'elemento propulsivo originario per quella serie di
"scadenze" (ad alto "rischio di scadenzismo", appunto ;-))
lungo i cui passaggi si
è infine giunti, volenti o nolenti, a quelle giornate di Genova sulla cui
reale valenza sia io che te concordiamo (ed alle quali, vedi caso, non
si è invece arrivati passando per ipotetici e pur desiderabilissimi baccanali
sulle spiagge del ponente ...
PK
e infatti ero a Genova e su nessuna spiaggia: ma, come facevate notare
proprio voi, quelli che c'erano davvero non erano i cinquantamila
militanti, ma i duecentocinquantamila altri (fra cui me e mio figlio)
che non siamo venuti per l'opera degli antagonisti, che, anzi, ci
avrebbe indotto a resta re a casa, ma per l'insopportabile arroganza e
spericolatezza del governo che ci ha suggerito che qualcosa poteva
accadere
MM
il fatto è che la storia è andata così e da questo dato "PRE/supposto!
si deve partire, e non da
quelle che sarebbero state le nostre più o meno opinabili
"preferenze" ... o
no?!?
PK
Indubbio: ma con la consapevolezza che questa realtà non era fatale e
indispensabile, ma casuale e sfigata: e che le sue conseguenze (fra cui
includo lo sviluppo delle forze produttive, la diffusione
dell'agricoltura, la crescita demografica e l'urbanizzazione) sono
sciagure da smontare in prima battuta, e solo marginalmente - e dopo una
severa opera di deturnamento - risorse
M.M.: Vedi Paolo, anche qui si tratta di fare i conti con lo stato
presente delle cose CHE E' QUESTO e non altro! Poco mi importa
"SE"
sarebbe stato possibile praticare traiettorie storiche differenti, dal
momento che quella ricca multilinearità originaria del tempo storico, di
cui ci parla Bloch (e non solo), è stata infranta mille e mille volte, sino
al suo definitivo dissolvimento nelle spire omologanti dell'odierna
astrattizzazione capitalistica.
PK Dai, non fare l'indiano: a me dell'antropologia credo freghi mille
volte meno che a te. Il punto verte sulla maniera di guardare ciò che
esiste, e dell'atteggiamento con cui mettervi mano. Al contrario di
Vaneigem che scrive "tutto ciò che non merita di essere distrutto va
salvato" io penso che di questo mondo tutto ciò che non mostra motivi
precisi per essere salvato va distrutto. Credo che poi nelle singole
scelte tu, io e quel bravo belga, finiremmo per acconsentire
spessissimo, ma, secondo me, occorre meno rispetto per quella che a te
pare (e non solo a te, per carità), con tutti i dovuti distinguo,
ricchezza. Tanto che continui a dire - con Marx - che lo sviluppo delle
forzxe produttive ha reso possibile la socialiazzazione della ricchezza
e non della miseria. Mentre a me il mondo non é mai parso così povero.
E' ben vero poi che entrambi concordiamo che da tempo comunque il
capitalismo sta letteralmente divorando il mondo (per lo meno dal
principio del dominio reale, cioé dalla metà del secolo, almeno), e
quindi alla fine il capitalismo finisce per rimetterci d'accordo...
M.M.: Figurati se proprio io che, sulle tracce del vecchio Rubel,
da
almeno una quindicina d'anni vado imprecando contro la perversa
mistificazione del Moro che ha compiuto il Marxismo , a cominciare con
quel poverone ignaro del buon Frederich (con le sue sbrodolature,
"diamattiane"ante-litteram, della "Dialettica della natura"
e dell'"Anti-Duhring",
fra le altre), potrei mai rifarmi a tale "tradizione" (altro discorso
andrebbe
fatto sulla tua valutazione di <<parzialità>> della critica
marxiana ad
Hegel ... ma non tracimiamo e tu, magari, prova almeno a leggerti sul
n.7 di "Vis-à-Vis", "Astrazione e capitalismo. Alcune note su
Marx" di Raffaele
Sbardella)! Il problema, piuttosto, sta nel tuo implicito
"assunto",
invero un po' troppo semplicistico, che l'umanità sia da sempre stata
divisa
fra pochi esecrabili "furbastri", rotti a qualsiasi strumentale
turpitudine,
e innumerevoli schiere di poveri ingenuotti, tanto solidaristici fra loro
quanto evidentemente ed irrimediabilmente "fessi"!?!?
PK La questione é davvero molto più complessa (ma non ti pare che avevo
già scritto pure troppo?) ma la parte che ci interessa é quella che
riverbera sul presente. Che cosa induce e indurrà singoli e gruppi a
scegliere il misero potere della sopraffazione e del sacrificio (ma bada
che su questo i situazionisti, a mio giudizio, e nello specifico
Vaneigem, hanno già detto l'essenziale e anche parecchio
dell'accessorio) contro i piaceri della libertà? Ma ciò che a me pare
urgente é combattere sopraffazione e sacrificio nelle file di chi si
presenta come demolitore dell'esistente: ad esempio i militanti politici
che secondo me aspirano ad essere i preti e i fedeli della società
futura, allenandosi nell'antagonismo presente. Dietro la formichina
militante dedita alla causa, non vedi già l'ombra del funzionario e del
capo-fabbricato? Io sì. E le derive di quei coglioni flosci di Tute
Bianche non sono forse l'ultimo anello di una catena di politica
separata che imbriglia i proletari (primi loro stessi) prima ancora che
si siano liberati di qualsiasi cosa? Se tu poni al centro dell'attività
consiliare la questione economica che é pallosissima, in breve avrai
soviet di soli militanti e funzionari che in breve decideranno il mondo
a loro immagine - voilà la patria socialista! Oppure, giacché il
militante é anch'esso in via di lenta estinzione, ai soviet non ci si
arriva prima, perché la gente si caga il cazzo già solo all'idea.
Karletto, renditi conto, una rivoluzione noiosa non te la fa nessuno,
salvo che i noiosi; e i noiosi di oggi sono i poliziotti di domani. O si
afferma visibilmente che si vuole liberare dell'economia il mondo,
estirparla dai discorsi e dalle giornate, o mai qualcuno si muoverà,
nemmeno io e te.
MM
questo "dato" ?!? dovrebbe farti ripensare qualcosina
della tua personalissima utopia di un mondo armonicamente
autoregolantesi, immediatamente subentrante all'eventuale dissolvimento
dell'"ipnosi
colonizzatrice" con cui il capitale lo ha soggiogato al proprio dominio
totale
PK
non immediatamente, attraverso una rivoluzione: é la rivoluzione che
crea i rivoluzionari ed estingue i furbastri, e non viceversa
MM
(nel "quadretto" da te tratteggiato, infatti, chi ci garantirà
che
altri "furbastri" non si ripresentino sin da subito ad approfittare
della "congenita fessaggine" di tutti gli altri?!);
PK
Perché, nel tuo disegno, chi ti garantisce? E siamo sicuri che la vita
non abbia bisogno di liberarsi delle garanzie?
MM
ritengo siano quanto
meno "azzardate" varie tue asserzioni:
1) la tua pretesa di ipostatizzare la categoria di "economia
politica"
come valida per ogni epoca della storia e non già, come invece E,
soltanto per la società del capitale;
PK
Sì, era una semplificazione: comunque già nelle società precedenti,
questa possibilità é sospesa e in qualche maniera prefigurata
2) il dipingere le formazioni storico sociali
precedenti al capitalismo come una sorta di idilliache "comunità
solidali",
<<solo sporadicamente>> afflitte da pestilenze, carestie per razzie
o
per calamità, mortalità infantile, feroci gerarchie/discriminazioni di
casta, superstizioni e connessi atroci esorcistici rituali ecc.ecc.ecc.;
PK
Mai detto. Ce n'era di tutti i tipi, come tutti sanno. Pestilenze e
carestie divengono comunque un problema crescente a mano a mano che si
affermano agricoltura e urbanizzazione (che vanno di pari passo); e, in
buona misura, anche le altre questioni che citi. Tutto questo aumenta e
peggiora con la crescita della modernità, finché il lavoro e il carcere
non divengono il paradigma in corso, riassumendo senza eliminarle tutte
le schifezze del passato, giacché ora abbiamo TUTTO quello che hai
detto, tutto in una volta, e in più globalizzato, che poi vuol dire
gestito dall'Interpol
MM
3)
attribuire connotazioni di negatività "in salsa capitalistica" ad
attività come la "coltivazione dei campi"
(<<agricoltura>>), o la domesticazione
e conseguente <<allevamento>> di animali, o
l'"istintiva" <<pretesa di
affrancarsi dal ciclo della natura>> che connota addirittura anche non
poche specie animali (pensa solo a quanti razziano e s'abboffano a dismisura
per riuscire a contrastare efficacemente i rigori "naturalissimi"
dell'inverno, al chiuso di confortevoli tane o nidi collettivi; o a quanti
migrano
ininterrottamente secondo il clima, in cerca di acqua o pascolo,
ecc.ecc.)
PK
Certo che considerare il letargo come una forma di affrancamento dla
ciclo naturale, é una discreta forzatura...
Comunque io ho una mia idea - nemmeno originale - che la storia umana,
e in particolare i due odiosi fenomeni dell'economia e della religione,
é una storia del tentativo dell'individuo di prendere forma e di
identificarsi fuori e contro la specie e la comunità. Sia la smania di
potere, sia quella di proprietà, comne pure la ribellione e la ricerca
di libertà appartengono a diversi momenti di questo tentativo. In questo
senso riconosco poi l'idea di progresso umano, non tanto sul piano delle
condizioni materiali quanto su quello del definirsi di una vita libera
di ciascuno rispetto agli altri. In questo senso credo che la
possibilità di una rivoluzione oggi presupponga di non lasciar cadere
ciò che della società capitalistaé e soprattutto viene percepito come
una conquista. Non tanto l'abbondanza di merci, di cui beneficiano in
pochi (e che appare un bene solo a livello fantasmatico), ma la libertà
dell'equivalente e dell'anonimo. Il danaro presenta la meravigliosa
proprietà di valere ovunque, di poter comprare bibbie, armi automatiche,
minorenni consenzienti, soggiorni sereni per lungodegenti. Nessuno si
batterà per un mondo dove le possibilità di accesso si riducano, siano
sottoposte a un vaglio comunitario: ogni tipo di comunità, di moneta
locale, di autogestione territoriale, appare angusta agli occhi non del
ricco (che sarebbe banale e senza importanza, per noi che ricchi non
siamo - salvo che in un'ottica parecchio relativa) ma anche
dell'immigrato che sbarca senza scarpe nel crotonese miserando. Lui é
uno che fugge dalla comunità per tuffarsi nel mondo dove il danaro può
tutto: danaro non ne ha, ed é un problema, ma a lui appare piccolo, a
confronto del problema senza speranze della famiglia, della terra, della
comunità, della religione. Chi difende davvero il capitalismo é lui,
mica noi. Sono miliardi di persone che hanno appena da mangiare, ma
sognano la libertà di andare da MacDonald, a divorare mucche sacre, di
andare a puttane e di fare quella filza di atti che il Corano proibisce
(lo sai che il mitico pretende che gli uomini piscino seduti e le donne
in piedi, solo per far vedere che il profeta decide meglio di te,
sempre, anche quando sei al cesso?) e di schiacciare allegramente la
zanzara che potrebbe essere l'anima di suo nonno. Non ci dice niente che
i kamikaze islamisti il giorno prima siano andati ad ubriacarsi?
Il punto é che, noi lo sappiamo bene, che la libertà capitalista non
solo é pagata da mille schiavitù (cosa che non interessa quasi nessuno)
ma é una libertà misera - in pochi gironi il sapore delle merci si fa di
cartone - e astratta -le merci sempre di più le devi desiderare e
contemplare, non afferrare e godere - e comunque per pochi - il
capitalismo non ha né la capacità né l'interesse di far dilagare il
piccolo benessere dei proletari in tutto il mondo, infatti sta tirando i
remi in barca pure in occidente. Se la rivoluzione ha una speranza, é
quella di mantenere , e di dimostrarsi capace di mantenere, quella
speranza di abbondanza, di lusso, di dissipazione e di irrazionalità che
il capitalismo sventola da due secoli al mondo. Quindi non
l'autofustigazione, la serietà pensosa e consapevole, la prudenza
razionale, ma il godimento senza freni.
Che cosa voglio dire con questo? Che se alla gente scassi la uallera con
i problemi della produzione e della distribuzione - e chi penserà alle
lamette da barba? e se tutti staranno a ballare fino all'alba chi
penserà al pane che si fa la notte? e gli altiforni, dimmi compagno,
chi farà i turni agli altiforni? - tutti, per primi noi, finiremo per
preferire questo mondo qui, dove non so chi fa il pane, non so chi sta
all'altiforno, mi limito ad attendere che venga la mia sera,
sorseggiando una birretta.
So bene che - se si pensa a sopravvivere saccheggiando supermercati -
dopo poche ore saranno vuoti gli scaffali e dopo pochi giorni le
casseruole: nella Comune mangiavano topi (perché erano assediati in una
città, non perché il comunista non sappia trovar soluzioni). Ma i
comunardi non si sono messi in moto per dividersi un topo in quattro
(cosa che comunque già facevano durante l'assedio prussiano) ma per fare
la storia. Quindi meno lagne sul lavoro, la precarietà, e tutta quella
roba deprimente che tanto i tipi tosti pensano che riguardi gli altri, e
quelli che si sentono coinvolti direttamente sono dei menagramo
scontenti perfino della propria compagnia (hai letto quel documento
autoparodistico intitolato "La fine del lavoro"?): la voluzione viene
dalla forza dei deboli, non dall'energia degli sfigati
MM
e che comunque, nella specie umana, sin dalla sua origine comportò ad
esempio lo "smarcarsi" dal vivere arboricolo nel folto protettivo
delle foreste
e l'avventurarsi per le savane, alla ricerca di una maggior duttilità nei
confronti di un ambiente che, evidentemente, andava risultando ... "un
po' stretto" ;-)).
PK
ma siamo sicuri che sia per quello e non, ad esempio, perché erano
curiosi? anche oggi non sono i più poveri, i più stretti, ad emigrare
MM
Insomma, andiamoci piano con certe "sparate" come anche
quella del <<mondo che nasce come mondo della libertà>> ...
"ma de
che"?!?! di lasciarsi anche crepare, perchè magari l'albero su cui sei
abituato a
campare te lo butta giù un nubifragio o un fulmine e si deve comunque
rimanere ossequiosamente fedeli allo specifico "posto che ti è stato
assegnato da madre natura"?!?!? Ma dai, Paolone!?
PK
Non attribuirmi cazzate che non dico: ma percepire la natura come un
limite é una costruzione tipica di chi dalla natura si é da tempo
ritirato, persone come Marx, Hegel, i rabbini, te o me. Io non provo la
minima attrazione per la natura, che mi pare noiosa e poco umana: ciò
che mi piace della natura é il fatto di essere scevra di leggi ericca di
fatti. Non propugno il minimo ritorno a nessun cazzo di albero - la sola
idea mi fa schifo. Ciò che combatto é il cercare di prevenirla,
democratizzandone e spargendone anticipatamente gli effetti. Contro la
carestia possibile, ecco la miseria permanente; contro la morte precoce,
ecco la vita sterilizzata e impercettibile; contro l'alluvione, ecco la
città tomba. Come scrivono bene i situazionisti, la modernità non si é
allontanata troppo, ma troppo poco dalla natura. A me il capitalismo,
esattamente come la religione (cui dedico, di volata, un pensiero
stomacato), pare un tentativo abortito di liberarsi dalla natura, e un
tentativo riuscitissimo di cancellare la libertà senza storia dei nostri
progenitori. Perché ciò che urgeva é la libertà storica, e qulle é
ancora tutta da fare. Che culo! Una Settimana Enigmistica con il
Bartezzaghi ancora da fare!
M.M.: poi, a sostenere che <<l'umanità ha preso forma di
società ...
sulla spinta
dei borghesi e dei loro interessi da bottegai>>?!?! Ma allora, prima
dell'avvento della borghesia, come ha vissuto l'umanità?! Si era forse
..."a/sociali"?!?! Dal "branco", tout court alla
"società
(borghese)"?!?!?!
PK
E' una questione di termini, naturalmente: riservo la definizione di
società alla società in cui tutti si percepiscono concordemente come
cittadini, dove - in qualche maniera - esiste un patto sociale esteso.
Alla società borghese, appunto, in cui ciascuno ha un ruolo sociale,
spesso malgrado lui.
M.M.: io, vedi caso, avendo abitato per i primi 10 anni della mia
vita in una
"amena cittadina rivierasca" di poche migliaia di abitanti, ho avuto
modo,
nel mio piccolo (fuor da metafora;-)), di constatare l'intollerabilità
assoluta del "controllo sociale" che la piccola comunità di paese
esercita
sui propri membri, anche su quanti si trovano ad esserlo del tutto
"involontariamente" (come tutti del resto, dal momento che non si
sceglie
dove nascere), senza alcuna effettiva "radice" affettiva e
culturale in
tale microorganismo societario, trovandosi quindi a subirne solo il
versante del controllo ed a non "goderne" quello della solidarietà
(ammesso
e non concesso che di per sè, automaticamente, la solidarietà si dia
come
portato immanente in qualsiasi microgruppo... ?!?!?!).
PK Perfettamente, ma infatti come dicevo sopra occorre guardarsi da
quelk tipo di piccolezza che nessuno vuole davvero, enemmeno quelli che
la propagandano
MM
Senza contare poi
che, comunque, penso di essere in assai buona compagnia nel desiderare
di
poter "abbracciare" il mondo, per semplice voglia di conoscere,
comunicare,
intrecciare la mia esistenza con i più diversi ambiti umani, e non già
per
una qualche recondita ansia di <<potere>> (come parresti pensare tu
di
quanti abbiano l'ardire di anelare ad un'interlocuzione "pubblica" -
contento ? ;-) - capace di andare oltre il "raggio della propria voce"
... e
quelli dalle corde vocali debolucce?!?! ;-)).
PK
Qui non ci siamo proprio intesi: vicevrsa penso che questa
interlocuzione con il mondo sia la parte migliore dell'esistenza. Ma a
condizione che non la si usi per interloquire come fanno gli attuali
parlamenti sulle misure delle spine elettriche e sui mangimi per trote
salmonate
.
M.M.: Chissà perchè tale <<unificante grido>> si fa
così attendere,
da
quale centinaio di migliaia di annetti?!?!
PK
Non si fa troppo attendere, viene soffocato nel sangue, é un po'
diverso.
M.M.: Vogliamo, vogliamo!!! E fra noi quattro, in
<<piccoli gruppi>>
(vedi la tua definizione di poche righe sopra), avremo mai la capacità
di
fornirci autonomamente di insulina e cuscinetti a sfera?
PK
Lo vedi che, a forza di dai e dai, l'hai detta la cazzata! Dunque,
secondo te, oggi, asserviti ai meccanismi del valore, alienati,
sfruttati e in ogni modo e maniera culorottati, siamo capaci (senza
neanche eccessive difficoltà: abbiamo nominato prodotti di routine che
trovi a basso prezzo pure in Chiapas, e che chiunque può produrre, in
base a manuali ormai polverosi e a disposizione di tutti) e domani no? A
parte che non escludo che, conducendo una vita migliore, i diabetici
sarebbero meno numerosi o forse avrebbero meno necessità di insulina -
nel tuo caso non faccio esempi, un po' per discrezione, un po' perché mi
mancano troppi dati. A parte che poi, ti pare il caso di far marciare
un'intera società del lavoro e della noia, per far campare quattro
diabetici? Voglio di fare il kamikaze non ne ho, ma non sono disposto a
fare e tantomeno a richiedere alcun sacrificio in cambio della mia
sopravvivenza. Non sono del Comitato Rupe Tarpea (solo i miei detrattori
affermano che io prevedo l'eutanasia in caso di raffreddore persistente)
ma insomma!!!
M.M.: Parla semmai di "violente monocolture intensive" o
anche, e
peggio,
di "avventuristiche biotecnologie" ... e lasciami poi conservare
almeno
una
vecchia "cinquepiottina" scoppiettante, per "trasportare" i
miei
malandatissimi 90 kili!!!!
PK
Ma ce l'hai già, cazzo. Hai paura che i Black Bloc te la brucino: poi la
si manutiene, no? quelle macchine che servono le potrebbero costruire in
giardino gli appassionati, che sono tantissimi. A Cuba vanno avanti da
quarant'anni senza macchine nuove e e senza pezzi di ricambio! Ma
insomma, non lo so: per me la Fiat può pare stare aperta, ma ci vai a
lavorare tu? Io no, e quelli che ci stanno ora, secondo me neppure.
Quello che mi preoccupa dei tuoi ragionamenti é che un eventuale
consiglio di Mirafiori stabilisca che occorrono, che ne so? dieci
macchine al giorno, e che visto che nessuno ha voglia di lavorarci, si
fanno i turni e se passo da via Onorato Vigliani, mi ferma una squadra
con i bracciali rossi e neri e mi spedisce alle Presse di prepotenza per
il bene della patria socialista. So che non é la tua idea, ma se
partiamo dall'idea che ci sono necessità inderogabili, che socialmente
vengono decise a maggioranza, é lì che si va a finire. Nota che il
problema non é che io sono contrario o éé contrario Zorry o Zerzan o
quattro anarchici in giro per il mondo; il probela é che uina
rivoluzione che faccia subodorare questo, un controllo sociale sulla
produzione, la distribuzione, il consumo, anche gratuito, NON TE LA FA
NESSUNO. Marco, ai proletari il socialismo fa schifo, appare perc iò che
é, una rottura di coglioni senza speranze di riscatto, un capitalismo
dove nessuno diventa ricco. Quindi occorre sganciarsi al più presto
dalla dimensione militante, sindacale, pauperista, che piace solo a
intellettuali e funzionari, tutta gente che non teme il socialismo,
perché non rischia di andare a lavorare visto che non sa fare un cazzo
di niente.
Guarda questio Social Forum del cazzo: quale occasion e migliore per
discutere liberamente, per darsi ai piaceri della parola e del
pasticcino, o della copula contro natura, o del progetto sovversivo! Mai
più: gruppi di studio e di lavoro, serissimi interventi sull'economia
globale (notoriamente impressionata dalle deliberazioni del Cinisello o
del Foligno Social Forum), cagature di minchia infinite. I curiosi
scappano, restano le teste di turco di Attac ('a 'sto Katz) e simili,
bramose di un posto mel consiglio di zona per Rifondazione. Le stesse di
quando occupavamo i licei e i maoisti volevano fare i controcorsi
sull'imperialismo. Genova é stata importante proprio perché non era
così, eppure era seria.
M.M.: Molto bello, autentico lirismo poetico ... ma sotto, sotto mi
vien
voglia di dirti di andare avanti tu ... "chè a me mi vien che rìde",
al
pensiero di come poi ci rimarrà quel <<maligno puffo>> a vederti/ci
"artisticamente" costruire ... che so?!, una <<grande opera>>
nemmeno
tanto
titanica, come un semplice ma ormai indispensabile impianto di
depurazione
per le fogne di una cittadina di sole 10 o 20 mila personcine.
PK
A parte che sono contrarissimo agli impianti di depurazione, per motivi
che non é questo il luogo giusto per affrontare, siamo daccapo: ora si
sanno fare 'sti impianti del cazzo? e che cosa una strega maligna ci
porterà l'oblio dell'impianto? se fosse il caso, li si farebbe come
oggi, non saemo mica più scemi. Ma comunque tu sogni un mondo dove si
fanno ancora simili stronzate, gli impianti, le dighe, le bonifiche, i
ponti, i cavalcavia, i sottopassi, le gallerie, la piattaforme
petrolifere, le varianti di valico?
Guarda che - per fare queste cose - la società giusta é questa, e la più
adatta é la società per azioni: solo se partiamo dall'idea di cancellare
dal futuro questa merda, salvo - caso per caso - fare delle eccezioni,
su cui valuteranno i posteri, qualcuno si muoverà da dove sta. Se penso
al futuro come un luogo dove occorre fare depuratori mi getto carico
d'esplosivo nel santuario di padre Pio, ma non domani, oggi stesso...
M.M.: Qui ci saremmo quasi ... d'accordo ... se non fosse per
quella
tua
gioiosa passione per le <<sorprese>> che mi possono pure star bene,
una
volta che abbia però la certezza assoluta di NON averne alcuna ... ad
esempio quando torno a casa e devo prendermi l'ascensore per farmi le
scale,
o quando, in un pomeriggio d'inverno, devo cambiare la bombola del gas
per
la stufetta in camera ...
PK neppure a me piacciono quelle sorprese, non sono scemo: ma la
certezza di non avere, ad esempio, la sorpresa di trovare il prete che
benedice o la Digos che perquisisce o il creditore che sollecita, mi
pare già molto rassicurante
M.M.: Senz'altro d'accordo per quanto riguarda il <<parlare
con
Vaneigem di "principio di piacere">>, un po' meno (invero
parecchio di
meno) sul senso che pretendi dare al "valore d'uso" come <<mera
forma
fenomenica del valore di scambio>>, laddove, ben lungi dal <<saperlo
bene>>,
PK Nel senso che la definizione é di Marx, anche se non ricordo dove
MM
mi permetto invece di segnalarti che, semmai, esso potrebbe essere il
"noumeno", l'essenza nascosta e negata del valore di scambio, dal
momento che esprime di fatto la concreta attribuzione di utilità, da
parte dell'individuo, a qualcosa che soddisfa un suo concreto bisogno,
recandogli in ciò effettivo, soggettivo piacere (e proprio tale
dimensione specificamente qualitativa viene rimossa, cancellata
nell'astrattizzazione del valore in processo).
PK
Credo che questo fosse vero un tempo e oggi meno, e che sia in ogni caso
un dato storico e non strutturale del rapporto valore di scambio/valore
d'uso. A me pare che il valore d'uso sia solo il grado di vendibilità,
di realizzabilità del valore di scambio: che corrisponda a un
bisogno/desiderio reale è casuale, sporadico, ininfluente. La merce,
spogliata del valore di scambio (che infatti viene spesso chiamato
valore tout court), non rimane valore d'uso, evapora come un maligno
incantesimo. Che cosa rimane di una BMW Z3 (una delle auto più belle
dell'epoca), che mi costerebbe ottanta milioni, cioé due o tre anni di
lavoro senza mangiare, ma solo pagando rate, se le tolgo il suo valore?
nulla. Un mezzo di trasporto di cui non ho bisongo giacchè lo uso per
lavorare e pagare le rate, per andare in vacanza o in gita per riposare
dal lavoro, e giustificare ai miei stessi occhi la spesa che ho fatto,
per cercare di affascinare le ragazze che non ho il tempo di sedurre,
giacché devo lavorare, etc...Io non ho bisogno di quella macchina (e
infatti non la posseggo) e se godessi di maggiore libertà non avrei
bisogno neppure di una macchina, al massimo di un furgone due volte
l'anno. Quali sono i bisogni di un'umanità libera dal lavoro e dal
consumo? Nessuno lo sa, nessuno l'ha mai incontrata.
M.M.: Ammesso e non concesso che tale fosse stata la mia recondita
intenzione, in primis sei un cornutaccio ad avermi smascherato,
PK Tu non sia quanto!!!!
Stammi bene, Marco: se non ci fossi tu, con le tue tirate invereconde,
quando troverei il coraggio di sottoporvi le mie?
Comunque, insisto metti un Fourier nel tuo motore, vedrai che sprint.
E smettila di pensare ai depuratori: non lo sai che i proletari
rivoluzionari, quando trovano il tempo per cagare, cagano rose?
Un abbraccio
Paolo
Cerchio è una comunità virtuale aperta a tutti e non moderata.
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