SCUSATE, MA AL PRIMO INOLTRO SI SONO ANNULLATE MOLTE SPAZIATURE DEL QUOTING,
RENDENDO INCOMPRENSIBILE IL TESTO. CI RIPROVO
Caro Paolone, come tu stesso non di rado finisci col ricordare, fra noi
esistono profonde consonanze sul piano dei ... "principi", dei
"fondamentali", ma persistono altrettanto profonde distonie sul
terreno più
concretamente determinato del "come" tentare di dare applicazione a
tali
suddetti motivi ispiratori del nostro comune sentirci "monatti
sovversivi"
... Prova ne sia che le "indicazioni" più volte da te suggerite
patiscono,
da parte mia, il medesimo giudizio di sostanziale inadeguatezza, che tu
riservi a quanto si va provando e riprovando secondo "impostazioni" da
te
non condivise, ma a me senz'altro più "vicine"; con l'unica
modesta ma pur
significativa differenza che comunque, a tutt'oggi, le "cose" cui io
guardo
con maggior interesse, di fatto, si presentano come le uniche esperienze
di
qualche effettivo impatto operativo: e mi riferisco qui, evidentemente, a
quell'area dell'autogestione/autorganizzazione d'impronta
"antagonistica"
che, pur con tutti i suoi limiti ed errori, ha oggettivamente costituito,
per esempio, l'elemento propulsivo originario per quella serie di
"scadenze"
(ad alto "rischio di scadenzismo", appunto ;-)) lungo i cui passaggi
si è
infine giunti, volenti o nolenti, a quelle giornate di Genova sulla cui
reale valenza sia io che te concordiamo (ed alle quali, vedi caso, non si è
invece arrivati passando per ipotetici e pur desiderabilissimi baccanali
sulle spiagge del ponente ... e non menarmela adesso con tutte le sacrosante
critiche al politicantismo ecc.ecc., che come sai bene son stato fra i
primi - da sempre - a formulare senza sconti per nessuno, basta leggere i
tre comunicati di Vis-à-Vis e svariati miei msg degli ultimi mesi, e non
solo). Per dirla tutta, e non volermene, a me pare di non riuscire a farti
"scendere" (o salire ?!?!) sulla concretezza di quella faticosa ma
indispensabile ricerca progettuale che, ben lungi dal pretendere di
fossilizzarsi in un deleterio sforzo precettistico, si ostini a tentare,
però, di proporre e vagliare ipotesi di effettiva "fattibilità" ed
incidenza, calibrate sulla specificità concreta di questo presente storico
(dimmerda) e non meramente inscritte nell'orbita di quelle che tu stesso qui
chiami <<opinioni personali>> (pur sempre rispettabilissime e, nel
tuo caso,
spesso anche assai "fascinose" e comunque giammai "beceramente"
superficiali ). Detto ciò, con buona pace del <<severo Zorry>>,
seguo la
tua scia e ti quoto puntualmente, come al solito.
----- Original Message -----
From: Pkrainer
To: movimento@ecn.org
Sent: Sunday, October 07, 2001 5:05 PM
Subject: R: R: [movimento] per Karletto
----- Original Message ----- From: karletto
ho solo riconfermato il fatto che l'excursus storico ha avuto ben
determinate dinamiche ed articolazioni, con precise priorità di ordine
fattuale, ed ha comunque portato all'odierna necrogena dominazione su scala
planetaria del capitale totale, in cui, con buona pace di "naturisti"
e
"primitivisti" vari, il potenziale produttivo dell'umanità è
comunque
smisuratamente cresciuto, da un lato minacciando la sopravvivenza stessa del
"sistema-mondo", ma da un altro lato, permettendo anche, finalmente,
di
ipotizzare concretamente un'alterità radicale all'insegna della "ricchezza
sociale" e non della miseria: all'insegna quindi della libertà e non della
necessità ...
---------
Vero, ma passibile di equivoci. Innanzi tutto, nulla esclude che questo
potenziale - che io non definirei "produttivo" per motivi che poi
vedremo -
ma io sono propenso a credere che, sarebbe cresciuto meglio senza il
passaggio attraverso il filtro delle alienazioni di origine capitalista,
quali il lavoro, la merce, lo spettacolo.
----------
M.M.: Sì, anch'io amerei forse pensarlo, ma il fatto è che la
storia è
andata così e da questo dato "PRE/supposto! si deve partire, e non da
quelle
che sarebbero state le nostre più o meno opinabili "preferenze" ... o
no?!?
============
Questo comporta che l'idea marxiana che tu riproponi che lo sviluppo
delle
forze produttive determinato dal capitalismo rende possibile oggi
socializzare la ricchezza e non la miseria, é perlomeno discutibile -
francamente per me é del tutto infondata (e se era giustificabile per Marx
che conosceva poco degli altri continenti, poco della storia umana,
pochissimo della storia naturale, per la disponibilità insufficiente di dati
disponibili, lo é assai meno per chi ripropone quelle tesi oggi, avendo per
giounta sotto gli occhi quali siano i corollari che vi stanno inscritti).
----------
M.M.: Vedi Paolo, anche qui si tratta di fare i conti con lo stato
presente delle cose CHE E' QUESTO e non altro! Poco mi importa
"SE"
sarebbe stato possibile praticare traiettorie storiche differenti, dal
momento che quella ricca multilinearità originaria del tempo storico, di cui
ci parla Bloch (e non solo), è stata infranta mille e mille volte, sino al
suo definitivo dissolvimento nelle spire omologanti dell'odierna
astrattizzazione capitalistica.
================
Lo sviluppo delle forze produttive ha solamente rallentato per un periodo
(ora non riece neppure in questo) il depauperamento materiale e culturale in
atto: interi continenti autosufficienti sotto ogni riguardo sono stati
ridotti a periferie, cava e discarica della produzione industriale. Tutte le
maledizioni dell'economia politica, lavoro, schiavitù, merce, produzione,
consumo, stato, legge commercio, agricoltura, allevamento, presenti in
precedenza in forma sporadica, sono state tutte unificate e globalizzate,
impoverendo il mondo e l'umanità ogni giorno che passa. Il mondo che nasce
come mondo della libertà, viene sottomesso alle brutture della necessità,
non già dalla natura avara, ma dalla pretesa meschina di sopravvivere e di
emergere da parte di un ceto di miserabili, essenzialmente preti. Ciò che
scatena il meccanismo che ci conduce fino allo quallore e alla miseria
presente, é la pretesa di affrancarsi dal ciclo della natura, non già
dell'umanità, ma di alcuni, a partire dal depotenziamento delle possibilità
umane costituitosi intorno all'agricoltura, all'allevamento, alla
subordinazione della donna. Se non si coglie questo passaggio, e si persiste
ad attribuire alla lotta contro l'alienazione naturale (che Marx ricava da
una critica ancora parziale dell'hegelismo e della religione) la nascita
della società - come farà il povero Engels in quel suo testo cagone che tu
ben sai - si continuerà a pensare - e tu lo fai - che la natura sia
l'avversaria e non l'alleata nel processo di liberazione umana.
---------
M.M.: Figurati se proprio io che, sulle tracce del vecchio Rubel,
da
almeno una quindicina d'anni vado imprecando contro la perversa
mistificazione del Moro che ha compiuto il Marxismo , a cominciare con quel
poverone ignaro del buon Frederich (con le sue sbrodolature, "diamattiane"
ante-litteram, della "Dialettica della natura" e dell'"Anti-Duhring",
fra le
altre), potrei mai rifarmi a tale "tradizione" (altro discorso
andrebbe
fatto sulla tua valutazione di <<parzialità>> della critica
marxiana ad
Hegel ... ma non tracimiamo e tu, magari, prova almeno a leggerti sul n.7 di
"Vis-à-Vis", "Astrazione e capitalismo. Alcune note su
Marx" di Raffaele
Sbardella)! Il problema, piuttosto, sta nel tuo implicito
"assunto", invero
un po' troppo semplicistico, che l'umanità sia da sempre stata divisa fra
pochi esecrabili "furbastri", rotti a qualsiasi strumentale
turpitudine, e
innumerevoli schiere di poveri ingenuotti, tanto solidaristici fra loro
quanto evidentemente ed irrimediabilmente "fessi"!?!? Ora,
prescindiamo
pure dal fatto che questo "dato" ?!? dovrebbe farti ripensare
qualcosina
della tua personalissima utopia di un mondo armonicamente autoregolantesi,
immediatamente subentrante all'eventuale dissolvimento dell'"ipnosi
colonizzatrice" con cui il capitale lo ha soggiogato al proprio dominio
totale (nel "quadretto" da te tratteggiato, infatti, chi ci
garantirà che
altri "furbastri" non si ripresentino sin da subito ad approfittare
della
"congenita fessaggine" di tutti gli altri?!); ma, pur non
volendo
spacciarmi per lo storico/antropologo che NON sono, ritengo siano quanto
meno "azzardate" varie tue asserzioni:
1) la tua pretesa di ipostatizzare la categoria di "economia
politica"
come valida per ogni epoca della storia e non già, come invece E, soltanto
per la società del capitale; 2) il dipingere le formazioni storico
sociali
precedenti al capitalismo come una sorta di idilliache "comunità
solidali",
<<solo sporadicamente>> afflitte da pestilenze, carestie per razzie
o per
calamità, mortalità infantile, feroci gerarchie/discriminazioni di casta,
superstizioni e connessi atroci esorcistici rituali ecc.ecc.ecc.; 3)
attribuire connotazioni di negatività "in salsa capitalistica" ad
attività
come la "coltivazione dei campi" (<<agricoltura>>), o la
domesticazione e
conseguente <<allevamento>> di animali, o
l'"istintiva" <<pretesa di
affrancarsi dal ciclo della natura>> che connota addirittura anche non
poche
specie animali (pensa solo a quanti razziano e s'abboffano a dismisura per
riuscire a contrastare efficacemente i rigori "naturalissimi"
dell'inverno,
al chiuso di confortevoli tane o nidi collettivi; o a quanti migrano
ininterrottamente secondo il clima, in cerca di acqua o pascolo, ecc.ecc.) e
che comunque, nella specie umana, sin dalla sua origine comportò ad esempio
lo "smarcarsi" dal vivere arboricolo nel folto protettivo delle
foreste e
l'avventurarsi per le savane, alla ricerca di una maggior duttilità nei
confronti di un ambiente che, evidentemente, andava risultando ... "un po'
stretto" ;-)). Insomma, andiamoci piano con certe "sparate"
come anche
quella del <<mondo che nasce come mondo della libertà>> ...
"ma de che"?!?!
di lasciarsi anche crepare, perchè magari l'albero su cui sei abituato a
campare te lo butta giù un nubifragio o un fulmine e si deve comunque
rimanere ossequiosamente fedeli allo specifico "posto che ti è stato
assegnato da madre natura"?!?!? Ma dai, Paolone!?
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Il vero, tremendo problema è e resta semmai il "COME"
arrivarci e come
poter riuscire a garantire un'armonica e libera e ricca interazione fra
"sfera individuale" e "sfera collettiva", fra libertà del
singolo e libera
autodeterminazione collettiva ...
-----------
A me pare che la cosa risulti meno drammatica se torniamo a riferire alla
sfera individuale (che non va interpretata nel senso riduttivo del singolo
isolato, ma nel senso di gruppi di affini che individuano insieme le maniere
per riprodursi, in forma chiaramente consensuale, perché solo il consenso, o
l'autoesilio, possono avere corso in questioni d'interesse) le questioni
inerenti gli interessi, la necessità, e alla sfera collettiva (che io
preferisco, chissà perché? chiamare pubblica) le questioni di libertà, dove
si confronta il senso di ciò che accade, si fa la storia. Cancellando come
una parentesi disgraziata la lunga epoca sociale, in cui - sulla spinta dei
borghesi e dei loro interessi da bottegai - l'umanità ha preso forma di
società, pretendendo di affontare collettivamente le questioni di
sopravvivenza, riducendo il mondo a una sordida borsa valori, e - paradosso
dei paradossi - assegnando alla sfera individuale l'unica questione davvero
rilevante, affidata a psicanalisti e preti, la ricerca del posto di ciascuno
nel mondo.
------------
M.M.: Dando "per buona" la prima parte di tale tua
replica, come fai,
poi, a sostenere che <<l'umanità ha preso forma di società ... sulla
spinta
dei borghesi e dei loro interessi da bottegai>>?!?! Ma allora, prima
dell'avvento della borghesia, come ha vissuto l'umanità?! Si era forse
..."a/sociali"?!?! Dal "branco", tout court alla
"società (borghese)"?!?!?!
Ma cavolo, non giocherelliamo con la semantica dei termini, attribuendo il
senso che ci pare alle parole: "borghesia", secondo una
convenzione
linguistica ultraconsolidata da cui non è dato prescindere, se ci si vuol
far capire (almeno un minimo ;-)), significa <<Il ceto intermedio tra la
nobiltà terriera e il nascente proletariato, che sul finire del medioevo
esercitava nelle città arti e mestieri, professioni, attività commerciali e
produttive>>[Vocabolario della lingua italiana, dell'Istituto della
Enciclopedia Treccani]
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insomma: il famoso "nodo gordiano" della democrazia diretta su
"base
maggioritaria", di rousseauiana memoria, a fronte del più radicale e
fondamentale rispetto della "minoranza dissenziente" ... del rispetto,
cioè,
della "LIBERTA' DI CHI LA PENSA DIVERSAMENTE". E qui, ti assicuro,
ricettine
preconfezionate certamente non ho mai preteso nè pretendo di darne alcuna,
in quanto semplicemente NON ne ho.
---------
Preconfezionate no, ne ho una postconfezionata, che nasce dall'esperienza
molteplice di tanti amici della libertà: che é il metodo dell'unanimità e
del consenso, che non conta le maggioranze e perciò non crea minoranze, dove
ognuno é portatore di un punto di vista unico, mix irripetibile delle sue
passioni (gli interessi e le necessità che sono viceversa ripetibili stanno
fuori dallo spazio pubblico, nella penombra inaccessibile dei cazzi propri),
e partecipa di infiniti dibattiti e modi di agire. Chiaro che una simile
prospettiva può risultare verosimile solo se gli spazi della decisione del
dibattito sono piccoli, a portata della voce umana, e non pretendono di
acquistare una dimensione territoriale, un potere sulla terra. Solo così,
ciascuno potrebbe portare innanzi la propria specificità senza entrare in
contrapposizione con el specificità altrui.
-------------
M.M.: Potrebbe essere un modo come un altro per cominciare a
discuterne
... ma non mi dirai che ritieni esaurito l'argomento con queste due
striminzite paroline, che mi lasciano fuori un mondo di "robbbba"?!
Ad
esempio, tanto per cominciare dalla prima che mi viene in mente, il fatto
che io, vedi caso, avendo abitato per i primi 10 anni della mia vita in una
"amena cittadina rivierasca" di poche migliaia di abitanti, ho avuto
modo,
nel mio piccolo (fuor da metafora;-)), di constatare l'intollerabilità
assoluta del "controllo sociale" che la piccola comunità di paese
esercita
sui propri membri, anche su quanti si trovano ad esserlo del tutto
"involontariamente" (come tutti del resto, dal momento che non si
sceglie
dove nascere), senza alcuna effettiva "radice" affettiva e
culturale in
tale microorganismo societario, trovandosi quindi a subirne solo il
versante del controllo ed a non "goderne" quello della solidarietà
(ammesso
e non concesso che di per sè, automaticamente, la solidarietà si dia come
portato immanente in qualsiasi microgruppo... ?!?!?!). Senza contare poi
che, comunque, penso di essere in assai buona compagnia nel desiderare di
poter "abbracciare" il mondo, per semplice voglia di conoscere,
comunicare,
intrecciare la mia esistenza con i più diversi ambiti umani, e non già per
una qualche recondita ansia di <<potere>> (come parresti pensare tu
di
quanti abbiano l'ardire di anelare ad un'interlocuzione "pubblica" -
contento ? ;-) - capace di andare oltre il "raggio della propria voce"
... e
quelli dalle corde vocali debolucce?!?! ;-)).
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So soltanto che la socializzazione della miseria NON mi interessa
affatto.
E da questo punto irrefutabilmente FERMO, intendo partire ...
-----------
Ma proprio per questo, c'è chi si oppone a ogni prospettiva di tipo
socialista, cioè di gestione sociale della proiduzione e del consumo - tipo
consigli operai, per fare un esempio amico, e che non si é mai sputtanato:
perché é nella stessa idea di produzione collettiva e di gestione di tale
produzione che é insita la miseria, la noia, lo squallore. E infatti ce lo
dimostrano tanti esempi, dal Che che - fatto ministro dell'economia -
rapidamente corre alle armi, alle fabbriche ferme e inutili del maggio
frnacese, all'uso dopolavoristico del contropotere nelle fabbriche italiane,
etc...La gente non vuole decidere lei le questioni economiche: o le abolisce
o le lascia in mano agli specialisti, anche se sa che gli specialisti le
useranno contro di lei. Tanto é lo schifo che ispira in tutti la necessità,
e il suo veicolo, la merce. L'idea di un mondo che ferma le fabbriche fa
paura, ma fa orrore un mondo in cui dovessimo essere noi ad occuparci di
lavorare, di organizzare, di programmare. Adesso siamo qui che parliamo di
filosofia, di culi, di canzoni, di storia, di sogni, e dovremmo fare la
rivoluzione per spipparci senza posa sui bisogni e sulle urgenze? Si farà la
rivoluzione...e non ci andrà nessuno, buon vecchio Karletto. Solo la fine
dell'economia e l'abbandono delle necessità di ciascuno alla libertà di
quell'uno stesso (e di chi con lui avrà piacere di godersela) possono
corrispondere a quello é il grido che d'ogni continente si leva: "la
finiamo
di romperci i coglioni?" Questo grido é l'unico che unifica ricchi e
poveri,
giovani e vecchi, affamati e obesi, lavoratori e disoccupati, spettatori
televisivi e gente col televisore guasto. A Genova abbaiamo visto levarsi a
centinaia di migliaia, in tanti modi (anche mal coordinati, per ora),
individui che affermavano questo e che cercavano nei vicini uno spunto
solidale, una ripresa appassionata.
-----------
M.M.: Chissà perchè tale <<unificante grido>> si fa
così attendere, da
quale centinaio di migliaia di annetti?!?! Forse perchè i
"tuoi" soliti
"furbastri" fingono la raucedine e nel frattempo se la sgodazzano alla
faccia e sulle spalle di tutti gli altri "tuoi" innumerevoli
"fresconcelli"?!?! ;-)))))
===========================
La fine dell'"economia" (componente essenziale della mia
"personalissima"
opzione comunista), in quanto sfera separata/alienata, luogo specifico
dell'astrattizzazione capitalistica , non credo possa essere sinonimo di
<<fine di ogni produzione>>, in quanto ritengo che il concetto di
"produzione" afferisca a quel livello del ricambio organico con la
natura
che connota imprescindibilmente l'esistenza stessa del genere umano.
----------
Secondo me conviene riandare alla distinzione fra lavoro riproduttivo (il
ricambio organico, appunto) che va ricondotto nei suoi modesti limiti di
disporre di alimenti e carta igienica, ma - se vogliamo - pure insulina per
me, e cuscinetti a sfera per te, e assorbenti per molte, e pannolini e
pannoloni e altre cazzate di questo tipo.
----------
M.M.: Vogliamo, vogliamo!!! E fra noi quattro, in
<<piccoli gruppi>>
(vedi la tua definizione di poche righe sopra), avremo mai la capacità di
fornirci autonomamente di insulina e cuscinetti a sfera?
==========================
Perché é solo grazie al delirio mercantile che sono state ricondotte
alla
dimensione riproduttiva- di necessità cogente, quotidiana - un sacco di
questioni che non vi sarebbero connesse, quali i mezzi di trasporto e
l'abitazione stessa (tutti beni che comunque esistono già in quantità,
nell'essenziale sufficienti), col risultato di ridurre alla fame aree intere
del mondo - perché la carestia é una conseguenza dell'agricoltura e in
aprticolare dell'agricoltura sociale, e non già l'agricoltura una risposta
alla carestia.
-------------
M.M.: Parla semmai di "violente monocolture intensive" o
anche, e peggio,
di "avventuristiche biotecnologie" ... e lasciami poi conservare
almeno una
vecchia "cinquepiottina" scoppiettante, per "trasportare" i
miei
malandatissimi 90 kili!!!!
============================
Ricondurre poi la dimensione delle grandi opere (per utilizzare il
linguaggio del maligno puffo che ci tormenta) alla passione artistica, al
piacere di dare forma al mondo, e al piacere dell'amicizia, che Vaneigem
così bene definisce "passione di unità in un progetto comune". E,
infine, la
libertà, ciò che rende davvero umani, e che imprime senso a tutto il resto.
Il tutto nel gioco infinito dei momenti comuni da annodare e da sciogliere,
nel gioco di dare vita alla vita.
------------
M.M.: Molto bello, autentico lirismo poetico ... ma sotto, sotto mi
vien
voglia di dirti di andare avanti tu ... "chè a me mi vien che rìde",
al
pensiero di come poi ci rimarrà quel <<maligno puffo>> a vederti/ci
"artisticamente" costruire ... che so?!, una <<grande opera>>
nemmeno tanto
titanica, come un semplice ma ormai indispensabile impianto di depurazione
per le fogne di una cittadina di sole 10 o 20 mila personcine.
=============================
Anche qui IL PROBLEMA, semmai, è quello, da un lato, di non illudersi
leninianamente che si possa semplicemente "cambiare il manovratore nella
sala-macchine" per poter "cambiare di segno" agli odierni
processi
(capitalistici) della produzione/riproduzione sociale, da un altro lato, di
non abbandonarsi a semplicistiche pulsioni di rigetto assolutistico
dell'accumulo di "saperi" che l'umanità è andata sedimentando nel
corso
della sua ... "preistoria, inscritta nel regno della necessità"
(tanto per
usare termini del solito barbone ;-)).
-------------
Io non credo che si potrebbe rigettare i saperi accumulati - fra cui
quelli tipo l'energia nucleare che forse converrebbe davvero scordare -
neppure volendolo...Ma nella coscienza che il senso delle cose essendosi
capovolto, ogni singolo atto va riesaminato criticamente, come se non fosse
mai stato compiuto, perché mai é stato davverocompiuto nella libertà. E
quindi co0nsiderando l'ipotesi di buttar via tutto, così come di conservare
tutto ciò che oggi esiste, con l'intesa che verosimilmente qualcosa si
salverà e qualcosa no. Ma che non é ora il momento di pensarci, quanto meno
per non rovinarci la sorpresa. perché la rivoluzione a me pare precisamente
questo: una festa a sorpresa.
------------
M.M.: Qui ci saremmo quasi ... d'accordo ... se non fosse per
quella tua
gioiosa passione per le <<sorprese>> che mi possono pure star bene,
una
volta che abbia però la certezza assoluta di NON averne alcuna ... ad
esempio quando torno a casa e devo prendermi l'ascensore per farmi le scale,
o quando, in un pomeriggio d'inverno, devo cambiare la bombola del gas per
la stufetta in camera ...
=============================
RIDISCUTERE TUTTO di questo presente di merda, al vaglio di una critica
coerentemente radicale, non può nè deve voler dire <<ripartire da
zero>>
(magari anche da prima della scoperta dell'elettricità, del "vapore",
o su
su, nei millenni, fino ad includere nel rigetto la stessa invenzione della
ruota e dell'uso del fuoco o delle caverne, invece che delle fronde arboree
...).
------------
Psicologicamente io direi proprio di sì, includendo tutto:
l'agricoltura,
l'allevamento, la lavorazione dei metalli, la caccia e la pesca,
l'alimentazione, la cura delle malattie, eccetera. Ti premetto che, secondo
me, molte delle cose che si fanno oggi, una volta ripensate e risperimentate
in libertà, finirebbero per trovare una dimensione simpatica e vivibile. Ma
qui siamo proprio alle opinioni personali
-----------
M.M.: Qui siamo finalmente d'accordo SU TUTTO!!! :-))))...
peccato che
siano solo tre righette :-((
==============================
E' certo, arcisicuramente, che i parametri valutativi di un efficientismo
aqualitativo e comiugato nel lessico perverso dello "sviluppismo
accumulativo" del capitale dovranno essere rigettati TOTALMENTE, ma è
altrettanto certo che la libera ed universale associazione comunitaria in
cui l'umanità tenterà di trasformarsi dovrà sapersi orientare nella propria
riproduzione, secondo la "stella polare" qualitativa del valor d'uso,
evitando gli oggettivi rischi di una miserevole, implosiva regressione.
-------------
regressione mai!!!! Ma andiamoci cauti con il valore d'uso che é attributo
delle merci. Il valore lo manderei senz'altro a cagare, e anche l'uso é
vocabolo ambiguo cui non indulgerei: se lo maneggi distrattamente finisce
che ti morde il valore di scambio, di cui il valore d'uso é mera forma
fenomenica, come voi ben sapete...
Perché non parlare, ancora con Vaneigem, di "principio del
piacere", che
contiene perfettamente il rifiuto della regressione, che é stolida e oscura
e deprimente?
-------------
M.M.: Senz'altro d'accordo per quanto riguarda il <<parlare
con Vaneigem
di "principio di piacere">>, un po' meno (invero parecchio di
meno) sul
senso che pretendi dare al "valore d'uso" come <<mera forma
fenomenica del
valore di scambio>>, laddove, ben lungi dal <<saperlo bene>>,
mi permetto
invece di segnalarti che, semmai, esso potrebbe essere il "noumeno",
l'essenza nascosta e negata del valore di scambio, dal momento che esprime
di fatto la concreta attribuzione di utilità, da parte dell'individuo, a
qualcosa che soddisfa un suo concreto bisogno, recandogli in ciò effettivo,
soggettivo piacere (e proprio tale dimensione specificamente qualitativa
viene rimossa, cancellata nell'astrattizzazione del valore in processo).
=====================================
Per i 24.000 baci, poi, non ci sarebbe comunque alcun problema ... in primo
luogo, Boccadorata è stupendamente mitica, in secondo, quale uomo non ha mai
avuto una pur vaga e recondita pulsioncella ad identificarsi in quel maliar
done, anarchico e girovago del mondo, di Corto?!? in terzo, con un buon
rifornimento di valide bevande, per ri/idratare le mucose orali, l'impegno
potrebbe non risultarmi soverchiamente oneroso ... almeno per le prime
entusiastiche migliaia ... ;-)P)P)P)P)P)P)P)P
SMACK! ... e uno!
Marco M.
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Quand'é che la smetti di fare il cascamorto?
--------------
M.M.: Ammesso e non concesso che tale fosse stata la mia recondita
intenzione, in primis sei un cornutaccio ad avermi smascherato, in secundis,
gaudentissimo satiraccio ammaliatore, non ti dona il ruolo del bue che dice
cornuto all'asino! ;-)))))
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Abbracci. Indirizzando a te, ho almeno la garanzia che non potrai
sgridarmi per l'eccesso di scrittura...e il severo Zorry, a me, mi perdona
sempre Paolo
--------------
M.M.: Quando mai ho redarguito qualcuno per la "forma" e/o la
"quantità"
del suo scrivere?!?!?! Ci siete già in parecchi a dare bacchettate qua e
là
... talvolta simpaticamente e legittimamente, talaltra un po' troppo ...
"umoralmente" ;-)). E poi, per l'appunto, dovresti semmai
"preoccuparti" di
Zorry, ma con lui tu sei in una botte di ferro ... mmmhhh!!! quanto son
geloso di questi favoritismi di cui godi da parte del mio amato Zorryno
;-)))
SMACK anche a te, se no mi ti ingelosisci!
Marco M.
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