Quest'articolo sui movimenti alla Perugia Assisi è uscito oggi sul manifesto

Mario Pianta




Articolo per il manifesto 7 ottobre 2001

Movimenti a Perugia. Insieme

di Mario Pianta


Che senso avrebbe litigare in nome della pace mentre le bombe già piovono
su Kabul?  Sarebbe la coazione a ripetere un tratto troppo sperimentato
dalla politica del novecento, l'ossessione a dividersi in nome di strategie
diverse, a scindersi per ricercare omogeneità e purezza. Sarebbe la
negazione di quello che è stato in questi anni il movimento dei movimenti:
la capacità di stare insieme tra soggetti sociali e organizzazioni diverse,
sulla base di valori e obiettivi comuni.
E' questo il rischio che il movimento corre oggi in Italia alla vigilia
della marcia Perugia-Assisi del 14 ottobre organizzata dalla Tavola della
Pace, un cartello di diverse centinaia di associazioni ed enti locali per
la pace. Il Genoa Social Forum, un analogo cartello, a cui appartengono
moltissime delle associazioni del primo, e la stessa Tavola della Pace, ha
reso noto un appello (apparso domenica sul manifesto) polemico con i
documenti di questa, e che invita a concludere la marcia in modo separato.
Al centro della polemica l'attenzione che la Tavola della Pace ha dato
all'esigenza di combattere il terrorismo nel documento pubblicato dal
manifesto del 2 ottobre scorso.
Francamente, si tratta di una divisione incomprensibile al di fuori dal
ristretto ceto politico coinvolto e delle tattiche di corto respiro di
alcune organizzazioni. Impresentabile ora che l'attacco americano è già
cominciato.
Guardiamo i contenuti? La Tavola della Pace ha diffuso un documento "contro
il terrorismo e contro la guerra"; il primo è definito un "crimine contro
l'umanità" di cui si dovrebbero occupare Nazioni Unite e Corte penale
internazionale, quanto alla seconda, si afferma una "decisa opposizione a
ogni forma di guerra, diffusa o 'chirurgica'". L'appello del Genoa Social
Forum è "contro la guerra" e non affronta la questione del terrorismo (che
però condanna esplicitamente). La divisione principale (ma puramente
teorica) riguarda la possibilità di "operazioni di polizia internazionale"
in un sistema di sicurezza costruito intorno ai principi della Carta delle
Nazioni Unite, ma nessuno pensa che la guerra iniziata dagli Stati Uniti si
possa legittimare in questo modo.

Dietro la polemica, questo contrasto si può forse comprendere se guardiamo
più a fondo, agli orizzonti di azione che si sono dati Tavola della Pace e
Gsf. La prima è nata sei anni fa, consolidando le esperienze del pacifismo
degli ultimi vent'anni, con l'obiettivo di sviluppare alleanze
internazionali tra associazioni, sindacato ed enti locali, e di misurarsi
con le sfide del mondo del dopo guerra fredda, dei nuovi conflitti, della
globalizzazione neo-liberista. Il Genoa Social Forum è nato sei mesi fa per
organizzare la protesta contro il vertice del G8 a Genova nel luglio
scorso, dando continuità alle analoghe mobilitazioni internazionali, ha
difeso la democrazia contro le violenze di black bloc e polizia, e ha
saputo accogliere, con la nascita dei Social Forum locali, l'impegno di una
nuova straordinaria generazione di giovani, con l'avvio di un apprendistato
alla nonviolenza.
L'attenzione della Tavola della Pace è sui contenuti, sulle proposte di
politiche alternative. E quindi non si limita a organizzare la marcia:
giovedì prossimo inizia a Perugia la tre giorni della quarta Assemblea dei
popoli delle Nazioni Unite, con rappresentanti dei movimenti di 120 paesi
che discuteranno di globalizzazione dal basso, di alternative alle
politiche europee e di consolidamento delle reti globali di società civile.
Le Assemblee precedenti hanno proposto alternative ai problemi della
democrazia internazionale, con le richieste di riforma e democratizzazione
dell'Onu (nel 1995), ai disastri della globalizzazione neo-liberista, con
le richieste di un'economia di giustizia (nel 1997),  al ruolo della
società civile globale, affermando (nel 1999) che "un altro mondo è
possibile", lo slogan poi ripreso quest'anno dal Forum Sociale Mondiale di
Porto Alegre.
Il Genoa Social Forum si è trovato a concentrare il suo impegno
sull'organizzazione della protesta, con le decine di manifestazioni a fine
luglio in tutta Italia, con la mobilitazione sulla Nato a Napoli a fine
settembre e quella in programma a novembre contro l'Organizzazione mondiale
per il commercio. Il lavoro sui contenuti in questi casi è svolto dalle
organizzazioni già attive sui problemi specifici, e non a caso al Public
Forum di Genova - che presentava le alternative alle politiche del G8 - la
sessione dedicata ai conflitti è stata organizzata proprio dalla Tavola
della Pace.
Non c'è ambiguità sull'opposizione alla guerra, non solo nei documenti, ma
anche nell'esperienza concreta: proprio una Marcia Perugia-Assisi
straordinaria, convocata dalla Tavola della Pace nel maggio 1999, segnò il
culmine dell'opposizione alla guerra della Nato e dell'Italia in Kosovo. A
Perugia non suonano quindi le sirene della "guerra umanitaria". Piuttosto,
c'è il farsi carico della ricerca di soluzioni ai nuovi conflitti, con
proposte che da un lato ne rimuovano le cause, radicate nelle ingiustizie
del pianeta, e dall'altro diano alla comunità internazionale gli strumenti
per intervenirvi in modo appropriato, con iniziative politiche, con un
ruolo diretto della società civile, con interventi non militari e, in casi
estremi, anche con azioni di polizia internazionale,
all'interno  dall'unico quadro di riferimento legittimo, quello di un
sistema delle Nazioni Unite radicalmente riformato e democratizzato, un
quadro che rappresenti un' alternativa al potere militare degli stati e, in
particolare, della Nato e degli Stati Uniti. Affrontare questo problema non
significa dare l'assenso ai bombardamenti americani, significa cercare una
politica alternativa a quella degli Usa. E' quello che dovrebbero fare le
forze politiche dell'opposizione, già largamente invischiate, purtroppo, in
una rincorsa alle dichiarazioni di fedeltà atlantica, in una replica della
scelta militare nella guerra del Kosovo, questa volta nemmeno giustificata
dalle responsabilità governo.
La sostanza è che tutta la Marcia Perugia-Assisi sarà contro la guerra, e
lo sarebbe stata anche senza l'inizio dei bombardamenti. Lo sarà ancora di
più se il Parlamento oggi o domani votasse una mozione unitaria tra
centrodestra e Ulivo di partecipazione alle operazioni militari Usa e Nato.
Sarebbe la replica sciagurata degli errori dell'Ulivo, e dei Ds in
particolare, alla vigilia del G8 di Genova, e scaverebbe un nuovo solco tra
società civile e politica istituzionale. Per questo resta essenziale  in
Parlamento l'opposizione di Rifondazione e quella annunciata dai Verdi.
E' chiaro che i parlamentari dell'Ulivo che votassero per la guerra non
potrebbero presentarsi a cuor leggero alla Marcia Perugia-Assisi. Ma
obiettivo delle grandi manifestazioni è allargare lo schieramento sociale:
è un elemento di forza e non di ambiguità che alla Perugia-Assisi ci sia
tutto il sindacato e non solo la Fiom come a Genova, che ci siano
moltissimi Ds e non solo pochi rappresentanti della sinistra come a Genova.
Che ci siano i centri sociali insieme ai boy scout cattolici, i pacifisti
americani insieme agli oppositori afgani.
E, soprattutto, è importante che tutti portino i loro striscioni, con
parole d'ordine anche diverse, ma facendole risuonare tutte fino alla fine
della marcia, alla Rocca di Assisi, come è successo in tutti i quarant'anni
di passate marce della pace. O vogliamo tornare al vizio novecentesco di
essere "pochi ma buoni" anche di fronte alla prima guerra del nuovo secolo?












Mario Pianta
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