Gli effetti collaterali della "missione arcobaleno" e della
"guerra
> umanitaria" in Kossovo sono ancora evidenti in certe strutture del
> pacifismo italiano che anche allora sostennero l'adesione alle operazioni
> militari decisa dal centrosinista. Lo dimostra il comunicato uscito sul
> Manifesto del 2 ottobre e che di seguito riportiamo, imbevuto della
> retorica giustizialista di cui si fa scudo l'occidente dalla caduta del
> muro di Berlino in poi per legittimare azioni militari che perseguono solo
> i suoi inconfessabili interessi. Purtroppo queste strutture hanno parte
> importate nella tavola della Pace che indice la Perugia-Assisi e questo
> spiega un appello di indizione per noi francamente indigeribile, perchè
non
> si schiera in modo chiaro nemmeno contro la partecipazione italiana alla
> guerra. Per questo non aderiremo alla "Perugia-Assisi", mentre
nella
> prossima riunione della "rete campana NoGlobal"(lunedi 8 ottobre)
saranno
> in discussione le forme con cui controinformare le migliaia di
persone
che
> parteciperanno ad un corteo che rischia di fare da copertura politica ad
> una parte del fronte interventista (quella di centrosinistra ovviamente).
> Un'ipotesi venuta fuori tra alcune componenti del Gsf è occupare una
piazza
> sul tragitto per evidenziare senza ambiguità il proprio dissenso con la
> piattaforma inditiva del corteo e con alcune presenza
"indesiderate"
perchè
> guerrafondaie...
> Può essere un'ipotesi plausibile (come "abbastanza" plausibile
è l'appello
> del Gsf) purchè non ci siano ambiguità nell'esprimere la propria alterità
> rispetto alla marcia per come è stata organizzata.
>
> Csoa Officina 99, l.o. Ska
> --------------------------------------------------------------------------
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> Il comunicato di alcune delle associazioni pacifiste, apparso su Il
> Manifesto del 2 ottobre, recita:
>
" Il giusto impegno comune per individuare i responsabili e i
complici,
fermare la mano dei terroristi e assicurare alla giustizia i responsabili
degli attentati non può escludere l'uso della forza ma essa deve essere
esercitata nei limiti e nelle forme previste dalla Carta delle Nazioni
Unite e del diritto penale internazionale per tutti i crimini contro
l'umanità.
Attenzione a non giocare con le parole: un'operazione di polizia
> internazionale usa mezzi e ha obiettivi diversi dalla guerra. Per quanto
> sia estesa una zona grigia tra le due opzioni, esiste un limite: non
> possiamo provocare una catastrofe umanitaria né possiamo essere noi ad
> aggiungere alle migliaia di vittime del terrorismo altre migliaia di
> vittime innocenti. La popolazione afgana ha già pagato duramente anni di
> guerre e soprusi nell'indifferenza (e talvolta con la corresponsabilità)
> della comunità internazionale: il nostro obiettivo deve essere quello di
> mettere fine anche alle loro sofferenze".
>
>
Chissà Bush e la Nato quanto saranno attenti a raccogliere le
prescrizioni
di questi "pacifisti" sul confine tra "guerra" e
"operazione di polizia" !
E questa sarebbe una marcia per la pace!
>
> --------------------------------------------------------------------------
--
> -----
> Ecco poi l'appello del Gsf:
>
> "APPELLO AL MOVIMENTO
>
> Contro la guerra senza se e senza ma
> Contro le logiche del terrore.
> Per un mondo senza armi
> Per una pace di tutti i popoli.
>
> Siamo parte di un movimento internazionale che da anni lotta
contro la
> globalizzazione neoliberista, fondata sul profitto economico, sul
dominio
> militare, sulla precarizzazione del lavoro e della vita, sulla fame e
la
> devastazione ambientale.
>
Abbiamo fermamente condannato l'attentato dell'undici settembre ed
espresso la nostra solidarietà al popolo statunitense così duramente
colpito.
Altrettanto fermamente respingiamo i tentativi di utilizzare questo feroce
atto per giustificare azioni di guerra, comunque mascherate,
contro
popoli e nazioni, nel tentativo di consolidare un nuovo ordine mondiale
basato sulla militarizzazione della politica e sul governo armato
dei
conflitti.
Siamo assolutamente convinti che ogni atto che sposta il terreno dal
confronto politico alla guerra colpisce in primo luogo la
possibilità di una azione politica collettiva e partecipata, quale quella
espressa alla luce del sole, dall'insieme dei movimenti internazionali che
lottano contro il neoliberismo e per un altro mondo possibile.
Il ricorso alla guerra ( chirurgica o umanitaria, operazione di
polizia o
uso mirato della forza militare, poco importa), ci viene presentato come
unica strada per risolvere i conflitti e le crisi internazionali. L'ultimo
decennio ha invece dimostrato che la guerra non solo non risolve i
conflitti, ma li moltiplica, mentre popoli interi continuano ad
essere
esposti all'espropriazione dei loro diritti e del loro futuro.
Nessuna pace, nessuna sicurezza sono possibili senza giustizia sociale.
Riteniamo che senza la voce dei popoli nessun futuro sarà possibile.
Vogliamo essere tutte e tutti insieme, un antidoto alla barbarie.
Pertanto proponiamo a tutto il movimento di mobilitarsi:
- contro l'entrata in guerra dell'Italia, perché la fedeltà al
superiore
valore della pace, come recita la nostra Costituzione, impone il
rifiuto
degli "obblighi militari" e della linea politica della fedeltà
atlantica;
- per il superamento della Nato e di qualsiasi alleanza militare;
- contro tutte le azioni militari comunque mascherate;
- contro una eventuale legittimazione della guerra da parte dell'Onu;
- perché il Parlamento italiano rifiuti la logica della guerra e voti
contro l'attivazione dell'Art. 5 del Trattato Nato.
Invitiamo dunque, il movimento a riaffermare nelle realtà
territoriali
le lotte per il diritto alla pace, per una politica del disarmo e per
la
drastica riduzione delle spese militari a favore delle spese sociali.
> La nostra civiltà è l'umanità intera."
>