dal lavoro repubblica
Mc Donald's "obiettivi sensibili" sotto sorveglianza I no global
genovesi con Rifondazione e una fetta di sindacato sfilano sulle note
di De André
De Ferrari, mille no alla guerra ma ai talebani niente solidarietà
ALBERTO PUPPO
Il Grande Satana dormicchia disattento, custodito da poche guardie per
nulla preoccupate. Dal suo ventre, impreziosito da grandi insegne
gialle e rosse, si scorgono gli sguardi incuriositi dei mangiatori di
hamburger e patatine. Davanti al Mc Donald's sfila il corteo antiglobal
e antiguerra. Me nessuno degna di un'occhiata quell'edificio che gli
esperti definiscono "obiettivo sensibile". Solo i clacson delle auto
costrette in coda disturbano le note della Guerra di Piero di un De
Andrè anarchico e pacifista. Se gli americani fossero più attenti alla
musica d'oltreoceano avrebbero messo all'indice anche Fabrizio. Si
accontentano dei cattivi Rage Against The Machine, o dell'ormai
liturgico Bob Dylan. E loro, i no global genovesi, rispondono proprio
diffondendo dal loro furgone le musiche eretiche.
Saranno un migliaio, a sfilare per la seconda volta in pochi giorni,
perché, come recita lo striscione che apre la manifestazione "Un mondo
senza guerre è necessario". Altro che "possibile", come il
pianeta
diverso invocato durante il vertice. In prima fila la ReteContro G8,
quella che raduna i non violenti di tutte le età, quelli che buscavano
già ai tempi della mostra navale bellica e a cui il tempo non consiglia
correzioni di rotta. Poi Rifondazione, il cui timone ormai è orientato
su tutte le iniziative del movimento, i centri sociali, gli anarchici.
E una fetta di sindacato. Oltre alle RdB e ai Cobas anche "Cambiare
rotta", la corrente di sinistra della Cgil da sempre impegnata nel
movimento. E, ancora, una delegazione delle comunità straniere.
Si parte da De Ferrari, meno gremita che in altre situazioni. Per
necessità, ma non solo, ci si incontra sempre a due passi dall'ingresso
del Palazzo Ducale, proprio mentre dalla Cnn e dalla agenzie rimbalzano
le notizie del nuovo bombardamento sull'Afghanistan. Ci pensa
l'autoradio del furgone a fornire i dettagli. I pacifisti preferiscono
schierarsi davanti e sfilare in silenzio, con i loro lenzuoli, esposti
ormai da giorni. Gli slogan? Sì, arrivano, ma neppure troppo convinti.
Anche perché quella guerra che, urlano convinti "non passerà" è già
passata nonostante tutto. Andrà meglio probabilmente con "il
razzismo".
Ne sono certo i giovani musulmani che ribadiscono la loro indignazione
di fronte alle pretese di superiorità di qualsiasi cavaliere. Crociato
o operaio. E rilanciano le richieste dei fratelli palestinesi. Certo,
qui è anche difficile non essere fraintesi. Perché molti vorrebbero
dividere il mondo in due. E chi non sta da una parte è immediatamente
accusato di intendersela con il nemico. Ma qui non c'è proprio nessun
sospetto di simpatie per i talebani. E' proprio l'orrore della
violenza "in sé" a muovere il movimento del dopo New York e del dopo
Kabul. I genovesi scrutano il corteo. In via Roma i negozi abbassano le
saracinesche. Non è per paura. E' semplicemente ora di chiusura. E
qualcuno si ferma qualche istante in più per curiosità. O qualcosa di
più.
Ma non solo a Genova le avanguardie del pacifismo scendono in piazza.
Contemporaneamente una trentina di aderenti ad associazioni e partiti
di sinistra cominciano una veglia per la pace davanti al Comando del
Dipartimento Militare Marittimo dell'Alto Tirreno, in via Chiodo, a
poche decine di metri dall'ingresso dell'Arsenale militare. I
manifestanti nel pomeriggio avevano dato vita ad un corteo per le vie
della città con la partecipazione di un centinaio di persone. Il
movimento, com'è nella sua essenza, è in moto. Questa mattina toccherà
agli studenti
Antonio Bruno
vice presidente del Consiglio Comunale di Genova
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