Martedi 26 giugno

 

 

Il manifesto

 

 

Seattle prende posto
Per la prima volta si parla di luoghi da destinare ai manifestanti. E Ruggiero propone al Gsf di preparare un documento comune
AUGUSTO BOSCHI - GENOVA

Trattative, dialogo, aperture. Sembrano queste le parole d'ordine del governo nell'affrontare i problemi sollevati dalla massiccia contestazione che avverrà a Genova in occasione del vertice dei G8. Dopo i mesi di inerzia, insomma, ecco i giorni dei colloqui e delle proposte dell'ultimo momento. A partire da quella del ministro degli esteri Renato Ruggiero, che propone al "popolo di Seattle" un documento comune da presentare al vertice di Genova. E che rilancerà nell'incontro con il Gsf del 13 luglio l'idea di organizzare un "dialogo democratico" con il premio Nobel per la pace Nelson Mandela e l'alto commissario dell'Onu per i diritti umani Mary Robinson. Detto per inciso, l'idea di coinvolgere i premi Nobel nella discussione sulla globalizzazione non è nuova: il 28 giugno, a Genova, si aprirà un convegno proprio su questo tema a cui parteciperanno, tra gli altri, Michail Gorbaciov e Jeremy Rifkin. Per organizzarlo ci sono voluti mesi.
Intanto si tratta e si discute. Gianni De Gennaro, il capo della polizia, viene incaricato dal ministro degli interni di fare un giro di incontri con Gsf, prefetto, questore e vertici degli enti locali. De Gennaro viene a Genova solo per tastare il polso e rendersi conto delle richieste degli anti-G8: non può prendere decisioni se non per quello che riguarda il suo orticello, cioè l'ordine pubblico. Non stupisce che Vittorio Agnoletto, ex presidente della Lila e delegato alla trattativa insieme ad altri 14 esponenti del Gsf, decida di interrompere il colloquio di fronte a una controparte che non può dare nessuna risposta alle richieste di abolizione della "zona gialla" e di garanzia delle libertà di movimento e di manifestazione. Una cosa, però, risulta chiara: 200 mila persone non possono essere lasciate in giro per la città senza un minimo di accoglienza. Era la richiesta più pressante del Gsf che, seppure senza indicazioni precise, ottiene una prima risposta dopo l'incontro in prefettura con sindaco e presidenti di provincia e regione. Le aree per l'accoglienza sono quelle del levante cittadino: cartina alla mano, gli unici luoghi che possono ospitare i manifestanti sono lo stadio Carlini, nel quartiere di Borgoratti, l'ex ospedale psichiatrico di Quarto e il campo sportivo di villa Gentile a Sturla. Insufficienti per ospitare tutti, ma comunque già un passo avanti rispetto alle risposte elusive finora date. Qualche piccolo segnale, dunque, c'è e lo conferma indirettamente il presidente della regione Liguria Sandro Biasotti quando parla dei compiti che in questo nuovo scenario dovrà affrontare la regione, primo fra tutti quello dell'assistenza sanitaria: "Fino ad ora avevamo preso in considerazione solo le delegazioni ufficiali, ora lavoriamo per dare assistenza anche ai manifestanti". Già, perché gli anti-G8 sono stati considerati fino ad ora solo come un problema di ordine pubblico. Un grande problema, tale da sospendere i servizi vitali per ogni città con disagi enormi per i comuni cittadini. E anche su questo adesso si discute: "La decisione di chiudere le ferrovie da Nervi a Voltri è troppo penalizzante per i cittadini", continua Biasotti, "studieremo con le Fs il modo di garantire un minimo di servizio".
Quella del capo della polizia con gli amministratori locali non è stata l'unica riunione della giornata di ieri. I rappresentanti delle molte anime del Gsf si sono chiusi in assemblea per tutta la giornata. Tra loro anche la parlamentare verde Grazia Francescato, ma solo in qualità di osservatrice: "Secondo la mia esperienza le zone rosse non servono a niente. I manifestanti sono sempre riusciti a penetrarle. Fosse per me non ci dovrebbero essere né zone gialle né zone rosse", dice la Francescato, che ribadisce il suo sostegno alle richieste degli anti-G8 per una riforma del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, per diminuire il divario tra paesi ricchi e paesi poveri.

 

 

Attac, la presa del potere narrativo
Petrella conclude l'assemblea: futuro intollerabile, se in tre miliardi non avranno acqua
GUGLIELMO RAGOZZINO - INVIATO A BOLOGNA

Un applauso interminabile ha salutato il breve intervento tutto politico, misurato, perfetto di Moni Ovadia che prometteva anche di aiutare il movimento Attac appoggiandolo un po' con i suoi spettacoli teatrali. L'applauso non era però solo ringraziamento per le eleganti parole, ma piuttosto una forma di risarcimento per una piccola contestazione di una persona che aveva ottenuto solo di parlare per pochi minuti e aveva da dire di più. E protestava per questo. Un caso classico, in un movimento nascente che deve ancora trovare le sue regole, non ha dirigenti sovraesposti, non si è inventato ritmo e modi di essere. Solo che la persona, Davide Colantoni, insisteva, perché, per una volta, aveva davvero una cosa da dire, anzi due. La prima era un richiamo alla democrazia interna, nell'assemblea e nel futuro movimento: perché io no e tu sì; un problema che ogni movimento nascente si trova davanti e non risolve. La seconda era una sua idea del golpe contro la sovranità del popolo che verrebbe tentato a Genova, scagliando quelle forze di polizia che il popolo sovrano lo dovrebbero difendere, per impedire al popolo sovrano di discutere e di decidere. E in una lettera aperta al capo dello stato, zeppa di Montesquieu e di Annah Arendt, questi problemi (che mi sono stati raccontati nel lungo treno di ritorno), saranno ripetuti. Se la lettera partirà, se Ciampi avrà modo di leggerla, senza censure, sarà con noi a Genova, ma dalla nostra parte, non al pranzo di gala.
Tutto questo discorso illustra un punto. La forza intellettuale di Attac Italia, i saperi che possiede e può moltiplicare dando la parola a molte persone - saperi politici, giuridici, tecnici, memoria storica, capacità evocativa, genialità di artista - sono davvero straordinari. La pratica dell'autoistruzione, dell'imparare dal basso, facendo, disegnata dai compagni francesi, qui può già diventare un fatto. E' notevole la volontà di imparare, a partire da quell'assurdo %, simbolo del mercato e controsimbolo di chi cerca di disconnetterlo.
Parlando da sopra la sua cravatta, l'unica dell'assemblea, e di cui era orgogliosissimo, Riccardo Petrella ha tirato le conclusioni: "C'è allegria, nell'aria: dipende da una voglia fantastica di cambiare il mondo". Una volta si diceva: io c'ero nel 68; ora si dice: io c'ero a Porto Alegre. Se ci criminalizzano è perché anche loro sanno che c'è qualcosa di nuovo nell'aria. Sanno che è cambiata la "narrazione" del mondo. Dopo la loro vittoria, ai padroni del mondo è riuscito di impadronirsi dell'esclusività narrativa: primato dell'individualismo, primato dell'individuo nell'impresa, primato dell'impresa nel mercato, primato del capitale su tutto. Non è solo postfordismo, è il "verbo", un vero e proprio "totalitarismo narrativo".
Glielo abbiamo fatto a pezzi. La loro narrazione si è dimostrata una favola ridicola. Il sistema non è sostenibile; non c'è futuro per noi, per tutti gli umani. L'intollerabilità del futuro è quella che si legge in quel %. E' intollerabile "che noi qui siamo allegri, ma ci sono due miliardi di persone che vivono (per così dire) con meno di 2 dollari al giorno. Pensate quanto grande è questa cifra: si mettono vicine 42 milioni di assemblee come questa per fare tante persone". E' questo il futuro? E' tollerabile che tante persone, 1,4 miliardi, non tocchino l'acqua pulita? "Possiamo evitare che tra vent'anni non siano 3,5 miliardi". Però bisogna darsi da fare, prendere ancora di più il controllo della narrazione.
Tra venti anni saremo otto miliardi nel mondo. Dobbiamo fare in modo che tra vent'anni nessuno sia impedito di avere acqua pulita, alimenti, salute, educazione. Oppure vogliamo rinunciare alla narrazione, accontentarci dei media abituali e tentare di mantenere lo stesso mondo di adesso? Tra l'altro voi sapete, noi sappiamo che il 65% di quegli otto miliardi è già nato. "Sappiamo il colore dei loro occhi".
E Petrella conclude lanciando una proposta: Attac Italia, in preparazione di Rio+10, la riunione delle ong (45mila) che si terrà a Johannesburg nel 2003, può inventare una tre giorni di "Università del bene comune". Può servire anche questo, per i venti anni che ci rimangono. Nessuno si senta tagliato fuori, tutti possono fare e dire la loro: le città, i sindacati (a questi, anzi "bisogna ridargli la voglia di vivere").

 

 

Verso Genova

STOP A FORZA NUOVA

La questura di Genova ha vietato la manifestazione di Forza nuova prevista per il 30 giugno, anniversario dei moti che portarono alla caduta del governo Tambroni, nel '60, il primo con dentro i post-fascisti dell'Msi. Il provvedimento contro la manifestazione neofascista è stato giustificato con motivi di ordine pubblico, visto che i camalli avevano minacciato di tornare in piazza. Come allora, con le magliette a strisce e la scritta "Inflessibili".

FILM COLLETTIVO SU GENOVA

Trenta registi italiani - tra questi Gillo Pontecorvo, Gabriele Salvatores, Ettore Scola, Carlo Lizzani, Luigi Magni, Daniele Segre, Ricki Tognazzi e Guido Chiesa - gireranno un film collettivo sulle manifestazioni anti-G8 di Genova, a luglio. A coordinare il lavoro (prodotto da Mauro Berardi), insieme al Genoa social forum, sarà il regista Francesco Maselli.

FRATTINI L'INQUISITORE

Un'indagine sulle fughe di notizie relative ai rapporti dei servizi segreti sul G8. La chiede il ministro della Funzione pubblica Franco Frattini, secondo il quale le indiscrezioni trapelate potrebbero essere alimentate dalla bagarre per le nuove nomime. In parole povere, qualcuno remerebbe contro per delegittimare gli attuali vertici del Sisde. A suon di sangue infetto e presunti sequestri di poliziotti.

LETTERA AI SINDACATI

"Cari amici Cofferati, Pezzotta e Angeletti, perché non sarete con noi a Genova nei giorni del G8?" L'invito-provocazione è opera di Tom Benetollo, presidente nazionale dell'Arci, secondo cui "il vostro (di Cgil, Cisl e Uil, ndr) silenzio sulle iniziative dei movimenti a Genova ci sta pesando".

NO GLOBAL, NO GAS

Un bando di gara per l'acquisto di duemila maschere antigas, per i mille "garibaldini" che arriveranno a Genova a bordo della nave "Odissea" (che dovrebbe congiungersi con le tre caravelle in arrivo dal Sudamerica) ma anche per altri mille attivisti che partiranno per Genova via terra. A lanciarlo è la rete campana No global, che lancerà anche una petizione popolare per l'abolizione della "zona gialla".

TUTE BIANCHE A ROMA

Oggi pomeriggio alle 17,30, alla casa della pace di via Monte di Testaccio, a Roma, assemblea cittadina delle rappresentanze di base (Cub) e delle Tute bianche. Obiettivo: la partecipazione allo sciopero nazionale e al corteo genovese del 20 luglio. Che sarà anche, annunciano, uno sciopero di cittadinanza contro gli Otto potenti della terra.

 

 

Il comunicato finale di Attac

Ecco alcuni stralci dal comunicato finale dell'incontro di Bologna: "La strordinaria partecipazione alla prima assemblea nazionale di Attac Italia equivale a una dichiarazione di intenti: nella geografia sociale e politica del nostro paese c'è, da oggi, una nuova presenza, con una sua personalità e con proposte da avanzare a tutti gli oppositori del neoliberismo, e all'insieme del nostro paese. Attac non è un partito, non si presenterà mai alle elezioni, ma da oggi è convinta di poter contare nella vita italiana, specialmente ora che al governo vi è la faccia dell'imprenditoria che si è fatta politica.
Attac Italia partecipa pienamente al Genoa Social Forum, sarà alla manifestazione del 19 luglio dei migranti e alle azioni di disobbedienza civile del 20 luglio, con una propria iniziativa e rispettando lo stile che il Gsf si è dato: nessuno colpirà persone, comprese quelle in divisa, nessuno recherà danni alla città, ma nessuno accetterà alcuna mortificazione dei propri diritti. Il 21 luglio, giorno della grande manifestazione contro i G8, Attac Italia parteciperà con i propri colori insieme alle delegazioni di Attac dai paesi europei, dal Brasile, dall'Argentina, dall'Africa. (...)
Tutti coloro che intendono partecipare alla vita dell'Associazione potranno farlo già da ora, attraverso le commissioni di lavoro tematiche, nate dai laboratori di questa assemblea e che saranno formalmente avviate nei prossimi giorni, e i cui documenti potranno essere consultati e discussi sul nostro sito Internet (www.attac.it) e sui giornali e media che partecipano alla costruzione di Attac. Tutti sono invitati a promuovere i gruppi locali il cui numero, già rilevante, contiamo di raddoppiare per l'inizio dell'autunno, quando si terrà l'Assemblea costituente".

 

 

 

La repubblica

 

 

"Documento congiunto sui temi del G8"

Ruggiero apre, ma il Genoa Social Forum conferma il no
Dal governo linea morbida col popolo di Seattle: sabato il confronto. Oggi da Berlusconi Scajola e il ministro degli Esteri

LIANA MILELLA


ROMA - Ufficialmente lo decideranno e la comunicheranno stamattina, ma ufficiosamente la data è già stata fissata: sabato prossimo, l'ultimo di giugno, il Global social forum otterrà il tanto agognato «incontro politico» con il governo. Da una parte ci saranno i rappresentanti delle ormai 700 associazioni che fanno parte del Gsf e, dall'altra, il ministro dell'Interno Claudio Scajola. Stamattina, per pianificare la "strategia della distensione" in vista del vertice internazionale di Genova , s'incontreranno a palazzo Chigi il premier Silvio Berlusconi, il ministero degli Esteri Renato Ruggero e ovviamente Scajola. Che ieri sera, dalle 20,30 in poi, si è chiuso nella sua stanza al primo piano del Viminale con il capo della polizia Gianni De Gennaro, reduce da Genova. Un faccia a faccia che è durato a lungo e che dovrebbe aver fornito a Scajola le "carte" utili e le valutazioni tecniche necessarie per la riunione di oggi.
La "strategia della distensione", pensata sin dall'insediamento del governo Berlusconi per evitare che il G8 di Genova si trasformi in un campo di battaglia, è fatta di molte mosse da giocare su una scacchiera difficile, in cui - come ha dimostrato l'incontro genovese tra De Gennaro e il Gsf - ci sono anche ispessite diffidenze, pregiudizi, principi da difendere da entrambe le parti. Ma ieri è stato il titolare della Farnesina a usare un linguaggio inequivoco e che rivela una forte voglia di «pacificazione». Ha dichiarato il ministro durante una visita in Lussemburgo: «Saremo pazienti fino al limite estremo». Una battuta che, pronunciata dall'ex direttore generale del Wto, suona come un segnale politico di notevole rilievo.
Ai contestatori che scenderanno in piazza al grido di "Berlusconi come Tambroni" (il capo del governo contestato negli anni Sessanta proprio a Genova) , il Cavaliere risponde con un'offerta di pace o quantomeno di non guerra per tutti coloro che vorranno manifestare pacificamente. E infatti il ministro Ruggero non si è limitato a quella battuta, ma è andato molto al di là. Ha proposto due cose che potrebbero piacere al movimento antagonista. Innanzitutto l'istituzione di un apposito fondo, su cui ottenere il via durante il G8, per far abbassare i prezzi delle medicine antiAids; quindi un documento comune Gsfgoverno da sottoporre ai Paesi del G8. In più, Ruggero insiste sulla questione che i temi discusi a Genova non sarebbero "contro" il movimento. E guarda alle riunione del 13 luglio dei ministri InterniGiustizia della Ue come a un'occasione per insistere sul dialogo, proponendo che si vedano anche quelli degli Esteri. .
Ma il Gsf rifiuta il dialogo "politico" e pone una precisa condizione: abolire la zona gialla, cioè l'area a ridosso di quella rossa supervietata. Dopo una lunga riunione in cui sono state valutate le dichiarazioni del ministro degli Esteri, il Gsf ha insistito soprattutto sulla necessità di tenere l'incontro al più presto. Ma alcuni esponenti - per esempio Peppe De Cristofaro dei Giovani comunisti - ha replicato: «Non ci interessa parlare di politica con Ruggero. Con il governo vogliamo discutere gli spazi democratici da ottenere Genova». E i portavoce della rete Lilliput bollano come «strumentali» aperture che arrivano a meno di un mese dal G8. Ufficialmente, il Gsf pone a Berlusconi tre condizioni: libertà di manifestare, libertà di circolare, libertà di essere accolti a Genova. «Significa che noi vogliamo frontiere e stazioni aperte, treni garantiti, strutture per i manifestanti in una logica lontana dalla ghettizzazione».
Ha buon dire il governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio insistendo sulla necessità di un maggiore dialogo, perché «è nel dialogo, negli incontri per la ricerca di soluzioni adeguate ai singoli problemi la chiave per affrontare i rischi connessi con la globalizzazione». Dall'altra parte c'è un movimento che chiede libertà piena per manifestare tutto il dissenso contro i grandi della terra. In una parola, chiede piena e ampia libertà di movimento. Ma tutto questo, come ha spiegato a "Repubblica" il vicecapo della polizia Ansoino Andreassi, si scontra con la presenza dei "black block", l'ala dura della galassia antagonista che, secondo la polizia, il Gsf potrebbe contribuire a isolare. Ma anche su questo la replica è stata un secco no: «Non potete chiederci di fare un lavoro che non spetta a noi».

 

 

 

 

 

"Il summit di Genova va annullato
ma non ci trattino da terroristi"

Luca Casarini, leader dei Centri sociali del NordEst: la Ps vuol trasformare noi in scudi umani

WANDA VALLI


Genova - Luca Casarini, portavoce dei centri sociali del Nord Est, è uno dei protagonisti, nel popolo anti G8. Ieri era a Genova, per valutare l'incontro con il capo della polizia Gianni De Gennaro e per spiegare ancora le intenzioni dei contestatori: «No al G8, due volte no in uno stato di assedio, dateci prove concrete che si vuole dialogo e confronto». Casarini si difende dall' accusa di essere uno dei sobillatori della violenza, uno di quelli che insegnerebbero agli altri come trasformare poliziotti isolati in scudi umani, secondo un rapporto del Sisde. E diffonde un documento nel quale si invitano gli uomini della polizia alla rivolta militare non violenta.
Casarini, lei si è sotto sorveglianza speciale. Dicono che sia tra i più pericolosi. Come replica?
«Si è parlato di terrorismo e hanno nominato me e bin Laden. Ma vi sembra possibile? Se fossi davvero un terrorista, e quindi una persona pericolosa, mi avrebbero già arrestato. Invece sono un libero cittadino, mi muovo e mi sposto dove voglio. E allora mi viene un dubbio. Non vorrei diventare io un obiettivo di persone che non so. O forse è una mossa politica perché non tutti, nella polizia, la pensano alla stesso modo sul come affrontarci».
Per questo invitate in un documento alla obiezione militare? Come vi è venuto in mente che un agente di polizia possa non rispettare gli ordini?
«A noi risulta che c'è qualcuno che sta già disobbedendo alla decisione di trasformare noi, noi manifestanti in scudi umani. Ci risulta che nel Nord Est in una grande caserma della polizia di Stato ci siano discussioni a livello di truppa, c'è gente che li agita troppo e molti non sono d'accordo sui metodi».
Ma a Goteborg hanno cominciato i manifestanti, a picchiare.
«Non certo le tute bianche, gente come noi. E poi a sparare è stata la polizia. La nostra preoccupazione è che la radicalizzazione dello scontro passi sopra le nostre teste».
Voi che cosa volete, di preciso?
«Se ci fossero le farfalle dentro la sfera di Renzo Piano all'Expò vorremmo liberarle e questo sarebbe per noi lo scopo più grande, perché siamo un po' matti e un po' sognatori».
Tornando al concreto?
«Vogliamo l'annullamento del G8 perché non è legittimato e perché queste condizioni di assedio militare sono la sintesi di che cos'è il G8 per l'intero pianeta. Potrebbero annullarlo dicendo: noi non vogliamo nessuna guerra, ma non lo fanno».
Accettate il dialogo con il Governo?
«Il Governo non può dire: "Parliamo, ma intanto chiudiamo le frontiere, applichiamo l'assedio, mandiamo uomini armati". È un paradosso. Allora se avessimo un sì alle tre richieste che abbiamo posto, quello sarebbe un segnale politico, la precondizione per poter cominciare a discutere».
Rivediamole, le vostre tre condizioni.
«Apertura delle frontiere, nessun blocco dei treni, perché la gente, non può e non deve essere terrorizzata. E poi l'accoglienza garantita. E' successo per gli alpini, perché non dovrebbe ripetersi in una città come Genova?»

 

 

 

 

 

De Gennaro vede gli enti locali
"Zona Levante ai contestatori"

il vertice


GENOVA - Gianni De Gennaro, il capo della Polizia, lascia Genova, dopo un sopralluogo in elicottero sulla città e sulle zone in cui è stata divisa per il G8, e un incontro con i rappresentanti delle istituzioni: presidente della Regione, Sindaco e la Presidente della Provincia, ospite il prefetto Antonio di Giovine. Non chiude gli spazi alla richiesta del Sindaco, Beppe Perìcu, di rivedere la decisione di bloccare le stazioni, ribadisce che l'incontro con il Genoa Social Forum non è andato male, ma sceglie la linea del silenzio ufficiale. Non una sola parola, dopo l'incontro in Prefettura, e prima di andare in Questura per un saluto ai quadri della polizia. Le voci sono ufficiose, con due conferme: la Regione avrà il compito di provvedere, dal punto di vista sanitario, anche all'assistenza del popolo del manifestanti, che, salvo ripensamenti, dovrebbe essere alloggiato a Quarto, a levante della città. Intanto, mentre Gianni De Gennaro chiude il suo giro di incontri, a villa Rosazza, dall'altra parte di Genova, il summit internazionale del popolo antiglobalizzazione si riunisce in assemblea plenaria. Delusi dall'incontro con il capo della polizia: «È un tecnico, che poteva fare?», dicono, adesso devono decidere se presentarsi o meno all'incontro politico con il ministro dell'Interno, Claudio Scajola e degli Esteri, Renato Ruggiero, in programma a giorni. Si scontrano linee diverse, l'assemblea dura fino a sera, la decisione finale è rinviata a oggi. Ma la linea del non rifiuto al dialogo sembra essere quella vincente.

 

 

 

 

 

La repubblica (cronaca di Genova)

 

La Questura vieta il corteo di Forza Nuova E' polemica per lo spazio 'lasciato' a Biasotti: Tirreno Bianchi critica l'assenza della sinistra
Neofascisti, no a De Ferrari

Stop a Forza Nuova. La questura vieta al movimento neofascista di manifestare in piazza De Ferrari nella data storica del 30 giugno, quella dei moti che portarono alla caduta del governo Tambroni e al suo progetto di far entrare nell'esecutivo il Msi.
Il divieto a quella che era un'aperta provocazione è la vittoria dei camalli, degli ex partigiani, della Cgil che avevano annunciato una contro manifestazione, ma è anche il successo di Sandro Biasotti che ricorda come la Regione sia stata la prima istituzione a chiedere ufficialmente di annullare l'evento.
Una leadership antifascista che non va giù a molti. A Tirreno Bianchi, console dei carbunin della compagnia Pietro Chiesa: «Biasotti ha giocato bene il suo ruolo - riconosce con una certa amarezza Bianchi -, anche perché le altre istituzioni, penso agli enti locali ma anche ai partiti della sinistra, forse avrebbero potuto fare di più, difendere con maggior forza quelli che una volta erano i valori fondamentali della sinistra. E questo vuoto lo noto anche per la vicenda del G8, di questa "globalizzazione" finanziaria che non bisogna combattere spaccando le vetrine ma contro la quale ci vorrebbe maggior impegno».
E' stata un battaglia condotta in solitudine quella portata avanti dai camalli contro la manifestazione di Forza Nuova? Di sicuro, questa mattina, al tavolo della conferenza stampa convocata presso la sede della Culmv a San Benigno sederanno i rappresentanti dell'Anpi, della Cgil, della Coop Santa Barbara, della Pietro Chiesa e della Compagnia Unica. Spiegheranno che la loro contromanifestazione che aveva raccolto vasti consensi in tutta Genova, non ha più senso di essere. Ma forse, proprio la provocazione di Forza Nuova ha convinto portuali e partigiani della necessità di non lasciar scolorire certi ricordi. Per questo motivo, c'è da attendersi, per il 30 giugno, una nutrita presenza alla cerimonia per onorare i caduti al ponte Monumentale. «E probabilmente decideremo anche di effettuare un presidio all'interno del porto» spiega Tirreno Bianchi. Lui e Paride Batini, console Culmv erano stati l'anima della contromanifestazione annunciata per soffocare sul nascere i "rigurgiti neofascisti". Il questore Francesco Colucci (ed è probabile che l'argomento sia stato oggetto di discussione anche con il capo della polizia Gianni De Gennaro venuto a Genova per la questione G8) ha deciso lo stop per evidenti ragioni di ordine pubblico, argomento quanto mai scottante in questi caldissimi giorni di vigilia del summit dei capi di stato.
D'accordo con la scelta del questore è anche Giorgio Bornacin, parlamentare e segretario regionale di Alleanza Nazionale: «E' una decisione giusta e lecita - dice -perché quella manifestazione in quel giorno era una vera provocazione. Ma quanto a consentire che si tenga in un'altra data il discorso è diverso. E poi mi chiedo quale sia il criterio generale visto che si autorizza la protesta, che sappiamo sarà certamente violenta almeno da parte di alcune frange, degli anti G8».
(marco preve)

 

 

Niente blocco totale, ma pochi treni potranno attraversare tutta la città verso il g8
Stazioni aperte, si tratta Principe rischia ancora

La buona novella è ufficiosa: le stazioni ferroviarie di Genova non saranno chiuse del tutto nei giorni del G8. Ne hanno discusso ieri mattina, in Prefettura, il capo della polizia, Gianni De Gennaro insieme con il Sindaco, il presidente della Regione e la presidente della Provincia. Nulla di definitivo ma, di fronte alle richieste delle realtà di governo genovesi, sembra che il prefetto De Gennaro abbia spiegato che la proposta di chiusura della due principali stazioni ferroviarie e, a catena, di quelle più piccole, sia partita dalle Ferrovie, mentre il decreto del Prefetto di Genova istituisce solo la divisione della città in zona rossa (il cuore del summit) e gialla (quella limitrofa), senza nessun accenno alle stazioni. Che potranno rimanere aperte, ma non funzionare a pieno regime, soprattutto Principe dove passerebbero pochissimi convogli, forse addirittura uno solo al giorno. Nelle altre, da Brignole a Quarto a Nervi, treni ridotti a orari precisi. Intanto mentre il Presidente della Regione conferma che dovrà incontrare ancora il capo della Polizia per mettere a punto l'assistenza sanitaria estesa al popolo dei manifestanti, il dibattito prosegue in consiglio comunale e a Villa Rosazza, a Di Negro, dove si sono riuniti tutti i gruppi italiani del Genoa Social Forum. C'è assemblea generale, a partire dalle 12, per commentare i «deludenti risultati» del vertice di domenica sempre con De Gennaro e decidere se andare o meno al colloquio con i rappresentanti del Governo, i ministri dell'Interno, Claudio Scajola, e degli Esteri, Renato Ruggiero. Una discussione che vede diverse anime contrapposte. Chi lo giudica una perdite di tempo, chi un altro buco nell'acqua, chi, invece, non vuole rinunciare per non sentirsi poi rinfacciare di non aver voluto tentare tutte le strade del confronto. Gli anti globalizzazione chiedono apertura delle frontiere e sblocco delle stazioni, accoglienza sicura, no a una città militarizzata. Non hanno avuto finora risposte ufficiali neppure sulla loro tre giorni di manifestazione: il 19 luglio con gli immigrati, il 20 nelle piazze tematiche, da Brignole a Boccadasse, per parlare con la gente, il 21 il corteo che da Quarto dovrebbe raggiungere Marassi. E proprio a Quarto nelle strutture ex Ipab e nel vicino ospedale psichiatrico, si pensa di sistemare un buon numero di loro, mentre altri pianteranno tede nella zona del Lagaccio. Durante la discussione, emerge una proposta. La lancia Vittorio Agnoletto, portavoce della rete di associazioni. La premessa è «il rispetto del diritto costituzionale di poter manifestare» la conseguenza è questa: «visto che il governo lancia annunci che poi non mantiene, i responsabili dei gruppi parlamentari, così come quello della Camera, ci invitano a un tavolo di confronto e è quello che preferiamo» perché, conclude il portavoce: «dei temi della globalizzazione è giusto dibattere sul terreno parlamentare con un tavolo che non si concluda con il G8 ma prosegua i suoi lavori». La decisione finale sull'incontro con i ministri Scajola e Ruggiero è stata aggiornata a questa mattina, ma linea prevalente sembrava, alla fine, quella di non chiudere nessuno spazio.
In consiglio comunale, il sindaco, Beppe Perìcu spiega che, dall'incontro con il capo della Polizia, sono emersi pochi elementi nuovi, poi conferma che l'accoglienza agli anti G8 compete al Comune che sta organizzando un tavolo di tecnici allargato ai rappresentanti della Provincia, della Questura, delle Asl. «Ma è impensabile, metter fretta, dobbiamo aspettare il risultato del confronto tra il ministro degli Interni e gli anti globalizzazione». E basta, prega il Sindaco, con il terrorismo verbale, altrimenti «finiremo con il monitorare anche i gatti, perché potrebbero portare messaggi pericolosi»
(wanda valli)

 

 

"Ci siamo battuti per averlo"
D'Alema e il G8 "Non contestiamo"

Verso l'appuntamento del G8 bisogna avere un «atteggiamento serio e di dialogo, a partire da un autonomo punto di vista» un atteggiamento che comunque sia «coerente» con quella che è stata la politica del centrosinistra. Dalla tribuna del Centro Congressi Frentani, Massimo D'Alema, parlando dell'appuntamento di genova, ricorda che «noi ci siamo battuti per esserci a quel vertice», e il fatto di aver perso le elezioni - sottolinea il presidente dei Ds - «non può collocarci tra i contestatori». Secondo D'Alema, c'è la necessità di «non regredire rispetto alla visione della globalizzazione e del governo della globalizzazione cui abbiamo lavorato in questi anni».

 

 

"Venite in piazza insieme a noi"
Appello dell'Arci a Cgil, Cisl e Uil

«Cari amici Cofferati, Pezzotta e Angeletti, perchè non sarete con noi a Genova nei giorni del G8?». Inizia così la lettera aperta ai segretari di Cgil, Cisl e Uil del presidente nazionale dell'Arci Tom Benetollo, che chiede ai sindacati di «dare un segnale forte al Genoa Social Forum, di intervenire per affermare il diritto a manifestare». «Il vostro silenzio (delle confederazioni che dirigete) ci sta pesando - dice Benetollo - sta pesando su chi, come noi, ha sempre considerato i sindacati come degli alleati. Riteniamo di aver dato prova, in tante vertenze, sia sul territorio sia nazionalmente, di concreta solidarietà. E, insieme, abbiamo lavorato su questioni cruciali, dall'immigrazione alla solidarietà internazionale. Voglio anche ricordare che l'Arci si è fortemente impegnata nella battaglia sui referendum sui diritti dei lavoratori».

 

 

il traffico
I taxi allontanati dalla zona rossa

ANCHE i tassisti e i loro posteggi subiranno un radicale stravolgimento durante il G8. Nella zona rossa viaggeranno soltanto i busnavetta. Tutte le postazioni dei taxi saranno spostate e ieri si sono fatte sentire le proteste. «Chiediamo garanzie di sicurezza per noi, per le nostre auto, ma anche per i clienti», sentenzia Valerio Giacopinelli. Il presidente provinciale della Cna e anche vice presidente nazionale, ieri ha avuto un incontro in Comune con i funzionari dell'assessorato al Traffico e ha saputo quali saranno i nuovi posteggi a ridosso della zona rossa: in via Interiano, in piazza Darsena, in piazza della Nunziata, in piazza Cavour e in via Sofia Lomellini. Nella mattinata di oggi i tassisti saranno sentiti dalla Commissione consiliare, dall'assessore Arcangelo Merella e dal comandante dei vigili urbani Nicolò Bozzo.

 

 

Anche l'Arcigay entra nel movimento "All'Onu la gestione dei fondi anti Aids" adesioni e paure
Il procuratore di Chiavari rassicura "Nel Tigullio non ci saranno problemi"

Smorza i toni degli ultimi giorni il procuratore capo di Chiavari Luigi Carli. «Il Tigullio - dice - non ha nulla da temere per il G8 di Genova». Il concetto è stato ribadito questa mattina nel corso di un vertice a Palazzo di Giustizia con i rappresentanti della Polizia Giudiziaria e delle forze dell'ordine. «E' vero - spiega - abbiamo affrontato anche il problema relativo al summit genovese oggi, alla luce di certe dichiarazioni rilasciate alla stampa nei giorni scorsi. Non credo che ci si debba preoccupare eccessivamente». «E' illogico pensare ha proseguito Carli che diecimila contestatori scelgano la riviera come base per le loro manifestazioni, dal momento che il vertice si svolgerà a quaranta chilometri di distanza. Tutt'al più dovremo fare i conti con una sparuta frangia che vorrà unire la possibile partecipazione alle contestazioni con una vacanza in riviera. Ma si tratterà di episodi limitati che non dovrebbero degenerare più di tanto».

L'Arcigay nazionale ha deciso di aderire al Genoa social forum, «di cui condivide gli obiettivi generali sulla difesa dell'ambiente, la cooperazione internazionale, la valorizzazione dei diritti di cittadinanza, lo sviluppo della convivenza multiculturale e multietnica, la pace e la giustizia sociale». Ma nell'impegno collettivo per la globalizzazione dei diritti umani e civili - spiega una nota - l'Arcigay pone all'attenzione due punti programmatici «fondamentali»: l'incremento della lotta contro la violazione dei diritti umani di gay, lesbiche e transessuali e l'assunzione di un ruolo centrale da parte dell'Onu sul tema della lotta all'Aids.
«Chiediamo al governo italiano di appoggiare la richiesta del segretario generale dell'Onu Kofi Annan afferma la nota - affinchè sia l'Onu e non il G8 a gestire il Fondo mondiale contro l'Aids e che il Fondo sia sufficiente ad affrontare il dramma dei 36 milioni di malati di Aids del pianeta, 25 dei quali in Africa».