Martedi 26 giugno
Seattle prende posto
Per la prima volta si
parla di luoghi da destinare ai manifestanti. E Ruggiero propone al Gsf di
preparare un documento comune
AUGUSTO BOSCHI - GENOVA
Trattative, dialogo, aperture. Sembrano queste le parole d'ordine
del governo nell'affrontare i problemi sollevati dalla massiccia contestazione
che avverrà a Genova in occasione del vertice dei G8. Dopo i mesi di inerzia,
insomma, ecco i giorni dei colloqui e delle proposte dell'ultimo momento. A partire
da quella del ministro degli esteri Renato Ruggiero, che propone al
"popolo di Seattle" un documento comune da presentare al vertice di
Genova. E che rilancerà nell'incontro con il Gsf del 13 luglio l'idea di
organizzare un "dialogo democratico" con il premio Nobel per la pace
Nelson Mandela e l'alto commissario dell'Onu per i diritti umani Mary Robinson.
Detto per inciso, l'idea di coinvolgere i premi Nobel nella discussione sulla
globalizzazione non è nuova: il 28 giugno, a Genova, si aprirà un convegno
proprio su questo tema a cui parteciperanno, tra gli altri, Michail Gorbaciov e
Jeremy Rifkin. Per organizzarlo ci sono voluti mesi.
Intanto si tratta e si discute. Gianni De Gennaro, il capo della polizia, viene
incaricato dal ministro degli interni di fare un giro di incontri con Gsf,
prefetto, questore e vertici degli enti locali. De Gennaro viene a Genova solo
per tastare il polso e rendersi conto delle richieste degli anti-G8: non può
prendere decisioni se non per quello che riguarda il suo orticello, cioè
l'ordine pubblico. Non stupisce che Vittorio Agnoletto, ex presidente della Lila
e delegato alla trattativa insieme ad altri 14 esponenti del Gsf, decida
di interrompere il colloquio di fronte a una controparte che non può dare
nessuna risposta alle richieste di abolizione della "zona gialla" e
di garanzia delle libertà di movimento e di manifestazione. Una cosa, però,
risulta chiara: 200 mila persone non possono essere lasciate in giro per la
città senza un minimo di accoglienza. Era la richiesta più pressante del Gsf
che, seppure senza indicazioni precise, ottiene una prima risposta dopo
l'incontro in prefettura con sindaco e presidenti di provincia e regione. Le
aree per l'accoglienza sono quelle del levante cittadino: cartina alla mano,
gli unici luoghi che possono ospitare i manifestanti sono lo stadio Carlini,
nel quartiere di Borgoratti, l'ex ospedale psichiatrico di Quarto e il campo
sportivo di villa Gentile a Sturla. Insufficienti per ospitare tutti, ma
comunque già un passo avanti rispetto alle risposte elusive finora date.
Qualche piccolo segnale, dunque, c'è e lo conferma indirettamente il presidente
della regione Liguria Sandro Biasotti quando parla dei compiti che in questo
nuovo scenario dovrà affrontare la regione, primo fra tutti quello
dell'assistenza sanitaria: "Fino ad ora avevamo preso in considerazione
solo le delegazioni ufficiali, ora lavoriamo per dare assistenza anche ai
manifestanti". Già, perché gli anti-G8 sono stati considerati fino ad ora
solo come un problema di ordine pubblico. Un grande problema, tale da
sospendere i servizi vitali per ogni città con disagi enormi per i comuni
cittadini. E anche su questo adesso si discute: "La decisione di chiudere
le ferrovie da Nervi a Voltri è troppo penalizzante per i cittadini",
continua Biasotti, "studieremo con le Fs il modo di garantire un minimo di
servizio".
Quella del capo della polizia con gli amministratori locali non è stata l'unica
riunione della giornata di ieri. I rappresentanti delle molte anime del Gsf
si sono chiusi in assemblea per tutta la giornata. Tra loro anche la
parlamentare verde Grazia Francescato, ma solo in qualità di osservatrice:
"Secondo la mia esperienza le zone rosse non servono a niente. I
manifestanti sono sempre riusciti a penetrarle. Fosse per me non ci dovrebbero
essere né zone gialle né zone rosse", dice la Francescato, che ribadisce
il suo sostegno alle richieste degli anti-G8 per una riforma del Fondo
monetario internazionale e della Banca mondiale, per diminuire il divario tra
paesi ricchi e paesi poveri.
Attac, la presa del potere narrativo
Petrella conclude
l'assemblea: futuro intollerabile, se in tre miliardi non avranno acqua
GUGLIELMO RAGOZZINO -
INVIATO A BOLOGNA
Un applauso
interminabile ha salutato il breve intervento tutto politico, misurato,
perfetto di Moni Ovadia che prometteva anche di aiutare il movimento Attac
appoggiandolo un po' con i suoi spettacoli teatrali. L'applauso non era però
solo ringraziamento per le eleganti parole, ma piuttosto una forma di
risarcimento per una piccola contestazione di una persona che aveva ottenuto
solo di parlare per pochi minuti e aveva da dire di più. E protestava per
questo. Un caso classico, in un movimento nascente che deve ancora trovare le
sue regole, non ha dirigenti sovraesposti, non si è inventato ritmo e modi di
essere. Solo che la persona, Davide Colantoni, insisteva, perché, per una
volta, aveva davvero una cosa da dire, anzi due. La prima era un richiamo alla
democrazia interna, nell'assemblea e nel futuro movimento: perché io no e tu
sì; un problema che ogni movimento nascente si trova davanti e non risolve.
La seconda era una sua idea del golpe contro la sovranità del popolo che
verrebbe tentato a Genova, scagliando quelle forze di polizia che il popolo
sovrano lo dovrebbero difendere, per impedire al popolo sovrano di discutere e
di decidere. E in una lettera aperta al capo dello stato, zeppa di Montesquieu
e di Annah Arendt, questi problemi (che mi sono stati raccontati nel lungo
treno di ritorno), saranno ripetuti. Se la lettera partirà, se Ciampi avrà modo
di leggerla, senza censure, sarà con noi a Genova, ma dalla nostra parte, non
al pranzo di gala.
Tutto questo discorso illustra un punto. La forza intellettuale di Attac
Italia, i saperi che possiede e può moltiplicare dando la parola a molte
persone - saperi politici, giuridici, tecnici, memoria storica, capacità
evocativa, genialità di artista - sono davvero straordinari. La pratica
dell'autoistruzione, dell'imparare dal basso, facendo, disegnata dai compagni
francesi, qui può già diventare un fatto. E' notevole la volontà di imparare, a
partire da quell'assurdo %, simbolo del mercato e controsimbolo di chi
cerca di disconnetterlo.
Parlando da sopra la sua cravatta, l'unica dell'assemblea, e di cui era
orgogliosissimo, Riccardo Petrella ha tirato le conclusioni: "C'è
allegria, nell'aria: dipende da una voglia fantastica di cambiare il
mondo". Una volta si diceva: io c'ero nel 68; ora si dice: io c'ero a
Porto Alegre. Se ci criminalizzano è perché anche loro sanno che c'è qualcosa
di nuovo nell'aria. Sanno che è cambiata la "narrazione" del mondo.
Dopo la loro vittoria, ai padroni del mondo è riuscito di impadronirsi
dell'esclusività narrativa: primato dell'individualismo, primato dell'individuo
nell'impresa, primato dell'impresa nel mercato, primato del capitale su tutto.
Non è solo postfordismo, è il "verbo", un vero e proprio
"totalitarismo narrativo".
Glielo abbiamo fatto a pezzi. La loro narrazione si è dimostrata una favola
ridicola. Il sistema non è sostenibile; non c'è futuro per noi, per tutti gli
umani. L'intollerabilità del futuro è quella che si legge in quel %. E'
intollerabile "che noi qui siamo allegri, ma ci sono due miliardi di
persone che vivono (per così dire) con meno di 2 dollari al giorno. Pensate
quanto grande è questa cifra: si mettono vicine 42 milioni di assemblee come
questa per fare tante persone". E' questo il futuro? E' tollerabile che
tante persone, 1,4 miliardi, non tocchino l'acqua pulita? "Possiamo
evitare che tra vent'anni non siano 3,5 miliardi". Però bisogna darsi da
fare, prendere ancora di più il controllo della narrazione.
Tra venti anni saremo otto miliardi nel mondo. Dobbiamo fare in modo che tra
vent'anni nessuno sia impedito di avere acqua pulita, alimenti, salute,
educazione. Oppure vogliamo rinunciare alla narrazione, accontentarci dei media
abituali e tentare di mantenere lo stesso mondo di adesso? Tra l'altro voi
sapete, noi sappiamo che il 65% di quegli otto miliardi è già nato.
"Sappiamo il colore dei loro occhi".
E Petrella conclude lanciando una proposta: Attac Italia, in
preparazione di Rio+10, la riunione delle ong (45mila) che si terrà a
Johannesburg nel 2003, può inventare una tre giorni di "Università del
bene comune". Può servire anche questo, per i venti anni che ci rimangono.
Nessuno si senta tagliato fuori, tutti possono fare e dire la loro: le città, i
sindacati (a questi, anzi "bisogna ridargli la voglia di vivere").
Verso Genova
STOP A FORZA
NUOVA
La questura
di Genova ha vietato la manifestazione di Forza nuova prevista per il 30
giugno, anniversario dei moti che portarono alla caduta del governo Tambroni,
nel '60, il primo con dentro i post-fascisti dell'Msi. Il provvedimento contro
la manifestazione neofascista è stato giustificato con motivi di ordine
pubblico, visto che i camalli avevano minacciato di tornare in piazza. Come
allora, con le magliette a strisce e la scritta "Inflessibili".
FILM
COLLETTIVO SU GENOVA
Trenta
registi italiani - tra questi Gillo Pontecorvo, Gabriele Salvatores, Ettore
Scola, Carlo Lizzani, Luigi Magni, Daniele Segre, Ricki Tognazzi e Guido Chiesa
- gireranno un film collettivo sulle manifestazioni anti-G8 di Genova, a
luglio. A coordinare il lavoro (prodotto da Mauro Berardi), insieme al Genoa
social forum, sarà il regista Francesco Maselli.
FRATTINI
L'INQUISITORE
Un'indagine
sulle fughe di notizie relative ai rapporti dei servizi segreti sul G8. La
chiede il ministro della Funzione pubblica Franco Frattini, secondo il quale le
indiscrezioni trapelate potrebbero essere alimentate dalla bagarre per le nuove
nomime. In parole povere, qualcuno remerebbe contro per delegittimare gli
attuali vertici del Sisde. A suon di sangue infetto e presunti sequestri di
poliziotti.
LETTERA AI
SINDACATI
"Cari
amici Cofferati, Pezzotta e Angeletti, perché non sarete con noi a Genova nei
giorni del G8?" L'invito-provocazione è opera di Tom Benetollo, presidente
nazionale dell'Arci, secondo cui "il vostro (di Cgil, Cisl e Uil, ndr)
silenzio sulle iniziative dei movimenti a Genova ci sta pesando".
NO GLOBAL, NO
GAS
Un bando di
gara per l'acquisto di duemila maschere antigas, per i mille
"garibaldini" che arriveranno a Genova a bordo della nave
"Odissea" (che dovrebbe congiungersi con le tre caravelle in arrivo
dal Sudamerica) ma anche per altri mille attivisti che partiranno per Genova
via terra. A lanciarlo è la rete campana No global, che lancerà anche una
petizione popolare per l'abolizione della "zona gialla".
TUTE BIANCHE
A ROMA
Oggi pomeriggio alle 17,30, alla casa della pace di via Monte di Testaccio, a Roma, assemblea cittadina delle rappresentanze di base (Cub) e delle Tute bianche. Obiettivo: la partecipazione allo sciopero nazionale e al corteo genovese del 20 luglio. Che sarà anche, annunciano, uno sciopero di cittadinanza contro gli Otto potenti della terra.
Il comunicato finale di Attac
Ecco alcuni
stralci dal comunicato finale dell'incontro di Bologna: "La strordinaria
partecipazione alla prima assemblea nazionale di Attac Italia equivale a una
dichiarazione di intenti: nella geografia sociale e politica del nostro paese
c'è, da oggi, una nuova presenza, con una sua personalità e con proposte da
avanzare a tutti gli oppositori del neoliberismo, e all'insieme del nostro
paese. Attac non è un partito, non si presenterà mai alle elezioni, ma da oggi
è convinta di poter contare nella vita italiana, specialmente ora che al
governo vi è la faccia dell'imprenditoria che si è fatta politica.
Attac Italia partecipa pienamente al Genoa Social Forum, sarà alla
manifestazione del 19 luglio dei migranti e alle azioni di disobbedienza civile
del 20 luglio, con una propria iniziativa e rispettando lo stile che il Gsf si
è dato: nessuno colpirà persone, comprese quelle in divisa, nessuno recherà
danni alla città, ma nessuno accetterà alcuna mortificazione dei propri
diritti. Il 21 luglio, giorno della grande manifestazione contro i G8, Attac
Italia parteciperà con i propri colori insieme alle delegazioni di Attac dai
paesi europei, dal Brasile, dall'Argentina, dall'Africa. (...)
Tutti coloro che intendono partecipare alla vita dell'Associazione potranno
farlo già da ora, attraverso le commissioni di lavoro tematiche, nate dai
laboratori di questa assemblea e che saranno formalmente avviate nei prossimi
giorni, e i cui documenti potranno essere consultati e discussi sul nostro sito
Internet (www.attac.it) e sui giornali e media che partecipano alla
costruzione di Attac. Tutti sono invitati a promuovere i gruppi locali il cui
numero, già rilevante, contiamo di raddoppiare per l'inizio dell'autunno,
quando si terrà l'Assemblea costituente".
La repubblica
"Documento congiunto sui temi del G8"
Ruggiero apre, ma
il Genoa Social Forum conferma il no
Dal governo linea morbida col popolo di Seattle: sabato il confronto. Oggi da
Berlusconi Scajola e il ministro degli Esteri
LIANA MILELLA
ROMA - Ufficialmente lo decideranno e la comunicheranno
stamattina, ma ufficiosamente la data è già stata fissata: sabato prossimo,
l'ultimo di giugno, il Global social forum otterrà il tanto agognato «incontro
politico» con il governo. Da una parte ci saranno i rappresentanti delle ormai
700 associazioni che fanno parte del Gsf e, dall'altra, il ministro
dell'Interno Claudio Scajola. Stamattina, per pianificare la "strategia
della distensione" in vista del vertice internazionale di Genova ,
s'incontreranno a palazzo Chigi il premier Silvio Berlusconi, il ministero
degli Esteri Renato Ruggero e ovviamente Scajola. Che ieri sera, dalle 20,30 in
poi, si è chiuso nella sua stanza al primo piano del Viminale con il capo della
polizia Gianni De Gennaro, reduce da Genova. Un faccia a faccia che è durato a
lungo e che dovrebbe aver fornito a Scajola le "carte" utili e le
valutazioni tecniche necessarie per la riunione di oggi.
La "strategia della distensione", pensata sin dall'insediamento del
governo Berlusconi per evitare che il G8 di Genova si trasformi in un campo di
battaglia, è fatta di molte mosse da giocare su una scacchiera difficile, in
cui - come ha dimostrato l'incontro genovese tra De Gennaro e il Gsf - ci sono
anche ispessite diffidenze, pregiudizi, principi da difendere da entrambe le
parti. Ma ieri è stato il titolare della Farnesina a usare un linguaggio
inequivoco e che rivela una forte voglia di «pacificazione». Ha dichiarato il
ministro durante una visita in Lussemburgo: «Saremo pazienti fino al limite
estremo». Una battuta che, pronunciata dall'ex direttore generale del Wto,
suona come un segnale politico di notevole rilievo.
Ai contestatori che scenderanno in piazza al grido di "Berlusconi come
Tambroni" (il capo del governo contestato negli anni Sessanta proprio a
Genova) , il Cavaliere risponde con un'offerta di pace o quantomeno di non
guerra per tutti coloro che vorranno manifestare pacificamente. E infatti il
ministro Ruggero non si è limitato a quella battuta, ma è andato molto al di
là. Ha proposto due cose che potrebbero piacere al movimento antagonista.
Innanzitutto l'istituzione di un apposito fondo, su cui ottenere il via durante
il G8, per far abbassare i prezzi delle medicine antiAids; quindi un documento
comune Gsfgoverno da sottoporre ai Paesi del G8. In più, Ruggero insiste sulla
questione che i temi discusi a Genova non sarebbero "contro" il
movimento. E guarda alle riunione del 13 luglio dei ministri InterniGiustizia
della Ue come a un'occasione per insistere sul dialogo, proponendo che si
vedano anche quelli degli Esteri. .
Ma il Gsf rifiuta il dialogo "politico" e pone una precisa
condizione: abolire la zona gialla, cioè l'area a ridosso di quella rossa
supervietata. Dopo una lunga riunione in cui sono state valutate le
dichiarazioni del ministro degli Esteri, il Gsf ha insistito soprattutto sulla
necessità di tenere l'incontro al più presto. Ma alcuni esponenti - per esempio
Peppe De Cristofaro dei Giovani comunisti - ha replicato: «Non ci interessa parlare
di politica con Ruggero. Con il governo vogliamo discutere gli spazi
democratici da ottenere Genova». E i portavoce della rete Lilliput bollano come
«strumentali» aperture che arrivano a meno di un mese dal G8. Ufficialmente, il
Gsf pone a Berlusconi tre condizioni: libertà di manifestare, libertà di
circolare, libertà di essere accolti a Genova. «Significa che noi vogliamo
frontiere e stazioni aperte, treni garantiti, strutture per i manifestanti in
una logica lontana dalla ghettizzazione».
Ha buon dire il governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio insistendo sulla
necessità di un maggiore dialogo, perché «è nel dialogo, negli incontri per la
ricerca di soluzioni adeguate ai singoli problemi la chiave per affrontare i
rischi connessi con la globalizzazione». Dall'altra parte c'è un movimento che
chiede libertà piena per manifestare tutto il dissenso contro i grandi della
terra. In una parola, chiede piena e ampia libertà di movimento. Ma tutto
questo, come ha spiegato a "Repubblica" il vicecapo della polizia
Ansoino Andreassi, si scontra con la presenza dei "black block",
l'ala dura della galassia antagonista che, secondo la polizia, il Gsf potrebbe
contribuire a isolare. Ma anche su questo la replica è stata un secco no: «Non
potete chiederci di fare un lavoro che non spetta a noi».
"Il
summit di Genova va annullato
ma non ci trattino da terroristi"
Luca Casarini,
leader dei Centri sociali del NordEst: la Ps vuol trasformare noi in scudi
umani
WANDA VALLI
Genova - Luca Casarini, portavoce dei centri sociali del
Nord Est, è uno dei protagonisti, nel popolo anti G8. Ieri era a Genova, per
valutare l'incontro con il capo della polizia Gianni De Gennaro e per spiegare
ancora le intenzioni dei contestatori: «No al G8, due volte no in uno stato di
assedio, dateci prove concrete che si vuole dialogo e confronto». Casarini si
difende dall' accusa di essere uno dei sobillatori della violenza, uno di
quelli che insegnerebbero agli altri come trasformare poliziotti isolati in
scudi umani, secondo un rapporto del Sisde. E diffonde un documento nel quale
si invitano gli uomini della polizia alla rivolta militare non violenta.
Casarini, lei si è sotto sorveglianza speciale. Dicono che sia tra i più
pericolosi. Come replica?
«Si è parlato di terrorismo e hanno nominato me e bin Laden. Ma vi sembra
possibile? Se fossi davvero un terrorista, e quindi una persona pericolosa, mi
avrebbero già arrestato. Invece sono un libero cittadino, mi muovo e mi sposto
dove voglio. E allora mi viene un dubbio. Non vorrei diventare io un obiettivo
di persone che non so. O forse è una mossa politica perché non tutti, nella
polizia, la pensano alla stesso modo sul come affrontarci».
Per questo invitate in un documento alla obiezione militare? Come vi è venuto
in mente che un agente di polizia possa non rispettare gli ordini?
«A noi risulta che c'è qualcuno che sta già disobbedendo alla decisione di
trasformare noi, noi manifestanti in scudi umani. Ci risulta che nel Nord Est
in una grande caserma della polizia di Stato ci siano discussioni a livello di
truppa, c'è gente che li agita troppo e molti non sono d'accordo sui metodi».
Ma a Goteborg hanno cominciato i manifestanti, a picchiare.
«Non certo le tute bianche, gente come noi. E poi a sparare è stata la polizia.
La nostra preoccupazione è che la radicalizzazione dello scontro passi sopra le
nostre teste».
Voi che cosa volete, di preciso?
«Se ci fossero le farfalle dentro la sfera di Renzo Piano all'Expò vorremmo
liberarle e questo sarebbe per noi lo scopo più grande, perché siamo un po'
matti e un po' sognatori».
Tornando al concreto?
«Vogliamo l'annullamento del G8 perché non è legittimato e perché queste
condizioni di assedio militare sono la sintesi di che cos'è il G8 per l'intero
pianeta. Potrebbero annullarlo dicendo: noi non vogliamo nessuna guerra, ma non
lo fanno».
Accettate il dialogo con il Governo?
«Il Governo non può dire: "Parliamo, ma intanto chiudiamo le frontiere,
applichiamo l'assedio, mandiamo uomini armati". È un paradosso. Allora se
avessimo un sì alle tre richieste che abbiamo posto, quello sarebbe un segnale
politico, la precondizione per poter cominciare a discutere».
Rivediamole, le vostre tre condizioni.
«Apertura delle frontiere, nessun blocco dei treni, perché la gente, non può e
non deve essere terrorizzata. E poi l'accoglienza garantita. E' successo per
gli alpini, perché non dovrebbe ripetersi in una città come Genova?»
De
Gennaro vede gli enti locali
"Zona Levante ai contestatori"
il vertice
GENOVA - Gianni De Gennaro, il capo della Polizia, lascia Genova, dopo un sopralluogo in elicottero sulla città e sulle zone in cui è stata divisa per il G8, e un incontro con i rappresentanti delle istituzioni: presidente della Regione, Sindaco e la Presidente della Provincia, ospite il prefetto Antonio di Giovine. Non chiude gli spazi alla richiesta del Sindaco, Beppe Perìcu, di rivedere la decisione di bloccare le stazioni, ribadisce che l'incontro con il Genoa Social Forum non è andato male, ma sceglie la linea del silenzio ufficiale. Non una sola parola, dopo l'incontro in Prefettura, e prima di andare in Questura per un saluto ai quadri della polizia. Le voci sono ufficiose, con due conferme: la Regione avrà il compito di provvedere, dal punto di vista sanitario, anche all'assistenza del popolo del manifestanti, che, salvo ripensamenti, dovrebbe essere alloggiato a Quarto, a levante della città. Intanto, mentre Gianni De Gennaro chiude il suo giro di incontri, a villa Rosazza, dall'altra parte di Genova, il summit internazionale del popolo antiglobalizzazione si riunisce in assemblea plenaria. Delusi dall'incontro con il capo della polizia: «È un tecnico, che poteva fare?», dicono, adesso devono decidere se presentarsi o meno all'incontro politico con il ministro dell'Interno, Claudio Scajola e degli Esteri, Renato Ruggiero, in programma a giorni. Si scontrano linee diverse, l'assemblea dura fino a sera, la decisione finale è rinviata a oggi. Ma la linea del non rifiuto al dialogo sembra essere quella vincente.
La repubblica (cronaca di Genova)
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La Questura vieta il corteo di Forza Nuova E' polemica per lo spazio
'lasciato' a Biasotti: Tirreno Bianchi critica l'assenza della sinistra |
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Stop a Forza Nuova. La
questura vieta al movimento neofascista di manifestare in piazza De Ferrari
nella data storica del 30 giugno, quella dei moti che portarono alla caduta
del governo Tambroni e al suo progetto di far entrare nell'esecutivo il Msi. |
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Niente blocco totale, ma pochi treni potranno attraversare tutta la
città verso il g8 |
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La buona novella è
ufficiosa: le stazioni ferroviarie di Genova non saranno chiuse del tutto nei
giorni del G8. Ne hanno discusso ieri mattina, in Prefettura, il capo della
polizia, Gianni De Gennaro insieme con il Sindaco, il presidente della
Regione e la presidente della Provincia. Nulla di definitivo ma, di fronte
alle richieste delle realtà di governo genovesi, sembra che il prefetto De
Gennaro abbia spiegato che la proposta di chiusura della due principali
stazioni ferroviarie e, a catena, di quelle più piccole, sia partita dalle
Ferrovie, mentre il decreto del Prefetto di Genova istituisce solo la
divisione della città in zona rossa (il cuore del summit) e gialla (quella
limitrofa), senza nessun accenno alle stazioni. Che potranno rimanere aperte,
ma non funzionare a pieno regime, soprattutto Principe dove passerebbero
pochissimi convogli, forse addirittura uno solo al giorno. Nelle altre, da
Brignole a Quarto a Nervi, treni ridotti a orari precisi. Intanto mentre il
Presidente della Regione conferma che dovrà incontrare ancora il capo della
Polizia per mettere a punto l'assistenza sanitaria estesa al popolo dei
manifestanti, il dibattito prosegue in consiglio comunale e a Villa Rosazza,
a Di Negro, dove si sono riuniti tutti i gruppi italiani del Genoa Social
Forum. C'è assemblea generale, a partire dalle 12, per commentare i
«deludenti risultati» del vertice di domenica sempre con De Gennaro e
decidere se andare o meno al colloquio con i rappresentanti del Governo, i
ministri dell'Interno, Claudio Scajola, e degli Esteri, Renato Ruggiero. Una
discussione che vede diverse anime contrapposte. Chi lo giudica una perdite
di tempo, chi un altro buco nell'acqua, chi, invece, non vuole rinunciare per
non sentirsi poi rinfacciare di non aver voluto tentare tutte le strade del
confronto. Gli anti globalizzazione chiedono apertura delle frontiere e
sblocco delle stazioni, accoglienza sicura, no a una città militarizzata. Non
hanno avuto finora risposte ufficiali neppure sulla loro tre giorni di
manifestazione: il 19 luglio con gli immigrati, il 20 nelle piazze tematiche,
da Brignole a Boccadasse, per parlare con la gente, il 21 il corteo che da
Quarto dovrebbe raggiungere Marassi. E proprio a Quarto nelle strutture ex
Ipab e nel vicino ospedale psichiatrico, si pensa di sistemare un buon numero
di loro, mentre altri pianteranno tede nella zona del Lagaccio. Durante la
discussione, emerge una proposta. La lancia Vittorio Agnoletto, portavoce
della rete di associazioni. La premessa è «il rispetto del diritto
costituzionale di poter manifestare» la conseguenza è questa: «visto che il
governo lancia annunci che poi non mantiene, i responsabili dei gruppi
parlamentari, così come quello della Camera, ci invitano a un tavolo di
confronto e è quello che preferiamo» perché, conclude il portavoce: «dei temi
della globalizzazione è giusto dibattere sul terreno parlamentare con un
tavolo che non si concluda con il G8 ma prosegua i suoi lavori». La decisione
finale sull'incontro con i ministri Scajola e Ruggiero è stata aggiornata a
questa mattina, ma linea prevalente sembrava, alla fine, quella di non
chiudere nessuno spazio. |
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"Ci siamo battuti per averlo" |
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Verso l'appuntamento del
G8 bisogna avere un «atteggiamento serio e di dialogo, a partire da un
autonomo punto di vista» un atteggiamento che comunque sia «coerente» con
quella che è stata la politica del centrosinistra. Dalla tribuna del Centro
Congressi Frentani, Massimo D'Alema, parlando dell'appuntamento di genova,
ricorda che «noi ci siamo battuti per esserci a quel vertice», e il fatto di
aver perso le elezioni - sottolinea il presidente dei Ds - «non può
collocarci tra i contestatori». Secondo D'Alema, c'è la necessità di «non
regredire rispetto alla visione della globalizzazione e del governo della
globalizzazione cui abbiamo lavorato in questi anni». |
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"Venite in piazza insieme a noi" |
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«Cari amici Cofferati,
Pezzotta e Angeletti, perchè non sarete con noi a Genova nei giorni del G8?».
Inizia così la lettera aperta ai segretari di Cgil, Cisl e Uil del presidente
nazionale dell'Arci Tom Benetollo, che chiede ai sindacati di «dare un
segnale forte al Genoa Social Forum, di intervenire per affermare il diritto
a manifestare». «Il vostro silenzio (delle confederazioni che dirigete) ci
sta pesando - dice Benetollo - sta pesando su chi, come noi, ha sempre
considerato i sindacati come degli alleati. Riteniamo di aver dato prova, in
tante vertenze, sia sul territorio sia nazionalmente, di concreta
solidarietà. E, insieme, abbiamo lavorato su questioni cruciali,
dall'immigrazione alla solidarietà internazionale. Voglio anche ricordare che
l'Arci si è fortemente impegnata nella battaglia sui referendum sui diritti dei
lavoratori». |
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il traffico |
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ANCHE i tassisti e i loro
posteggi subiranno un radicale stravolgimento durante il G8. Nella zona rossa
viaggeranno soltanto i busnavetta. Tutte le postazioni dei taxi saranno
spostate e ieri si sono fatte sentire le proteste. «Chiediamo garanzie di
sicurezza per noi, per le nostre auto, ma anche per i clienti», sentenzia
Valerio Giacopinelli. Il presidente provinciale della Cna e anche vice
presidente nazionale, ieri ha avuto un incontro in Comune con i funzionari
dell'assessorato al Traffico e ha saputo quali saranno i nuovi posteggi a
ridosso della zona rossa: in via Interiano, in piazza Darsena, in piazza
della Nunziata, in piazza Cavour e in via Sofia Lomellini. Nella mattinata di
oggi i tassisti saranno sentiti dalla Commissione consiliare, dall'assessore
Arcangelo Merella e dal comandante dei vigili urbani Nicolò Bozzo. |
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Anche l'Arcigay entra nel movimento "All'Onu la gestione dei
fondi anti Aids" adesioni e paure |
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Smorza i toni degli ultimi
giorni il procuratore capo di Chiavari Luigi Carli. «Il Tigullio - dice - non
ha nulla da temere per il G8 di Genova». Il concetto è stato ribadito questa
mattina nel corso di un vertice a Palazzo di Giustizia con i rappresentanti
della Polizia Giudiziaria e delle forze dell'ordine. «E' vero - spiega -
abbiamo affrontato anche il problema relativo al summit genovese oggi, alla
luce di certe dichiarazioni rilasciate alla stampa nei giorni scorsi. Non
credo che ci si debba preoccupare eccessivamente». «E' illogico pensare ha
proseguito Carli che diecimila contestatori scelgano la riviera come base per
le loro manifestazioni, dal momento che il vertice si svolgerà a quaranta
chilometri di distanza. Tutt'al più dovremo fare i conti con una sparuta
frangia che vorrà unire la possibile partecipazione alle contestazioni con
una vacanza in riviera. Ma si tratterà di episodi limitati che non dovrebbero
degenerare più di tanto». |