Mercoledi 27 giugno
G8, dialogo a Palazzo Chigi
Ma Scajola
avverte: "Linea dura con i violenti"
Vertice tra Berlusconi, i ministri di Interno e Esteri e De Gennaro. Domani
l'incontro con i "no global"
LIANA MILELLA
ROMA - L'ordine di Silvio Berlusconi è stato perentorio: a
Genova, per il G8, è necessario fare tutto il possibile per evitare le liti,
gli scontri, le vetrine sfasciate. In una parola: il caos e la brutta figura
nazionale e internazionale. Per questo, il Cavaliere s'impegna in prima persona
e, tra venerdì e sabato, andrà a Genova per fare un sopralluogo. Domani, in
avanscoperta, i suoi ministri degli Esteri Renato Ruggiero e dell'Interno
Claudio Scajola incontreranno i rappresentanti del Genoa social forum. Non sarà
una «trattativa», mette le mani avanti il titolare del Viminale, ma solo un
«confronto». Ma è evidentissimo che, dopo 90 minuti di briefing a palazzo Chigi
con il capo della polizia Gianni De Gennaro e il segretario generale della
Farnesina Umberto Vattani, la parola d'ordine è, comunque, andare a
"vedere" cosa si può ottenere dal movimento antagonista.
Il premier Berlusconi, il suo ministro dell'Interno, le sue forze di polizia
hanno uno spauracchio, una mina che - a oggi - non sanno ancora come
disinnescare. Quella minaccia si chiama "violenza". È il grumo oscuro
della galassia di Seattle che, a ogni appuntamento internazionale, riesce a
provocare disordini. Ieri mattina il presidente del Consiglio non si è voluto
soffermare sui dettagli tecnici, ma ha proposto una strategia che, nelle
dichiarazioni ufficiali di Scajola e Ruggiero, si è tradotta in un paio di
slogan. Il primo: massima apertura alle manifestazioni pacifiche. Il secondo:
chiusura netta a qualsiasi forma di violenza. Già: ma - si sono interrogati il
Cavaliere, i suoi sottosegretari Gianni Letta e Paolo Bonaiuti, i due ministri,
De Gennaro e Vattani - come si fa a isolare chi vuole a tutti i costi la
violenza? A questo dovrebbe servire l'incontro di domani tra Scajola, Ruggero e
il Gsf. In cambio di un'apertura alle richieste di Agnoletto e compagni (una
limatura alla zona gialla, accesso più facile alla città), i rappresentanti
ufficiali di 700 organizzazioni dovrebbero fornire un contributo essenziale per
isolare la componente oltranzista.
Ecco, allora, Scajola che dice, vestendo per la prima volta i panni del
"ministro delle polizie" a palazzo Chigi: «Daremo istruzioni perché a
Genova ci sia una forte visibilità del dissenso, ma faremo rispettare la legge
e l'ordine pubblico». E aggiunge in modo esplicito: «Fin da ora diciamo no alla
violenza». Il Viminale punta su tre garanzie: «La massima serenità per lavori
del vertice, la sicurezza dei genovesi, manifestazioni di dissenso pacifiche».
Scajola non si risparmia una frecciata al precedente governo: «Nelle date e
nella scelta della città, questo G8 non l'abbiamo deciso noi. Anche se il tempo
è ridotto, adesso faremo del nostro meglio».
Il ruolo del mediatore ad oltranza lo veste Ruggiero che, ormai da due giorni,
va ripetendo: «Tratteremo fino al massimo possibile». Anche lui sa bene che il
Gsf chiede di abolire la zona gialle e vorrebbe forze di polizia disarmate, ma
l'ex direttore del Wto preferisce alzare il tono del confronto: «Parliamo dei
grandi problemi del mondo e avviamo un dialogo comune su come risolverli, senza
dimenticare che i governi del G8 sono stati democraticamente eletti». E quindi
i manifestanti «non possono dire di essere rappresentativi, mentre i governi
non lo sarebbero». Naturalmente, anche per Ruggero non ci dovrà essere alcuno
spazio per i violenti, per i «turisti del disordine», secondo la definizione
che ieri ne ha dato il ministro dell'Interno tedesco Otto Schily, il quale da
Berlino chiede «misure dure ed efficaci».
Che possibilità di riuscita ha tutto questo? Solo l'esito dell'incontro di
domani potrà fornire una risposta, ma intanto il vicepresidente del Consiglio
Gianfranco Fini è ottimista: «Solo chi vuole approfittare delle manifestazioni
può contestare l'atteggiamento assunto dal governo». Al premier, invece, la direzione
dei Ds, come aveva già fatto Massimo D'Alema, chiede di gestire «con il massimo
equilibrio e la massima correttezza» il rapporto con le centinaia di persone
laiche e religiose che si raggruppano nel Gsf. La scommessa è fatta. Vedremo
domani se i leader del movimento accettereranno la mediazione sulla zona
gialla: sì a percorsi che la lambiscono nei punti non strategici, ma in cambio
di una mano di aiuto a tener lontano gli sfasciavetrine.
"Ecco
le nostre condizioni:
città aperta, polizia disarmata "
Il Genoa Social
Forum: "Abbiamo diritto a manifestare"
Il leader antiglobalizzazione Vittorio Agnoletto chiede la cancellazione della
"zona gialla"
CINZIA SASSO
MILANO - Alla mano tesa del governo il Genoa Social Forum
risponde con un'apertura condizionata: «In qualità di portavoce di oltre 750
organizzazioni italiane e straniere spiega Vittorio Agnoletto dico innanzitutto
meglio tardi che mai. Questo incontro è importante anche se arriva molto tardi
e nei prossimi giorni ci sarà tanto da fare. Giovedì ci presenteremo con una
delegazione molto più ristretta, anche perché nel frattempo siamo molto più
uniti. Ribadiamo che è un tavolo di confronto, non di trattativa. Perché una
cosa deve essere chiara: non possiamo trattare su diritti costituzionalmente
garantiti».
Ora, le parole usate da questo medico milanese, presidente della Lega italiana
per la lotta all'Aids, globetrotter degli incontri contro la globalizzazione,
sono simili a quelle usate dal governo. Ma Agnoletto non si ferma alle parole e
chiede che le aperture dei ministri Scajola e Ruggiero si traducano subito in
qualcosa di concreto.
Nei fatti, dunque, la distanza rimane grande. Anche se il Gsf un passo
importante l'ha fatto: il 20, in ogni zona della città dove si svolgeranno
iniziative del Forum, lo stesso Forum organizzerà anche la sicurezza contro
«qualunque tipo di provocazione». Non si usa la parola «servizio d'ordine», ma
nessuna espressione assomiglia di più a questo impegno. D'altra parte il Gsf,
che giovedì avrà in delegazione anche un rappresentante delle tute bianche,
ribadisce con chiarezza quelle che sono le sue richieste di impegni: che le
frontiere restino aperte; così le stazioni di Brignole e Principe; così i
caselli autostradali. «Il 21 aspettiamo centomila persone dice Agnoletto non si
può pensare a navette». Che la polizia non sia armata: «Chiediamo al governo di
riflettere sui fatti di Goteborg: non vogliamo che nessuno rischi la vita»; che
la zona gialla sia abolita. In ogni caso, annuncia Agnoletto, «noi non la
rispetteremo». E spiega che la richiesta è venuta proprio dalle più pacifiste e
non violente tra le associazioni del Gsf: «Averla inventata dice è come aver
individuato un campo di battaglia; e noi la battaglia non la vogliamo. Le
nostre azioni saranno pacifiche e non violente, ci impegniamo a non portare
alcun danno alla città e invitiamo i genovesi a stare con noi per fare di
Genova una città aperta».
Dunque, si torna a "bomba": «Il ministro Ruggiero ha detto di sperare
in un documento congiunto con noi? «Ci interessa prosegue il portavoce ma
subordiniamo quel confronto al rispetto dei diritti, a partire naturalmente da
quello di manifestare». E poi: «I bluff non ci piacciono: vogliamo un tavolo di
confronto, ma che sia globale e quindi duraturo». E propongono di avviarlo in
sede istituzionale, dunque parlamentare, non governativa. Che le buone
intenzioni del governo debbano essere accompagnate anche da atti concreti e non
tradursi solo in propaganda, Agnoletto lo precisa con forza: «Il ministro dice
di volere un confronto sull'Aids? Benissimo: faccia una cosa che il precedente
governo non ha fatto, schieri l'Italia a fianco del Sudafrica e del Brasile.
Sennò, che diavolo viene a parlare di confronto?».
Giovedì, giorno dell'incontro con i ministri, il Gsf presenterà il programma
completo delle sue iniziative: dibattiti sul diritto alla salute,
all'istruzione, all'acqua sì, anche all'acqua ; si parlerà del protocollo di
Kyoto obiettivo minimo e del perché no alla proprietà dei brevetti
farmaceutici. «Ma a tre settimane dice ancora Agnoletto non sappiamo ancora
dire ai nostri ospiti che arrivano da tutto il mondo dove li invitiamo a
discutere». Sulla cittadella della solidarietà a Marassi, nonostante le
profferte di confronto, la risposta è ancora no. Mentre il Gsf si dice «non
contrario a priori» a una prima accoglienza a Quarto e a Levante. «Qualunque
incidente insiste Agnoletto sarebbe un colpo alle nostre proposte: noi non
vogliamo scontri». Ma se i niet dovessero restare, il Gsf risponderà con le
armi della disobbedienza civile e dunque le persone si attrezzeranno di
conseguenza: «Cercheremo di fare il possibile perché le botte che si rischierà
di prendere non lascino troppi segni». All'orizzonte, intanto, il popolo di
Seattle (ma Agnoletto suggerisce: «Chiamateci popolo di Porto Alegre, noi siamo
propositivi») vede Porto Alegre 2, dal 31 gennaio al 5 febbraio. E
beffardamente applaude al prossimo vertice dell'Organizzazione mondiale per il
commercio, il Wto: «I potenti hanno dovuto riparare in Qatar perché il mondo non
li vuole. Non hanno alcun diritto a governare il mondo».
Manu
Chao sbarca a Genova
Canzoni per finanziare la lotta
In ventimila al
concerto del menestrello del popolo di Seattle. "In luglio tutti in
corteo"
il personaggio
ALBERTO PUPPO
genova - Non è uno stadio, neppure un mega teatro. Campi,
inquietante aria postindustriale, a due passi dall'Ikea, totem della
globalizzazione, sembra nata per lui. E per loro. Per Manu Chao, il menestrello
del popolo di Seattle, sodale del subcomandante Marcos e amico fraterno delle
tute bianche e di chi da mesi lavora contro il G8. Non c'è stato bisogno di
alcun appello, ieri, di nessun tamtam, di mailing list. Basta il nome, basta
quello che Manu Chao rappresenta e l'approssimarsi del vertice per attirare tutti
nel deserto d'asfalto alla periferia di Genova. Saranno in ventimila, forse
più, sotto le insegne del festival musicale «Boa Goa» e, di riflesso, sotto
quelle del Genoa Social Forum, l'organizzazione che comprende tutti i gruppi e
le associazioni «pacifiche» pronte a sfidare il G8.
Il Forum ha a disposizione un proprio angolo informativo, con tanto di tute
bianche in divisa d'ordinanza. Ma a Campi ci sono proprio tutti: i pacifisti
storici, quelli che avevano costretto al trasloco la mostra navale bellica, i
tanti cattolici, gli scout, gli ambientalisti, i lillipuziani, che avrebbero
ambito anche a una comparsa sul palco. Ma accanto al profeta della
contestazione compare, a inizio concerto, don Andrea Gallo, un altro guru del
popolo antagonista.
In altre occasioni l'intruso sarebbe stato spernacchiato. Ma qui è tutto un
altro mondo. E per don Gallo è un'ovazione. Non è lì solo per invitare tutti a
partecipare alle manifestazioni. A quello pensa già Manu Chao. Don Andrea vuole
spiegare che quello che sta per scattare non è «solo» un concerto. E neppure un
momento di autocoscienza collettiva. Si tratta della prima occasione per il
movimento di raggranellare qualche quattrino. Mica spiccioli. Una ventina di
milioni, almeno. La metà dell'incasso che finirà direttamente nella casse della
Comunità di San Benedetto, nata per iniziativa del sacerdote. Servirà per
allestire, a ridosso della celebre «zona gialla», un punto di prima assistenza,
con docce e pranzo caldo per i manifestanti. Come dire: se non ci pensano gli
altri, facciamo da soli. C'è ancora spazio per un giovane senegalese, attivista
di Città Aperta. Un «migrante» come le migliaia che giovedì 19 luglio saranno a
Genova, per dare il via alla tre giorni di «disobbedienza civile».
Migranti come Manuel Tomas Arthur Chao, figlio di repubblicani spagnoli
rifugiati in Francia e inguaribile giramondo. Un, dos, tres: la protesta
diventa festa. E non sono solo canzonette. Perché quando Manu Chao attacca
«Clandestino» c'è nell'aria qualcosa di magico. E sicuramente non «neutrale».
Chi si attende suoni soft, accompagnamenti acustici, rimane deluso. La band, di
cui fa parte anche un italiano, l'ex MauMau Roy Paci alla tromba, offre
ritmiche vertiginose. Lo spirito dei Mano Negra aleggia su Campi. Quasi tre ore
di concerto, tirato come ai tempi della Patchanka, fra slogan e calembour. Il
popolo di Seattle si coccola il suo eroe, quasi in estasi. Il G8 è lontano, ma
l'adrenalina resisterà ancora a lungo. Manu Chao a Genova ritornerà. In
versione privata. Quindi politica. E magari suonerà da solo, con la sua
chitarrina, come lunedì sera, nella trattoria della comunità di don Gallo.
Allarme
nelle carceri, timore di rivolte
nel momento della grande visibilità
il caso
ROMA - Un telex del ministero dell'Interno ha invitato i
direttori delle carceri e le forze dell'ordine a «valutare l'opportunità di
disporre l'intensificazione della vigilanza all'esterno delle carceri e di
controllo delle aree limitrofe». «La situazione è tranquilla e tutto è sotto
controllo» ha precisato ieri la Direzione dell'amministrazione penitenziaria,
aggiungendo che «i detenuti sono perfettamente consapevoli che, nei giorni del
G8, tutto quanto avverrà sarà particolarmente enfatizzato. Ci si può aspettare
una qualche forma di protesta, come per esempio quelle dello scorso anno quando
si parlava dell'amnistia. Quel dibattito, sebbene accantonato, non è
dimenticato. E potrebbe riprendere, tanto che sono stati registrati segnali di
tensione».
Duro il commento di Sergio Segio e Sergio Cusani: «Invece di gridare: Al lupo,
al lupo, e di creare allarmismi strumentali, bisognerebbe affrontare i problemi
reali dei detenuti».
la città
barboni
lontani
Le persone senza fissa dimora saranno allontanate, nei giorni
del G8,
dalle zone
comprese nella "zona rossa".
Ai barboni sarà offerta ospitalità in strutture di accoglienza.
la sfera
di piano
È iniziato al Porto antico il montaggio della grande sfera di cristallo,
disegnata da Renzo Piano, che sarà il simbolo del G8. Invece
di farfalle, conterrà piante.
concerto
per il bar
Ventimila persone hanno seguito l'esibizione di Manu Chao. Il ricavato andrà
alla creazione i un "bar clandestino" per i militanti antiG8
diario del g8
"niente vetri rotti"
Le Acli, l'associazione dei lavoratori cristiani, lancia un appello ad evitare
gesti violenti durante i cortei. "Ogni vetrina rotta è un danno alle idee
che si vogliono portare avanti" afferma il segretario nazionale Fabio
Protasoni.
Le Acli parteciperanno al raduno dei cattolici che il 7 luglio a Genova
discuterà del problema della povertà nel mondo. Un raduno che coinvolgerà molti
dei giovani protagonisti del Giubileo.
capanna: in guardia...
"Non fatevi abbindolare dalle promesse, non dilungatevi sui dettagli tipo
zona rossa o zona gialla". È il consiglio di Mario Capanna, leader storico
del Sessantotto, ai rappresentanti dei noglobal in vista dell'incontro con i
ministri. "Andate al cuore del problema dice Capanna cercate di stanare il
governo sui contenuti, sulla sostanza dei problemi".
ovadia si brevetta
Per protestare contro le biotecnologie, Moni Ovadia ha chiesto di brevettare se
stesso. Lo scrittoreattore yiddish, insieme ad altre duecento persone, ha
aderito ad un'iniziativa del collettivo "Kontroverso" di Bologna.
I moduli della cosiddetta "autobrevettazione" sono stati consegnati
ieri alla Camera di commercio
da giovani che esibivano striscioni con slogan come, ad esempio, "Io sono
una buona idea".
Una nave bunker per i potenti del mondo
Sulla
"European Vision" anche una parete da scalata
L'Italia ha pagato 6,5 miliardi per l'affitto, ospiterà i leader del G8 ad
eccezione di Bush. Sicurezza ai massimi livelli
LAURA LAURENZI
GENOVA - Eccola la fortezza galleggiante, cablata e
supertecnologica, la "European Vision", forse la nave più lussuosa
del mondo, che durante il G8 ospiterà sette capi di governo, tutti tranne Bush.
Da Tony Blair a Putin, da Chirac a Schroder, da Chretien a Koizumi a Prodi, i
premier alloggeranno nei due ponti più alti, il numero 10 e il numero 12, che
sono anche i più sicuri e inespugnabili, in enormi suites con terrazze private,
appartamenti presidenziali ottenuti abbattendo pareti e tramezzi. E con buone
probabilità la nave sarà utilizzata anche per il summit, come sede di incontri
al vertice, offrendo garanzie di sicurezza maggiori di Palazzo Ducale o di
altre sedi sulla terra ferma. Dal 15 al 22 luglio la nave, nuova di zecca e
inaugurata ufficialmente stasera con una megafesta a Genova, è stata presa in
affitto dallo Stato italiano, che ha pagato, sembra, sei miliardi e mezzo, nolo
che però include anche un'altra nave della stessa compagnia, la Mistral.
Due mesi è durata la complicatissima opera di cablatura per la trasmissione
dati, affidata a Wind e costata sette miliardi. Particolarmente delicata e
laboriosa - apparecchiature sofisticatissime - quella collegata ai comandi di
dispositivi nucleari nell'appartamento che sarà occupato da Putin. L'intera
Stazione Marittima di fronte alla quale è già attraccata la nave, edificio
Belle Epoque che fu costruito in onore del kaiser il cui restauro è ormai alle
ultimissime battute, sta diventando una sorta di hall, cablata anch'essa, di
questo gigantesca e ipertecnologica nave a cinque stelle.
Non è stata resa nota nel dettaglio, né ovviamente lo sarà, la sistemazione dei
premier. Le singole delegazioni hanno esaminato con cura, nei loro
sopralluoghi, le possibilità di uscita, soprattutto le vie di fuga dal lato
mare, nonchè le dotazioni d'emergenza, che consistono in 14 lance da 150 posti
l'una e in 32 scialuppe autogonfiabili da 25. I servizi segreti hanno passato
al vaglio l'equipaggio della nave, composto da 711 persone di 45 nazionalità
diverse che nei giorni del G8 non potranno per nessuna ragione essere
sostituiti, agli ordini del comandante Francesco Bruzzone, 47 anni, genovese di
Pegli.
La "European Vision", costruita nei Chantiers de l'Atlantique, è
costata al suo armatore George Poulides più di 600 miliardi. E' lunga 251
metri, stazza 58.600 tonnellate e può raggiungere una velocità di di 20,8 nodi.
Ha 783 cabine e una capacità di 1.566 passeggeri. Le suites sono 132, dotate di
balcone. In occasione del G8, ogni stanza è stata dotata di un personal
computer collegato in rete, di un telefono cellulare utilizzabile anche sotto
coperta e di un cordless. A bordo c'è un sofisticatissimo Centro Congressi con
una sala per conferenze da 125 posti a sedere, proiettori video, sistema Dolby
Surround, lettori Vhs e Dvd, schermi al plasma, stazioni pc, connessioni
internet.
Durante il G8 un'equipe medica potrà eseguire interventi chirurgici in
collegamento via satelite con l'ospedale San Raffaele di Milano. La nave è
fornita di palestra ad alta definizione con attrezzatura hitech e di un
simulatore di golf indoor con immagini a 3D e l'utilizzo di sensori in grado di
calcolare traiettoria e velocità della pallina proiettandole sullo schermo. Per
chi ama scalare - nessuno dei premier ne avrà il tempo, chissà forse gli sherpa
- è disponibile una parete da arrampicata: sette metri e mezzo attorno al pozzo
dell'ascensore fra i ponti 12 e 14 con diversi gradi di pendenza e difficoltà.
Il percorso di jogging è lungo 400 metri, il campo di basket è regolamentare.
La beauty farm prevede trattamenti per il viso, scrub per il corpo,
talassoterapia e bagni terapeutici, massaggi e idromassaggi combinati con
programmi antistress e dimagranti, sauna, aramoterapia, bango turco. Ogni ponte
prende il nome da una città europea, come Oxford, Biarritz, Venezia. Le piscine
sono due, dotate di docce tropicali, e due i ristoranti, più vari bistrot all'aperto,
una gelateria, una Cigar room arredata come un club inglese e un Internet Cafè.
Del tutto improbabile che i prenier ospitati a bordo facciano una visita al
Casino Lido, dove è possibile giocare alla roulette, a poker, con le slot
machines e a una nuova versione elettronica di Black Jack.
La repubblica (cronaca di Genova)
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Manu Chao, un antidivo
a spasso per le vie della città L'incontro con la comunità di Don Gallo, le
canzoni, la visita al Ducale: "Come architettura è bello" |
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«Questa città è proprio
bella, sento quasi il profumo di Barcellona» dice così, agli amici, Manu
Chao, l'artista francospagnolo, che si è schierato al fianco del popolo
dell'anti globalizzazione e che ha aperto, ieri sera, a Campi, il Goa Boa
Festival, con un concerto. Genova, lui se l'è visitata da solo e a lungo,
l'altra notte, dopo la cena al ristorante della Comunità di San Benedetto al
porto, dai ragazzi di don Gallo, e poi ancora ieri. Sempre a piedi, e in
silenzio, passando in mezzo alla gente che non lo ha riconosciuto. Era la
prima volta che arrivava qui. L'altra sera è uscito dall'hotel Savoia, sopra
Principe e da lì ha raggiunto a piedi San Benigno, per un giro nei dintorni
prima della cena e un altro dopo, per vedere da vicino la Lanterna. Così don
Andrea Gallo è andato a dormire quasi alle due del mattino, ma con un bel
regalo in tasca. E' l'annuncio che ha dato lui ieri sera, dal palco di Campi:
Manu Chao ha deciso di dare i fondi necessari per creare quello che don
Andrea ha chiamato "il bar del clandestino", un punto di prima
accoglienza per tutti i manifestanti che arriveranno a Genova. Tornerà anche
Manu, il 18 luglio e forse per cantare ancora, certamente sarà in città il
19, per partecipare alla manifestazione degli immigrati, lui che da sempre si
definisce clandestino fra i clandestini. Uno che in questa città, sembra
sentirsi già a casa. Ha voluto vedere anche palazzo Ducale, sede dei lavori
del G8: «come architettura è bello» il suo commento a metà tra il serio e
l'ironico e poi la grande piazza, De Ferrari, dove avrebbe voluto poter
tenere il suo concerto, «peccato, peccato davvero» ha commentato anche se
Campi lo ha reso felice perché, racconta chi gli è stato vicino, è tornato
indietro nel tempo a quando era il leader dei "Mano Negra". E,
ieri, dopo le prove, si è infilato nei vicoli della città vecchia, la più
ricca di storia e di quegli odori e sapori che, forse, gli hanno ricordato la
Barcellona. E' Andrea Gallo a spiegare, invece, com'è nata l'idea del centro
di accoglienza che non si sa ancora dove potrebbe essere collocato, forse
nella fascia di rispetto di Prà, forse al parco del Peralto, forse da
un'altra parte. Tutto ha inizio quasi un mese fa. Gli organizzatori del
concerto fanno sapere di voler contribuire in concreto a aiutare il popolo
anti G8: «Così mi è venuta un'idea, aprire "il bar dei
clandestini", anche per omaggio a Manu Chao che si considera clandestino
da sempre». L'artista, da Parigi, dove viene informato si dimostra entusiasta
e adesso don Andrea spiega: « raccoglieremo i soldi in questo e in altri
concerti, spero sia anche un pungolo per le autorità locali, perché ci dicano
qualcosa di preciso. La cultura del mondo è cambiata, i giovani hanno preso
atto di appartenere alla Terra e noi non possiamo non tenerne conto. E' una
svolta epocale, qui blindano tutto, dobbiamo pensare a come accogliere queste
persone». L'antidivo Manu Chao, ha confermato, con i fatti, di essere davvero
uno speciale. A San Benedetto ha chiacchierato con tutti « come se fosse uno
di casa, ha apprezzato da matti il pesto e poi quando il nostro menestrello,
Antonello ha accennato alla chitarra a una delle sue canzoni, prima ha
cantato in coro con gli altri, poi da solo, e poi ha invitata Antonello sul
palco». |
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Mobilità, taxi,
informazioni: decisioni rinviate Sindaco e giunta confermano: non ci sono
ancora risposte per avviare i piani d'emergenza |
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Il COMUNE è pronto a
tracciare la mappa delle strade alternative e degli interventi per limitare i
disagi dovuti alle chiusure imposte dalla sicurezza intorno al vertice G8: ma
è possibile che le decisioni definitive non arrivino prima del 10,
addirittura del 15 luglio, cioè proprio a ridosso dei giorni più caldi. Lo
dice il sindaco Beppe Perìcu aprendo i lavori della commissione consiliare
sul G8, nella sala rossa di Tursi; rincara la dose Arcangelo Merella,
assessore al traffico e alla protezione civile, chiarendo che l'idea di far
partire dal 30 giugno il numero verde informativo e il depliant sulle strade
chiuse e la mobilità alternativa, è naufragata di fonte all'impossibilità di
dare risposte precise. È vero che ci sono le ipotesi - prima tra tutte quella
delle targhe alterne, almeno per accedere alla zona di circonvallazione a monte
che, al momento, sembra restare l'unico collegamento tra ponente e levante -
ma di certo non c'è nulla: almeno finché non saranno meglio definite le zone
rossa e gialla, e soprattutto la possibilità o meno di manifestare. |
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"Trasferiti" i barboni dei vicoli |
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GLI anziani soli che
vivono nella zona rossa non abbiano paura: non ci sarà pericolo che, nei
giorni caldi del G8, restino senza mangiare se proprio dovessero trovarsi di
fronte ad una quantità di negozi chiusi, come in un Ferragosto anticipato. Se
proprio non sarà possibile rifornirli al giovedì o al venerdì, spiega Pippo
Rossetti, assessore comunale alla città solidale, allora chi già si occupa di
loro procurerà di mettere in casa scorte sufficienti, magari nella prima
parte della settimana del G8. Un monitoraggio sulle richieste e sulle
necessità degli anziani che sono già seguiti verrà svolto nelle prossime
settimane, spiega Rossetti: in maniera da portar loro a casa una spesa
consistente prima che scattino i divieti. |
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l'appuntamento |
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Superare l'indifferenza
finora manifestata dal mondo omosessuale verso la globalizzazione e
ritrovarsi tutti a Genova, il 20 luglio, in occasione del G8: questo l'appello
lanciato al mondo omosessuale da Titti De Simone, presidente dell'Arcilesbica
e deputata del Partito della Rifondazione Comunista, con una lettera aperta
alle associazioni e ai gruppi omosessuali. Secondo la presidente
dell'Arcilesbica il prossimo G8 a Genova «non sarà come gli altri rituali
summit dei ricchi e dei potenti del mondo: questa volta, un vasto movimento
internazionale antiglobalizzazione costringerà questi 'padroni abusivi del
mondo' a fare i conti con migliaia di donne e uomini che rivendicano
giustizia, pace, diritti, rispetto dell'ambiente, sviluppo equo e solidale
per tutti, contro una globalizzazione sempre più disumana e distruttiva». |
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Schily: "Come con gli hooligan" |
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In vista del G8 di Genova,
il ministro dell'Interno tedesco Otto Schily (Spd) ha auspicato da parte dei
suoi collegi della Ue «misure dure ed efficaci» contro quelli che ha definito
«i turisti dei disordini», i gruppi antiglobalizzazione che si stanno
organizzando per il vertice del mese prossimo nel capoluogo ligure. |
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L'appello Anm 'Tutto sia legale' |
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Un appello alla legalità a
tutto campo: la richiede la giunta ligure dell'Associazione nazionale
Magistrati circa l'organizzazione del G8 che, viene spiegato, incide
profondamente sull'effettività di alcuni diritti umani fondamentali quali la
libertà di circolazione delle persone, la libertà di riunione e di
espressione del pensiero. |
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parcheggi off limits |
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CHI non toglie l'auto
dalla zona rossa, sappia che la potrà ritrovare a Campi, in un'area apposta
che il Comune sta allestendo. E non si dovrebbero nemmeno pagare le spese di
rimozione. Per tutti gli altri, i residenti nella zona rossa, c'è un'unica
possibilità: nei giorni dei divieti, le auto dovranno essere parcheggiate
nell'adiacente zona gialla, gratuitamente, negli spazi circondati di blu che
segnano le aree date in concessione alla Genova parcheggi. E' quindi evidente
che in quei giorni non ci saranno parcheggi a pagamento disponibili per il
resto degli automobilisti. Se sarà difficile spostarsi da est a ovest, sarà
praticamente impossibile, quindi, trovare un posto dove lasciare l'auto, una
volta che si sarà faticosamente giunti a destinazione. |
Il corriere della sera
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Manu Chao, i soldi del concerto per
un centro dei contestatori DAL NOSTRO INVIATO |
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Marisa Fumagalli
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Le risposte dei contestatori LO STADIO |
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Le proposte del governo ISOLARE I VIOLENTI |
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D’Amato sta con i Paesi poveri
Il popolo di Seattle rappresenta
«preoccupazioni giuste e fondate». Anche il presidente della Confindustria
Antonio D’Amato «apre» alle ragioni del popolo delle tute bianche. Pur
prendendo le distanze «dalle connotazioni più ideologiche» del popolo
antiglobalizzazione, D’Amato riconosce che «è ora di finirla di pensare che i
Paesi poveri non debbano partecipare alla crescita economica».
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L’INIZIATIVA ROMA - Mentre il dialogo con i gruppi che
contestano la globalizzazione va avanti con fatica, il governo si prepara a
mettere sul tavolo un’altra carta. Per mostrarsi disponibile allo scambio di
opinioni, il ministro degli Esteri Renato Ruggiero, d’intesa con il
Quirinale, vuole offrire ai rappresentanti del cosiddetto «popolo di Seattle»
l’occasione di incontrare a Roma una pattuglia illustre di pacifisti,
intellettuali critici verso il capitalismo, personaggi-icona dell’assistenza
umanitaria ai poveri e ai diseredati. Se prenderà corpo secondo le
intenzioni, la proposta sembra una di quelle un po’ difficili da bocciare.
L’appuntamento sarebbe per la metà del mese. Probabilmente per il 13 luglio,
cinque giorni prima della riunione tra i ministri degli Esteri del G7 che
precederà il vertice tra i capi di Stato e di governo degli otto Paesi più
sviluppati del mondo fissato dal 20 al 22 a Genova. Gli argomenti contenuti
nell’ordine del giorno ufficiale del G8 - a cominciare dalla lotta alla
povertà e a malattie come l’Aids - andrebbero sottoposti all’esame di 15 o 20
delegati dei movimenti, esclusa l’ala violenta, e di una lista di personalità
più lunga rispetto ai tre nomi circolati nei giorni scorsi per la stesura di
un documento, ossia al nobel sudafricano Nelson Mandela, all’economista
indiano Amartya Sem e alla commissaria dell’Onu per i diritti umani Mary
Robertson. |
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Maurizio Caprara
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«Andremo a Roma, ma non c’è
trattativa» MILANO - Loro ci saranno, per la prima
volta. Le 750 organizzazioni che aderiscono al Genoa Social Forum rispondono
presente alla chiamata del governo. Anche le Tute bianche hanno detto sì.
Andranno, ascolteranno. In silenzio, però. «Questo incontro arriva tardi, ma
è importante, anche perché mancano soltanto tre settimane al vertice». Il
portavoce del Gsf Vittorio Agnoletto parla in una saletta della sua «Lila» (Lega
italiana per la lotta all’Aids), periferia milanese, la stazione di Rogoredo
a pochi metri di distanza. Una conferenza stampa convocata in tutta fretta,
per far sapere che il Gsf si siederà al tavolo con i ministri Ruggiero e
Scajola. La possibilità del confronto c’è, dice Agnoletto. Ma lascia capire
che non sarà facile arrivare ad un accordo: «Ho detto confronto, e non
trattativa, perché non si può trattare su diritti garantiti dalla
Costituzione». |
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Marco Imarisio
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Il governo sul G8: linea dura con i
violenti Domani a Roma l’incontro con i contestatori. Berlusconi andrà a
Genova per un sopralluogo ROMA - Il governo accoglie la richiesta del
Global Social Forum e convoca i rappresentanti dei contestatori per domani a
Roma. Tra venerdì e sabato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
volerà invece a Genova per verificare personalmente l’apparato organizzativo
e di sicurezza messo a punto in vista del G8. Dura due ore il vertice
convocato a Palazzo Chigi con i ministri dell’Interno Claudio Scajola e degli
Esteri Renato Ruggiero. E rilancia il dialogo con chi sta organizzando le
manifestazioni di protesta contro la globalizzazione. Unica condizione: la
non violenza. «La nostra linea - ribadiscono i titolari di Viminale e
Farnesina - è quella della fermezza. Faremo rispettare le leggi e l’ordine
pubblico con il massimo rigore». «La posizione decisa ieri - aggiunge il
vicepresidente Gianfranco Fini - non credo possa essere contestata da alcuno,
se non da chi ha intenzione di approfittare delle manifestazioni di dissenso
per dar vita a manifestazioni di carattere violento». |
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Fiorenza Sarzanini
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OGGI L’INAUGURAZIONE
Festa al
porto per la nave dei Grandi
Ospiterà le
delegazioni dei Paesi ospiti Nancy Brilli sarà la madrina
DAL NOSTRO INVIATO
GENOVA - Un po’ di mondanità, please. Arriva in porto la nave che ospiterà i
potenti del mondo, e la città del G8 per un giorno dimentica i fantasmi
inquietanti del prossimo Vertice: oggi pomeriggio, al ponte dei Mille, taglio
del nastro per l’European Vision, l’ultima nata della «Festival crociere», con
una deliziosa madrina, Nancy Brilli.
Cerimonia in grande stile: la bandiera arriva al comandante sulle note
dell’Inno di Mameli, poi i discorsi degli oratori ufficiali: tra questi, il
sindaco di Genova, Giuseppe Pericu, il presidente della Regione Liguria, Sandro
Biasotti, il capo della Struttura di missione, Achille Vinci Giacchi. A bordo,
autorità, altri invitati più o meno illustri, e giornalisti.
Avanti, con lo spettacolo. Presenta Alessandro Cecchi Paone, si esibisce Renzo
Arbore con la sua «Orchestra Italiana».
I genovesi potranno seguire l’evento dal maxischermo allestito nel porto. La
Superba splenderà in tutta la sua immagine: il mare, il Golfo, il centro
storico restaurato e tirato a nuovo, con i soldi del «maledetto» meeting
internazionale. Relax. La contestazione può attendere. E la nave andrà, per una
mini-crociera notturna di poche ore, mentre gli ospiti festeggeranno, allietati
dal buffet di gala, a tema europeo, servito nei saloni dei vari ponti: dodici
specialità per ogni menù, sette in tutto, dedicati all’Italia, alla Francia,
alla Grecia, a Germania e Danimarca, alla Svizzera, all’Inghilterra, alla
Spagna.
Noleggiata dal 15 al 22 luglio dallo Stato Italiano, per la cifra di 6 miliardi
e mezzo, la European Vision (58.600 tonnellate, 783 cabine, di cui 132 suite
con balcone), prima di salpare da Genova secondo il programma di crociere
estive per anonimi turisti, sarà a disposizione del G8.
E non servirà solo a offrire confortevoli alloggiamenti (servizi extralusso,
dalla voce cibi e bevande al settore fitness) dei delegati stranieri. Motivi di
sicurezza, infatti, hanno convinto gli organizzatori a usarla a 360 gradi. In
pratica, l’ouverture del Vertice si terrà a Palazzo Ducale, poi gran parte
delle riunioni si svolgeranno a bordo. Da qui la necessità di attrezzarla come
nave da lavoro.
Operativa in tutte le funzioni più sofisticate. Il cablaggio per la
trasmissione dati (altri 7 miliardi di spesa per lo Stato) è targato Wind; ma
ci saranno due terminali Immarsat B per comunicazioni satellitari, e
videoconferenza, gestiti dalla Telecom. Serviranno per le emergenze, se la nave
dovesse interrompere i collegamenti via cavo, per abbandonare velocemente il
porto.
A bordo, come saranno sistemati i sette signori della Terra? Sette, perché
«superbig» George Bush starà altrove. Forse la delegazione del presidente degli
Stati Uniti (ma la notizia definitiva è top secret) sarà destinata alla Mistral
(850 milioni al giorno di noleggio), nave della stessa compagnia, ancorata a
lato dell’European Vision. Comunque sia, per i Sette è a disposizione il ponte
10, «Copenaghen», che conta dodici suite con terrazzo personale, ingresso e
ascensore indipendente. Qualche indiscrezione: pare che Chirac abbia preteso di
scegliere per primo le sue suite, così da assicurarsi quelle con più agevoli
«vie di fuga». I giapponesi hanno chiesto più linee per computer.
STATI UNITI
STATI UNITI
CONTRO IL BIOTECH «Io sono un esperimento
genetico?», dice il cartellone della bionda californiana, una delle migliaia di
manifestanti che in questi giorni contestano il «Bio2001», la più importante
conferenza mondiale sul biotech che si sta svolgendo fra le polemiche a San
Diego. Otto i contestatori arrestati
L’INTERVENTO
«Io,
l’imputato McDonald’s e i miei clienti»
Noi offriamo dovunque un’opportunità agli
imprenditori di gestire un esercizio locale con personale locale rifornito con
prodotti locali da un’infrastruttura locale. Ogni affiliato di McDonald’s
genera a sua volta piccole attività locali che vi ruotano intorno. Essere presi
di mira durante le proteste è il prezzo del nostro straordinario successo. Che
io sappia non esiste nessun’altra azienda di servizi che tocchi così tante
persone in maniera così personale. Noi serviamo 45 milioni di persone al giorno
in 28 mila ristoranti di 120 Paesi. Si accusa falsamente McDonald’s di causare
gravi danni all’ambiente e alle foreste pluviali per creare i suoi prodotti.
Non abbiamo mai acquistato bestiame che fosse anche solo vicino a una foresta
pluviale e adottiamo questa politica da ormai 13 anni.
McDonald’s è vista come una minaccia culturale. Siamo diventati il simbolo di
tutto quello che non piace alla gente o che rappresenta una minaccia per la
propria cultura. Siamo presenti in nazioni come il Giappone, il Canada e la
Germania da quasi 30 anni. Non vedo vacillare queste culture a causa di
McDonald’s. Ci sono migliaia di ristoranti cinesi in Italia, sebbene non siano
raggruppati tutti sotto un marchio, e nessuno dice che arrecano danno alla
cultura italiana.
Si sostiene l’esistenza di un problema nutrizionale legato a McDonald’s. Il
fatto è che noi vendiamo carne, patate, pane e latte, Coca-Cola e lattuga:
tutti ingredienti che possono essere acquistati in un negozio di alimentari.
Quello che una persona decide di mangiare è una questione puramente personale.
Tutti i nutrizionisti che ho interpellato sostengono che una dieta bilanciata è
la chiave per restare sani; ed è possibile mangiare da McDonald’s seguendo una
dieta equilibrata, proprio come se si andasse in un negozio di alimentari. Non
abbiamo alcuna specifica politica sugli organismi geneticamente modificati
(Ogm) perché la comunità scientifica ci guida, ma siamo molto sensibili al
dibattito. Noi non utilizziamo gli Ogm in quei mercati in cui i nostri clienti
hanno molto a cuore questo problema e non ne vogliono fare uso. Negli Usa utilizziamo
alcuni Ogm perché si trovano in un terzo dei prodotti provenienti dal mais e
anche nei semi di soia americani, che ovviamente rappresentano la base di
alcuni dei nostri cibi. Di conseguenza sarebbe oggi impossibile non usare gli
Ogm.
Infine siamo stati criticati di recente perché alcuni dei giocattoli in
plastica, previsti per i menù dei bambini di McDonald’s, venivano prodotti da
una fabbrica che violava le leggi in materia di lavoro. In quel caso il South China Morning
Post di
Hong Kong ci ha elogiato per esserci mossi tempestivamente e aver affrontato il
problema non appena è stato reso noto. Per evitare che un tale problema si
manifesti nuovamente, ci avvaliamo di società indipendenti che effettivamente
controllano queste aziende produttrici di giocattoli. Vogliamo agire in modo
appropriato. Ad esempio, non tolleriamo lo sfruttamento del lavoro minorile.
Adottiamo severe linee politiche: le persone che lavorano nelle nostre
fabbriche devono avere almeno 15 anni, secondo le leggi e le normative locali.
Rinunciare ad acquistare da fornitori esterni è proprio la nostra ultima
risorsa, che tuttavia presenta un dilemma: da una parte non vogliamo sfruttare
i lavoratori, in particolare i bambini, ma dall’altra se non si acquistano più
i prodotti di queste fabbriche gli operai perderebbero il lavoro. E allora la
domanda è: come ci si comporta responsabilmente? D’altro canto, se non possiamo
fidarci delle persone con le quali stiamo trattando, se ci mentono, se non
collaborano, allora ritengo sia giusto per noi porre fine ad ogni rapporto. Ma
prima dobbiamo fare il possibile per persuaderli a cambiare il loro stile e ad
attenersi a comportamenti accettabili.
Se penso a come McDonald’s sia diventato un parafulmine delle critiche alla
globalizzazione, allora penso al comportamento dei consumatori in Francia.
Durante il processo contro il leader antiglobalizzazione José Bové, il
presidente della Repubblica, Jacques Chirac, ha detto: «Sono assolutamente
solidale con gli agricoltori francesi e detesto McDonald’s». Ma la gente che
cosa fa? Non indica forse la propria preferenza frequentando i nostri
ristoranti? E quei ristoranti non sono di proprietà francese? Non acquistano i
prodotti degli agricoltori francesi? Non creano posti di lavoro per l’agenzia
pubblicitaria, l’impresa edile, l’agente immobiliare, gli avvocati, i
ragionieri? Non creano posti di lavoro per migliaia di ragazzi che,
specialmente in Francia ma anche in altri Paesi (Italia compresa), hanno
passato tempi duri cercando di entrare nel mondo del lavoro?
Foreign Policy/Global Viewpoint/Corriere della Sera
Traduzione di
Claudia Ansalone
Sul tema della globalità sono intervenuti il cardinale Silvano Piovanelli (21
giugno) e il Nobel per la Pace Jose Ramos-Horta (ieri)
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Tutto quello che c’è da sapere sul
Vertice L’EVENTO |
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La scheda LE NOMINE Lo scorso 29 maggio le nomine dei
precari per il prossimo anno scolastico sono state sospese fino al 13 di
luglio,in attesa di una sentenza del Consiglio di Stato |
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Il nuovo
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