Mercoledi 27 giugno

 

 

 

 

La repubblica

 

 

G8, dialogo a Palazzo Chigi

Ma Scajola avverte: "Linea dura con i violenti"
Vertice tra Berlusconi, i ministri di Interno e Esteri e De Gennaro. Domani l'incontro con i "no global"

LIANA MILELLA


ROMA - L'ordine di Silvio Berlusconi è stato perentorio: a Genova, per il G8, è necessario fare tutto il possibile per evitare le liti, gli scontri, le vetrine sfasciate. In una parola: il caos e la brutta figura nazionale e internazionale. Per questo, il Cavaliere s'impegna in prima persona e, tra venerdì e sabato, andrà a Genova per fare un sopralluogo. Domani, in avanscoperta, i suoi ministri degli Esteri Renato Ruggiero e dell'Interno Claudio Scajola incontreranno i rappresentanti del Genoa social forum. Non sarà una «trattativa», mette le mani avanti il titolare del Viminale, ma solo un «confronto». Ma è evidentissimo che, dopo 90 minuti di briefing a palazzo Chigi con il capo della polizia Gianni De Gennaro e il segretario generale della Farnesina Umberto Vattani, la parola d'ordine è, comunque, andare a "vedere" cosa si può ottenere dal movimento antagonista.
Il premier Berlusconi, il suo ministro dell'Interno, le sue forze di polizia hanno uno spauracchio, una mina che - a oggi - non sanno ancora come disinnescare. Quella minaccia si chiama "violenza". È il grumo oscuro della galassia di Seattle che, a ogni appuntamento internazionale, riesce a provocare disordini. Ieri mattina il presidente del Consiglio non si è voluto soffermare sui dettagli tecnici, ma ha proposto una strategia che, nelle dichiarazioni ufficiali di Scajola e Ruggiero, si è tradotta in un paio di slogan. Il primo: massima apertura alle manifestazioni pacifiche. Il secondo: chiusura netta a qualsiasi forma di violenza. Già: ma - si sono interrogati il Cavaliere, i suoi sottosegretari Gianni Letta e Paolo Bonaiuti, i due ministri, De Gennaro e Vattani - come si fa a isolare chi vuole a tutti i costi la violenza? A questo dovrebbe servire l'incontro di domani tra Scajola, Ruggero e il Gsf. In cambio di un'apertura alle richieste di Agnoletto e compagni (una limatura alla zona gialla, accesso più facile alla città), i rappresentanti ufficiali di 700 organizzazioni dovrebbero fornire un contributo essenziale per isolare la componente oltranzista.
Ecco, allora, Scajola che dice, vestendo per la prima volta i panni del "ministro delle polizie" a palazzo Chigi: «Daremo istruzioni perché a Genova ci sia una forte visibilità del dissenso, ma faremo rispettare la legge e l'ordine pubblico». E aggiunge in modo esplicito: «Fin da ora diciamo no alla violenza». Il Viminale punta su tre garanzie: «La massima serenità per lavori del vertice, la sicurezza dei genovesi, manifestazioni di dissenso pacifiche». Scajola non si risparmia una frecciata al precedente governo: «Nelle date e nella scelta della città, questo G8 non l'abbiamo deciso noi. Anche se il tempo è ridotto, adesso faremo del nostro meglio».
Il ruolo del mediatore ad oltranza lo veste Ruggiero che, ormai da due giorni, va ripetendo: «Tratteremo fino al massimo possibile». Anche lui sa bene che il Gsf chiede di abolire la zona gialle e vorrebbe forze di polizia disarmate, ma l'ex direttore del Wto preferisce alzare il tono del confronto: «Parliamo dei grandi problemi del mondo e avviamo un dialogo comune su come risolverli, senza dimenticare che i governi del G8 sono stati democraticamente eletti». E quindi i manifestanti «non possono dire di essere rappresentativi, mentre i governi non lo sarebbero». Naturalmente, anche per Ruggero non ci dovrà essere alcuno spazio per i violenti, per i «turisti del disordine», secondo la definizione che ieri ne ha dato il ministro dell'Interno tedesco Otto Schily, il quale da Berlino chiede «misure dure ed efficaci».
Che possibilità di riuscita ha tutto questo? Solo l'esito dell'incontro di domani potrà fornire una risposta, ma intanto il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini è ottimista: «Solo chi vuole approfittare delle manifestazioni può contestare l'atteggiamento assunto dal governo». Al premier, invece, la direzione dei Ds, come aveva già fatto Massimo D'Alema, chiede di gestire «con il massimo equilibrio e la massima correttezza» il rapporto con le centinaia di persone laiche e religiose che si raggruppano nel Gsf. La scommessa è fatta. Vedremo domani se i leader del movimento accettereranno la mediazione sulla zona gialla: sì a percorsi che la lambiscono nei punti non strategici, ma in cambio di una mano di aiuto a tener lontano gli sfasciavetrine.

 

 

 

 

 

 

"Ecco le nostre condizioni:
città aperta, polizia disarmata "

Il Genoa Social Forum: "Abbiamo diritto a manifestare"
Il leader antiglobalizzazione Vittorio Agnoletto chiede la cancellazione della "zona gialla"

CINZIA SASSO


MILANO - Alla mano tesa del governo il Genoa Social Forum risponde con un'apertura condizionata: «In qualità di portavoce di oltre 750 organizzazioni italiane e straniere spiega Vittorio Agnoletto dico innanzitutto meglio tardi che mai. Questo incontro è importante anche se arriva molto tardi e nei prossimi giorni ci sarà tanto da fare. Giovedì ci presenteremo con una delegazione molto più ristretta, anche perché nel frattempo siamo molto più uniti. Ribadiamo che è un tavolo di confronto, non di trattativa. Perché una cosa deve essere chiara: non possiamo trattare su diritti costituzionalmente garantiti».
Ora, le parole usate da questo medico milanese, presidente della Lega italiana per la lotta all'Aids, globetrotter degli incontri contro la globalizzazione, sono simili a quelle usate dal governo. Ma Agnoletto non si ferma alle parole e chiede che le aperture dei ministri Scajola e Ruggiero si traducano subito in qualcosa di concreto.
Nei fatti, dunque, la distanza rimane grande. Anche se il Gsf un passo importante l'ha fatto: il 20, in ogni zona della città dove si svolgeranno iniziative del Forum, lo stesso Forum organizzerà anche la sicurezza contro «qualunque tipo di provocazione». Non si usa la parola «servizio d'ordine», ma nessuna espressione assomiglia di più a questo impegno. D'altra parte il Gsf, che giovedì avrà in delegazione anche un rappresentante delle tute bianche, ribadisce con chiarezza quelle che sono le sue richieste di impegni: che le frontiere restino aperte; così le stazioni di Brignole e Principe; così i caselli autostradali. «Il 21 aspettiamo centomila persone dice Agnoletto non si può pensare a navette». Che la polizia non sia armata: «Chiediamo al governo di riflettere sui fatti di Goteborg: non vogliamo che nessuno rischi la vita»; che la zona gialla sia abolita. In ogni caso, annuncia Agnoletto, «noi non la rispetteremo». E spiega che la richiesta è venuta proprio dalle più pacifiste e non violente tra le associazioni del Gsf: «Averla inventata dice è come aver individuato un campo di battaglia; e noi la battaglia non la vogliamo. Le nostre azioni saranno pacifiche e non violente, ci impegniamo a non portare alcun danno alla città e invitiamo i genovesi a stare con noi per fare di Genova una città aperta».
Dunque, si torna a "bomba": «Il ministro Ruggiero ha detto di sperare in un documento congiunto con noi? «Ci interessa prosegue il portavoce ma subordiniamo quel confronto al rispetto dei diritti, a partire naturalmente da quello di manifestare». E poi: «I bluff non ci piacciono: vogliamo un tavolo di confronto, ma che sia globale e quindi duraturo». E propongono di avviarlo in sede istituzionale, dunque parlamentare, non governativa. Che le buone intenzioni del governo debbano essere accompagnate anche da atti concreti e non tradursi solo in propaganda, Agnoletto lo precisa con forza: «Il ministro dice di volere un confronto sull'Aids? Benissimo: faccia una cosa che il precedente governo non ha fatto, schieri l'Italia a fianco del Sudafrica e del Brasile. Sennò, che diavolo viene a parlare di confronto?».
Giovedì, giorno dell'incontro con i ministri, il Gsf presenterà il programma completo delle sue iniziative: dibattiti sul diritto alla salute, all'istruzione, all'acqua sì, anche all'acqua ; si parlerà del protocollo di Kyoto obiettivo minimo e del perché no alla proprietà dei brevetti farmaceutici. «Ma a tre settimane dice ancora Agnoletto non sappiamo ancora dire ai nostri ospiti che arrivano da tutto il mondo dove li invitiamo a discutere». Sulla cittadella della solidarietà a Marassi, nonostante le profferte di confronto, la risposta è ancora no. Mentre il Gsf si dice «non contrario a priori» a una prima accoglienza a Quarto e a Levante. «Qualunque incidente insiste Agnoletto sarebbe un colpo alle nostre proposte: noi non vogliamo scontri». Ma se i niet dovessero restare, il Gsf risponderà con le armi della disobbedienza civile e dunque le persone si attrezzeranno di conseguenza: «Cercheremo di fare il possibile perché le botte che si rischierà di prendere non lascino troppi segni». All'orizzonte, intanto, il popolo di Seattle (ma Agnoletto suggerisce: «Chiamateci popolo di Porto Alegre, noi siamo propositivi») vede Porto Alegre 2, dal 31 gennaio al 5 febbraio. E beffardamente applaude al prossimo vertice dell'Organizzazione mondiale per il commercio, il Wto: «I potenti hanno dovuto riparare in Qatar perché il mondo non li vuole. Non hanno alcun diritto a governare il mondo».

 

 

 

 

 

 

Manu Chao sbarca a Genova
Canzoni per finanziare la lotta

In ventimila al concerto del menestrello del popolo di Seattle. "In luglio tutti in corteo"
il personaggio

ALBERTO PUPPO


genova - Non è uno stadio, neppure un mega teatro. Campi, inquietante aria postindustriale, a due passi dall'Ikea, totem della globalizzazione, sembra nata per lui. E per loro. Per Manu Chao, il menestrello del popolo di Seattle, sodale del subcomandante Marcos e amico fraterno delle tute bianche e di chi da mesi lavora contro il G8. Non c'è stato bisogno di alcun appello, ieri, di nessun tamtam, di mailing list. Basta il nome, basta quello che Manu Chao rappresenta e l'approssimarsi del vertice per attirare tutti nel deserto d'asfalto alla periferia di Genova. Saranno in ventimila, forse più, sotto le insegne del festival musicale «Boa Goa» e, di riflesso, sotto quelle del Genoa Social Forum, l'organizzazione che comprende tutti i gruppi e le associazioni «pacifiche» pronte a sfidare il G8.
Il Forum ha a disposizione un proprio angolo informativo, con tanto di tute bianche in divisa d'ordinanza. Ma a Campi ci sono proprio tutti: i pacifisti storici, quelli che avevano costretto al trasloco la mostra navale bellica, i tanti cattolici, gli scout, gli ambientalisti, i lillipuziani, che avrebbero ambito anche a una comparsa sul palco. Ma accanto al profeta della contestazione compare, a inizio concerto, don Andrea Gallo, un altro guru del popolo antagonista.
In altre occasioni l'intruso sarebbe stato spernacchiato. Ma qui è tutto un altro mondo. E per don Gallo è un'ovazione. Non è lì solo per invitare tutti a partecipare alle manifestazioni. A quello pensa già Manu Chao. Don Andrea vuole spiegare che quello che sta per scattare non è «solo» un concerto. E neppure un momento di autocoscienza collettiva. Si tratta della prima occasione per il movimento di raggranellare qualche quattrino. Mica spiccioli. Una ventina di milioni, almeno. La metà dell'incasso che finirà direttamente nella casse della Comunità di San Benedetto, nata per iniziativa del sacerdote. Servirà per allestire, a ridosso della celebre «zona gialla», un punto di prima assistenza, con docce e pranzo caldo per i manifestanti. Come dire: se non ci pensano gli altri, facciamo da soli. C'è ancora spazio per un giovane senegalese, attivista di Città Aperta. Un «migrante» come le migliaia che giovedì 19 luglio saranno a Genova, per dare il via alla tre giorni di «disobbedienza civile».
Migranti come Manuel Tomas Arthur Chao, figlio di repubblicani spagnoli rifugiati in Francia e inguaribile giramondo. Un, dos, tres: la protesta diventa festa. E non sono solo canzonette. Perché quando Manu Chao attacca «Clandestino» c'è nell'aria qualcosa di magico. E sicuramente non «neutrale». Chi si attende suoni soft, accompagnamenti acustici, rimane deluso. La band, di cui fa parte anche un italiano, l'ex MauMau Roy Paci alla tromba, offre ritmiche vertiginose. Lo spirito dei Mano Negra aleggia su Campi. Quasi tre ore di concerto, tirato come ai tempi della Patchanka, fra slogan e calembour. Il popolo di Seattle si coccola il suo eroe, quasi in estasi. Il G8 è lontano, ma l'adrenalina resisterà ancora a lungo. Manu Chao a Genova ritornerà. In versione privata. Quindi politica. E magari suonerà da solo, con la sua chitarrina, come lunedì sera, nella trattoria della comunità di don Gallo.

 

 

 

 

Allarme nelle carceri, timore di rivolte
nel momento della grande visibilità

il caso


ROMA - Un telex del ministero dell'Interno ha invitato i direttori delle carceri e le forze dell'ordine a «valutare l'opportunità di disporre l'intensificazione della vigilanza all'esterno delle carceri e di controllo delle aree limitrofe». «La situazione è tranquilla e tutto è sotto controllo» ha precisato ieri la Direzione dell'amministrazione penitenziaria, aggiungendo che «i detenuti sono perfettamente consapevoli che, nei giorni del G8, tutto quanto avverrà sarà particolarmente enfatizzato. Ci si può aspettare una qualche forma di protesta, come per esempio quelle dello scorso anno quando si parlava dell'amnistia. Quel dibattito, sebbene accantonato, non è dimenticato. E potrebbe riprendere, tanto che sono stati registrati segnali di tensione».
Duro il commento di Sergio Segio e Sergio Cusani: «Invece di gridare: Al lupo, al lupo, e di creare allarmismi strumentali, bisognerebbe affrontare i problemi reali dei detenuti».

 

 

 

 

la città

 


barboni
lontani
Le persone senza fissa dimora saranno allontanate, nei giorni
del G8,
dalle zone
comprese nella "zona rossa".
Ai barboni sarà offerta ospitalità in strutture di accoglienza.

la sfera
di piano
È iniziato al Porto antico il montaggio della grande sfera di cristallo, disegnata da Renzo Piano, che sarà il simbolo del G8. Invece
di farfalle, conterrà piante.

concerto
per il bar
Ventimila persone hanno seguito l'esibizione di Manu Chao. Il ricavato andrà alla creazione i un "bar clandestino" per i militanti antiG8

 

 

 

 

diario del g8

 


"niente vetri rotti"
Le Acli, l'associazione dei lavoratori cristiani, lancia un appello ad evitare gesti violenti durante i cortei. "Ogni vetrina rotta è un danno alle idee che si vogliono portare avanti" afferma il segretario nazionale Fabio Protasoni.
Le Acli parteciperanno al raduno dei cattolici che il 7 luglio a Genova discuterà del problema della povertà nel mondo. Un raduno che coinvolgerà molti dei giovani protagonisti del Giubileo.

capanna: in guardia...
"Non fatevi abbindolare dalle promesse, non dilungatevi sui dettagli tipo zona rossa o zona gialla". È il consiglio di Mario Capanna, leader storico del Sessantotto, ai rappresentanti dei noglobal in vista dell'incontro con i ministri. "Andate al cuore del problema dice Capanna cercate di stanare il governo sui contenuti, sulla sostanza dei problemi".

ovadia si brevetta
Per protestare contro le biotecnologie, Moni Ovadia ha chiesto di brevettare se stesso. Lo scrittoreattore yiddish, insieme ad altre duecento persone, ha aderito ad un'iniziativa del collettivo "Kontroverso" di Bologna.
I moduli della cosiddetta "autobrevettazione" sono stati consegnati ieri alla Camera di commercio
da giovani che esibivano striscioni con slogan come, ad esempio, "Io sono
una buona idea".

 

 

 

 

 

 

 

Una nave bunker per i potenti del mondo

Sulla "European Vision" anche una parete da scalata
L'Italia ha pagato 6,5 miliardi per l'affitto, ospiterà i leader del G8 ad eccezione di Bush. Sicurezza ai massimi livelli

LAURA LAURENZI


GENOVA - Eccola la fortezza galleggiante, cablata e supertecnologica, la "European Vision", forse la nave più lussuosa del mondo, che durante il G8 ospiterà sette capi di governo, tutti tranne Bush. Da Tony Blair a Putin, da Chirac a Schroder, da Chretien a Koizumi a Prodi, i premier alloggeranno nei due ponti più alti, il numero 10 e il numero 12, che sono anche i più sicuri e inespugnabili, in enormi suites con terrazze private, appartamenti presidenziali ottenuti abbattendo pareti e tramezzi. E con buone probabilità la nave sarà utilizzata anche per il summit, come sede di incontri al vertice, offrendo garanzie di sicurezza maggiori di Palazzo Ducale o di altre sedi sulla terra ferma. Dal 15 al 22 luglio la nave, nuova di zecca e inaugurata ufficialmente stasera con una megafesta a Genova, è stata presa in affitto dallo Stato italiano, che ha pagato, sembra, sei miliardi e mezzo, nolo che però include anche un'altra nave della stessa compagnia, la Mistral.
Due mesi è durata la complicatissima opera di cablatura per la trasmissione dati, affidata a Wind e costata sette miliardi. Particolarmente delicata e laboriosa - apparecchiature sofisticatissime - quella collegata ai comandi di dispositivi nucleari nell'appartamento che sarà occupato da Putin. L'intera Stazione Marittima di fronte alla quale è già attraccata la nave, edificio Belle Epoque che fu costruito in onore del kaiser il cui restauro è ormai alle ultimissime battute, sta diventando una sorta di hall, cablata anch'essa, di questo gigantesca e ipertecnologica nave a cinque stelle.
Non è stata resa nota nel dettaglio, né ovviamente lo sarà, la sistemazione dei premier. Le singole delegazioni hanno esaminato con cura, nei loro sopralluoghi, le possibilità di uscita, soprattutto le vie di fuga dal lato mare, nonchè le dotazioni d'emergenza, che consistono in 14 lance da 150 posti l'una e in 32 scialuppe autogonfiabili da 25. I servizi segreti hanno passato al vaglio l'equipaggio della nave, composto da 711 persone di 45 nazionalità diverse che nei giorni del G8 non potranno per nessuna ragione essere sostituiti, agli ordini del comandante Francesco Bruzzone, 47 anni, genovese di Pegli.
La "European Vision", costruita nei Chantiers de l'Atlantique, è costata al suo armatore George Poulides più di 600 miliardi. E' lunga 251 metri, stazza 58.600 tonnellate e può raggiungere una velocità di di 20,8 nodi. Ha 783 cabine e una capacità di 1.566 passeggeri. Le suites sono 132, dotate di balcone. In occasione del G8, ogni stanza è stata dotata di un personal computer collegato in rete, di un telefono cellulare utilizzabile anche sotto coperta e di un cordless. A bordo c'è un sofisticatissimo Centro Congressi con una sala per conferenze da 125 posti a sedere, proiettori video, sistema Dolby Surround, lettori Vhs e Dvd, schermi al plasma, stazioni pc, connessioni internet.
Durante il G8 un'equipe medica potrà eseguire interventi chirurgici in collegamento via satelite con l'ospedale San Raffaele di Milano. La nave è fornita di palestra ad alta definizione con attrezzatura hitech e di un simulatore di golf indoor con immagini a 3D e l'utilizzo di sensori in grado di calcolare traiettoria e velocità della pallina proiettandole sullo schermo. Per chi ama scalare - nessuno dei premier ne avrà il tempo, chissà forse gli sherpa - è disponibile una parete da arrampicata: sette metri e mezzo attorno al pozzo dell'ascensore fra i ponti 12 e 14 con diversi gradi di pendenza e difficoltà. Il percorso di jogging è lungo 400 metri, il campo di basket è regolamentare.
La beauty farm prevede trattamenti per il viso, scrub per il corpo, talassoterapia e bagni terapeutici, massaggi e idromassaggi combinati con programmi antistress e dimagranti, sauna, aramoterapia, bango turco. Ogni ponte prende il nome da una città europea, come Oxford, Biarritz, Venezia. Le piscine sono due, dotate di docce tropicali, e due i ristoranti, più vari bistrot all'aperto, una gelateria, una Cigar room arredata come un club inglese e un Internet Cafè. Del tutto improbabile che i prenier ospitati a bordo facciano una visita al Casino Lido, dove è possibile giocare alla roulette, a poker, con le slot machines e a una nuova versione elettronica di Black Jack.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La repubblica (cronaca di Genova)

 

 

Manu Chao, un antidivo a spasso per le vie della città L'incontro con la comunità di Don Gallo, le canzoni, la visita al Ducale: "Come architettura è bello"
"Io, a Genova da clandestino"

WANDA VALLI

«Questa città è proprio bella, sento quasi il profumo di Barcellona» dice così, agli amici, Manu Chao, l'artista francospagnolo, che si è schierato al fianco del popolo dell'anti globalizzazione e che ha aperto, ieri sera, a Campi, il Goa Boa Festival, con un concerto. Genova, lui se l'è visitata da solo e a lungo, l'altra notte, dopo la cena al ristorante della Comunità di San Benedetto al porto, dai ragazzi di don Gallo, e poi ancora ieri. Sempre a piedi, e in silenzio, passando in mezzo alla gente che non lo ha riconosciuto. Era la prima volta che arrivava qui. L'altra sera è uscito dall'hotel Savoia, sopra Principe e da lì ha raggiunto a piedi San Benigno, per un giro nei dintorni prima della cena e un altro dopo, per vedere da vicino la Lanterna. Così don Andrea Gallo è andato a dormire quasi alle due del mattino, ma con un bel regalo in tasca. E' l'annuncio che ha dato lui ieri sera, dal palco di Campi: Manu Chao ha deciso di dare i fondi necessari per creare quello che don Andrea ha chiamato "il bar del clandestino", un punto di prima accoglienza per tutti i manifestanti che arriveranno a Genova. Tornerà anche Manu, il 18 luglio e forse per cantare ancora, certamente sarà in città il 19, per partecipare alla manifestazione degli immigrati, lui che da sempre si definisce clandestino fra i clandestini. Uno che in questa città, sembra sentirsi già a casa. Ha voluto vedere anche palazzo Ducale, sede dei lavori del G8: «come architettura è bello» il suo commento a metà tra il serio e l'ironico e poi la grande piazza, De Ferrari, dove avrebbe voluto poter tenere il suo concerto, «peccato, peccato davvero» ha commentato anche se Campi lo ha reso felice perché, racconta chi gli è stato vicino, è tornato indietro nel tempo a quando era il leader dei "Mano Negra". E, ieri, dopo le prove, si è infilato nei vicoli della città vecchia, la più ricca di storia e di quegli odori e sapori che, forse, gli hanno ricordato la Barcellona. E' Andrea Gallo a spiegare, invece, com'è nata l'idea del centro di accoglienza che non si sa ancora dove potrebbe essere collocato, forse nella fascia di rispetto di Prà, forse al parco del Peralto, forse da un'altra parte. Tutto ha inizio quasi un mese fa. Gli organizzatori del concerto fanno sapere di voler contribuire in concreto a aiutare il popolo anti G8: «Così mi è venuta un'idea, aprire "il bar dei clandestini", anche per omaggio a Manu Chao che si considera clandestino da sempre». L'artista, da Parigi, dove viene informato si dimostra entusiasta e adesso don Andrea spiega: « raccoglieremo i soldi in questo e in altri concerti, spero sia anche un pungolo per le autorità locali, perché ci dicano qualcosa di preciso. La cultura del mondo è cambiata, i giovani hanno preso atto di appartenere alla Terra e noi non possiamo non tenerne conto. E' una svolta epocale, qui blindano tutto, dobbiamo pensare a come accogliere queste persone». L'antidivo Manu Chao, ha confermato, con i fatti, di essere davvero uno speciale. A San Benedetto ha chiacchierato con tutti « come se fosse uno di casa, ha apprezzato da matti il pesto e poi quando il nostro menestrello, Antonello ha accennato alla chitarra a una delle sue canzoni, prima ha cantato in coro con gli altri, poi da solo, e poi ha invitata Antonello sul palco».

 

 

 

Mobilità, taxi, informazioni: decisioni rinviate Sindaco e giunta confermano: non ci sono ancora risposte per avviare i piani d'emergenza
Genova, città "congelata" Tutto fermo fino al 10 luglio

DONATELLA ALFONSO

Il COMUNE è pronto a tracciare la mappa delle strade alternative e degli interventi per limitare i disagi dovuti alle chiusure imposte dalla sicurezza intorno al vertice G8: ma è possibile che le decisioni definitive non arrivino prima del 10, addirittura del 15 luglio, cioè proprio a ridosso dei giorni più caldi. Lo dice il sindaco Beppe Perìcu aprendo i lavori della commissione consiliare sul G8, nella sala rossa di Tursi; rincara la dose Arcangelo Merella, assessore al traffico e alla protezione civile, chiarendo che l'idea di far partire dal 30 giugno il numero verde informativo e il depliant sulle strade chiuse e la mobilità alternativa, è naufragata di fonte all'impossibilità di dare risposte precise. È vero che ci sono le ipotesi - prima tra tutte quella delle targhe alterne, almeno per accedere alla zona di circonvallazione a monte che, al momento, sembra restare l'unico collegamento tra ponente e levante - ma di certo non c'è nulla: almeno finché non saranno meglio definite le zone rossa e gialla, e soprattutto la possibilità o meno di manifestare.
Una città che quindi non sa come potrà muoversi e non può ancora programmare nulla: mentre resta assolutamente forte, dice Merella, l'invito rivolto ai negozianti a non chiudere in massa. Del tema se ne parlerà la prossima settimana, in una nuova riunione consiliare; al momento, però, la città è in stallo. La colpa non è sicuramente nostra, dice Merella, e sulle esitazioni fa invece riferimento alla Struttura di Missione. Sia come sia, nessuno sa cosa dovrà fare, dal 18 al 22 luglio. E' vero però, chiarisce il sindaco, che i disagi ci saranno, ma sicuramente limitati a quei pochi giorni: e ce in ogni caso, il Comune sta facendo il massimo per limitarli.
Attendendo, per il fine settimana, la visita del presidente del consiglio Silvio Berlusconi che ispezionerà cantieri e luoghi deputati al vertice e attendendo anche gli esiti della trattativa tra Genoa Social Forum e governo, si può quindi andare solo alle ipotesi. Vediamole.
Mobilità. Con piazza Corvetto chiusa e tutto il traffico, privato e pubblico, dirottato su Circonvallazione a Monte, per andare da Brignole a Principe ci vorrebbero tre ore e un quarto. Con Corvetto aperta, si scende ad un'ora. Che fare? Le alternative sono la riapertura di Corvetto ai soli mezzi pubblici, nei due sensi: ci si muoverebbe da Principe a Manin in circa mezz'ora, mentre 47 minuti sono l'ipotesi con Corvetto chiusa e con una riduzione del traffico del 30%. Soluzione draconiana per potersi muovere: le targhe alterne su Circonvallazione a monte. Con libertà di circolazione, invece, per chi dovesse raggiungere le autostrade - di cui si continua a chiedere la gratuità, nell'asse urbano e per il resto della città. Un'ipotesi già sottoposta al prefetto, così come la chiesta di impedire il traffico ai mezzi pesanti anche nelle giornate di giovedì e venerdì.
Accesso taxi. Un centinaio di auto pubbliche, su tre turni: questa la richiesta del Comune, insieme alle associazioni di categoria, per muoversi all'interno della zona rossa, magari a tariffe controllate. Anche in questo caso, si attende risposta dalla prefettura. È vero che ci sarà un servizio di auto di cortesia messe a disposizione da Fiat e Lancia, è vero che per fare gli autisti sono stati contattati carabinieri in congedo: ma non basta, dicono i taxisti. E il Comune annuisce.
Vigili. Annullate tutte le ferie, ma per i cantuné non c'è assolutamente l'ipotesi di essere utilizzati per l'ordine pubblico, conferma il comandante Nicolò Bozzo. Però, visto che saranno comunque tutti per strada, anche nelle zone dove passeranno i cortei, dovrebbero essere tutelati da un equipaggiamento più consono: visto che anche i pompieri hanno caschi e strumenti protettivi, perché non i vigili urbani, che spesso agiscono in situazioni rischiose? Bocciata invece la proposta di utilizzare gli ausiliari del traffico, a cui fa riferimento Camisetti (Ccd), protagonista di un battibecco poco edificante con il presidente della commissione Cosma.
Frequenze radio. Ma è vero che saranno tutte annullate dagli "scudi" spaziali americani? «Ci sono stati esclusi pericoli del genere» dice Merella, che conferma però come la polizia municipale si sia dotata di un nuovo ponte radio.
E che il centro operativo del Matitone sarà in collegamento anche con quello interforze della Questura

 

 

 

"Trasferiti" i barboni dei vicoli
Anziani soli, pane sicuro in zona rossa

GLI anziani soli che vivono nella zona rossa non abbiano paura: non ci sarà pericolo che, nei giorni caldi del G8, restino senza mangiare se proprio dovessero trovarsi di fronte ad una quantità di negozi chiusi, come in un Ferragosto anticipato. Se proprio non sarà possibile rifornirli al giovedì o al venerdì, spiega Pippo Rossetti, assessore comunale alla città solidale, allora chi già si occupa di loro procurerà di mettere in casa scorte sufficienti, magari nella prima parte della settimana del G8. Un monitoraggio sulle richieste e sulle necessità degli anziani che sono già seguiti verrà svolto nelle prossime settimane, spiega Rossetti: in maniera da portar loro a casa una spesa consistente prima che scattino i divieti.
E poi, ci sono i senza dimora. Per loro il Comune ha preparato un piano di evacuazione vera e propria dalla zona rossa, dove in genere né hanno residenza né sarebbero legittimati ad entrare perchè lì hanno un lavoro. Il Massoero, per tutta la settimana, verrà "trasferito" alla Doria, a Struppa; la comunità di San Marcellino chiude anticipatamente per le vacanze e porta con sé i suoi ospiti. Si sono anche chiesti più letti per i tossicodipendenti _ che non vengono più ospitati al Massoero _ al centro di Solidarietà e alla Comunità di San Benedetto. Restano gli altri, quelli che Rossetti chiama "gli irriducibili", i barboni che nemmeno di fronte al gelo accettano un ricovero. Come fare? Operatori e volontari stanno convincendoli ad accettare un alloggio, almeno provvisorio. E ad informarli su osa sta accadendo

 

 

 

l'appuntamento
"Basta con l'indifferenza", appello dell'Arcilesbica al mondo omosessuale

Superare l'indifferenza finora manifestata dal mondo omosessuale verso la globalizzazione e ritrovarsi tutti a Genova, il 20 luglio, in occasione del G8: questo l'appello lanciato al mondo omosessuale da Titti De Simone, presidente dell'Arcilesbica e deputata del Partito della Rifondazione Comunista, con una lettera aperta alle associazioni e ai gruppi omosessuali. Secondo la presidente dell'Arcilesbica il prossimo G8 a Genova «non sarà come gli altri rituali summit dei ricchi e dei potenti del mondo: questa volta, un vasto movimento internazionale antiglobalizzazione costringerà questi 'padroni abusivi del mondo' a fare i conti con migliaia di donne e uomini che rivendicano giustizia, pace, diritti, rispetto dell'ambiente, sviluppo equo e solidale per tutti, contro una globalizzazione sempre più disumana e distruttiva».

 

 

 

Schily: "Come con gli hooligan"

In vista del G8 di Genova, il ministro dell'Interno tedesco Otto Schily (Spd) ha auspicato da parte dei suoi collegi della Ue «misure dure ed efficaci» contro quelli che ha definito «i turisti dei disordini», i gruppi antiglobalizzazione che si stanno organizzando per il vertice del mese prossimo nel capoluogo ligure.
«Solo insieme potremo bloccare e neutralizzare i turisti dei disordini», ha detto Schily in un'intervista che apparirà domani sul quotidiano Bild. A suo avviso, questo problema dovrà essere affrontato seriamente nella riunione che i ministri dell'Interno comunitari avranno il 13 luglio prossimo.
Per Schily, i contestatori violenti andrebbero fermati «già alle frontiere», come fatto con successo in occasione degli Europei di calcio del 2000. «Così abbiamo tenuto alla larga gli hooligans», ha detto il ministro, secondo il quale la stessa cosa andrebbe fatta anche per il G8 del 2022 luglio a Genova.
Nell'intervista alla Bild, Schily ha poi criticato l'appello a dimostrare a Genova lanciato su internet da Gabi Zimmer, presidente della Pds, il partito degli ex comunisti tedeschi.

 

 

 

L'appello Anm 'Tutto sia legale'

Un appello alla legalità a tutto campo: la richiede la giunta ligure dell'Associazione nazionale Magistrati circa l'organizzazione del G8 che, viene spiegato, incide profondamente sull'effettività di alcuni diritti umani fondamentali quali la libertà di circolazione delle persone, la libertà di riunione e di espressione del pensiero.
L'Anm sottolinea che tali diritti hanno dimensione costituzionale visto che sono previsti dagli articoli 13, 17 e 21. «Il punto problematico - afferma - è rappresentato dall'ordinanza prefettizia dell'inizio di giugno che, in base all'art. 2 del Tulps, ha vietato una serie di attività e condotte in due zone cittadine, la rossa e la gialla».
«Siamo consapevoli che le preoccupazioni per l'ordine pubblico e la sicurezza impongono una certa compressione delle libertà fondamentali di riunione e manifestazione del pensiero - afferma la giunta ligure di Anm - ma tale compressione deve avvenire nel rispetto dei principi dell'ordinamento giuridico». «Nello stesso tempo - aggiungono - ci auguriamo che le organizzazioni antiG8 rifiutino le provocazioni, facciano terra bruciata rispetto a chi fa della violenza uno strumento di lotta politica».

 

 

parcheggi off limits
Le auto "cacciate" dal centro nelle strisce blu Spariscono tutto intorno i posti a pagamento

CHI non toglie l'auto dalla zona rossa, sappia che la potrà ritrovare a Campi, in un'area apposta che il Comune sta allestendo. E non si dovrebbero nemmeno pagare le spese di rimozione. Per tutti gli altri, i residenti nella zona rossa, c'è un'unica possibilità: nei giorni dei divieti, le auto dovranno essere parcheggiate nell'adiacente zona gialla, gratuitamente, negli spazi circondati di blu che segnano le aree date in concessione alla Genova parcheggi. E' quindi evidente che in quei giorni non ci saranno parcheggi a pagamento disponibili per il resto degli automobilisti. Se sarà difficile spostarsi da est a ovest, sarà praticamente impossibile, quindi, trovare un posto dove lasciare l'auto, una volta che si sarà faticosamente giunti a destinazione.

 

 

 

Il corriere della sera

 

 

Manu Chao, i soldi del concerto per un centro dei contestatori

DAL NOSTRO INVIATO
GENOVA - E sul palco irrompe don Gallo, il prete dei poveri: «Sono qui a rappresentare il Genoa Social Forum, approfittando di questo concerto...». Sciarpa rossa al vento, per qualche minuto il «contestatore in nome di Dio» ruba la scena a Manu Chao, il «clandestino». Così, il grande evento musicale di Genova si trasforma in un piccolo comizio anti-G8. Complice la star internazionale, entusiasti i 15 mila giovani che ieri sera hanno affollato l’ex area industriale di Campi.
Quello di don Gallo è qualcosa di molto più concreto di un proclama. Lui va al sodo: «Visto che la città non ha ancora provveduto ad un minimo di accoglienza, abbiamo pensato di essere i primi ad organizzare un punto di ristoro. Manu Chao è entusiasta della proposta». In parole povere significa che parte dei 350 milioni ricavati dal concerto, serviranno per realizzare il progetto «prima accoglienza». Il don continua il discorso, rivolgendosi ai signori della Terra e alle migliaia di manifestanti che verranno a Genova, per dire che «la Terra è di tutti, credenti e no». Poi, il grido: «Faccio appello ai genovesi di essere presenti durante il G8, al sindaco, al presidente della Regione. Il cardinale mi ha detto che ci sarà. In democrazia, non c’è zona rossa, gialla, verde... A voi giovani dico grazie, tirate su la testa. E hasta la victoria, siempre ».
Sventola ancora la sciarpa, mentre un boato di urla e di applausi benedice l’uscita del sacerdote. Adesso la scena è tutta per Manu Chao. Il prete dei diseredati e dei contestatori, perennemente con il mezzo toscano tra le labbra, ha preso un’autentica cotta per il «clandestino», e, ancor prima di salire sul palco, al suo fianco, a proclamare il sodalizio nel segno della contestazione, racconta come l’ha conosciuto, che cosa si sono detti durante la cena di lunedì alla trattoria «La Lanterna», gestita dai suoi ragazzi della comunità di San Benedetto al Porto.
«Dunque, da qualcuno vengo a sapere che questo Manu Chao è praticamente dei nostri, difende la causa dei poveri del mondo - spiega don Gallo -. Bella notizia. Poi, un paio di settimane fa, mentre lui era in tournée a Parigi, il suo manager di Genova mi chiama e mi fa capire che Manu è disponibile a darci una mano per l’anti-G8». Detto e fatto, l’appuntamento tra i due viene fissato per lunedì 25 giugno, vigilia del concerto di Campi, Festival Goa Boa. Nell’attesa, il prete pensa a una soluzione utile; qualche cosa da realizzare con la preziosa «offerta» della star internazionale, che ha deciso di donargli parte dell’incasso.
Ed ecco che gli salta in testa l’idea di metter su un Centro di prima accoglienza per i contestatori al verde. Il nome viene di getto: Bar Clandestino. Don Gallo è gasatissimo e appena si trova di fronte il generoso fratello, non si trattiene: « Belìn , Manu, qui bisogna fare qualcosa... Ci hanno blindato in casa, zona rossa, coprifuoco, poliziotti dappertutto, pare il tempo di guerra». E giù a illustrare nei dettagli il suo piano: un ampio spazio dove piantare l’accampamento. Qualcuno dei collaboratori suggerisce: ci si potrebbe sistemare al parco di Peralto, zona Righi; oppure a Prà, nel Ponente. «L’importante - fa il don - è far arrivare tonnellate di panini imbottiti, acqua, bibite. Senza dimenticare le saponette». Chiusi gli accordi, tutti a cena alla «Lanterna». Manu Chao mangia di buon appetito: pasta al pesto (« buena, muy buena »), pesce, crostata. Con una sorpresa: 40 candeline da spegnere, come gli anni compiuti il 21 giugno. Il meglio della simpatia Manu lo esibisce con Antonello, il chitarrista della trattoria. Il duetto improvvisato, subìto diventa un coro.

Marisa Fumagalli

 

 

 

Le risposte dei contestatori

LO STADIO
Uno dei temi cardine dell’incontro fra manifestanti e governo sarà quello degli spazi: le associazioni antiglobalizzazione chiedono una propria «cittadella» dove promuovere incontri, conferenze e dibattiti. Hanno proposto che venga concesso lo stadio Marassi
LA ZONA GIALLA

Se la zona gialla verrà mantenuta, hanno detto i manifestanti, «non la rispetteremo»
LE FRONTIERE

I contestatori hanno chiesto che le frontiere non vengano chiuse , come invece ha proposto il governo che sta pensando di sospendere il trattato di Schengen nei giorni del vertice, reintroducendo il controllo dei documenti alla frontiera di Ventimiglia
LE STAZIONI

Altra richiesta è l’ apertura delle due principali stazioni ferroviarie di Genova: Principe e Brignole. Anche i caselli autostradali dovranno rimanere aperti.

 

 

 

 

 

Le proposte del governo

ISOLARE I VIOLENTI
Il governo ha chiesto la collaborazione del Genoa Social Forum per tenere a distanza chi vuole trasformare i cortei anti-G8 in guerriglia urbana . L’unica condizione posta dal governo per il dialogo con i manifestanti è infatti la non violenza , per garantire «la massima serenità» ai lavori del vertice e la sicurezza ai cittadini di Genova
GLI SPAZI

In cambio della disponibilità ad isolare i violenti, il governo concederà spazi per l’accoglienza dei manifestanti sia nella zona di Levante , sia in quella di Ponente
LA ZONA GIALLA
Sempre in cambio della collaborazione nel mantenere l’ordine pubblico, il governo si è dichiarato disposto a valutare l’ipotesi di restringere i confini della «zona gialla» , l’area-cuscinetto in cui è vietato manifestare, consentendo ai militanti antiglobalizzazione di arrivare sino ai limiti

 

 

 

 

D’Amato sta con i Paesi poveri

Il popolo di Seattle rappresenta «preoccupazioni giuste e fondate». Anche il presidente della Confindustria Antonio D’Amato «apre» alle ragioni del popolo delle tute bianche. Pur prendendo le distanze «dalle connotazioni più ideologiche» del popolo antiglobalizzazione, D’Amato riconosce che «è ora di finirla di pensare che i Paesi poveri non debbano partecipare alla crescita economica».

 

 

 

L’INIZIATIVA

Asse Ciampi-Ruggiero Otto leader pacifisti al contro-vertice

Tra gli invitati anche Coretta, la vedova di Martin Luther King

ROMA - Mentre il dialogo con i gruppi che contestano la globalizzazione va avanti con fatica, il governo si prepara a mettere sul tavolo un’altra carta. Per mostrarsi disponibile allo scambio di opinioni, il ministro degli Esteri Renato Ruggiero, d’intesa con il Quirinale, vuole offrire ai rappresentanti del cosiddetto «popolo di Seattle» l’occasione di incontrare a Roma una pattuglia illustre di pacifisti, intellettuali critici verso il capitalismo, personaggi-icona dell’assistenza umanitaria ai poveri e ai diseredati. Se prenderà corpo secondo le intenzioni, la proposta sembra una di quelle un po’ difficili da bocciare. L’appuntamento sarebbe per la metà del mese. Probabilmente per il 13 luglio, cinque giorni prima della riunione tra i ministri degli Esteri del G7 che precederà il vertice tra i capi di Stato e di governo degli otto Paesi più sviluppati del mondo fissato dal 20 al 22 a Genova. Gli argomenti contenuti nell’ordine del giorno ufficiale del G8 - a cominciare dalla lotta alla povertà e a malattie come l’Aids - andrebbero sottoposti all’esame di 15 o 20 delegati dei movimenti, esclusa l’ala violenta, e di una lista di personalità più lunga rispetto ai tre nomi circolati nei giorni scorsi per la stesura di un documento, ossia al nobel sudafricano Nelson Mandela, all’economista indiano Amartya Sem e alla commissaria dell’Onu per i diritti umani Mary Robertson.
Oltre a questi due e a Mandela, che ai tempi dell’apartheid si è fatto 27 anni di carcere, è stata invitata Coretta King, la vedova di Martin Luther King, capofila della lotta in difesa dei diritti dei neri assassinato a Memphis, Stati Uniti, nel 1968. Con lei dovrebbero arrivare la giapponese Sadako Ogata, ex alta commissaria delle Nazioni unite per i rifugiati, la guatemalteca Rigoberta Menchù, premio Nobel per la pace, il pakistano Abdul Edi, promotore di una rete di assistenza sanitaria in India e Pakistan, il vescovo brasiliano Mendes e altri. Alcune delle lettere di invito sono passate, o stanno per passare, per le mani di Ciampi. La data finale dipende anche dalle risposte.
Per la discussione, la Farnesina si ripromette di individuare un territorio neutro. Al momento, si pensa alla sede della «Società italiana per l’organizzazione internazionale» o dell’«Istituto per le relazioni tra l’Italia e i Paesi di Africa, America Latina e Medio Oriente». L’incontro dovrebbe stabilire un canale di comunicazione tra i movimenti, la piazza, e i capi dei governi del mondo ricco convocati a Genova. Come? Critiche alla globalizzazione e istanze per il G8 verrebbero riassunte in un documento con le firme delle personalità contattate.
Ruggiero, ieri, ha sostenuto che le linee guida del dialogo vanno rintracciate nella «risoluzione del Millennio del settembre scorso, in cui 187 capi di Stato e di governo si sono impegnati a combattere i grandi problemi del mondo». Non è male ricordare che cosa c’era scritto in quel testo, perché, a quanto risulta, sarà citato nel documento di Roma: stabiliva l’obiettivo di «dimezzare, entro il 2015, la percentuale della popolazione mondiale il cui reddito è inferiore a un dollaro al giorno». Il suo ventitreesimo punto indicava un impegno che poi è parso meno scontato di quanto sembrava: «compiere ogni sforzo per garantire l’entrata in vigore del protocollo di Kyoto». Quello sulle emissioni inquinanti, preso di mira da George W. Bush anche se con alcune successive correzioni di tiro.

Maurizio Caprara

 

 

 

«Andremo a Roma, ma non c’è trattativa»

Il Genoa Social Forum: sì al dialogo. «La polizia venga senza armi, avremo il nostro servizio d’ordine»

MILANO - Loro ci saranno, per la prima volta. Le 750 organizzazioni che aderiscono al Genoa Social Forum rispondono presente alla chiamata del governo. Anche le Tute bianche hanno detto sì. Andranno, ascolteranno. In silenzio, però. «Questo incontro arriva tardi, ma è importante, anche perché mancano soltanto tre settimane al vertice». Il portavoce del Gsf Vittorio Agnoletto parla in una saletta della sua «Lila» (Lega italiana per la lotta all’Aids), periferia milanese, la stazione di Rogoredo a pochi metri di distanza. Una conferenza stampa convocata in tutta fretta, per far sapere che il Gsf si siederà al tavolo con i ministri Ruggiero e Scajola. La possibilità del confronto c’è, dice Agnoletto. Ma lascia capire che non sarà facile arrivare ad un accordo: «Ho detto confronto, e non trattativa, perché non si può trattare su diritti garantiti dalla Costituzione».
Le premesse sono queste. Poi ci sono quelli che Agnoletto chiama «i problemi». L’accoglienza dei centomila dimostranti che arriveranno a Genova, la loro possibilità di movimento, i loro diritti. Le richieste del Gsf sono tre. Primo: «Riconoscimento del diritto al dissenso, che deve avere come conseguenza diretta le frontiere aperte e nessuna sospensione del trattato di Schengen». Secondo: «Stazioni di Genova aperte. Non quelle periferiche, ma le due principali, Principe e Brignole. E inoltre, tutti i caselli autostradali aperti». Terzo: «"Loro" ci dicono di volere il confronto sui contenuti, e poi ci negano la cittadella, dove noi vorremmo fare i nostri incontri, dibattiti, conferenze. Continuiamo a chiedere che ci venga concesso lo stadio Marassi». Comunque vada, Agnoletto afferma che «non ci sarà nessuna violenza da parte nostra, ogni incidente è un colpo alle nostre proposte». Ma poi aggiunge: «Noi non rispetteremo la zona gialla (la fascia di città intorno alla zona rossa, nella quale è vietato manifestare, ndr). E’ una trappola pericolosa, anche per la polizia. Così come è stata concepita e strutturata, è destinata a diventare un campo di battaglia».
Dunque, le stazioni, Marassi e la zona gialla. I tre argomenti sui quali si giocano le speranze di un G8 a bassa intensità. Difficile che il governo possa concedere tutto. E’ necessario trovarsi a metà strada. E al di là delle parole ufficiali, lo sa anche Agnoletto, che non chiude tutte le porte: «Diciamo che in attesa di sapere quali sono le proposte ufficiali dell’esecutivo, che a tutt’oggi non ne ha formulata neppure una, queste sono le nostre richieste. Quando le loro carte saranno sul tavolo, vedremo».
Agnoletto non lascia neppure finire la domanda su una possibile spaccatura del movimento: «All’incontro di giovedì ci sarà anche un rappresentante delle Tute bianche». Si chiama Chiara Cassurino, del centro sociale «Terra di nessuno» e dell’associazione «Ya Basta». Una ragazza genovese, studentessa, sempre vestita di nero. Ha la parlantina sciolta, e dice cose intelligenti. Ma davanti a Ruggiero e Scajola starà zitta. «Sarà soltanto una testimone, non parlerà con il governo ma ascolterà», dice Luca Casarini, portavoce delle Tute Bianche venete. Insomma, le Tute bianche ci saranno, ma non troppo. «E continuiamo - conclude Casarini - a considerare valida la dichiarazione di guerra emessa contro i potenti del G8 il giorno 26 maggio 2001». Equilibri delicati.
Alla principale richiesta del governo («Isolate i violenti»), Agnoletto risponde fissando i paletti: «Noi non possiamo garantire per chi è fuori dal Gsf». Ma per la giornata del 20 luglio, quella delle «piazze tematiche» intorno alle zone proibite, il portavoce del Gsf annuncia la nascita di qualcosa che somiglia molto a un servizio d’ordine «interno». «Organizzeremo la sicurezza per tutti, per proteggerci dalle provocazioni».
Ci sarà anche il confronto sui contenuti. Ma non con il ministro degli Esteri. Renato Ruggiero non è considerato un interlocutore gradito, da queste parti. I suoi anni alla guida del Wto pesano. Dice Agnoletto: «E’ responsabile delle attuali regole della globalizzazione, e non può chiamarsi fuori invocando un confronto. Vuole parlare di Aids? Fatti concreti, per favore. In sede di Wto schieri l’Italia contro gli Usa, che pretendono sanzioni contro il Brasile perché produce farmaci senza pagare royalties alle multinazionali». Il Genoa Social Forum preferisce la proposta arrivata dal neopresidente della Camera, Pierferdinando Casini: «Rispondiamo positivamente alla sua richiesta di confronto, perché desideriamo che esso avvenga in una sede istituzionale come il Parlamento». Agnoletto conclude con un appello ai media («Ignorate le veline dei servizi segreti, creano solo tensione») e uno al governo: «Spero che rifletta su quanto avvenuto in Svezia, e disarmi la polizia, perché nessuno deve rischiare la vita». Sulle parole del portavoce del Gsf aleggiano le immagini di Goteborg. La grande paura, per tutti.

Marco Imarisio

 

 

 

 

Il governo sul G8: linea dura con i violenti Domani a Roma l’incontro con i contestatori. Berlusconi andrà a Genova per un sopralluogo

Scajola e Ruggiero dal premier. «Sì al dialogo con i manifestanti ma niente trattative»

ROMA - Il governo accoglie la richiesta del Global Social Forum e convoca i rappresentanti dei contestatori per domani a Roma. Tra venerdì e sabato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi volerà invece a Genova per verificare personalmente l’apparato organizzativo e di sicurezza messo a punto in vista del G8. Dura due ore il vertice convocato a Palazzo Chigi con i ministri dell’Interno Claudio Scajola e degli Esteri Renato Ruggiero. E rilancia il dialogo con chi sta organizzando le manifestazioni di protesta contro la globalizzazione. Unica condizione: la non violenza. «La nostra linea - ribadiscono i titolari di Viminale e Farnesina - è quella della fermezza. Faremo rispettare le leggi e l’ordine pubblico con il massimo rigore». «La posizione decisa ieri - aggiunge il vicepresidente Gianfranco Fini - non credo possa essere contestata da alcuno, se non da chi ha intenzione di approfittare delle manifestazioni di dissenso per dar vita a manifestazioni di carattere violento».

LA RIUNIONE - Proseguire il confronto con i contestatori per convincerli a isolare i violenti. E’ questa la linea del governo dettata da Berlusconi. Dopo aver ascoltato la relazione del capo della polizia Gianni De Gennaro sugli incontri avuti a Genova nei giorni scorsi, il presidente ha sottolineato la necessità di andare avanti per cercare un compromesso che consenta manifestazioni pacifiche. Per questo ai rappresentanti del Global Social Forum si chiederà la massima collaborazione per tenere a distanza chi vuole trasformare i cortei in guerriglia urbana. In cambio saranno concessi spazi per l’accoglienza sia nella zona di Levante, sia in quella di Ponente. E soprattutto si valuterà l’ipotesi di restringere la zona gialla consentendo ai manifestanti di arrivare sino ai limiti.


LE CONDIZIONI - «Non ci sarà una trattativa con il Gsf. Ascolteremo le richieste del Gsf e garantiremo loro la massima visibilità per l’espressione del dissenso. Su questo daremo chiare istruzioni alle forze dell’ordine». Alla sua prima uscita ufficiale nella sala stampa di Palazzo Chigi il ministro dell’Interno Scajola detta le sue condizioni. La scelta di presentarsi davanti ai giornalisti insieme al collega degli Esteri Ruggiero non è casuale. E’ con entrambi che i contestatori devono condurre il dialogo, con loro dovranno arrivare a un compromesso per garantire, come sottolinea il titolare del Viminale, «la massima serenità ai lavori del Vertice e la sicurezza ai cittadini di Genova». Proprio ieri il ministro dell’Interno tedesco Otto Schily ha chiesto ai suoi colleghi dell’Unione Europea, con i quali si riunirà il 13 luglio, di «varare misure dure ed efficaci contro i turisti dei disordini». «I contestatori violenti - ha aggiunto - vanno fermati alle frontiere come abbiamo fatto noi in occasione degli Europei di calcio del 2000 quando siamo riusciti a tenere alla larga gli hooligans».


LE MISURE - Più volte in questi giorni si è parlato della possibilità di spostare il vertice dal Palazzo Ducale alla Zona Marittima. Una possibilità che la questura di Genova ha però già escluso, visto che nell’area non c’è la possibilità di garantire i servizi telefonici e telematici e soprattutto le apparecchiature necessarie allo svolgimento della riunione dei Grandi. L’unica alternativa, qualora ci fossero esigenze straordinarie, resta il trasferimento a bordo della nave European Vision. Ipotesi che comunque sembrano destinate a rimanere tali, visto che proprio ieri i responsabili della sicurezza hanno dato avvio al piano di preparazione del Palazzo Ducale. Da parte sua il Comune sta cercando sistemazioni alternative per i senzatetto che abitualmente vivono all’interno della zona rossa .

Fiorenza Sarzanini

 

 

 

OGGI L’INAUGURAZIONE

Festa al porto per la nave dei Grandi

Ospiterà le delegazioni dei Paesi ospiti Nancy Brilli sarà la madrina

DAL NOSTRO INVIATO
GENOVA - Un po’ di mondanità, please. Arriva in porto la nave che ospiterà i potenti del mondo, e la città del G8 per un giorno dimentica i fantasmi inquietanti del prossimo Vertice: oggi pomeriggio, al ponte dei Mille, taglio del nastro per l’European Vision, l’ultima nata della «Festival crociere», con una deliziosa madrina, Nancy Brilli.
Cerimonia in grande stile: la bandiera arriva al comandante sulle note dell’Inno di Mameli, poi i discorsi degli oratori ufficiali: tra questi, il sindaco di Genova, Giuseppe Pericu, il presidente della Regione Liguria, Sandro Biasotti, il capo della Struttura di missione, Achille Vinci Giacchi. A bordo, autorità, altri invitati più o meno illustri, e giornalisti.
Avanti, con lo spettacolo. Presenta Alessandro Cecchi Paone, si esibisce Renzo Arbore con la sua «Orchestra Italiana».
I genovesi potranno seguire l’evento dal maxischermo allestito nel porto. La Superba splenderà in tutta la sua immagine: il mare, il Golfo, il centro storico restaurato e tirato a nuovo, con i soldi del «maledetto» meeting internazionale. Relax. La contestazione può attendere. E la nave andrà, per una mini-crociera notturna di poche ore, mentre gli ospiti festeggeranno, allietati dal buffet di gala, a tema europeo, servito nei saloni dei vari ponti: dodici specialità per ogni menù, sette in tutto, dedicati all’Italia, alla Francia, alla Grecia, a Germania e Danimarca, alla Svizzera, all’Inghilterra, alla Spagna.
Noleggiata dal 15 al 22 luglio dallo Stato Italiano, per la cifra di 6 miliardi e mezzo, la European Vision (58.600 tonnellate, 783 cabine, di cui 132 suite con balcone), prima di salpare da Genova secondo il programma di crociere estive per anonimi turisti, sarà a disposizione del G8.
E non servirà solo a offrire confortevoli alloggiamenti (servizi extralusso, dalla voce cibi e bevande al settore fitness) dei delegati stranieri. Motivi di sicurezza, infatti, hanno convinto gli organizzatori a usarla a 360 gradi. In pratica, l’ouverture del Vertice si terrà a Palazzo Ducale, poi gran parte delle riunioni si svolgeranno a bordo. Da qui la necessità di attrezzarla come nave da lavoro.
Operativa in tutte le funzioni più sofisticate. Il cablaggio per la trasmissione dati (altri 7 miliardi di spesa per lo Stato) è targato Wind; ma ci saranno due terminali Immarsat B per comunicazioni satellitari, e videoconferenza, gestiti dalla Telecom. Serviranno per le emergenze, se la nave dovesse interrompere i collegamenti via cavo, per abbandonare velocemente il porto.
A bordo, come saranno sistemati i sette signori della Terra? Sette, perché «superbig» George Bush starà altrove. Forse la delegazione del presidente degli Stati Uniti (ma la notizia definitiva è top secret) sarà destinata alla Mistral (850 milioni al giorno di noleggio), nave della stessa compagnia, ancorata a lato dell’European Vision. Comunque sia, per i Sette è a disposizione il ponte 10, «Copenaghen», che conta dodici suite con terrazzo personale, ingresso e ascensore indipendente. Qualche indiscrezione: pare che Chirac abbia preteso di scegliere per primo le sue suite, così da assicurarsi quelle con più agevoli «vie di fuga». I giapponesi hanno chiesto più linee per computer.

 

STATI UNITI

STATI UNITI

CONTRO IL BIOTECH «Io sono un esperimento genetico?», dice il cartellone della bionda californiana, una delle migliaia di manifestanti che in questi giorni contestano il «Bio2001», la più importante conferenza mondiale sul biotech che si sta svolgendo fra le polemiche a San Diego. Otto i contestatori arrestati

 

 

 

L’INTERVENTO

«Io, l’imputato McDonald’s e i miei clienti»

Noi offriamo dovunque un’opportunità agli imprenditori di gestire un esercizio locale con personale locale rifornito con prodotti locali da un’infrastruttura locale. Ogni affiliato di McDonald’s genera a sua volta piccole attività locali che vi ruotano intorno. Essere presi di mira durante le proteste è il prezzo del nostro straordinario successo. Che io sappia non esiste nessun’altra azienda di servizi che tocchi così tante persone in maniera così personale. Noi serviamo 45 milioni di persone al giorno in 28 mila ristoranti di 120 Paesi. Si accusa falsamente McDonald’s di causare gravi danni all’ambiente e alle foreste pluviali per creare i suoi prodotti. Non abbiamo mai acquistato bestiame che fosse anche solo vicino a una foresta pluviale e adottiamo questa politica da ormai 13 anni.
McDonald’s è vista come una minaccia culturale. Siamo diventati il simbolo di tutto quello che non piace alla gente o che rappresenta una minaccia per la propria cultura. Siamo presenti in nazioni come il Giappone, il Canada e la Germania da quasi 30 anni. Non vedo vacillare queste culture a causa di McDonald’s. Ci sono migliaia di ristoranti cinesi in Italia, sebbene non siano raggruppati tutti sotto un marchio, e nessuno dice che arrecano danno alla cultura italiana.
Si sostiene l’esistenza di un problema nutrizionale legato a McDonald’s. Il fatto è che noi vendiamo carne, patate, pane e latte, Coca-Cola e lattuga: tutti ingredienti che possono essere acquistati in un negozio di alimentari. Quello che una persona decide di mangiare è una questione puramente personale. Tutti i nutrizionisti che ho interpellato sostengono che una dieta bilanciata è la chiave per restare sani; ed è possibile mangiare da McDonald’s seguendo una dieta equilibrata, proprio come se si andasse in un negozio di alimentari. Non abbiamo alcuna specifica politica sugli organismi geneticamente modificati (Ogm) perché la comunità scientifica ci guida, ma siamo molto sensibili al dibattito. Noi non utilizziamo gli Ogm in quei mercati in cui i nostri clienti hanno molto a cuore questo problema e non ne vogliono fare uso. Negli Usa utilizziamo alcuni Ogm perché si trovano in un terzo dei prodotti provenienti dal mais e anche nei semi di soia americani, che ovviamente rappresentano la base di alcuni dei nostri cibi. Di conseguenza sarebbe oggi impossibile non usare gli Ogm.
Infine siamo stati criticati di recente perché alcuni dei giocattoli in plastica, previsti per i menù dei bambini di McDonald’s, venivano prodotti da una fabbrica che violava le leggi in materia di lavoro. In quel caso il
South China Morning Post di Hong Kong ci ha elogiato per esserci mossi tempestivamente e aver affrontato il problema non appena è stato reso noto. Per evitare che un tale problema si manifesti nuovamente, ci avvaliamo di società indipendenti che effettivamente controllano queste aziende produttrici di giocattoli. Vogliamo agire in modo appropriato. Ad esempio, non tolleriamo lo sfruttamento del lavoro minorile. Adottiamo severe linee politiche: le persone che lavorano nelle nostre fabbriche devono avere almeno 15 anni, secondo le leggi e le normative locali. Rinunciare ad acquistare da fornitori esterni è proprio la nostra ultima risorsa, che tuttavia presenta un dilemma: da una parte non vogliamo sfruttare i lavoratori, in particolare i bambini, ma dall’altra se non si acquistano più i prodotti di queste fabbriche gli operai perderebbero il lavoro. E allora la domanda è: come ci si comporta responsabilmente? D’altro canto, se non possiamo fidarci delle persone con le quali stiamo trattando, se ci mentono, se non collaborano, allora ritengo sia giusto per noi porre fine ad ogni rapporto. Ma prima dobbiamo fare il possibile per persuaderli a cambiare il loro stile e ad attenersi a comportamenti accettabili.
Se penso a come McDonald’s sia diventato un parafulmine delle critiche alla globalizzazione, allora penso al comportamento dei consumatori in Francia. Durante il processo contro il leader antiglobalizzazione José Bové, il presidente della Repubblica, Jacques Chirac, ha detto: «Sono assolutamente solidale con gli agricoltori francesi e detesto McDonald’s». Ma la gente che cosa fa? Non indica forse la propria preferenza frequentando i nostri ristoranti? E quei ristoranti non sono di proprietà francese? Non acquistano i prodotti degli agricoltori francesi? Non creano posti di lavoro per l’agenzia pubblicitaria, l’impresa edile, l’agente immobiliare, gli avvocati, i ragionieri? Non creano posti di lavoro per migliaia di ragazzi che, specialmente in Francia ma anche in altri Paesi (Italia compresa), hanno passato tempi duri cercando di entrare nel mondo del lavoro?

Foreign Policy/Global Viewpoint/Corriere della Sera
Traduzione di
Claudia Ansalone

Sul tema della globalità sono intervenuti il cardinale Silvano Piovanelli (21 giugno) e il Nobel per la Pace Jose Ramos-Horta (ieri)

 

 

 

Tutto quello che c’è da sapere sul Vertice

L’EVENTO
Il G8 è il vertice dei capi di Stato e di governo degli otto Paesi più industrializzati del mondo. Si svolgerà a Genova nei giorni fra il 20 e il 22 luglio. Si tiene ogni anno: il primo è stato a Rambouillet (Francia) nel 1975. L’ultima volta che l’Italia ha ospitato un G8 è stato a Napoli nel ’94
I «GRANDI»

I Paesi partecipanti, in ordine alfabetico, sono: Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia, Russia e Stati Uniti
L’AGENDA

I temi del vertice saranno la riduzione della povertà, la tutela dell’ambiente, la prevenzione dei conflitti. Ma ci sarà spazio per parlare anche di riciclaggio di danaro sporco e crimini tecnologici. Il ministro degli Esteri Ruggiero ha detto di voler presentare anche un «piano» per la riduzione del prezzo dei farmaci per la cura dell’Aids nei Paesi in via di sviluppo
LA PROTESTA

A Genova nei giorni del vertice sono attesi oltre 100 mila manifestanti. Si tratta di rappresentanti e aderenti ad associazioni che si battono contro il fenomeno della globalizzazione
LA SICUREZZA

Per garantire il regolare svolgimento del vertice sono stati mobilitati 12 mila uomini tra polizia, carabinieri, finanza e militari

 

 

 

La scheda

LE NOMINE Lo scorso 29 maggio le nomine dei precari per il prossimo anno scolastico sono state sospese fino al 13 di luglio,in attesa di una sentenza del Consiglio di Stato
IL CASO
Tutto era iniziato con il ricorso presentato al Tar del Lazio da alcuni docenti precari contro i criteri utilizzati dal ministero per la compilazione delle graduatorie
LA PROTESTA
La gran parte dei professori delle scuole non statali era stata collocata nella quarta fascia alla quale si attinge solo dopo l’esaurimento delle prime tre
IL TAR
Il ricorso era stato accolto. Il ministero aveva a sua volta fatto ricorso al Consiglio di Stato, bloccando però le nomine

 

 

 

Il nuovo

 

 

La Chiesa in piazza con l'Antiglobal

 

Dal palco di Manu Chao Don Gallo invita a manifestare. Don Vitaliano ricorda: i temi anti G8 sono gli stessi della Chiesa. Il 7 luglio un documento cattolico contro il summit. Ma Comunione e Liberazione non ci sta.

di Melissa Bertolotti

MILANO – Don Gallo sale sul palco di Manu Chao, sventola una bandiera rossa sulla testa e invita la popolazione a manifestare contro il G8. Gli fa eco don Vitaliano della Sala, il parroco di San'Angelo a Scala, in provincia di Avellino , da sempre vicino ai centri sociali e amico personale del leader delle Tute Bianche Luca Casarini. Che spiega: “Gli obiettivi degli Antiglobal sono gli stessi della Chiesa. Lo ha detto anche il Papa, sostenendo che la globalizzazione dei mercati non può diventare una nuova forma di colonizzazione”. Sulla stessa linea anche il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Genova e vicepresidente della Cei , che si è schierato a favore del popolo di Seattle. Così come don Vinicio Albanesi, portavoce del Coordinamento nazionale della comunità di accoglienza , e Don Ciotti, simbolo della comunità Abele.

Sacerdoti di frontiera, non sempre allineati con la Chiesa ufficiale. Lo dimostra don Vitaliano, 37 anni, una denuncia per okkupazione di un vecchio cinema alle spalle e una partecipazione al Gay Pride nonostante il 'no' della Curia, che spiega: “Il vescovo di Avellino mi ha detto che non potrò manifestare in piazza insieme al Genoa Social Forum. Disobbedire significherebbe per me andare incontro alla sospensione. Così, come Agnoletto tratta con Ruggiero , io sto trattando con il mio vescovo per poter essere in piazza a Genova”. In clima di pace. "A chi accusa le Tute Bianche di essere violenti - continua don Vitaliano - rispondo che le vere violenze nascono da chi partecipa al G8 e dalle multinazionali. E poi dalla polizia, che scende in piazza armata, a differenza delle Tute Bianche, che di armi non ne portano".

Perché uscire dai luoghi ecclesiastici per manifestare tra le vie di Genova diventa sempre più importante. Lo sanno bene i vari movimenti cattolici, dalle Acli a Pax Christi, che fanno parte delle 730 organizzazioni del Genoa Social Forum . E che, il 7 luglio, presenteranno al teatro Carlo Felice di Genova il 'manifesto per il G8' . ''Non ci poniamo in una campana di vetro – spiega Riccardo Moro, responsabile tecnico del Comitato ecclesiale per la riduzione del debito estero ed estensore del manifesto –. Noi non prenderemo parte alle manifestazioni del vertice in via ufficiale perché mancano garanzie, e ciò è dovuto sia alla presenza di persone che di certo non saranno lì per fare gli interessi del Sud del mondo, sia all'atteggiamento delle autorità italiane, che hanno tardato ad intervenire. Preferiamo scegliere un luogo e un modo di ritrovo che possa aiutarci a rafforzare il nostro cammino''.

Lo spirito del manifesto è racchiuso nella formula ''non vogliamo più essere i ricchi che guardano i poveri da aiutare. Vogliamo essere cittadini di un mondo e di una comunità solidale che dia a tutti lo stesso diritto ad avere necessità e offrire opportunità”. Un documento che, poi, analizza i grandi problemi dell'umanità, tra cui conflitti, debito e povertà, suggerendo interventi concreti, e di una che propone le modalità con cui costruire un futuro migliore, con attenzione al mercato, all'ambiente, al lavoro e alla scienza.

"Gli argomenti del Genoa Social Forum sono gli stessi della Chiesa - insiste don Vitaliano -. Loro li portano in piazza. Noi li diciamo nelle Chiese". Strumenti di violenza? "Sì, è vero, in casa di Luca Casarini ho visto un'arma molto potente - confessa il parroco avellinese -. E' l'arma della parola".

Ma anche la Chiesa ovviamente su questo tema si divide subito verticalmente, un po' come sta accadendo un po' a tutta la società italiana. La destra cattolica per bocca di ''Comunione e Liberazione'', per esempio, non ci sta. E condanna ecumenicamente sia i Grandi sia i contestatori. ''Sia il Club del G8 che il 'popolo di Seattle' sono istanze borghesi'', ha detto, sorprendendo un po' tutti per la terminologia (quasi) marxista usata, Giorgio Vittadini, presidente della Compagnia delle Opere, l'organismo operativo di Cl, durante la presentazione del prossimo meeting di Rimini.
 
''E' un lusso quello di parlare dei problemi della gente solo qualche giorno all'anno - sostiene - mentre c'è invece bisogno di essere presenti nei paesi poveri quotidianamente'', ha polemizzato. ''Noi - ha aggiunto - non abbiamo tempo di andare a Genova, perché siamo in Africa, in Asia, in America Latina, in quelle nazioni dimenticate da tutti tranne che dal Papa''.

 

 

 

G8, Don Gallo organizza l'accoglienza

 

Dal palco di Manu Chao, il sacerdote annuncia la nascita di un centro di prima accoglienza per il popolo di Genova. E invita la città a manifestare. Domani l'incontro con Scajola e Ruggiero.

di Melissa Bertolotti

GENOVA – Una sola città, che non sia divisa tra zona gialla e zona rossa. Un’accoglienza che sia totale, e non limitata tra Levante e Quarto. Il popolo di Genova chiede al Governo totale ospitalità, per i centomila manifestanti attesi nel capoluogo ligure per il G8. Una richiesta che il Genoa Social Forum, rappresentato da Vittorio Agnoletto, formalizzerà domani, nell'incontro con i ministri degli Interni Scajola e degli Esteri Ruggiero.

Ma lo fa anche con le parole di don Antonio Gallo, il fondatore della comunità di San Bendetto al Porto, sulle note di Clandestino, colonna sonora della protesta anti-G8. Un parroco che, sventolando una sciarpa rossa sulla testa e al grido di "Hasta la victoria siempre", ieri sera ha rubato la scena a Manu Chao. E, dopo la trasmissione del discorso registrato del subcomandante Marcos, è salito sul palco davanti a quindicimila spettatori, invitandoli a essere presenti, più numerosi che mai, a manifestare contro il G8. Un invito che si trasforma subito in una proposta.

Ma don Gallo non è il solo sacerdote a schierarsi con gli Antiglobal . Basta scorrere la lista delle 730 organizzazioni che fanno parte del Genoa Social Forum per vedere come, tra Pax Christi e le Alci, che promuovono la causa anti G8.

Per sopperire alle scarse misure di accoglienza finora predisposte dal Governo, infatti, Don Gallo ha annunciato che il ricavato del concerto servirà a finanziare il ''bar clandestino'': un posto di ristoro che, dal 20 al 22 luglio, distribuirà panini, bibite e saponette alle decine di migliaia di giovani che da tutto il mondo arriveranno a Genova. ''Visto che la città è irresponsabile - ha detto il sacerdote - abbiamo pensato di pendere l’iniziativa di creare un posto di ristoro. Ho proposto a Manu Chao di chiamarlo 'bar clandestino' e lui mi è sembrato entusiasta''. 

Intanto rimane confermato, per domani, l’incontro tra i ministri degli Interni Scajola e degli Esteri Ruggiero e gli Antiglobal, o popolo di Porto Alegre come lo ha definito lo stesso portavoce Vittorio Agnolotto. Un incontro istituzionale che il Genoa Social Forum vede come un tavolo “di confronto e non di trattativa”. Un’occasione di confronto politico che servirà al popolo di Genova a ribadire tre richieste fondamentali. Innanzitutto, che sia garantito il diritto costituzionale a manifestare ovunque, e quindi anche nelle fatidiche zone gialla e rossa. Quindi, che Genova sia una città aperta, e quindi raggiungibile con tutti i mezzi, da tutta Italia e da tutta Europa. Infine, che sia organizzata un’accoglienza in grado di gestire l’arrivo di centomila manifestanti. Ultima richiesta, in appendice: che la polizia sia disarmata. Il Governo, per ora a distanza, ha risposto: saremo rigorosi con i violenti.

Richieste precise, ma senza possibilità di trattativa . ''I G8 credono di essere i signori della terra - ha detto Don Gallo dal palco di Manu Chao tra l’ovazione dei presenti- no! La terra è di tutti, e per i credenti è di Dio. Forze oscure stanno preparando da mesi una psicologia della violenza''.

 

 

 

Il manifesto cattolico anti G8

 

Quarantadue associazioni cattoliche hanno firmato un documento in cui si chiede ai Grandi della Terra di far prevelare la dignità dell'uomo sulle logiche di mercato.

 

ROMA - ''Le decisioni che voi prendete riguardano tutti''. All'insegna di questo slogan, 42 associazioni cattoliche hanno sottoscritto un  manifesto per il G8 di Genova. Un documento in cui si fa appello ai Grandi del mondo per ricordare che ''tutti siamo persone e la vita umana è un valore universale'' e che ''garantirla in ogni momento del suo esistere, così come tutelarla nella sua dignità, è una precisa responsabilità politica che la comunità internazionale, insieme a ciascuno di noi, nessuno escluso, è chiamata ad esercitare per il raggiungimento del bene comune''.

Citando Jacques Maritain, il documento sottolinea come i cattolici sentano forte  l'impegno di ''appartenere ad una famiglia, quella umana che va oltre i confini nazionali e le logiche economiche''.  E ai membri del club più esclusivo del mondo si rammenta che ''nesuna persona può essere considerata soltanto come un soggetto economico passivo, il cui valore è commisurato alla sua capacità d'acquisto''.

''Voi - è sottolineato inoltre - siete noi. Voi, cioè i responsabili delle nostre nazioni, siete i nostri rappresentanti. Voi avete una grande responsabilità. Voi non siete il governo del mondo, ma le decisioni che prendete hanno inevitabili ripercussioni su molti anche al di fuori dei confini dei nostri e vostri Paesi''.

''Noi siamo qui - conclude il Manifesto - perché anche noi abbiamo un sogno: non vogliamo più essere i ricchi che guardano ai poveri da aiutare. Vogliamo essere cittadini di un mondo e di una comunità solidale che diano a tutti lo stesso diritti di avere necessità e offrire opportunità. Per questo facciamo a voi la richiesta che riteniamo punto di partenza perché ogni persona di oggi e di domani possa vivere autenticamente libertà solidarietà e dignità''.

 

 

 

Alle 17 l'incontro tra anti G8 e Governo

 

Il ministro degli Interni Scajola e quello degli Esteri Ruggiero incontreranno i rappresentanti del Genoa Social Forum. Che avvertono: sarà un momento di confronto, ma non di trattativa.

 

ROMA - E' arrivato il giorno del faccia a faccia. Mancano poche ora all'incontro tra il Governo e gli antiglobal. Alle 17 di giovedì alla Farnesina i ministri degli Esteri e degli Interni, Renato Ruggiero e Claudio Scajola riceveranno una delegazione dei rappresentanti delle 730 organizzazioni del Genoa Social Forum.

A guidare la delegazione sarà il portavoce ufficiale del Gsf, Vittorio Agnoletto. Tra i manifestanti, poi, anche Chiara Cassurino, rappresentante delle Tute Bianche, l'ala più temuta dell'Antiglobal. "Sarà un tavolo di confronto e non di trattativa - ha anticipato Agnoletto - perché noi non legittimiamo il G8. Chiediamo solo che i nostri diritti vengano riconosciuti".

Tre le richieste che il Genoa Social Forum sottoporrà al Governo. Innanzitutto, che venga riconosciuto a tutti il diritto costituzionale a manifestare in tutte le zone del capoluogo che ospita il summit, compresa la zona gialla e quella rossa. Quindi, che Genova sia una città aperta, e quindi che sia raggiungibile con tutti i mezzi e che disponga di strutture adatte a ospitare i centomila manifestanti attesi. Terzo punto, fondamentale: che il tavolo di confronto con un interlocutore politico non sia limitato al G8 di Genova, ma che diventi un tavolo permanente di discussione. "Per questo - ha spiegato Agnoletto - chiediamo di incontrare il Parlamento, più che il Governo, e i capigruppo della Camera, come ha proposto PierFerdinando Casini".

Nel frattempo anche Francesco Rutelli, in qualità di leader dell'opposizione, ha annunciato di voler incontrare i rappresentanti della contestazione antiglobal. "Il centrosinsitra vuole aprire un dialogo con l'associazionismo critico che resti, però, contrario ed estraneo alla violenza" ha spiegato. L'incontro dovrebbe essere fissato per giovedì 5 luglio

 

 

Arrivata a Genova la nave del G8

 

Ha attraccato nel porto di Genova la "European Vision", l'ammiraglia della "Festival Crociere" che ospiterà buona parte delle delegazioni governative impegnate nel G8.

 

GENOVA - Sono già state disposte le misure di sicurezza per blindare le suites della nave "European Vision", l'ammiraglia della Festival Crociere, che ospiterà nel prossimo luglio le delegazioni ufficilai del G8. Le lussuosissime cabine saranno inaccessibili ed eremeticamente chiuse, non potranno essere prenotate per le crociere che precederanno il vertice né visitate dai giornalisti.

Durante il loro soggiorno in occasione del vertice i Capi di Stato avranno a disposizione tre suites ciascuno ed useranno, all'interno della nave, ascensori prinvati.

La macchina della sicurezza si è già messa in moto questa mattina, non appena l'ammiraglia ha attraccatato nel porto di Genova. I controlli interessano ogni minimo oggetto che entra e esce dalla nave. Un controllo non da poco, visto che le dispense della nave raccolgono 170 qualità di formaggio, 54 tipi di pane e la cantina conserva 7000 bottiglie di vino.
In occasione del vertice, il personale sarà quello di fiducia delle delegazioni. Quello della nave sarà comunque a disposizione e non potrà essere sostituito fino alla conclusione del vertice.

La nave è lunga 251 metri, dispone di 783 cabine di cui 132 suites con balcone, saloni ampi e confortevoli, quattro ristoranti (di cui uno molto esclusivo e uno aperto 24 ore su 24) un centro fitness e un business center con dotazioni tecniche altamente innovative, un simulatore di golf, un minigolf e una parete di 7 metri per scalata (free climbing). A bordo può accogliere fino a 2.100 passeggeri. Questo gioiello del mare è costato all'armatore 600 miliardi. Il governo italiano ne pagherà il noleggio per il vertice sei miliardi e mezzo.

La nave sarà inaugurata questa sera con una lussuosissima cena per vip e giornalisti in cui saranno proposti esclusivamente piatti della tradizioen europea.  

 

Anche le pornostar in tuta bianca

 

Tre pornostar annunciano che aderiranno alla protesta dell'antiglobal indossando le "tute bianche" dell'ala dura del movimento. Per farsi notare, gli tocca "rivestirsi".

 

MILANO - Tutti sul carro. A cose fatte, del vincitore. Di chi fa più notizia invece, quando la situazione è ancora instabile. E così, in attesa di vedere, al prossimo G8 di luglio, chi farà miglior figura tra il popolo di Seattle e il governo, tre pornostar dei film a luci rosse hanno deciso di saltare sul carro delle "tute bianche".

D'altronde, farsi notare da spogliate, per le tre, probabilmente è diventato ormai più difficile che far parlare di sé da vestite. Ecco perché hanno deciso di coprire di nuovo le proprie curve, e per farlo hanno scelto le tute bianche, simbolo dell'ala dura del movimento antiglobal.

Così inguainate - annunciano - sfileranno a una manifestazione un po' scollacciata in quel di Verona. In più, invieranno un telegramma di saluto (le tre teste probabilmente già si stanno affaticando per mettere insieme sintassi e concetti) al Global Social Forum.

Di fatto, politica e tensioni sociali, restano un buon viatico per ottenere pubblicità gratuita. Non a caso, la stessa manifestazione godereccia veronese, negli scorsi anni, quando a far notizia in Veneto era il giuramento padano di Umberto Bossi, aveva partorito un nutrito gruppo di pornostar anti-lega che avevano sfilato su una barca vestite (si fa per dire) solo di una mano di colore bianco, rosso e verde.

Lo scorso anno, invece, le accese discussioni sull'opportunità o meno di tenere il Gay pride a Roma durante il Giubileo, avevano suggerito l'invio di una delegazione di pornostar alla manifestazione, con tanto di annunci stampa e reporter al seguito.

Quest'anno, invece, tocca al G8 e ai temi dell'antiglobal.