da meri 21 ottobre 2001
L'aria che tira negli USA...
Norman, Oklahoma nel centro degli Stati Uniti, una citta' di 70-80mila
abitanti, come ce ne sono a migliaia, sembra continuare a vivere normalmente
questi giorni tra i piu' convulsi della recente storia americana.
Avvolta nell'orgoglio nazionale delle bandiere che vanno a ruba e
nell'encomiabile spirito volontaristico dei suoi concittadini.
Un angolo di America relativamente tranquillo, senza alcun "obiettivo
simbolico" che possa attirare l'attenzione di spietati terroristi. Questa
piccola citta' e' allo stesso tempo cosi' vicina nel tempo e nello spazio ad
Oklahoma City, dove le lancette della storia talvolta si fermano ancora a
riflettere su quello che accadde in quel tragico mattino dell'aprile 1995.
Da dove mi trovo si vive con relativa tranquillita' tutto quello che sta
accadendo. L'Oklahoma non e'certo New York ed in tutto lo stato ci sono meno
abitanti di quanti ne contano le grandi megalopoli americane.
Questo posto di osservazione e' pero' un buon punto in cui capire l'umore
della provincia statunitense sotto i colpi sferzanti di una propaganda che
non ha limiti nel mondo e che figuriamoci quanto e' in grado di influenzare
l'opinione pubblica interna.
L'altro giorno nella Universita' in cui mi trovo si e' svolta una
manifestazione contro l'uso dei bombardamenti. Un primo sussulto che ha
avuto voce soltanto in un quotidiano prettamente locale. Un'episodio che ha
dato vita immediatamente ad una contromanifestazione di sostenitori dei
bombardamenti (chi ha voglia di leggersi l'intera cronaca la trova in coda
al post).
Quello che si respira e' il senso di impotenza. Quando l'argomento
bombardamento viene affrontatato ci si ritrova a fare i conti con risposte
che sembrano manifestare solo una grande incapacita' di fornire alternative.
Proprio questo e' quello che viene usato come arma per spiazzare
l'interlocutore. "Che altro potremmo fare ? L'Onu non puo' fare nulla
perche' comunque le armi le abbiamo noi."
Questo e' un campionario delle risposte che si raccolgono parlando con
l'uomo della strada. Altri dicono che "i morti civili sono soltanto persone
che si sono venute a trovare nel posto sbagliato al momento sbagliato".
Poco, si' poco anche per coloro i quali dichiarano di conoscere anche alcune
delle responsabilita' americane nella politica estera e in particolare nel
medio-oriente. C'e' un'assoluta diffidenza nei confronti di qualunque fonte
di informazione che non sia a stelle e striscie ed e' cosi' che alle prime
notizie di morti civili qualcuno ha alzato le spalle dicendo che la fonte
(IRNA - Agenzia di stampa iraniana) non era degna di alcuna credibilita'.
Come se invece la CNN fosse assoltamente il Verbo incarnato. Ricordiamo
tutti le immagini false del Cormorano del Golfo Persico. Infatti noi le
ricordiamo, i cittadini americani invece no.
Eppure nella provincia americana, cosi' tranquilla da sembrare distaccata,
piccole paure quotidiane hanno iniziato a materializzarsi a poco a poco sin
dal giorno dell'attentato alle Twin Towers.
L'aria della ritorsione si inalava senza fatica. Si respirava la gran voglia
di una risposta militare. Altro sangue innocente e' arrivato ed e'stato
usato per lavare quello degli inermi newyorkesi che affollavano le torri
gemelle. Altre madri, altri padri, altri figli dovranno piangere i loro cari
che erano intenti, come ogni giorno a fare il loro lavoro.
La comunita' islamica locale ha eliminato tutti i cartelli e le insegne al
di fuori della sua sede per piu' di un mese. Gli studenti musulmani hanno
paura e frequentano il campus universitario con molta meno regolarita'
rispetto a prima. Sono stati organizzati incontri tra comunita' religiose
islamiche ed altre cristiane per cercare di sedare le risposte che l'istinto
ha immediatamente messo in atto. Studenti mediorientali e di altri paesi
asiatici sono stati fermati e picchiati da alcuni ragazzi che si sono
improvvisati "sceriffi".
Piccole storie della provincia americana immersa come tutti noi nelle grandi
storie di una pazzia globale.
La televisione e' praticamente inguardabile da tanto che trasuda il
messaggio del "Bene contro il Male" e del "Dio e' con noi e ci
benedica". Un
fondamentalismo (quelli dei terroristi) che viene combattuto con un'altro
fondamentalismo. Non riesco a definire in maniera diversa quello che qui
chiamano "American Pride". Che e' poi un modo un po' "politically
correct"
per dire che la vita di un cittadino degli Stati Uniti vale piu' di ogni
altra vita al mondo.
Proprio ieri sera ho visto un filmato pubblicitario commissionato dalla US
Air Force. Mostra soltanto immagini di benevoli soldati che portano viveri
in campi profughi e di medici ed infermieri che prestano cure e soccorsi a
malati di paesi del Terzo Mondo. Si moltiplicano anche le immagini di viveri
targati USA che vengono scaricati da cittadini afghani. Queste immagini sono
gia' state commentate da Giulietto Chiesa ed altri e quindi quanto questa
propaganda sia ipocrita ed indegna non e' necessario che lo sottolinei il
sottoscritto.
Il capitolo Antrace, di cui non e' ancora chiara l'origne, e' usato per
rinfocolare la diffidenza nei confronti dei cittadini isalmici. Pare che
l'Iraq sia gia' il bersaglio di una futura ed imminente ritorsione. Anche
questo serve a mostrare il braccio della legge che protegge i figli della
grande America da chiunque voglia portare il male. E cosi' anche in questo
caso il verdetto sembra gia' scritto e i colpevoli gia' condannati. Curioso
come la fabbricazione di antibiotici da parte dei canadesi passera'
tranquillamente al di sopra degli accordi WTO sui brevetti per cause di
forza maggiore e come invece non lo potesse fare il Sudafrica con piu' di 3
milioni di malati di AIDS.
dal forum di rifondazione comunista in www.politcaonline.com
Guevara 71- Norman, Oklahoma 21 ottobre 2001