30 settembre 2001 sull'aggressione ad Annamaria.
Fermare la spirale
Non condivido il tono e il contenuto di questo messaggio [quello di
annares](diffuso oggi
nella rete ecn-movimento), che contrappone a un atto gravissimo una sequela di
insulti, continuando ad avvitare una spirale che va invece assolutamente
fermata.
Non so se ce ne siano altri simili in rete. So che Annamaria, e i compagni e
le compagne della Rete antirazzista di Venezia, con grande dignità
avevano evitato finora di aprire polemiche pubbliche. A questo punto però credo
che sia mio personale dovere intervenire.
Annamaria De Palma è una compagna della Rete antirazzista e
dell'associazione Azad. Della prima ero e della seconda sono portavoce
nazionale. Come migliaia di compagni in Italia (e centinaia di migranti
e profughi a Venezia e nel Veneto), conosco e stimo il suo impegno e anche
la sua sincerità. Quando mi ha telefonato, la sera di giovedì scorso, era
sconvolta. Nulla e nessuno mi convincerebbe a mettere in dubbio una sola
delle circostanze che mi ha raccontato.
Annamaria, da sola, quel giorno era stata minacciata e aggredita
verbalmente e fisicamente a Mestre da un folto gruppo di compagne e compagni del
centro sociale Rivolta, per di più in occasione di una manifestazione di
solidarietà con Ocalan (in occasione del processo a Strasburgo) alla
quale era stata invitata dai profughi kurdi di Venezia con cui collabora da
anni. L'aggressione era motivata da dissensi sui quali non mi esprimo, ma che
erano del tutto estranei alla manifestazione in corso. Per impedire che
la situazione degenerasse è dovuta intervenire addirittura la polizia. Le
minacce si riferivano fra l'altro alla partecipazione, del tutto legittima (ci
mancherebbe!), della Rete antirazzista alle riunioni del Venezia Social Forum.
Io sono, a causa delle mie scelte politiche, un senza-potere. Non ho
posizioni istituzionali, non rappresento se non alcune reti di impegno
sociale, non ho forza se non quella che mi deriva dalla conoscenza e,
spero,dalla stima dei tanti che mi hanno conosciuto e con cui ho collaborato
intrent'anni di impegno politico - fra cui anche i centri sociali del
nord-est.In nome di questo, e di nient'altro, chiedo non solo ai compagni del
Rivolta, ma all'insieme delle persone e organizzazioni che si
riferiscono almovimento delle Tute bianche e al loro portavoce Luca, ed a tutti
e
tutte,di criticare per il passato ed escludere categoricamente per l'avvenire
l'uso della violenza, verbale e fisica, nella soluzione delle contraddizioni
interne al movimento.
Tanto per essere chiaro, pur senza mettere le due cose sullo stesso piano,
considero "violenza verbale" anche il contenuto del messaggio al
quale sto rispondendo.
"O con noi o contro di noi"? Non accetto chi impone queste
"scelte" - nè chi le accetta.
Credo che il momento drammatico che stiamo vivendo IMPONGA A TUTTI di
rompere con vecchie logiche di amico-nemico e di egemonismo, e di mettere in
atto
anzitutto fra noi quella rinuncia alla violenza e quella pratica della
diversità che, da Genova in avanti, abbiamo concordemente proclamato e
praticato all'esterno.
Dino Frisullo
nota di redazione: colpiscono gli agghiaccianti particolari, specie quelli relativi al costituendo social forum... i non violenti che dicono???