TUTE BIANCHE O GUARDIE BIANCHE?

La misura è davvero colma.
L'ultima aggressione squadristica compiuta da una
quindicina di aderenti al Centro (sociale?) Rivolta di
Mestre contro Annamaria, una compagna della Rete
Antirazzista di Venezia, da tanti anni impegnata con
impareggiabile generosità a fianco dei migranti, dei
Rom e della comunità Kurda, è un fatto che non deve
passare sotto silenzio.
Da troppo tempo questi individui telecomandati si
sentono in diritto di aggredire, minacciare,
insultare, intimidire, diffamare tutti quei soggetti
che, individualmente o collettivamente, non accettano
l'egemonia politica imposta dal sedicente movimento
delle Tute Bianche sul «loro» territorio..
Ci sarebbe infatti materiale sufficiente per redigere
un Libro Bianco sui metodi e le logiche sbirresche di
quest'area; basti ricordare i precedenti episodi in
cui negli ultimi anni sono stati aggrediti altri
compagni e compagne della Rete Antirazzista, la
spedizione punitiva (in 23!) a casa di Ivan del
Comitato di lotta per la casa di Treviso,
l'aggressione in Campo S. Margherita a Venezia contro
un presidio di solidarietà con gli arrestati di Genova
organizzato da anarchici, comunisti rivoluzionari e
antagonisti sciolti, oltre ad innumerevoli altri
episodi in cui sono stati vittime singoli compagni,
tra cui alcuni «colpevoli» di aver abbandonato il
Rivolta proprio per il disgusto verso certe pratiche
... rivoltanti.
Tutto questo non è più ammissibile e non ci sono più
giustificazioni per il gioco di omertà e di coperture
che sino ad oggi hanno garantito l'impunità ai
responsabili di certi fatti.
Si sappia ovunque di che pasta è fatto questo ceto
politico, sempre pronto a mediare con ogni genere di
istituzione (polizia compresa) quanto altrettanto
avvezzo a considerare come un avversario da colpire
ogni essere pensante non in sintonia con le loro
grandi teorizzazioni politiche su cui peraltro, dopo
le tragiche giornate di Genova, farebbero bene a fare
qualche tonnellata di autocritica.
Lo tengano presente tutte le associazioni della
cosiddetta «società civile» che interagiscono con
essi, così come hanno fatto a loro tempo la Rete
Lilliput e l'Associazione La Panchina di Treviso; lo
tengano presente i militanti di Rifondazione Comunista
i cui dirigenti veneziani, assieme all'ineffabile
verde Bettin, continuano a coprire questa vergognosa
realtà proprio come in un rapporto di padre-figlio; lo
tengano soprattutto presente tutte le realtà
dell'autorganizzazione sociale, del sindacalismo di
base, dell'opposizione di classe.
E lo tengano presente anche tutte quelle persone che,
in buona fede, credono ancora che le Tute Bianche
siano una componente del «movimento»: sono infatti
loro (altro che Black Bloc!) che con la loro pratica
sbirresca e violenta negano il diritto di fare
attività politica e sociale alle persone libere da
ogni uniforme.
Non ci si può più nascondere dietro alle divergenze
teoriche, a presunte questioni personali o
all'asprezza della dialettica politica; se il loro
messaggio intimidatorio è «O con noi o contro di noi»
a tutti tocca fare una scelta.
Noi sappiamo da che parte stare.

SOLIDARIETA' INCONDIZIONATA AD ANNAMARIA E ALLA RETE
ANTIRAZZISTA DI VENEZIA.
NESSUNA COMPLICITA' CON LO SQUADRISMO IN TUTA BIANCA.