Questo finalmente è un articolo meritevole di menzione e lode. Io sono di Treviso, più precisamente della provincia, e sono stufo sia di quello sceriffo dei miei stivali sia dei piagiamini a puà! E' inconcepibile che movimenti affini per ideologie, o meglio con obiettivi comuni, come la lotta al capitalismo, alla globalizzazione, per la libertà di esprimere il proprio dissenso e per i diritti umani, si diversifichino in maniera così radicale. Lottiamo ogni giorno per i soprusi dello Stato in primis, per i soprusi del capitalismo e via discorrendo, e poi ci tocca subire le botte, le intimidazioni e le accuse di un manipolo di gente che oltre ad essersi schierata come portavoce no-global (e io per esempio non gliel'ho mai chiesto) a Genova, adesso, come un anno fa, continuano le loro inutili "argomentazioni" violente.
Hanno instaurato un regime alternativo a quello poliziesco, ma non possono pensare di continuare ad andare per le case delle persone menando le mani e minacciando. Questo è successo prima di Genova, molto prima, e succederà ancora se nessuno prenderà una posizione forte in base a questo.
Io mi prendo le mie responsabilità (e sono sicuro che riceverò insulti e minacce), ma lancio un appello a boicottare le tute bianche, finchè utilizzeranno simili sistemi da regime. Lo so che molti si schierano dalla loro parte, forse non conoscendo bene le pratiche delle T.B., ma mi appello anche a loro, invitandoli ad approfondire certi fatti inaccettabili.
ricky
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From: Pkrainer
To: Cerchio di G8
Sent: Thursday, October 04, 2001 5:19 PM
Subject: [Cerchio] I: [movimento] LA SOCIETA' CIVILE CONTRO LE TUTE BIANCHE


----- Original Message -----
From: Lucha Obrera <luchaobrera@yahoo.it>
To: <movimento@ecn.org>
Sent: Thursday, October 04, 2001 5:17 PM
Subject: [movimento] LA SOCIETA' CIVILE CONTRO LE TUTE BIANCHE


 LA SOCIETA' CIVILE CONTRO LE TUTE BIANCHE

 A Treviso sono centinaia gli immigrati che, pur in  possesso di regolare
permesso di soggiorno e di un posto di lavoro, vivono  in edifici abbandonati in condizioni del tutto precarie ed
estremamente disagiate.

Le strategie "tradizionali" (ad esempio il porsi come  "garanti", quali
associazioni locali, per ottenere alloggi in affitto) non riescono a
superare le emergenze. L'ente locale preposto alla prima accoglienza,
ovvero il Comune, non intende occuparsi della questione nonostante le
sollecitazioni in merito e rifiuta di accedere ai finanziamenti statali e
regionali. La Giunta leghista è presieduta dall'ormai tristemente noto
sindaco Gentilini (le cui affermazioni razziste hanno fatto il giro del
mondo).
In questo contesto, si è formato a Treviso il Comitato M21 (fondato da
Wilma Mazza, Luca Casarini ed altri: tutti non trevigiani) a cui come
associazione antirazzista di donne NON abbiamo aderito, non condividendo le
pratiche aggressive e intimidatorie con cui eravamo già venute in contatto
e che sembrano essere il modo "consueto" di muoversi per questo gruppo.

L'M21, in più occasioni, ha rivendicato una sorta di monopolio della
rappresentanza degli immigrati.


Stante la situazione abitativa dei lavoratori stranieri sopra descritta, le
occupazioni di stabili (permanenti o simboliche) sono frequenti e
organizzate da gruppi diversi comprendenti ovviamente sia trevigiani che
immigrati.


Fra questi c'è Ivan Bettio, sindacalista cobas, che assieme ad un gruppo di
immigrati ha organizzato l'occupazione simbolica di una caserma in disuso
ed ha poi tentato l'occupazione permanente di alcuni edifici vuoti dell'ex
ospedale psichiatrico, luogo in cui altri locali erano stati occupati,
previa contrattazione con proprietari e forze dell'ordine, dall'M21 e da
una quarantina di immigrati.


Quest'ultima azione è stata giudicata, dai membri dell'M21, meritevole di
un "castigo" esemplare. Domenica 7 gennaio u.s., infatti, alle ore 15.00,
20 di loro si presentano a casa di Ivan: picchiano e strattonano lui e sua
moglie di fronte al bambino di 12 anni, rompono vasi di fiori per sfregio e
se ne vanno ricordando alle loro vittime di essere "peggio della polizia".


Fra loro c'è Sergio Zulian, del Centro Sociale Morion  di Venezia, che è il
portavoce ufficiale dell'M21 a Treviso. Non contenti,
costoro segnalano Ivan come "disturbatore" delle loro attività alla
questura, facendolo chiamare a colloquio dalla polizia nei giorni
 successivi.


Venuta a conoscenza della cosa (ho ancora nel sangue,
 nella testa, negli occhi, il pianto disperato di Claudia, la moglie di
 Ivan) ho ritenuto di portarla a conoscenza del nodo locale della rete di
 Lilliput, di cui come Osservatorio delle donne facciamo parte, che ha
 all'unanimità deciso di non avere contatti con il gruppo summenzionato, così come
 hanno preso la stessa decisione il GIT locale di Banca Etica e la Sinistra
 Giovanile di Treviso.

Maria G. Di Rienzo, Portavoce Osservatorio delle
 donne "La Panchina"

 Febbraio 2001