Da: Zerbino  <ezerbino@tiscalinet.it>
A: cerchiodig8@egroups.com; estrela2@libero.it; luigi.depaoli@libero.it
Oggetto: I: I: I: marcia
Data: sabato 6 ottobre 2001 21.06


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Da: "Zerbino " <ezerbino@tiscalinet.it>
A: gruppotenda@rm.unicatt.it , info@dirittisociali.org ,
peyretti@tiscalinet.it , ismar@libero.it
Oggetto: I: I: marcia
Data: Sab, 6 ott 2001 20:48


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Da: "Antonino Drago" <drago@unina.it>
A: "Ettore Zerbino" <ezerbino@tiscalinet.it>
Oggetto: marcia
Data: Sab, 6 ott 2001 10:26


Ai nonviolenti di testimonianza

Ho letto recentemente dichiarazioni di nonviolenti che a me sembrano di una
grande ingenuità : andiamo alla PG-Assisi perché non ci interessa se c'è
qualcuno che strumentalizza, ci basta che il nostro Capitini abbia iniziato
questa tradizione e che le campagne dell'Umbria ci facciano vivere la pace
e la serenità ; questo nostro sentire cambierà il mondo.
La nonviolenza non può essere la rinuncia all'uso della testa, né
l'abbandonarsi alle sensazioni soggettive, né il mettersi in un  ottimismo
a tutti i costi. Una strategia razionale è basilare per la nonviolenza, se
rettamente intesa. L'alternativa è quella di fare da massa di manovra, i
portaborracce della situazione, anticamera delle masse utili per qualsiasi
leader che sappia incantare le folle.

La polemica sui giornali di questi giorni ha almeno reso chiaro che gli
organizzatori della marcia (frate francescano e Prof. Papisca compresi,
fino a prova contraria) non vogliono dire no alla guerra imminente, ma solo
che sia presentabile sui mass media (chirurgica e ben confezionata); c'è
da immaginare che poi si glorieranno (come ha fatto recentemente D'Almea)
di aver saputo condurre le masse degli italiani, pure i riottosi, ad essere
responsabilmente fedeli alleati della Nato. Quindi tutti oggi sanno che ci
sono almeno due significato del fare 24 km a piedi e del sentire dei
discorsi finali (la sola cosa che faranno i giornalisti):
1) dire no alla guerra imminente (e a tutte le guerre)
2) sfogare il desiderio popolare di pace nel mentre si accettano
responsabilmente i vincoli internazionali Nato e USA (principalmente gli
organizzatori, Acli e DS)

Riguardo a questa ambiguità la marcia PG-Assisi è logisticamente una
trappola micidiale. Dato l'alto numero di partecipanti, pochi riusciranno a
stare sullo spiazzale della Rocca e comunque ci dovranno arrivare dopo una
specie di corsa finale su una salita spezzagambe già per chi partisse da
Assisi. E' facile prevedere che, come altre volte, i discorsi inizieranno
prima che arrivino ad Assisi tutti i partecipanti alla marcia e che anzi lo
spiazzo verrà occupato ben prima da truppe scelte, dai politici e dai
giornalisti. Di modo che il grosso dei partecipanti si sarà perso per
strada per la fatica o si sarà fermato ad Assisi per prendere un ristoro o
si accontenterà di aver fatto un proprio percorso senza perdersi nella
folla confusionaria e anonima. Al massimo ci saranno delle lotte per
prendere la testa della marcia per così determinare il momento
dell'ingresso allo spiazzale; ma saranno lotte da servizi d'ordine ben
agguerriti anche in tema di scontro fisico, quindi preclusi ai nonviolenti.
La prospettiva è quella che i nonviolenti facciano i soliti ingenui
pre-politici, che offrono su un piatto d'argento un dono politico a quelli
che "si intendono di politica" e che si prendono il piatto senza nemmeno
ringraziare; girando il regalo a significare esattamente l'opposto di
quello che i nonviolenti volevano dire.

Inoltre la marcia PG-Assisi si colloca temporalmente in un dopo-Genova che
politicamente è tutto da decidere. I politici di sinistra non fanno che
ripetere che finalmente è tornato ad esistere un movimento di piazza. Per
chi ne era rimasto a digiuno da anni lunghissimi la marcia è una
prospettiva di enorme valore politico: riprovare a fare i leader di un
movimento, l'aspirazione agognata da ogni politico; tanto più quando il
movimento è fatto in gran parte da quegli ingenui e al più spontaneisti
cattolici e nonviolenti. E' sotto gli occhi di tutti che gruppi di estrema
sinistra, Liberazione e DS si contendono la leadership del movimento, anche
attraverso personaggi intermedi che giocano all'abbracciamoci tutti (e
regaliamoci al migliore offerente). Purtroppo il movimento non è stato in
grado di elaborare una piattaforma poliica condivisa da gruppo ben
organizzati anche con la stampa (il solito punto dolente dei nonviolenti in
Italia)

Questa situazione è estremamente pericolosa; perché non solo si può
perdere la verginità e la buona volontà , ma il movimento intero può
scomparire (come avvenne con il movimento studentesco) per i veti o gli
sgambetti incrociati che si faranno i vari gruppi che ne cercano la
leadership: meglio minare le lotte popolari piuttosto che cederle al nemico
politico. Questa è una tattica che fa parte della politica della sinistra
almeno dalla guerra di Spagna. In altri termini c'è il pericolo reale che
la marcia PG-Assisi segni la fine del grosso movimento nuovaglobalizzaizone
 e per la pace.

Che fare?
La situazione è grave perché stiamo con una gamba sopra la trappola:
però si può provare a tentare una manovra di recupero.
1) Non andare alla marcia per realizzare una manifestazione ben
significativa nella propria città (l'Agesci ha invitato a fare ciò per il
4 ottobre); in particolare, meglio a Roma per esprimere, magari laicamente,
sostegno all'unica chiara e autorevole politica di pace di questo tempo,
quella di Woytila (e non di Ruini e dei vescovi che quasi tutti sembrano
diventati muti).
2) Se si va alla marcia, caratterizzarsi come gruppo da 50.mila persone
consenzienti sul no alla guerra, accettando magari anche la alleanza con
gli autonomi e simili, purché si resti ben distinti negli slogan e
fisicamente.
3) non arrivare deliberatamente alla Rocca, ma fermarsi o in piazza del
Comune o in altro luogo di Assisi (piazzale di S. Pietro, subito dopo le
mura di ingresso a destra) e organizzare una propria presentazione (con
discorsi opportuni) dei motivi delle propria marcia e della propria
politica.  L'unitarietà non giustifica che si venga fatti scemi. D'altra
parte il conflitto non è stato iniziato da noi, ma dalla stessa sinistra,
addirittura dal sindacato. Nulla di strano che il conflitto benga
manifestato anche durante la marcia; la pace non significa cedere al più
furbo e al più forte ( e ancore meno fare le tre scimmiette che non
vedono,  non sentono, non parlano.
Antonino Drago






Effettivamente c'è un problema. Ne ho parlato anche con Raniero La Valle.
Sarebbe la prima volta che la Perugia-Assisi parte con un documento di base
(speriamo che sia ancora riformabile) che include fra le possibilitÃ
operative per la pace, contro i piani criminali del terrorismo,
un'operazione di polizia internazionale, sia pure rigorosamente subordinata
all'O.N.U.
    Cioè una guerra, per chiamare le cose col loro nome!
    Come suggerisce Tonino, la cosa appare grave: è la storica
Perugia-Assisi che si snatura entrando in un compromesso con la ragion di
stato, ammettendo in linea di principio lo strumento della forza militare
che soppianta il metodo della nonviolenza. E questo in prospettiva della
"guerra promessa", globale, "lunga, segreta", ecc. ... Basta l'egida
surrettizia dell'ONU per renderla guerra giusta, pulita, difensiva dei
deboli e degli oppressi, datrice di acqua e cibo agli affamati, ecc.?
    Se le cose si prospettano così, mi pare che occorra (dopo aver letto
attentamente il documento programmatico - puoi trovarlo sul sito della
Tavola  per la Pace, Lino e mandarcelo?) prendere in considerazione una
possibilità un po' inedita. Poiché il Social Forum , con la proposta del
ripudio totale della guerra tra gli strumenti per fare giustizia è
diventato (per quanto possa sembrare paradossale), il vero erede giovane
della tradizione di Capitini e di don Tonino Bello, e giacché va ad
Assisi, ma fermandosi alla "piazza tematica" di Santa Maria degli Angeli,
allora chi ama la Perugia-Assisi e vuole chiarezza può fare astensione dal
tratto finale fino alla Rocca e rimanere col Social Forum: con coloro che
hanno raccolto il testimone  (è il caso di dirlo...) nella staffetta della
pace senza compromessi.
    E questo non per idealismi o per amor di purezza (chi di noi è puro?)
ma per l'amor di verità che ci è comandato da Colui che è "egli stesso
la pace" (cfr. Michea 5,4-5, letto così da Efesini 2,14) e non delega il
suo metodo a nessuno, neppure a Bush-ONU...
    Bisogna parlarne.
                                Ettore