Da comonautilus1

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La STAMPA
A PARIGI SCALZONE CONTESTA AGNOLETTO

Lunedì 17 Settembre 2001


 
PARIGI. «Spia, servo, bugiardo, delatore!»: Vittorio Agnoletto, portavoce del «Genoa Social Forum», è stato contestato duramente da una parte del pubblico quando, ieri pomeriggio, è intervenuto alla festa del quotidiano comunista francese «L'Humanité», a La Courneuve, alla periferia nord di Parigi. Tra gli accusatori (in particolar modo italiani residenti a Parigi), c'era anche l'ex leader di «Potere Operaio», Oreste Scalzone, che ha rinfacciato ad Agnoletto di aver usato toni troppo accesi nelle settimane che precedettero il G8 creando così indirettamente un'atmosfera da «scontro finale» che ha poi portato alla morte di Giuliani. Nel dibattito, Vittorio Agnoletto aveva detto che, dopo gli attentati compiuti negli Stati Uniti, tra le priorità del Global Social Forum c'è anzitutto quella di farsi capire bene nella «società civile» per evitare di essere fraintesi e accusati a qualsiasi titolo di fomentare terrorismo e violenze. «Si devono contrastare - ha detto - certe strumentalizzazioni di una parte della destra che vuole approfittare degli ultimi avvenimenti per dipingere il Genoa Social Forum come terreno di coltura del terrorismo».


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ALCUNE DOMANDE RIVOLTE AL SIGNOR VITTORIO AGNOLETTO


        Vorrei porre intanto, qui, alcune domande al dottor Agnoletto, e desidererei una risposta.

        1. Nelle settimane che hanno preceduto Genova, c'è stato un 'crescendo' di messaggi, martellato dai grandi organi, mass media della stampa scritta e televisiva, nonché sulla rete infinita, la piazza interattiva informatica di Internet , in cui una componente del GSF, conducendo la sua "guerriglia comunicativa" , ha :
        - rilanciato una - certo, metaforica, allegorica, ricalcata sullo stile di certe operazioni degli zapatisti e di Marcos - "Dichiarazione di guerra al G.8  "

        - ribadito un giudizio sulla illegittimità  di quella riunione, sul suo carattere lesivo, recante un vulnus , alla "sovranità popolare", alla cittadinanza di genova, e quant'altro.
        - annunziato una irriducibilità  (a meno che il Governo italiano e/o i suoi partners  mondiali non dichiarassero 'forfait', revocando il Summit  ) nel proposito di sabotare quella riunione  : innanzitutto rifiutando la militarizzazione di Genova , e in particolare annunciando - promettendo agli uni, minacciando agli altri, facendo presente agli indecisi - la ferma intenzione di "violare la zona rossa"  .


        Il tutto, condito da un gioco psicologico, un po' alla maniera della 'tecnica' di Cassius Clay/Mohammed Alì prima dei combattimenti, in cui si faceva presente che il proprio dispositivo era comunque talmente "megagalattico" e fantasioso, da non poter non aver successo .

  Naturalmente, si precisava che questa "guerra"   era tra molte virgolette ; che la mimesi   portata all'iperbole di movenze, logiche, stilèmi lessicali  ritualmente militari  (anzi, da Cavalleria  medioevale, da Templari, da Samurai  ) era - come nello sport, nelle arti marziali  e nella rappresentazione rituale, de-contestualizzata e moderna, del Bushido  - un'operazione di détournément a fini  di "sublimazione"  , di spostamento delle passioni su un "oggetto transizionale"  , tale da operare un 'tranfert' dell'ordine di quello che ha fondato le forme del conflitto regolato, dalla competizione politica al conflitto sindacale alla concorrenza commerciale alla sussunzione del "farsi giustizia", dell'azione diretta, nel "monopolio statale, legale, della forza, violenza, azione penale, così come dell' emissione di moneta  del prelievo fiscale, & quant'altro ; un 'transfert'  dell'ordine de "la politica   - nella forma del "mercato politico"  in senso weberiano, dell'organizzazione regolata del "conflitto democratico", che esorcizza la "guerra", civile, sociale, " di tutti contro tutti cioé fra ciascuno e ciascuno"  ... -come prosecuzione della  guerra, nelle forme a più bassa, a minima intensità"  ).

        "Diritto pubblico", "privato", "Costituzione formale  e "materiale" , interdipendenze, compatibilità, interazioni fra una molteplicità complessa di 'codici' normativi, erano chiamati praticamente  in causa.

        Insomma : una sperimentazione di frontiera , 'sul filo del rasoio', ponendosi come interface  fra un problema di incessante riconduzione delle insorgenzre conflittuali   e delle pulsioni aggressive ad una sorta di processo di civilizzazione  (per dirla con Norbert Elias) , domesticazione  (per dirla, nell'accezione positiva, con Sloterdijk), democratizzazione/informazionizzazione  (per dirla con Habermas) , e un problema introflesso, rivolto alle moltitudini di movimento , teso a "dar loro soddisfazione", non olo sul terreno dell'eventuale otten imento di risposte materiali, n ormative, ma anche simboliche - per esempio in termini di riconoscimento , di autorevolezza  -, sul terreno qii quella che potremmo chiamare " l'economia politica di beneficî secondarî , e oltre, di natura  collettiva".




        Mi limito ad osservare : tenuto conto della  complessità e delle proporzioni del teatro delle operazioni, delle "forze in campo", delle poste in gioco , con relative sovradeterminazioni, interferenze, inter[re]azioni sinergiche, e così via (limitiamoci anche solo a un accenno : * un 'Vertice' del "Direttorio mondiale"  , semi-formale, semi-effettuale (con seguito di servizî segreti, polizie speciali, &tc.) ; * un'armada  poliziesca talmente elefantiaca - 18 000 uomini - da non poter non essere  raccogliticcia, con difficoltà evidenti nell'"unità del comando" e delle sue "linee di trasmissione", e il corrispondente gonfiarsi dei rischî dell'aleatorio, dell'incontrollato, del marama ; * una moltitudine di moltitudini  composita, variopinta, che allineava, giustapponeva o mescolava metalmeccanici e suore, transgender   e eco-tradizionalisti, punk  e militanti politici, associativi, "cani sciolti" d'ogni   tipo...

        Soprattutto dopo esser stati attivamente partecipi di una martellante campagna sul tema dei rischi e dei danni dei comportamenti violenti e casseur di "settori del movimento"  (quale che fosse l'analisi e il giudizio sulle sue forme, cause, ragioni e sragioni, natura, effetti, e sul come rapportarvisi  ), campagna che all'esterno è stata largamente riecheggiata con interventi di Susan George, Ignacio Ramonet, Cassen, nonché dei più varî Maîtres-à-penser, opinion-leaders  e makers, politici, commentatori politici, e così via -,

    comè possibile che non si sia previto il rischio elevatissimo, per non dire la certezza, di andare dritti a infilarsi nel 'cul-de-sac' che portava agli esiti che si sono avuti ?

        Da punti di vista e per motivi certamente diversissimi e magari opposti, dei soggetti totalmente difformi da ogni punto di vista - come il PCF e il sottoscritto e i suoi prossimi compagni - questa cosa l'avevano detta, ripetutra, mesa in circolazione, restando totalmente inascoltati.

    Sembrerebbe un'evidenza, dell'ordine del più piatto buonsenso, dirsi, e dire, prendendo le disposizioni del caso, che - a meno di non volere un esito di giornate di "guerriglia urbana", con tutta la catena di conseguenz del caso -, una 'ratio' elementare imporrebbe non solo di non rilanciare sfide, messaggi  che già sono ambivalenti, che giocano metafore, allegorie, 'primi' 'secondi', 'terzi' gradi ed oltre ; ma che vengono recepiti diversamente  da ciascuno di così varî, diversi e anche opposti destinatarî ed uditori...

  Per non parlare degli effetti di distorsione, malinteso, nonché delle deformazioni più o meno coscienti che possono esser prodotte (specie in presenza di una sovradeterminazione spettacolare, intensissima, in cui i confini fra reale, 'reality  show, disinformazione, simulazione, produzione a mezzo i simulazione di eventi materiali  e vice/versa, con una altissima esposizione ad ogni tipo di effetto-aggiotaggio e al loro entrare in sinergia [...].

        Per chi dava dei giudizî del tipo di quelli che, a consuntivo, venivano dati su Praga, Goteborg  &tc. (e che non discuto qui - l'ho già fatto pubblicamente, i testi ono su Internet, su La piccola Unità, negli echi sui grandi mass-media -, e comunque rispetto alla questione che qui pongo tutte queste cose, in sé più importanti e gravide di consguenze, sono ininferenti e ininfluenti), c'era solo una cosa da fare :

        Reiterare la protesta, come dire, 'di principio' ; dichiarare che "si fletteva di fronte alla forza", alla volontà di quanti avevano "la forza, ma non la ragione",  che si rinunciava al proposito di violare alcunché, di invadere alcuna zona rossa ... foss'anche di "fare la mossa",  avanzare con catapulte che lanciano bigné, palloncini, mani tese, gommapiume ed altre gentilissime  e magari fuori di una polveriera simpaticissime, ludiche, "mitopoïetiche", farces & attrapes ...
L'intarteur Gaudin  o Green peace  sono bravissimi, ma non si producono in situazioni di complessita, rischio di 'effetti di massa', e così via !

        Non vanno per scherzo a gridare "Fuoco!"  all'orecchio di un plotone d'esecuzione ; i"Al fuoco!"  in un locale super-affollato e con poche uscite di sicurezza ; non vanno a fare esperimenti di 'canular'  da trasmissioni di "candid camera" , laddove ci sono micliaia di armi vere, di corpi verî, di codici e passioni diverse e vere ....

        Chiedo : bisogna pensare che si tratti di cinico sperimentalismo, di cinica strumentalità da bassa demagogia politicantesca ; di accecamento da apprendisti stregoni del "chi usa chi"   nello show spettacolare ; di demenzialità pura, di tutte queste cose assieme (e aggiungiamoci pure di fare all'occorrenza il gioco di chi - come a tratti il giornale La Repubblica  con tutto quel che significa - dava la sensazione di andar cercando il morto, per motivi di "lucro" su diversi piani di diverse economie  ?



        2. So già che il dottor Agnoletto mi dirà - come lui, come Fausto Bertinotti e qualche altro hanno detto dopo, 'a cose fatte', a 'latte versato', 'col senno di po' e resipiscenze postume e tardive che non possono e non devono  riscrivere il filo dei fatti - di non esser stato d'accordo.

        Voglio crederci, sulla parola e senza riserve - il sottoscritto concede sempre volentieri buonafede e buon'intenzioni (primo, perché per far processi alle intenzioni  bisognerebbe, in buona filosofia, prendersi per il Signor Dio  ; secondo, perché è più interessante, più significativo, fare comunque come se  queste non fossero in questione ; così, si osserva un oggetto assai più inquïetante, si lavora sui bordi di questioni più gravi, e della ricerca di dispositivi di 'feed-back'  ancora più sofisticati, difficili e al contempo necessarî e urgenti).

     Non dubito che non foste d'accordo  (probabilmente - anzi ovviamente - così come il PCF per ragioni, obiettivi, da punti di vista e loro presupposti radicalmente diversi dai miei ). Non ho motivi di dubitare del vostro disenso : il punto è che non ce n'è traccia ...

        Lei potrà dirmi che lo avete manifestato all'interno , 'in camera caritatis'. Ma - dico -, non  mi pare molto conforme ad un'etica della respon sabilità  questa specie di stoicismo da minoranza nel "centralismo democratico", specie quando si è criticata - e si nega di essere - un aggregato in qualche mlodo riconducibile alla forma-partito  o altri organ ismi istituiti, tutelati dal prevalere delle regole interne  sulla responsabilità verso l'esterno  (in questo caso innanzi tutto il movimento, le genti, o moltitudini, e le singole persone  he vi siete assunti la responsabilità di 'invitare a venire' !).

        Se non è coì, a cosa devo pensare? Ad un conturbante relativismo etico ? Ad un'omertà  corporativa, e/o familialista e tribale, e/o demagogica, "ultra-elettoralitica"... o a che cosa  ?




        3. Dapprima, su La repubblica è apparso un articolo assai significativo - che oltre a giudizî conteneva anche una testimonianza , del  Senatore Luigi Manconi (ex dirigente, ai tempi, di Lotta Continua, poi dell'omonimo quotidiano, anche dopo lo scioglimento del gruppo ; sociologo, saggista, opinionista ; parlamentare, e per un periodo relativamente lungo e recente "porta-parola",  insomma "Segretario generale" dei Verdi , e figura influente dello schieramento "ulivista"  e della ex-maggioranza di  centrosinistra  - o Centro-sinistra ).

        Manconi porta, come 'pezza d'appoggio' di un  suo 'ragionamento', l'esempio di un evento prodottosi  (anzi, minuziosamente predisposto, costruito a tavolino,  a tavolino, da un 'brain trust'   di cui rivendica esser stato uno dei 'deus ex machina', mediatori tra controparti  ) in occasione dello sgombero, qualche anno fa, di un grosso centro sociale - il Leoncavallo  -, a Milano, via Corelli.

        Manconi raccontra di una messinscena, della simulazione di furiosi "corpo-a-corpo"   - così, dice, apparvero a chi guardava il filmato iun  televisione - fra polizia e dimostranti   : si era invece minuziosamente concordato nei dettagli un dispositivo comunicativo, che ricercasse un effetto di verità  tale da sussumere - con una operazione mitopoïeutica  - certe "pulsioni", e/o desiderî, con tutti i dispositivi annessi e connessi, comprese mistiche e sacralizzazioni, dentro la linea della "disobbedienza civile",  mostrandola come l'ultima trovata, la forma d'azione che paga, e si diversi piani ed "economie", utilitaristche/narcisistiche...
       
        Manconi è testimone non sospetto (né d'altronde qualcuno lo ha smentito, o ha ridimensionato la crudezza esplicita della sua 'lettura', né delle sue conseguenze precrittive) : parla infatti per sostenere l'opportunità, l'intelligenza, il valore etico dei fini di quell'operazione, nonché sottolinearne il successo e valorizzarne l'efficacia  ;  per istituire un'analogia con la 'scommessa' che, al momento del suo intervento, stavano giocando le Tute bianche, spiegando la logica interna del dispositivo e illustrando l'effetto ricercato, la sua natura e 'fattibilità' e 'senso'/sensatezza ; per rivendicarne una parte non secondaria di merito.

    Nel dopo-Genova , questo racconto (sul quale mantenevo un margine d'incredulità, in parte profonda, in parte per partito preso "epistemologicamente garantistico", che ha orrore delle 'mentalità' che cercano/vedono presuppongono  "complotti", che presentano come "ricerca di far luce" iltentativo di estorcere conferme  ; che ha orrore dei processi alle intenzioni  e del pozzo seza fonde di ritorsioni, contro-ritorsioni, meta-processi... ; che ha orrore delle varie e di verse figure di quella passione  e 'razionalizzazione' subalterna, servile   che è il risentimento, con tutti i possibili corollarî, dintorni , radici conseguenze contesti d'ogni tipo; e che al limite a, che anche solo l'ombra del preteto di un appiglio offerta alla ritorsione  permette di gettare cortine fumogene, chiuder occhi e orecchie, liquidare ciò che si dovrebbe mostrare/dimostrare), ha continuato a lasciarmi un margine d'incredulità.
Non che pensassi ad affabulazione, ma  pittosto ad una interpretazione forzata, quantomeno un po'  , e a prescindere da uno scndaglio sui motivi e le ragioni e gli esiti di questa 'forzatura'.



        Nelle settimane dopo-Genova, sono però intervenute due altre testimonianze :

        - quella (in un'intervista all'altrettanto insospettabile Diario  - settimanale nato come supplemento a L'Unità, poi resosi da essa indipendente ma restato "di area", diretto da Enrico Deaglio, origine e percorso - pur nelle singolarità e relative diversità d'ogni tipo - coincidente e sempre contiguo a quello di Manconi : dalla direzione di Lotta Continua, gruppo e giornale, allo 'status' nell'intellighentzsjia  di area "ulivista"  ) di un attore/testimone diretto  dei fatti di Genova, in ispecie nel 'cronotopo' di piazza Alimonda, Genova, 20 luglio 2001,  e andando ad un blow-up  ulteriore, immediate adiacenze del "Defenser"  dei carabinieri assalito, da cui partì il colpo di pistola mortale per Carlo Giuliani.
       
        Tra le cose che lamenta e denuncia, accusando la polizia e in particolare i suoi responsabili, è di aver "tradito" l'accordo secondo il quale sarebbe stata consentita una localizzata e brevissima penetrazione nel perimetro della zona 'off-limits', sotto gli occhi e ad uso delle telecamere, al fine di ripetere il dispositivo/effetto descritto rispetto ad un precedente nell'articolo di Manconi.



        Da ultimo, di "sceneggiata"   ha parlato in sede di Commissione parlamentare d'indagine il Questore di genova Francesco Colucci (poi cautelativamente rimosso nel redde-rationem  successivo agli eventi), corredandolo di una serie di altre informazioni, che mostrano la      presenza
di una ragnatela di contatti - ad iniziativa delle due parti, e segnatamente dell'establishement  del GSF- tra responsabili dell'Ordine pubblico e "dirigenti del movimento" (comunque, arrogantisi questa responsabilità, nei fatti, anche se formalmente la ridimensionano...).

        Colucci ha inserito tutto questo, nella continuità di un rapporto, di un 'modello' sperimentato con ininterrotto successo e soddisfazione dalle du parti, "da almeno un anno".

        Vorrei sentire in proposito la versione di Agnoletto.


Non ho alcuna reticenza a dire, che - dopo quarant'anni di militanza  - il sottoscritto è, come posso dire, realmente scandalizzato, turbato dal dover prender atto di questa 'cosa'.
        Io non oso pensare cosa questo spettacolo può scatenare "nella testa e nel cuore" di sedici-, diciotto-, ventenni... Nè so cosa sia meglio, e cosa peggio 

        Aggiungo solo che, se al posto di Giuliani-padre si trovasse il sottoscritto, le cose non anddrebbero così....

        Ognuno pensi quello che vuole ; e soprattutto non pensi che vituperî, riprovazioni, ricatti morali, sfide, pressioni di qualsivoglia tipo, richiami a scrupolo, "mozioni degli affetti" e quant'altro  possano, a questo punto, zittirmi.

        Come qualcuno ha scritto, "non bisogna tirare troppo la corda : attenti alla collera dei miti ...  ".



        4. Qualche minuto dopo il prodursi della tragedia  (che - se la preoccupazione era stata espressa pubblicamente da qualcuno - era sbocco largamente prevedibile   : e dunque,  a meno che non pensare che questo qualcuno sia genio, oppure portatore di previsione creatrice, di funesta profezìa auto-realizzantesi, in altri termini, "jellatore" ; oppure che si sia trattato di "destino cinico e baro"   o di un qualche altra spiegazione, non valida perché mai dimostrabile  né confutabile , vuol dire che si è stati ciechi, che si sono fatti errori ...) ; col corpo di Giuliani ancora sul selciato, avete dato il via ad una operazione di disinformazione aberrante.

        * Alla polizia avete rimproverato di non aver neutralizzazo i "casseurs", invece che attacce spezzoni pacifici di corteo.

        A parte ogni altra considerazione : esprimevate dunque rammarico perché la polizia non aveva fatto quello  che nei giorni precedenti - dobbiamo pensare, per pura facciata - denunciavate come un rischio, procedere a blocchi di treni, identificazioni, "setacciamenti" a tappeto, per impedire, rimandare indietro, fermare, arrestare (a rischio di sentire i vostri alti lai se la cosa non fosse stata perfettamente chirurgica, e voi ne foste stati sfiorati?)

        * Avete evinto da un déja vu  classico (ci sono dei "tempi di reazione" delle forze dell'ordine rispetto alla sorpresa ; poi, è evidente che preferiscono attaccare non già una testuggine compatta e mobile prendendola i contropiede, ma lanciandosi contro di esa quando si ritira, e soprattutto a quel punto far  piazza pulita tutt'attorno .

        Era nell' ABC di ogni servizio d'ordine, che sono i disorganizzati, gli spettatori, così come chi si lascia disperdere e finisce "sbandato", a prendrle peggio di tutti...

        Inoltre, è dell'arsenale delle logiche "militari" del controllo della piazza  quello di non  lasciare che si salino le componenti del più pacifico, non-violento, legalitario degli assedî   : è dunque evidente che il numero largamente imprevisyto dei partecipanti ha indotto i poliziotti a fare delle 'sortite', in perfetta logica di sbirri, ma con una loro 'ratio' all'interno di essa).

        Il discorso è poi diventato quello su una connivenza , in parte "oggettiva" ( nel senso dello schema dell'Achi giova?).

        Di qui, per offrire il riscontro  ad una deduzione/illazione  che è già pregna di giudizî di valore  specifici, pregiudiziali, in gran parte ideologici  , messa a postulato (il "Chi.... non può che, non può non  essere ..."), avete lanciato una serie incredibile di controverità, tendentoi ( e per qualche giorno ci ono riuscite) ad un effetto di suggestione.

Per qualche giuorno, questo ha funzionato. Poi, ha cominciato a mostrare la corda un discorso che prometteva "prove documentate"   (per esempio, fotografiche, filmiche, di testimoni oculari), e che poi non è riuscito a produrre Ni-en-te, neanche un'immagine 'leggibile', semioticamente suscettibile di dar luogo quantomeno ad un fondato e ragionevole dubbio  !

        Le deduzioni, tutto un vociferare da caccia alle streghe, all'untore, all'Ebreo, e così via nella serie, si sono rivelate manifestamente insostenibili, tanto era il ridicolo.  [ ... ].

        Casarini ha avuto un comportamento di top and go, alla fine  rifugiandosi in "precisazioni" che erano tacite ritrattazioni, o nello sfumare tutto, parlar d'altro, e chiudere.

        Lei invece è scandalosamente  tornato alla carica, fino ad arrivare al testo della sua dichiarazione alla Commissione parlamentare (quello ufficialmente diffuso, e ancor peggio, oltre le peggiori previsioni), gli 'stralci' che un minimo di 'coro di controllo'  all'interno dei vostri ambiti l'ha convinta a censurare.

        Cosa dice oggi di quelle sue "rivelazioni" ?

        Mi creda, Agnoletto : a meno di un feed-back , di una inequivocabile manifestazione di ricerca deontologicamente ed eticamente accettabile,
lei dovrebbe tornarsene alla sua casa e al suo lavoro.
 
        Così come Luca Casarini  dovrebbe dire con chiarezza se è possibile non dover vivere più esperimenti di "mitopoïesis"  fatti - e falliti - sulla pelle, il rispetto di sé, le passioni i biogni i desiderî, l'integrità d'altrui.
[...]
                                12/13/14 sett.  2001            Oreste Scalzone

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