Prima, tanto tempo fa, prima della guerra in Afghanistan, c'era il
Genoa Social Forum. Che portò a Genova trecento, quattrocentomila
persone, che diventò - nonostante i drammatici giorni di fine luglio -
interlocutore di tutto il mondo della politica. Ma questo era prima. Poi
c'è stata la tragedia di Manhattan e ora c'è la guerra. Che cosa cambia?
A Firenze è cominciata un'assemblea dei Social Forum che si sono
costituiti un po' ovunque in Italia. Si sono riuniti per discutere, capire
e decidere cosa fare. Per dirla con Vittorio Agnoletto per definire un
"nuovo patto di lavoro", visto che quello che aveva tenuto
assieme le diverse anime di Genova può considerarsi esaurito. Un nuovo
"patto", allora. Da varare subito prima o subito dopo l'appuntamento
internazionale, a gennaio-febbraio, di Porto Alegre. E ancora: un nuovo
"movimento". Che rinunci - o almeno questa è la tendenza
prevalente - ad essere un partito politico, rispettando tutte le
componenti e le organizzazioni che lo fanno vivere.
Movimento, allora: unito su cosa? Alcuni motivi li detta la cronaca di
questi giorni. La lotta alla guerra e al terrorismo. E naturalmente, visto
l'argomento, i giornalisti non si sono lasciati sfuggire l'occasione per
domandare - per l'ennesima volta - ad Agnoletto se si riconosca nello
slogan nè con bin Laden nè con Bush. Il protavoce del Genoa Social Forum
in qualche modo è stato al gioco. E ha rispoisto con un altro slogan:
"Non con George Bush, non con Osama Bin Laden, ma neanche nel mezzo.
Semplicemente da un'altra parte, opposta a quella che impegna i
protagonisti di uno scontro per il controllo
delle risorse petrolifere".
Quest'ultima frase - che la guerra in atto sia solo un nuovo capitolo
della vera guerra, quella per il controllo del petrolio - è un'analisi
ampiamente condivisa qui a Firenze. Da qui agli altri punti che saranno
alla base del nuovo "patto" il passo è breve. Si sta parlando
della giustizia, dell'equità sociale tra Nord e Sud del mondo, dei
diritti, dei nuovi diritti. E per essere ancora più chiari (e per citare
ancora una volta Agnoletto): "Non chiamateci più No Global. Siamo
per una globalizzazione solidale. Possiamo far marciare dei programmi e
trovare anche forme di alleanze con contadini, artigiani, anche piccole e
medie imprese che intendono seguire un modello di sviluppo diverso da
quello neoliberista".
Alleanze, strategia e tattica politica. Ecco cosa sarà il "Forum
Sociale Italiano". Quello che prenderà il posto del Gsf. Chi lo
governerà? Il primo giorno di dibattito - e forse neanche il secondo,
quello di domenica - non scioglierà il nodo della rappresentanza, che è
tra i più discussi: sembra tramontare l'ipotesi d'un solo portavoce.
Forse ce ne sarà più d'uno.
Tanti discorsi. Ma ci sono parole che pesano più di altre. Come quelle di
Adelaide Giuliani, madre del giovane ucciso dai carabinieri alla fine di
luglio, a Genova. Sul suo cartellino c'è scritto solo "Mamma di
Carlo". Che dice: "Carlo è stato condannato a morte prima di
essere processato. Aspettiamo giustizia e aspettiamo che si dica la verità
su come sono andate le cose. Intanto io vi chiedo scusa, chiedo scusa a
quelli di voi più giovani, perchè avevamo pensato che fosse sufficiente
lavorare onestamente, praticare ed insegnare la solidarietà. Invece ciò
non basta e di questo chiedo scusa a voi. E la chiedo anche a Carlo".
Si presenta così il Social Forum Italiano. Ma intanto c'è un problema,
enorme. Nei giorni duri del dopo Genova, il "movimento" decise
di scendere in piazza il 10 novembre. Contro il Wto. Ora per quella data,
anche le destre stanno organizzando una manifestazione. E nella stessa
città: Roma. Loro, le destre - come ha suggerito Ferrara sul Foglio -
vogliono un corteo che suoni di "riparazione" dopo la marcia per
la pace di Assisi. Che fare? L'assemblea nazionale di Firenze ne sta
discutendo, ancora non ha deciso nulla. Forse lo si stabilirà domenica.
Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas, ha definito quella
iniziativa "una provocazione, dato che c'era già l'ipotesi della
nostra
iniziativa". Altri sono comunque più favorevoli ad una serie di
proteste da tenere nelle varie città piuttosto che una manifestazione
nazionale nel capitale. Non è però mancato chi, come Bruno Paladini,
anch'egli dei Cobas, ha avanzato l'ipotesi di organizzare, per metà di
novembre, uno sciopero generale "per bloccare la guerra e la
finanziaria di guerra". Per trovare una sintesi si sono messe al
lavoro delle commissioni.
Nella foto: Adelaide Giuliani, mentre parla all'assemblea di Firenze