Presentiamo la traduzione, apparsa oggi sul manifesto a firma di Marina Impallomeni, di un articolo che abbiamo già presentato in inglese di M C. su Osama Bin Laden da cui si evince che Bin Laden e l’integralismo sono creature degli Usa, che lo hanno fatto divenire miliardario lasciandogli l’enorme mercato del narcotraffico. Dall’Iran all’Algeria il fondamentalismo è stata un’arma fondamentale degli Usa contro il comunismo ed i movimenti popolari progressisti. Un compagno iraniano, poi fucilato a Theran ci diceva che gli Usa nel prospettare il governo dei religiosi in iran si erano ispirati al modello della democrazia cristiana che aveva dato loro così grandi soddisfazioni in Italia.. 19-9-01
Chi è Osama bin
Laden (1)
Michel Chossudovsky insegna
economia all'Università di Ottawa ed è collaboratore di Le Monde Diplomatique.
Ha scritto, fra l'altro, «La Mondialisation del pauvreté» (Ecosocieté,
Montreal, 1998). Ha dedicato un ampio studio
alle dinamiche economiche sottostanti alla frantumazione, e poi alle guerre,
della
Poche ore dopo gli attacchi
terroristici al World Trade Centre e al Pentagono, l'amministrazione Bush ha
concluso, senza fornire prove, che «Osama bin Laden e la sua organizzazione al‑Qaida
sono i principali sospettati». Il direttore della Cia George Tenet ha affermato
che bin Laden ha la capacità di pianificare «attacchi multipli con poco o
nessun allarme». Il segretario di stato Colin Powell ha definito gli attacchi «
un atto di guerra» e il .presidente Bush ha confermato in un discorso alla
nazione trasmesso in tv che non avrebbe «fatto distinzione tra i terroristi che
hanno commesso quegli atti e coloro che li ospitano». L'ex direttore della Cia
Woolsey ha puntato il dito contro la protezione da parte degli stati», dando
per scontata la complicità di uno o più governi stranieri. Secondo le parole
dell'ex consigliere per la sicurezza nazionale Eagleburger, «penso che
dimostreremo che quando veniamo attaccati in questo modo, la nostra forza e la
nostra punizione sono terribili». Frattanto, parafrasando le dichiarazioni
ufficiali, il mantra dei media occidentali ha approvato il lancio di «azioni
punitive» dirette contro target civili in Medio Oriente. William Saffire ha
scritto sul New York Times: «dopo
aver ragionevolmente identificato le basi e i campi dei nostri aggressori,
dobbiamo polverizzarli ‑ minimizzando ma accettando il rischio di danni
collaterali ‑ e agire in modo scoperto o occulto per destabilizzare gli
stati che ospitano il terrore».
Questo testo delinea la storia di
Osama bin Laden e i collegamenti esistenti tra la «Jihad» islamica e la
formulazione della politica estera Usa durante e dopo la guerra fredda.
Principale sospettato negli
attacchi terroristici di New York e Washington, bollato dall'Fbi come
«terrorista internazionale» per il suo ruolo nei bombardamenti delle ambasciate
statunitensi in Africa, Saudi nato Osama bin Laden è stato reclutato durante la
guerra in Afghanistan «ironicamente sotto l'egida della Cia, per combattere gli
invasori sovietici» (1).
Nel 1979 è stata lanciata « la più
grande operazione segreta nella storia della Cia» in risposta all'invasione
sovietica dell'Afghanistan a sostegno del governo filo‑comunista di
Babrak Kamal (2): «Con l'incoraggiamento attivo della Cia e della pakistana Isi
(Inter Services Intelligence), che volevano trasformare la jihad afghana in una
guerra globale mossa da tutti gli stati musulmani contro l'Unione Sovietica,
tra il 1982 e il 1992 si sono uniti alla lotta dell'Afghanistan circa 35.000
musulmani integralisti di 40 paesi islamici. Altre decine di migliaia di loro
sono venuti a studiare nei madrasah del
Pakistan. Alla fine, più di 100.000 musulmani integralisti stranieri sono stati
direttamente influenzati dalla jihad afghana» (3).
La jihad islamica è stata sostenuta
dagli Stati uniti e dall'Arabia Saudita con una parte significativa del
finanziamento generato dal traffico del Golden Crescent: «Nel marzo 1985, il
presidente Reagan ha firmato la direttiva 166 della Decisione sulla Sicurezza
Nazionale,... [che] autorizza[va] un aumento di aiuti militari segreti ai
mujahideen, e chiariva che la guerra segreta afghana aveva un nuovo obiettivo:
sconfiggere le truppe sovietiche in Afghanistan attraverso azioni occulte e
incoraggiare il ritiro sovietico. La nuova assistenza segreta da parte degli
Usa cominciò con un aumento drammatico
delle forniture di armi ‑ una crescita stabile fino a 65.000 tonnellate
all'anno nel 1987, ... così come un flusso interminabile di specialisti della
Cia e del Pentagono che si recarono nella sede segreta dell'Isi sulla strada
principale presso Rawalpindi, in Pakistan. Lì gli specialisti della Cia
incontravano i funzionari dell'intelligence pakistana per aiutarli a progettare
operazioni per i ribelli afghani». (4)
Usando 1'intelligence militare
pakistana (Isi), la Cia ha giocato un ruolo chiave nell'addestramento dei
mujahideen. A sua volta, l'addestramento alla guerriglia sponsorizzato dalla
Cia è stato integrato con gli insegnamenti dell'Islam: «I temi predominanti
erano che‑ l'Islam era una ideologia socio‑politica completa, che
le truppe sovietiche atee stavano violando il santo Islam, e che il popolo
islamico dell'Afghanistan doveva riaffermare la propria indipendenza
rovesciando il sinistroide regime sostenuto da Mosca» (5).
Per conto dello
Zio Sam
L'Isi .pakistano è stato usato come
intermediario. Il sostegno segreto della Cia alla jihad avveniva indirettamente
attraverso 1'Isi. La Cia cioè non faceva arrivare il suo supporto direttamente
ai mujahideen. In altre parole, affinché quelle operazioni segrete avessero
successo, Washington stava ben attenta a non rivelare l'obiettivo ultimo della
«jihad», che consisteva nel distruggere 1'Urss. «Noi non abbiamo addestrato gli
arabi» ha detto Milton Beardman, della Cia. Tuttavia, secondo Abdel Monam
Saidali, dell'Al‑aram Center for Strategic Studies del Cairo, bin Laden e
gli «arabi afghani» avevano ricevuto «tipi di addestramento molto sofisticati,
cosa che era stata loro consentita dalla Cia» (6). Beardman ha confermato, a
questo proposito, che Osama bin Laden non era a conoscenza del ruolo che stava
giocando per conto di Washington. Secondo le parole di bin Laden (citate da
Beardman): «Né io né i miei fratelli abbiamo visto qualcosa che dimostrasse
l'aiuto americano» (7).
Motivati dal nazionalismo e dal
fervore religioso, i guerrieri islamici erano inconsapevoli di combattere
l'esercito sovietico per conto dello Zio Sam. Vi furono contatti ai livelli più
alti della gerarchia dell'intelligence, ma i leader dei ribelli islamici sul
campo non neebbero con Washington o con la Cia.
Con l'appoggio della Cia e
l'afflusso di massicci quantitativi di aiuti militari Usa, 1'Isi si era
trasformata in una «struttura parallela con un enorme potere su tutti gli
aspetti del governo» (8). L'Isi aveva uno staff composto da ufficiali
dell'esercito e dell'intelligence, burocrati, agenti sotto copertura e
informatori ed era stimata in 150.000 persone (9).
Nel frattempo, le operazioni della
Cia avevano anche rafforzato il regime militare pakistano guidato dal generale
Zia Ul Haq: «Le relazioni tra la Cia e 1'Isi erano andate rinsaldandosi dopo
l'estromissione da parte del [generale] Zia di Bhutto e l'avvento del regime
militare... Durante quasi tutta la guerra in Afghanistan, il Pakistan è stato
più aggressivamente anti‑sovietico persino degli stessi Stati uniti. Nel
1980, poco dopo che l'esercito sovietico aveva invaso l'Afghanistan, Zia spedì
il capo dell'Isi a destabilizzare gli stati sovietici dell'Asia centrale. La
Cia aderì a questo piano solo nell'ottobre 1984... la Cia era più cauta dei
pakistani. Sia il Pakistan che gli Usa adottarono la linea dell'inganno
all'Afghanistan. La loro posizione pubblica era la negoziazione di un accordo
mentre, in privato, decidevano che il miglior modo di procedere era
1'escalation militare» (10).
La storia del traffico di droga nell'Asia centrale è intimamente
collegata alle operazioni coperte della Ga. Prima della guerra in Afghanistan,
la produzione di oppio in Afghanistan e Pakistan era diretta a piccoli mercati
regionali. Non vi era produzione locale di eroina (11). A questo proposito, lo
studio di Alfred McCoy conferma che entro due anni dal furioso attacco
dell'operazione della Cia in Afghanistan, «la zona di confine Pakistan‑Afghanistan
divenne il principale produttore di eroina al mondo, fornendo il 60% della
domanda Usa. In Pakistan, la popolazione tossicodipendente passò da quasi zero
nel 1979... a 1.200.000 persone nel 1985 ‑ una crescita molto più rapida
che in qualunque altro paese»(12): «Ancora una volta, la Cia controllava questo
traffico di eroina. Mentre conquistavano territori all'interno
dell'Afghanistan, i guerriglieri mujahideen ordinavano ai contadini di piantare
oppio come tassa rivoluzionaria. Al di là del confine, in Pakistan, i leader
afghani e i gruppi locali sotto la protezione dell'Intelligence pakistana
gestivano centinaia di laboratori di eroina. Durante questo decennio di
narcotraffico alla luce del giorno, l'americana Dea (Drug Enforcement Agency) a
Islamabad evitò di pretendere grosse confische o arresti... 1 funzionari Usa
avevano rifiutato di indagare su accuse di traffico di eroina da parte dei suoi
alleati afgani “perché la politica sui narcotici Usa in Afghanistan è subordinata
alla guerra contro l’influenza sovieticaeroina da parte dei suoi alleati
afghani "perché la politica sui narcotici Usa in Afghanistan è subordinata
alla guerra contro l'influenza sovietica nell'area". Nel 1995 l'ex
direttore dell'operazione afghana della Cia, Charles Cogan, ha ammesso che la
Cia aveva effettivamente sacrificato la guerra alla droga per combattere la
guerra fredda. "La nostra missione principale era arrecare il maggior
danno possibile ai sovietici. Non avevamo le risorse o il tempo per dedicarci a
un'indagine sul narcotraffico"... "Non penso che dobbiamo scusarci
per questo. Ogni situazione ha la sua ricaduta... Sì, c'è stata una ricaduta in
termini di droga. Ma l'obiettivo principale è stato realizzato. I sovietici
hanno lasciato 1'Afghanistan"» (13).
NOTE
1. Hugh Davies, International: «
Informers' point the finger at bin Laden; Washington on alert for suicide
bombers», The Daily Telegraph, London, 24 agosto 1998.
2. Cfr. Fred Halliday, « The Un‑great
game: the Country that lost the Cold War, Afghanistan», New Republic, 25 marzo
1996.
3. Ahmed Rashid, «The Taliban:
Exporting Extremism», Foregn Affairs, November‑December 1999.
4. Steve Coll, Washington Post, 19
luglio 1992.
5. Dilip Hiro, « Fallout from the
Afghan Jihad», Inter Press
Services, 21 novembre 1995.
6. Weekend Sunday (NPR); Eric
Weiner, Ted Clarlc;16 agosto 1998.
7.Ibid.
8. Dipankar Banerjee; « Possible
Connection of ISI With Drug Industr5n>, India
Abroad, 2 dicembre 1994.
9.Ibid
10. Cfr. Diego Cordovez e Selig
Harrison, Out of Afghanistan: Ve
Inside Story of the Soviet Withdrawal, Oxford
University Press, New York, 1995, e la recensione di Cordovez and Harrison in International Aess Services, 22 agosto 1995.
11. Alfred McCoy, « Drug fallout
the Cia's Forty Year Complicity in the Narcotics Trade». The Progressive; 1 agosto
1997.