NAPOLI 27 SETTEMBRE 2001: NOI NON CI SAREMO!

Le Compagne ed i Compagni della Confederazione Cobas, del Kollettivo Antigloballife, del Collettivo Femminista “Streghe Rosse” di Taranto vogliono esprimere una serie di perplessità in merito alla iniziativa di Napoli.
Nella assemblea generale tenuta presso la sede della Confederazione Cobas, alla quale fanno capo anche i citati collettivi, e tenuta martedì 18, quindi dopo l’assemblea di Napoli del 15, la stragrande maggioranza degli interventi si sono dichiarati per una non partecipazione alla manifestazione di Napoli con varie motivazioni che vogliamo sottoporre alla attenzione, alla riflessione ed alla discussione delle Compagne e dei Compagni.
Diciamo da subito che non è in discussione l’importanza intrinseca della manifestazione, in particolare in questo momento di filoamericanismo generalizzato, ma piuttosto esistono forti perplessità su delle questioni che elenchiamo non in ordine di importanza visto che si intersecano fra loro:
 La costruzione della manifestazione di Napoli con la caratterizzazione della stessa da parte delle realtà antagoniste e del network
 Più in generale, ed in particolare dopo Genova, la ridefinizione dell’area antagonista, le proprie tattiche e strategie ed il ruolo che deve assumere all’interno del cosidetto movimento antiglobalizzazione.
Quella che è venuto fuori da quasi tutti gli interventi è l’assoluta assenza di dibattito in previsione di Napoli,ed il delinearne forme e contenuti della presenza di piazza. Ciò ha comportato che la manifestazione di Napoli, contrariamente al sentito comune del dover essere una continuità in positivo di Genova, è diventata una “scadenza” nel senso peggiore del termine. Un evento mass-mediologico, virtuale, “pacifico” (?!), preparato in termini di equilibrismi politicistici e che ha dato spazio ad un ceto politico incartapecorito,(rappresentato da vecchie e nuove cariatidi della politica nascosti in varie associazioni e/o partiti) e che nulla ha a che vedere non tanto con un qualsivoglia movimento antagonista ed anticapitalista, ma neanche con un qualsiasi movimento plurale trasversale contro la globalizzazione.
Del resto è noto a tutti che prima del 15 non si è tenuta nessuna assemblea del network, né del sud ribelle, né di tutte quelle strutture di base ed anticapitaliste che definisse in termini politici la nostra presenza a Napoli. E non a caso nella stessa assemblea di Napoli la presenza di tutte queste strutture era praticamente inesistente!
Con la nostra tradizionale generosità nelle lotte e l’altrettanto tradizionale correttezza nell’impostare i rapporti politici, siamo per caso di nuovo a lavorare per i vari re di prussia? Questa è la sensazione forte che tutte le compagne e i compagni avvertono sulla propria pelle: tutto il lavoro politico quotidiano, le vertenze, le lotte, il creare conflittualità nei territori, gli sforzi per convogliare quanti più soggetti reali, sé stessi compresi, verso questi momenti di piazza generali, vengono estrapolati da operazioni a tavolino e mass-mediatiche che nulla hanno a che vedere con la costruzione di un movimento reale e che anzi tendono a castrarlo. Un movimento realmente plurale, nato dal basso, orizzontale e che abbia capacità attrattive verso i non militanti, i nuovi soggetti (che sono ben esemplificati dalla figura di Carlo Giuliani) che si affacciano alle lotte e che abbiamo incrociato in quel di genova, un movimento, in sostanza, che abbia capacità di !
spostar


e gli equilibri in campo.
Non a caso altre domande a titolo esemplificativo fioccano: quanto i contenuti anti-nato ed antimilitaristi avranno visibilità a Napoli? Fino a quando le compagne ed i compagni, le relative strutture e i soggetti reali (lavoratori, precari,disoccupati, studenti, donne giovani etc.) ad esse collegati dovranno essere, quando servono, la “massa” al servizio di altri contenuti (?) e ad altre prospettive politiche e, quando non servono, sono i “black block” da criminalizzare, infamare, isolare? Quanto la manifestazione di Napoli è coinvolgente rispetto i citati soggetti reali? E quanto, invece, di mass-mediatico e virtuale che oscurerà i contenuti veri, dovremo sopportarci a Napoli? E quante altre domande similari ci potremmo porre?
E tutto quanto detto ci porta naturalmente a porci la questione della ridefinizione dell’area antagonista nei termini nei quali l’avevamo su accennata. La Fase storica che viviamo, con la innegabile scomposizione di classe che la contraddistingue, e senza andare tanto lontani, lo stesso post-Genova ci impongono una serie di riflessioni su come ricostruire un movimento di classe ed anticapitalista, che tale ancora non è a nostro parere, ma del quale si vedono alcuni prodromi.
Ed è evidente che in questa fase non possiamo permetterci il lusso di commettere errori, attraverso pratiche politiche errate ed alcune delle quali hanno abbondantemente fatto il loro tempo. Un confronto serratissimo sui metodi, sui contenuti sulle forme che ci devono contraddistinguere non può più essere procrastinato. Viceversa concetti come, l’autorganizzazione ,la non delega, così come lo sviluppo di campagne e vertenze politiche economiche e sociali, resteranno belle parole sulla carta dei volantini.
Subito dopo Genova, la pluralità dei soggetti reali che si battono contro la globalizzazione poneva una istanza: lo sviluppo dei social forum come possibile contenitore plurale della lotta alla globalizzazione. In realtà questa istanza è stata disattesa e continua ad essere disattesa in quanto gli stessi social forum sono diventati e stanno diventando, nellla stragrande maggioranza dei casi, contenitori nei quali si stanno riciclando caimani della politica più becera, i cui fini, come già detto, tutt’altro sono che quello di costruire movimento reale. E’ evidente che in questa fase e a fronte di questa richiesta politica forte proveniente dal basso, è mancata da parte dell’area antagonista la capacità di egemonia politica (nell’accezione migliore del termine) e di proposizione di strategia politica. Infatti, non a caso, più volte anche strutture e compagne/i, la cui appartenenza all’area antagonista non è in discussione, sono andati un po’!
 a rimorc


hio all’interno dei social forum ed hanno ricercato equilibrismi, che non appartengono al nostro dna, magari anche nel sincero tentativo di amplificazione e non rottura del movimento. In realtà in assenza di una progettualità chiara della nostra area si è ottenuto l’esatto effetto contrario, nel senso che si è inseguito più spesso il citato ceto politico incartapecorito, e ci si è meno relazionati ai soggetti reali, non militanti, che sono i nostri naturali afferenti. Senza contare chi, invece, è scivolato nella zona grigia degli show televisivi, radiofonici e sulla carta stampata, autoeleggendosi come portavoce non si sa bene di chi e cosa, ed allontanandosi dai soggetti reali del proprio territorio, e francamente questi scivolamenti non meritano commento.
Il network avrebbe potuto e dovuto avere in questa fase un ruolo fondamentale da un punto di vista politico e della costruzione del movimento. Così non è stato (infatti, ad esempio è sembrato poco costruttivo convocarsi dopo l’assemblea di Napoli), ma così potrebbe essere. Proprio per quanto detto in precedenza, il network potrebbe diventare il luogo politico della discussione ai fini della ridefinizione dell’antagonismo nei suoi percorsi, nella costruzione di movimento, nella progettualità politica.
Nessuna/o ha voglia di far scomparire il frutto del proprio impegno militante quotidiano; nessuna/o ha voglia che i contenuti per cui si batte quotidianamente vengono diluiti fino a diventare acqua fresca in nome di un falso pluralismo; nessuno ha voglia di cadere nel tranello pacifista/violento proposto dal potere e supportato da diversi politicanti presenti nei social forum e che tende a travisare ed oscurare i contenuti reali: Questo insieme agli scenari che ci sono davanti e che sono: repressione acutissima verso i movimenti reali anticapitalistici , precarizzazione del lavoro, devastazione ambientale, accentuata militarizzazione, politiche antimmigrazione etc., non possono consentirci come area antagonista il lusso di una non chiarezza sui percorsi, sulla costruzione di movimento e sulla progettualità politica..
Questo scritto, al fine di una rapida e agile lettura, non esprime in realtà la ricchezza, l’ampiezza e l’alto numero degli interventi tenutisi nella citata assemblea; vuole quindi essere un tentativo di esprimere delle posizioni e delle valutazioni politiche che pensiamo siano diffuse nell’area dell’antagonismo.
Queste sono le motivazioni che inducono l’assemblea di Taranto a lanciare la “provocazione”: NOI A NAPOLI NON CI SIAMO! “provocazione” intesa nel senso costruttivo e propositivo della parola, ovvero stimolo a tutte le compagne ed i compagni sui temi espressi in questo documento.

Taranto 20 settembre 2001

Le Compagne ed i Compagni di Taranto