ciao meri, cara meri,

                come non essere d'accordo con te? e con le tue raccomandazioni. bisogna andare oltre le  autoreferenzialitą, le bandiere e bandierine, gli steccati. Con Genova luglio 2001 siamo persone davanti alla scelta. Siamo a un momento esistenziale che ci illuminerą sul luogo, come tu dici splendidamente, dove ognuno di noi veramente sta. Dove ognuno di noi sta con sé e con gli altri. Ci mostrerą bene la qualitą del compagno che noi siamo. 

Una specie di otto settembre si avvicina. Lą credo, la come sempre lą nella resistenza, ancora possiamo trarre ispirazione. Quando tutto sembra precipitare, lą possiamo rivolgerci, al momento in cui dentro le loro coscienze, i loro percorsi gli individui scelgono, agiscono, possono di nuovo  guardarsi di nuovo negli occhi e respirare profondamente ed abbracciare il fratello. 

Vediamo il nulla delle autoritą nostre, a partire da quelle del Comune di Genova su su fino al capo del governo,  vediamo un paese in mano agli stranieri in sostanza, i quali possono disporre delle nostre basi e delle nostre cittą; possono abbattere pacifiche funivie piene di turisti per gioco ed avere l'assoluta impunitą. Le forze del privilegio e dell'oppressione ci invitano, per i loro sporchi interessi, alla pił ignobile acquiescenza. I media corrotti e falsi amplificano il loro messaggio e falsificano ogni realtą. Anche nel nostro campo qualcuno sparge panico per paura, viltą od opportunismo. 

Tutto sembra perduto. Eppure noi sappiamo che nulla č perduto. Che proprio in momenti come questi nel nostro bel pese dei Pisacane, dei Rosselli, dei Gramsci dei Sabatucci riaffiora la cristallina roccia del coraggio, della sfida, che sempre ci salva. Sappiamo che proprio in momenti come questi nei petti dei giovani e dei meno giovani qualcosa batte, pulsa irrefrenabile, inflessibile. 

Tutti sono in pericolo, Meri, intanto sono in pericolo di perdere l'anima, di non reagire, di accettare supini che si continui a depredare e distruggere il mondo, i popoli. In secondo luogo sono in pericolo nell'andare a Genova contro questi infami che ci vogliano impedire di circolare nelle nostre terre, bere l'acqua delle nostre fontane, dormire sulle nostre spiagge. Che fare? Bisogna organizzarsi da subito non andare isolati, organizzare i piccoli gruppi di cittą, composti da gente che ben si conosce, collegarsi con altri gruppi che ben conosciamo. E' possibile , č fattibile. Questo impedirą esiti funesti. Prima si comincia e meglio sarą. Alcuni di noi hanno gią cominciato. Abbiamo gią recapiti, non andremo a casaccio, abbiamo amici dei posti, lavoratori. Affidiamoci e costruiamo il soccorso popolare vero. abbiamo da recuperare tutto il futuro, non tanto nostro come individui meri ma dei nostri figli che ci continueranno e che hanno bisogno di esmpi e solidarietą concreta

ciao fausto