NOTA SU UN DOCUMENTO DI KONTROVERSO E SULL’ASSALTO POLIZIESCO AL CORTEO DEI CIVILISTI, CON CODA RIGUARDANTE IL PESTAGGIO FINALE ALLA SCUOLA DIAZ

 

QUANDO

 eravamo già partiti ed eravamo a Genova controverso scriveva questa posizione con cui sostanzialmente convergeva nel corteo della disubbidienza civile in cui erano già confluiti i napoletani del social forum ed i giovani comunisti e che era stato benedetto assieme da illustri prelati e da Bertinotti. Era la mediazione vincente che doveva caratterizzare la giornata del 20. Ma qualcosa ha girato storto. C’era in atto qualcosa di più grande e di nuovo rispetto al teatrino italiano della politica. C’era in atto una seria manovra controinsurgency, diretta evidentemente da duri specialisti delle repressioni antipopolari. (la loro presenza era pubblica e documentata) quella degli agenti cia in particolare, ma anche i russi e gli altri non scherzavano. Triste incoraggiamento pubblico di putin a berlusconi – sono i dimostranti che debbono avere paura di nou diceva pubblicamente, non noi dei dimostranti.

 

Le forze di polizia locali erano usate e dirette alla maniera metropolitana, globale, americana, come abbiamo più volte visto in questi anni. Come Bush aveva fatto il suo esperimento di scudo stellare, così si faceva un esperimento di scudo poliziesco e di controinsurrezione. Tutte le forze, tutti i reparti speciali erano presenti, dai dirigenti dei servizi presenti non a caso dall’inizio alla fine (vedi scuola diaz), dai reparti speciali, dai carabinieri, alla polizia, alla guardia di finanza…ai secondini e alle loro squadre che si sono ben messe in luce a Bolzaneto…Altro che accordi, nonviolenza etc…In questa luce si spiega bene l’assalto finale alla scuola Diaz, le perquisizioni, i fermi nelle città di partenza dei manifestanti. E’ drammaticamente stupido leggere solo in una prospettiva nazionale quanto è successo, anche se l’imperialismo globale ha trovato i suoi strumenti nel meglio della tradizione italiana che da Fini, Berlusconi…a Napoletano ha compreso, approvato e cooperato……

 

siamo passati anche in quel corteo nel pomeriggio del 20, quando ben lungi dall’invadere la zona rossa era sotto attacco massiccio della polizia. Era ancora possibile  rendersi mobili praticare l’assedio, salire in montagna, continuare l’azione di protesta, ma la direzione della enorme colonna era come abbacinata e fissa sul vecchio obiettivo dell’invasione oramai divenuto una trappola infernale. Nel difenderla alle cariche violente moriva coraggiosamente lottando Carlo Giuliani. La colonna veniva inseguita fin dalla base di partenza. Lo stadio Carlini. Sarà prima o poi necessario analizzare bene tutto quello che è successo quel pomeriggio lì e altrove, perché è di enorme utilità per i tempi che ci si parano davanti. Intanto Carlo disconosciuto da tutti descritto come anarchico spagnolo, punk bestia che viveva di elemosine dormendo sotto i portici con gli animali, veniva riconosciuto dai giovani, gli mettevano i fiori rossi sul sangue ancora fresco là sull’asfalto di piazza alimonia, come si conviene a un vero partigiano, e c’erano anche dei vecchi compagni genovesi che ci hanno subito detto che il ministro Scialoja era un boss di Imperia condannato anche a tre mesi per imbrogli al casinò di san remo, tanto per chiarirci le idee sul personale politico che dirigeva la repressione, lui e Fini e chi altro??

 

 

16-7-01 KontroversoBologna

 

DALLO STAGNO AL TORRENTE?
SENZA ROSPI PERO'!

Quando, due mesi fa, abbiamo aderito al Genoa Social Forum e abbiamo risposto all'appello per la
costituzione di quello che sarebbe poi diventato il Bologna Social Forum, ci siamo andati con la
convinzione che il compito di quest'ambito fosse sostanzialmente quello di supportare la voglia di
partecipazione che si stava sviluppando attorno all'appuntamento del G8 di Genova.

 

Non abbiamo visto in questi ambiti un momento ricompositivo di soggetti organizzati che, "folgorati sulla via di Damasco", scoprono d'un tratto di essere diventati una cosa sola ma, bensì, un momento in cui la condivisione di un obiettivo, cioè costruire consapevolezza attorno ad alcuni contenuti (contraddizione capitale lavoro, ambiente, immigrazione, debito dei paesi del Sud, etc.)
favorisse una maggiore adesione e fornisse spunti di riflessione capaci di rendere la partecipazione più consapevole.


Non abbiamo pensato che Genova fosse la "nostra scadenza": crediamo che ognuno di noi sia parte di un insieme che non comprende solo gli ambiti organizzati (per fortuna) e che questa  obilitazione debba avere 'ambizione di rappresentare gli interessi dell'80% della popolazione mondiale e di conseguenza non possa essere appannaggio di una o più aree organizzate.


Bisogna, perciò, avere l'"intelligenza" di pensare ad un appuntamento del genere non come l'occasione per candidare la propria opzione organizzativa alla direzione politica delle truppe anti-globalizzazione, ma privilegiare gli obbiettivi che sappiano offrire una partecipazione a carattere unitario che diano cittadinanza a coloro che condividono l'obbiettivo ma non sono interessati a dover scegliere per questo di essere inglobati in una rappresentazione al rialzo tra ambiti organizzati diversi che, con la logica del + 1, si contendono la leadership di questo movimento
(peraltro, sia chiaro, senza risultato).


Per questo abbiamo accolto con enorme senso di condivisione il contributo della rete "No Global" di Napoli al dibattito, ritenendo inoltre che proprio la loro capacità di lavorare collettivamente con questo metodo abbia creato le condizioni perché oggi si parli del G8 ovunque: crediamo che il Global Forum di marzo a Napoli sia stato il momento di svolta di un movimento nascente che non riusciva a prescindere dagli ambiti organizzati, riuscendo ad allargare la partecipazione a quei "soggetti reali" di cui si parla tanto.


Una lezione che in Quebeq si è colta immediatamente e che dovrebbe far riflettere tutti su quali siano le priorità in questa fase. Del resto non facciamo tutti altro che dire  che un
movimento, per essere tale, deve essere anche in grado di determinare le proprie opzioni organizzative, per questo non si capisce perché a questo giro ci si dovrebbe accontentare del pacchetto precotto che qualcuno vorrebbe offrirgli.  Favorire la crescita di un movimento consapevole è interesse di tutti, per questo riteniamo che gli ambiti organizzati dovrebbero avere la capacità di fare un passo indietro e spendersi per provare a ragionare in grande.


Quello che ci preoccupa, ma crediamo dovrebbe preoccupare chiunque, è che il campionato dura tutto l'anno, è che i controvertici sono in fondo delle "amichevoli", di lusso ma pur sempre amichevoli. Pertanto trascurare il campionato porta come risultato la retrocessione, con l'evidente risultato di non poter giocare con quelle squadre che dobbiamo assolutamente riuscire a battere (prima o poi).


I processi di globalizzazione vanno combattuti tutti i giorni: non è assolutamente pensabile delegare ai controvertici la risoluzione di tutte le contraddizioni che questi processi esprimono. Per fare
questo è indispensabile che quell'attenzione che si sta esprimendo nei confronti dei vertici dei grandi della Terra maturi nella consapevolezza che il conflitto con le ipotesi della globalizzazione
neoliberista, per essere efficace, deve essere sistematico e quotidiano.


Del resto non possiamo nasconderci un dato: quello che oggi esprimono le realtà organizzate, seppur generoso, è del tutto insufficiente e per questo sarebbe interessante che si provasse a privilegiare l'esigenza di incidere alla voglia di applicare la propria bandierina su un grafico i cui dati sono tutt'altro che confortanti.  Riteniamo peraltro rischioso credere che le contestazioni ai controvertici di per sé fermino i processi di globalizzazione del capitale: paradossalmente rischiano, se fini a se stessi, di produrre l'effetto contrario, cioè una sorta di rito mediatico all'interno di cui si celebra di tutto e di più, un momento in cui ognuno può trovare il proprio appagamento e tutto va avanti esattamente come prima.


Siamo consapevoli delle difficoltà insite nell'applicazione di questo ragionamento ma non sono sufficienti le dichiarazioni d'intenti per superare quelle barriere ideologiche che caratterizzano ognuno di noi, come abbiamo verificato anche all'interno del BSF (dove non si può certo dire che sia andato tutto bene).


Mettersi in gioco, svestendosi della propria casacchina, non è facile ma riteniamo giusto insistere
perché crediamo sia la naturale evoluzione di una soggettività matura capace di interpretare lo scontro in atto.


L'esperienza della Rete No Global dimostra che si possono costruire percorsi che si facciano forza delle differenze senza che questo determini necessariamente la perdita di dignità/identità di nessuno, e su questo invitiamo tutti a riflettere. Anche se non ci piace ridurre tutto il discorso a
forme e tattiche di piazza, per com'è dato capire dall'articolazione delle giornate del 20 e 21, ci
troviamo sostanzialmente davanti ad una situazione in cui, se per il 21 trova tutto sommato assunto il principio di unitarietà permettendo sostanzialmente la partecipazione a chiunque, il 20 sembra essere destinato a cedere alle lusinghe autoreferenziali dei teatrini di cui sopra.


Non ci piace, non ne capiamo il senso e crediamo che la riproposizione di fatto di blocchi che si
caratterizzano per adesione ad un'opzione piuttosto che all'altra sia un errore da un punto di vista
politico ed un arretramento, in quanto incapace di dare cittadinanza a quelle "moltitudini" (termine
molto in voga che, a dire il vero, non ci appassiona ma che useremo per favorire la comprensione del ragionamento che tentiamo di fare) di cui tutti parlano ma che tutti sembrano interpretare come
l'individuazione di un branco di pecoroni da intruppare nel proprio stalluccio.


Bisogna avere la capacità di superare questo approccio, aldilà del linguaggio volutamente provocatorio con cui poniamo il problema.


Crediamo che il provincialismo che troppo spesso vince sulla sostanza, facendo perdere di vista le priorità, debba essere assolutamente accantonato; crediamo che l'unica cosa seria che una soggettività matura avrebbe dovuto cogliere è l'opportunità di far diventare il diritto a violare la zona rossa una parola d'ordine di tutte quelle moltitudini che non si riconoscono per
forza organicamente all'interno di uno dei soggetti organizzati che daranno vita ai blocchi.
Per questo forse non capiamo qual è il fine dell'assedio: se l'obbiettivo è sostanzialmente quello
di rompere il divieto, consapevoli che non si arriva a Palazzo Ducale, l'unico modo perché questo abbia una valenza è un'istanza di maggioranza, in altre parole le famose moltitudini che violano la zona rossa; e per raggiungere questo obbiettivo necessita lanciare un appuntamento unitario che veda al centro la comune esigenza di entrare.


Per paradosso ci sentiamo di dire che ci interessa poco la modalità d'ingresso ma ci interessa di più
provare a farlo tutti insieme: tanto per essere chiari, la competizione sul piano militare ci sembra
poco credibile. Intendiamoci: se poi questa impostazione non è condivisa perché una divisione in blocchi permetterà ai titolari della forma più efficace di arrivare dritti a Palazzo Ducale a tirare le orecchie a Bush e soci, perdonateci per non aver colto per tempo le potenzialità che alcuni sono in grado di esprimere più di altri.e almeno la prossima volta sapremo da che parte stare.


Da quando la rete campana "No Global" ha proposto un blocco unitario per il 20, cioè da circa un mese,questa proposta è stata socializzata in tutte le sedi a partire dal GSF ma ad oggi nessuno sembra volersi esprimere in tal senso, né per condividerne l'impostazione né tantomeno per individuarne gli eventuali limiti.


Il senso di questa proposta, il suo valore aggiunto si possono esprimere solo se non si limitano alla
sommatoria di più ambiti organizzati ma riescono ad essere patrimonio di queste benedette moltitudini. Per questo non pensiamo sia credibile una risoluzione dell'ultimo minuto, ma crediamo che ci debba essere un passaggio chiaro da parte di chiunque guardi alla possibilità di violare la zona rossa.


Ci auguriamo che avvenga il miracolo e che il buon senso prevalga; se poi questo non fosse possibile, che dire perquello che ci riguarda, vi auguriamo buon lavoro per il 20, ci vediamo il 21.

Bologna, 15-07-2001
Kontroverso
E-mail: kontroverso@yahoo.it