24-7-01 COBAS
DOPO LE GIORNATE DI GENOVA
Innanzitutto il dolore, la
commozione, la rabbia, il lutto per il giovane compagno, Carlo Giuliani, 23
anni, ucciso il 20 luglio a Genova dai carabinieri del governo nero di Berlusconi.
270 arrestati (di cui oltre 150 già
scarcerati, tra cui il nostro compagno dell’esecutivo nazionale Raffaele Dalla
Corte), circa 700 feriti: questo il bilancio devastante della barbarie
poliziesca a Genova che con terribile efficacia esprime la vera dichiarazione e
pratica di guerra del G8 e del governo Berlusconi contro il movimento
antiliberista.
La repressione bestiale tende a
nascondere la pochezza politica e il fallimento di questo G8 che è rimasto
prigioniero del diktat di Bush e ha elargito qualche briciola al Sud del mondo
subito annullata dai crescenti interessi che continuano ad accumularsi sul
debito dei Paesi più poveri.
A fronte della furia criminale del
braccio armato del neoliberismo si erge un movimento di massa estremamente
esteso e articolato (lavoratori/trici, disoccupati, precari, studenti,
tantissimi giovani), su posizioni decisamente antiliberiste e con connotati
anticapitalisti: giovedì 19 luglio 50.000 in piazza per sostenere il diritto
degli immigrati alla libera circolazione, al lavoro, alla casa, alla salute,
all’istruzione; venerdì 20 luglio in 80.000 hanno cercato di assediare la zona
rossa ove erano rinchiusi i padroni del mondo; sabato 21 luglio 300.000 hanno
manifestato il loro sdegno contro le politiche assassine del G8 e l’uccisione
del compagno Carlo.
Per la prima volta in Italia
centinai di migliaia di persone sono scese ripetutamente nelle strade, senza
l’appoggio dei sindacati concertativi e di quei DS organizzatori del G8, che
ormai sono ridotti al balbettio quando non riescono a fare il controcanto al
signore di Arcore.
Questo è il dato politico e
materiale formidabile che esce da queste giornate di lotta: un grande movimento
di massa che fa paura ai prepotenti della terra, al governo del cavaliere nero
e al centrosinistra oramai in crisi di astinenza governativa.
Perciò contro tale movimento viene
scatenata la violenza dei teppisti in divisa che hanno ucciso Carlo, che hanno
massacrato centinaia di ragazze e anziani, gasificato cortei sparando
lacrimogeni dai tetti e dagli elicotteri sulla folla inerme, fino
all’incredibile mattanza alla Pinochet scientificamente organizzata alla scuola
Diaz, quando ormai tutte le manifestazioni erano terminate da un pezzo.
I media, in gran parte, sulle
giornate di Genova hanno pestato l’acqua nel mortaio, giustificando le violenze
furibonde fino all’omicidio da parte dei picchiatori in divisa in quanto
causate, a loro dire, dalle devastazioni sciagurate dei black block. Ma il
problema principale è il "governo nero" e non il "blocco
nero".
E’ serio e grave per tutto il
movimento il fatto che alcune migliaia (non decine, non centinaia) di giovani
ritengano che la lotta antiliberista si conduca sfasciando vetrine e banche.
Guai a liquidare il problema denunciando la presenza di provocatori o
poliziotti infiltrati, che pure ci sono, ma che non producono essi il fenomeno.
Siamo di fronte ad un complesso problema sociale che richiede altrettanto
difficili ma indispensabili proposte di trasformazione dell’esistente che
appaiano convincenti e credibili. La verità è che il black block è stato
utilizzato per attaccare l’imponente mobilitazione di massa.
I Cobas, insieme al Network per i
diritti globali, si sono spesi con passione e forza politica all’interno del
movimento antiliberista, hanno sempre cercato di far prevalere, con la
proposizione delle piazze tematiche, i contenuti di lotta di cui i lavoratori,
i precari, disoccupati, immigrati sono portatori, rispetto alle discussioni
sterili sulle forme della contestazione più appetibili per i media.
I Cobas sono stati intransigenti nel
respingere i tentativi di padrinaggio politico del movimento
antiglobalizzazione da parte dei DS, nello stesso tempo determinati e
responsabili nel cercare di difendere le decine di migliaia di lavoratori e studenti
confluiti nei nostri cortei, tenendo a distanza gruppi estranei che volevano
infiltrarsi nelle nostre fila.
I Cobas sottolineano la gravità del
passaggio autoritario messo in atto dal governo Berlusconi, che va di pari
passo con il suo programma, che approfondisce e aggrava quello del precedente
governo, di restaurazione sociale, di attacco al diritto di manifestazione e
sciopero, di flessibilità, precarizzazione, contro la devastazione ambientale,
contro il federalismo del capitale, al fianco degli immigrati.
Oggi i Cobas scendono di nuovo in
piazza per ricordare il compagno Carlo Giuliani, contro il governo Berlusconi,
per le dimissioni immediate del ministro dell’interno Scajola, del capo della
polizia De Gennaro, del capo dei carabinieri Siracusa.
VIVIAMO PER
CALPESTARE I RE!
CONFEDERAZIONE
COBAS
Roma 24 luglio 2001
Via prenestina, 163 – tel.
0627800816 – fax 0627800817