Luisa Morgantini

Ero nella sede del GSF


...come donne, femministe e pacifiste dobbiamo agire nel movimento come
protagoniste e non solo come partecipanti...
Ero nella sede del GSF la sera di venerdi, malgrado il desiderio e il
bisogno di andarmene a dormire dopo la tragedia della giornata, ero rimasta
perchè due ragazzi mi avevano chiesto di restare con loro, temevano l'arrivo
della polizia.


Improvisamente abbiamo sentito urla provenire dalla strada. Abbiamo guardato
dalla finestra, una squadra di poliziotti cercava con manganellate e spinte
di aprire il cancello della scuola Diaz-Parini, non ci sono riusciti, si
sono spostati e hanno fatto fare il lavoro ad una camionetta della polizia,
poi sono entrati come ossessi nel cortile della scuola precipitandosi contro
le finestre e le porte, picchiando forsennate manganellate ai vetri.
Dopo qualche momento sono arrivati anche da noi. Hanno fatto inginocchiare
le persone a terra con le mani alzate. Non lo hanno fatto con me, ho detto
che ero europarlamentare. Ho cominciato a telefonare freneticamente a
giornalisti.


Nel frattempo si sentivano urla che venivano dall'altra scuola. Sono andata
negli altri piani per vedere che non colpissero le persone. Il "tenente" mi
ha detto che non potevo dare ordini alla polizia.
Risparmio i dettagli. Sono scesa per andare nell'altra scuola,erano già
arrivati altri parlamentari, il portavoce del GSF e la nostra Monica
Lanfranco.


Con Gigi Malabarba abbiamo tentato di superare il cordone della polizia per
entrare nella scuola, inutile. Un responsabile della questura,mentre
arrivano ambulanze che portavano via ragazze e ragazzi che perdevano sangue,
ci diceva che non succedeva niente che stavano solo perquisendo, e quelli
che vedevamo portare via erano persone con ferite"pregresse".


Ho superato non so come il muro dei poliziotti e sono riuscita ad arrivare
alle ambulanze cercando di parlare con i feriti per avere i loro nomi, una
ragazza turca grondava sangue dalla testa: "ci hanno messi per terra e
colpiti". Sono andata a cercarla all'ospedale la mattina dopo, trauma
cranico, il medico mi ha detto che soffriva di epilessia ed aveva avuto
unattacco, era piantonata, c'era l'ordine (cosi'come per gli altri feriti),
di non permettere a nessuno parlarle. Ho impietosito il poliziotto mentre
diceva che lo avrei messo nei guai esono riuscita ad avvicinarmi, parlarle,
lasciandole il nome dell'avvocato e ad avere un numero di telefono per
comunicare del suo fermo ai suoi, in Germania. Dentro la scuola siamo
entrati solo quando la polizia se n'è andata.
Atroce, oggetti tutti alla rinfusa, creme, libri, vestiti, mele. Ragazzi e
ragazze inebetiti o piangenti.
Al secondo piano sangue, sui muri, per terra, sui vetri Mi passavano le
immagini della Palestina, Cile, Argentina. Sgomento,dolore, rabbia,
impotenza.
Si perchè mai come quella notte ho sentito la perdita del diritto qui nel
mio paese, in Italia. Un colpo di stato, la polizia superiore a tutto, non
esistevano avvocati, medici, parlamentari, solo polizia e noi eravamo alla
loro mercè. Vedere portare via corpi insanguinati e noi davanti a loro senza
potere.
Non è stata solo rappresaglia, ma volontà e scelta di rompere e fermare un
movimento che si presenta alternativo anche nella scelta della nonviolenza.
E terrorizzare. Tentare ancora la strada degli anni di piombo.


Perchè dopo questi giorni, molti dei giovani forse non manifestaranno più,
come Livia che mi telefona continuamente terrorizzata che la vadano
a prendere.


Altri si rafforzeranno a pensare che a violenza si risponde con violenza.
Perché al di là dei disegni polizieschi o delle infiltrazioni, i gruppi
organizzati o anche i singoli che hanno sfasciato banche, negozi, uffici
postali o aggredito manifestanti e polizia, certamente non vogliono un mondo
nuovo di giustizia, di solidarietà, ma sono lo specchio irrazionale e
distruttivo del vecchio mondo.


Ma questo movimento non lo lasceremo morire. E' in grado di essere maturo e
non ripeterà i vecchi errori, non ci faremo riprendere dalla spirale della
violenza e della repressione e non ci lasceremo intimidire nè dal governo e
dalla polizia nè dai gruppi che praticano la violenza.
Lo abbiamo visto nella manifestazione di sabato e non solo nella nuova
generazione di giovani, donne e uomini che rifiuta la cultura della guerra e
del guerriero. L'essere contro il liberismo, la politica delle
multinazionali, la povertà, le discriminazioni sessuali, l'ingiustizia ci fa
anche essere contro ogni forma di violenza. In questo senso come donne,
femministe e pacifiste dobbiamo agire nel movimento come protagoniste e non
solo come partecipanti.



25 Luglio, 2001