ASSASSINI – CARLO UNO DI NOI

II nostro punto di vista su quanto e’ accaduto a Genova.

E’ urgente riflettere per cercare di capire quanto e’ avvenuto socialmente e politicamente a Genova nelle giornate dl lotta contro Il G8. Già giovedì quando e' sfilato il corteo dei migranti si e' capito che la presenza di 50.000 persone alla prima manifestazione rappresentavano un segnale di quanto grande sarebbe stata la partecipazione di massa alle giornate successive. Venerdì decine di migliaia di persone partecipano alle mobilitazioni che avevano deciso dl assediare e di violare il divieto della zona rossa. Tutti gli spezzoni sono stati pesantemente caricati dalle forze dell’ordine ben prima che riuscissero a giungere nei pressi che delimitavano le zone proibite. Dal mattino per otto ore le forze dell’ordine si sono mosse contro I manifestanti. C’e' stato un crescendo di cariche e di attacchi con tutti i mezzi che avevano a disposizione: cariche, lacrimogeni, blindati, idranti, fino ad arrivare all’uso delle armi da fuoco e all’uccisione di un ragazzo di 23 anni. Tutti questi attacchi polizieschi non sono riusciti a disperdere i manifestanti e a fermare la loro determinazione. La repressione poliziesca ha generalizzato I comportamenti di difesa e di risposta spingendo tutti gli spezzoni a reagire ben oltre la disobbedienza civile da alcuni preannunciata. Nella giornata di sabato si e' svolto il corteo a cui hanno partecipato in oltre 200.000. In questa manifestazione e' emersa una forte radicalità di rabbia nei confronti della violenza della polizia che il giorno prima aveva ucciso un ragazzo: Carlo Giuliani, dimostrando col sangue quali fossero le vere direttive e intenzioni del governo di Berlusconi e i presupposti di potenza dei capi del G8. Una grande maggioranza dei 200.000 partecipanti ha fischiato e inveito per ore contro le forze dell’ordine e la loro sfacciata presenza, questa si e' tradotta presto in pesanti provocazioni, trasformatesi poi in cariche e lanci di lacrimogeni rivolte contro chiunque si trovava per le strade. Di fronte alte aggressioni poliziesche una buona parte di chi era presente in piazza si e' difeso rispondendo adeguatamente ai tentativi di disperdere, di picchiare, dl arrestare. Si e' trattato di una grande e significativa forza spontanea e di massa che ha difeso il diritto a scendere in piazza per contestare il 68. Dopo la manifestazione per tutta la giornata sono continuate le scorribande dei poliziotti che in serata hanno caricato, anche con gli autoblindo migliaia dl persone presenti nel pressi dl Brignole in attesa di prendere i treni. A tarda notte e' scattata l’irruzione contro due scuole che ospitavano alcune centinaia di manifestanti rimasti in città e le strutture organizzative del Global Forum. Tutto il mondo ha potuto vedere come agisce la polizia indirizzata dal governo Berlusconi. Al di la della cronaca a noi interessa riflettere e proporre delle valutazioni sui motivi dell’accaduto. Intanto dobbiamo dire che l’avvento del governo di destra ha sicuramente modificato il clima generale in cui si e' scesi in piazza. Sia come dispiegamento e direttive impartite alle forze dell’ordine sia come partecipazione e determinazione di massa. Le Giornate di Genova hanno espresso tre dimensioni del conflitto sociale dispiegato a livello globale, europeo e italiano. A livello sovranazionale hanno messo in discussione la globalizzazione e il diritto degli 8 potenti di decidere le sorti del mondo sulla spalle dei popoli. Questo modo di lottare contro la globalizzazione ha rilanciato sicuramente dei contenuti sociali e politici che si contrappongono al capitalismo, all’imperialismo, e al fascismo. A livello europeo si e' raccolta una grande partecipazione dl movimenti e realtà straniere massiccia e determinata. Grossa 0 stata la presenza di kurdi, greci, baschi, spagnoli francesi e tedeschi. A livello italiano si e' unita la lotta contro la globalizzazione con la prima risposta di massa contro il governo delle destre. Ne e' nato un movimento di massa che mobilita plurime e variegate componenti, ma che nel suo complesso tende a guardare con più sospetto ai percorsi istituzionali e invece esprime una radicalità massificata e consistente. II movimento contro la globalizzazione ha forme complesse di partecipazione, in esso si danno anche molte forme spontanee e non organizzabili di partecipazione, ma sicuramente non puo' essere ricondotto alla mera sommatoria di tante sigle e organizzazioni politiche e sociali pre-esistenti. E’ un vero movimento di massa che già a Napoli aveva espresso un forte radicamento negli strati sociali e una grande disponibilità allo scontro e al superamento degli schemi precostituiti. II suo potenziale conflittuale e' andato via via crescendo con il passaggio di Goteborg. Esprime una radicalità che può crescere e diventare più forte e matura. La novità sta soprattutto nella partecipazione, che ha sorpreso. En esso sono confluite decine di migliaia di giovani e di soggetti sociali scesi in campo collettivamente con esperienze diversificate e multiformi.

Le manifestazioni hanno permesso l’aggregazione di un vastissimo strato di soggettività individuali che nei territori e nei luoghi produttivi odierni non hanno ancora trovato le forme e i modi per ricomporre socialmente un’effettiva contrapposizione al moderno modo di sfruttamento ed espropriazione capitalistica. Queste novità non sono state comprese dagli Agnoletto, dai Canarini (e dai suoi imitatori di bassa lega), dai vecchi e nuovi presunti leader sempre pronti a giocare le loro battaglie politiche su schemi preordinati e in altri luoghi definiti. Il movimento ha spiazzato tutti riproponendo aspetti nuovi e aspetti già maturati in anni di trasformazioni sociale. Di sicuro non abbiamo visto il famoso "popolo della disobbedienza civile" che ci sembra che ne esca con non molti risultati, in questi giorni è emerso un conflitto che esprime una vera forza sociale e una radicalità effettiva, ma non per questo il movimento è esente da debolezze e fragilità, soprattutto in esso non si è espressa un’omogeneità forte sia rispetto alle forme di lotta da adottare sia sui contenuti e le prospettive di sviluppo. La repressione poliziesca ha nell’immediato unificato e spinto molte delle sue componenti a fare fronte comune contro chi lo attacca, ma questo difficilmente potrà durare ancora molto. Bisogna sforzarsi di capire la vera natura di queste mobilitazioni e riflettere sui limiti e le inadeguatezze che lo attraversano per poter trovare i modi per potenziare, estendere e rendere continuativa la costruzione d’iniziative ricompositive contro la globalizzazione.

Ci sono due elementi emersi in questi giorni che rischiano di condizionare molto il prossimo futuro. Si tratta della repressione e del tipo di risposta che il movimento da a questa e il rapporto tra le componenti del movimento. E’ un insulto all’intelligenza credere che quanto è successo a Genova sia il frutto dell’azione di poche centinaia di violenti calati non si sa da dove e strumentalizzati dalla polizia. Agli scontri non hanno partecipato due o trecento individui, ma una consistente parte del movimento. Almeno 30.000 persone nelle giornate di venerdì e sabato hanno fronteggiato gli attacchi della polizia con gli strumenti usuali dello scontro di piazza. Noi pensiamo che questa sia stata una reazione spontanea e collettiva: come spontaneo e collettivo è stato l’uso di sassi, assi e quant’altro per rispondere alle cariche. La stessa biografia di Carlo, un ragazzo genovese non certo emarginato: studente di storia che ha simpatizzato in passato per Rifondazione comunista, frequentava i centri sociali genovesi, obbiettore ad Amnesty International testimonia, purtroppo tragicamente, che tipo di figura sociale si è scontrata In piazza a Genova. Per quanto riguarda le componenti del movimento antiglobalizzazione va detto che nella sua dimensione internazionale esso raccoglie molte realtà. Ovviamente questi riportano nel movimento i contenuti, le caratteristiche e le forme di lotta che si sono espresse nelle nazioni e nei territori in cui agiscono. Così anche la realtà dei Black bloc presenti da anni negli Usa, in Germania e nei paesi nordici, ideologicamente raggruppano sia anarchici che marxisti. Nel movimento non sono sconosciuti erano già presenti a Seattle, poi a Praga, a Davos e a Goteborg. Applicano la tattica del "mordi e fuggi” e dell’azione diretta contro i simboli del capitale. A Genova sono state sfondate e attaccate 35 agenzie di banche. Ma si può affermare che si è trattato di mero vandalismo quando per anni ogni testo che parla di FMI, di BM, di WTO o teorici come Revelli e Negri affermano che la globalizazione legittima la circolazione planetaria del capitali finanziari mentre ciò permette di sfruttare localmente lavoratori e popolazioni oppresse? Se la circolazione e l’accumulazione del capitale e del denaro sono I’essenza del neoliberlsmo perchè simbolicamente non bisognerebbe prendersela con le banche che quotidianamente lo fanno girare? Prima di condannare, prima di dichiarare che tutto ciò che non ci assomiglia ci è estraneo o nemico bisogna osservare e capire. Bisogna saper cogliere sicuramente anche i limiti di determinati comportamenti sociali, ma capirne le origini che stanno nell’oggi delle metropoli, nella particolare modernità dl un capitalismo che impoverisce e mercifica le persone prima di ogni altra cosa, in un potere che ha sconfitto i movimenti passati distruggendone l’esperienza e scomponendone la soggettività politica. Ma parlare di provocazioni, di infiltrati della polizia per demonizzare quanto non si capisce o quanto ci da fastidio è un vecchio vizio della sinistra istituzionalizzata. Sicuramente I black bloc difficilmente assumeranno il peso politico e sociale dell’operaio massa, ma sono oggi una realtà con cui bisogna fare i conti e con cui bisogna rapportarsi. Gia in passato nella nostra città dopo gli scontri di Piazza Statuto qualcuno dichiarò che i giovani operai scesi in piazza erano estranei al movimento operaio e strumentalizzati da provocatori prezzolati.                                                      Vogliamo per una volta non commettere gli stessi errori!!

Network antagonista piemontese

Torino 24 luglio 2001

MOAMED E ANDREA LIBERI !! con Carlo nel cuore

VIVIAMO PER CALPESTARE I RE                                                                                                                                                                                                *centro sociale Askatasuna*
c.so regina margherita 47 Torino Italy